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Biomedicina, medicine non convenzionali e medicina centrata sulla persona Top Contributors

maggio 27, 2014 Rubriche, Top Contributors

Pubblichiamo, in versione integrale, la lectio magistralis del Prof. Paolo Roberti di Sarsina, Presidente dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale di Bologna, tenuta il 22 maggio in apertura del 4° Workshop Nazionale IMAGE, dedicato al tema “Medicina ambientale e salute: verso la smart health“. Il testo è stato redatto in collaborazione con Mauro Alivia, Vice Presidente Vicario e con Paola Guadagni, Ilaria Iseppato, Mariateresa Tassinari, Elena Maria Fossati Luca Poma, membri dell’Associazione.

La parola “Medicina” è diversa per ogni cultura e popolo che ne ha tratto beneficio; per cui esistono tanti sistemi di guarigione e cura quante culture esistono nel mondo. Infatti secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’80% della popolazione mondiale che vive nei paesi del Terzo Mondo dipende dai loro sistemi autoctoni tradizionali quali fonti primarie di cura. Tutti questi sistemi non occidentali sono olistici. Mettono cioè in relazione i sintomi fisici del paziente con tutte le altre dimensioni della sua esistