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Agrofarma risponde a Greenews.info sui pesticidi: “Sono medicine per le piante” Top Contributors

novembre 17, 2014 Rubriche, Top Contributors

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci dal Dott. Andrea Barella, presidente di Agrofarma (l’associazione di Federchimica -Confindustria che rappresenta le imprese produttrici di composti chimici per la difesa delle colture dai parassiti animali e vegetali), in risposta all’articolo del direttore editoriale di Greenews.info, Andrea Gandiglio, pubblicato il 27 ottobre scorso nella sezione Green News di LaStampa.it, dal titolo “Il silenzioso flagello dei pesticidi sull’ambiente“. Lasciamo che siano i lettori a valutare i contenuti delle due posizioni e per fornire ulteriori basi alla discussione pubblicheremo, appena disponibili, gli atti del convegno ISDE di Arezzo. E’possibile intervenire nella pagina Facebook di Greenews.info e seguire il dibattito su Twitter con l’hashtag #bioedintorni.

Gentile Dottor Gandiglio,

Le scrivo relativamente all’articolo da Lei pubblicato il 27 ottobre sull’edizione online del quotidiano La Stampa (pagine Tuttogreen), intitolato Il silenzioso flagello dei pesticidi sull’ambiente e riguardante le 8e Giornate Italiane Mediche dell’Ambiente, organizzate ad Arezzo dall’ISDE Italia, in quest’edizione focalizzate sul tema “Agricoltura e salute: il caso dei pesticidi”.

Leggendo quanto riportato, ritengo vi sia il rischio concreto di creare confusione tra i lettori del sito web, dal momento che si tende a dare un’immagine non corretta e fuorviante di ciò che è l’agricoltura e la sicurezza alimentare nel nostro Paese.

Come prima cosa vorrei sottolineare quello che è il ruolo degli agrofarmaci in agricoltura, un punto da Lei tralasciato nel Suo articolo, ma di fondamentale importanza per comprendere l’indispensabilità del loro utilizzo. Questi mezzi tecnici rappresentano, infatti, degli alleati fondamentali per la difesa e la cura delle coltivazioni agricole, delle vere e proprie “medicine” per le piante, le quali, proprio come gli esseri umani, possono ammalarsi, necessitando quindi di cure a sostegno della propria salute.

È proprio grazie al supporto di mezzi tecnici come gli agrofarmaci che le colture possono dunque essere protette da una molteplicità di rischi, i quali comprometterebbero la qualità e la resa dei raccolti con dannose conseguenze per il nostro patrimonio alimentare e la sicurezza dei consumatori. In particolare, un corretto uso dei prodotti fitosanitari rappresenta oggi l’unico modo di proteggere le colture dalle malattie e dai parassiti, mantenendo inalterata la qualità degli alimenti e preservando una corretta igiene alimentare. I fitofarmaci consentono, infatti, di evitare le contaminazioni anche dopo la raccolta, così come lo sviluppo di alcune tossine naturali, come ad esempio quelle presenti nei cereali, molto dannose per il nostro organismo e in alcuni casi potenzialmente cancerogene, quali sono quelle generate dal Fusarium.

Rispetto poi a quanto affermato relativamente alla sicurezza di questi prodotti, riteniamo opportuno evidenziare che il comparto è regolato da una normativa italiana ed europea molto stringente e che la Direttiva europea 2009/128/CE ha istituito ulteriori misure per promuovere un utilizzo sostenibile degli agrofarmaci, dall’immissione in commercio fino allo smaltimento del prodotto. Tutti gli agrofarmaci sono pertanto introdotti sul mercato a seguito di un rigoroso iter di autorizzazione, volto a garantire il rispetto di rigidi parametri di compatibilità ambientale, nonché la rispondenza ad elevati standard di sicurezza, a tutela dell’operatore agricolo, del consumatore e dell’ambiente stesso.

Inoltre, in merito al quantitativo di agrofarmaci utilizzati nel nostro Paese, che Lei sostiene essere piuttosto consistente e di cui riferisce traendo spunto dalla rivista Science, ritengo sia fondamentale, per una corretta informazione, evidenziare anche il percorso che ha portato nel tempo a una significativa riduzione dei volumi di utilizzo. Nell’ultimo ventennio, i costanti investimenti del comparto in R&D hanno permesso l’introduzione di formulazioni e prodotti sempre più sicuri e sostenibili, in grado di svolgere la loro azione in maniera selettiva e mirata, andando così a ridurre progressivamente le dosi d’impiego degli stessi mezzi tecnici. Ciò ha portato ad una riduzione del 34% nel consumo nazionale di agrofarmaci, passando dalle 141.200 tonnellate del 1990 alle 93.792 del 2011.

Tale risultato è stato possibile anche grazie al continuo impegno dell’industria nella formazione degli operatori agricoli, indispensabile affinché i mezzi tecnici possano essere utilizzati in maniera corretta e sostenibile. L’informazione e la formazione degli operatori agricoli sono, infatti, fondamentali per diffondere una maggiore consapevolezza sul corretto impiego degli agrofarmaci in particolare e sullo sviluppo sostenibile dell’agricoltura di qualità italiana in generale.

Proprio in virtù del costante impegno nel trasferimento di know-how dall’industria all’agricoltore si colloca il progetto SOFT (Sustainable Operations in Fitoiatric Treatements), un’iniziativa formativa curata dall’Associazione e dedicata agli operatori agricoli, al fine di educarli al corretto impiego congiunto degli agrofarmaci e delle macchine agricole.

In risposta poi al problema, da Lei evidenziato, riguardante la presenza di residui di agrofarmaci nelle acque superficiali monitorate dell’ISPRA, Agrofarma si è mossa aderendo al progetto TOPPS, che mira a preservare le acque italiane riducendo l’inquinamento puntiforme da agrofarmaci, ciò attraverso un programma di formazione che si avvale di attività dimostrative dedicate agli operatori del settore.

Relativamente, invece, alla presenza di residui di fitofarmaci negli alimenti, cui Lei accenna, vorrei farLe notare come i risultati dell’ultimo rapporto ufficiale del Ministero della Salute, relativo all’anno 2012, evidenzino che il 99,5% dei campioni analizzati sia risultato a norma. Secondo il rapporto infatti, i prodotti ortofrutticoli che presentano un residuo di agrofarmaci oltre il limite consentito, è calato di 10 volte in 10 anni, passando dallo 5,6% allo 0,5%, rispetto ad una media europea pari al 2,5%. L’Italia pertanto, come confermato anche dagli esperti dell’EFSA, autorità competente in Europa al controllo e alle certificazione dei prodotti agroalimentare, si colloca a pieno titolo in UE quale leader nella sicurezza alimentare.

Inoltre, è opportuno sottolineare che l’eventuale presenza di residui al di sopra della soglia stabilita dalla legge non rappresenta automaticamente un fattore di rischio per il consumatore. Infatti, la soglia massima consentita di residuo, eventualmente presente per ogni sostanza, è fissata applicando un fattore di sicurezza 100; ciò significa che il valore massimo ammissibile di ogni singola sostanza è 100 volte inferiore rispetto all’effettiva soglia di pericolosità per la salute dei consumatori, in modo da garantire un ampio margine di sicurezza.

In merito poi al passaggio in cui Lei afferma che “le conoscenze, le tecniche e i prodotti per cambiare modello oggi ci sarebbero, a partire dall’agricoltura biologica, quella incontestabilmente più sana e meno impattante sull’ambiente”, desidero farLe notare che, nella realtà dei fatti, anche l’agricoltura biologica, proprio come quella tradizionale, non può fare a meno di utilizzare i mezzi tecnici per riuscire ad ottenere raccolti adeguati e salutari per il consumatore. I mezzi tecnici destinati all’agricoltura biologica, inoltre, seguono le stesse procedure di registrazione di quelli cosiddetti di “sintesi”, pertanto entrambi devono essere considerati sicuri allo stesso modo.

Noi di Agrofarma riteniamo che, qualunque tipologia di agricoltura si intenda praticare, biologica o tradizionale, essa debba risultare sostenibile da tre punti di vista: economico, ambientale e sociale. Se l’agricoltura tradizionale o quella biologica non sono in grado di rispettare tutti e tre questi requisiti fondamentali, allora non possono essere considerate una scelta giusta e sostenibile. Per questo, come Associazione, promuoviamo una visione più ampia e avanguardistica che non escluda una strada a fronte di un’altra, ma che anzi sappia tenere insieme entrambe, conoscendone virtù e limiti, e valorizzando le risorse che offrono. Agrofarma crede fortemente in un’agricoltura sempre più integrata, che contempli la chimica, per poter raggiungere un obiettivo comune, ovvero sfamare la popolazione mondiale riuscendo a produrre di più con meno risorse.

Infine, mi preme sottolineare che il “principio di precauzione”, di cui si richiede l’applicazione nel Suo articolo, è in realtà già ampiamente attuato in Europa, a differenza invece di altri Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti.

Agrofarma continuerà a rendersi disponibile ed aperta al dialogo su questi temi con i media, con le autorità responsabili, con gli agricoltori e con tutti coloro i quali siano interessati a trovare soluzioni efficaci, che tutelino la salute dei consumatori, il complesso degli attori del settore agricolo, nonché l’ambiente, confidando in una discussione sempre basata su criteri oggettivi ed esclusivamente scientifici.

Nel ringraziarLa dell’attenzione dedicata a questa lettera, auspico che sia dato sempre più spazio anche alla voce delle aziende produttrici che ogni giorno lavorano con serietà e professionalità in questo settore, a sostegno di un confronto aperto e basato su evidenze scientifiche; al riguardo, consideri pure l’Associazione disponibile per un incontro e per qualsiasi approfondimento ed intervento sul tema.

Cordiali saluti.

Andrea Barella

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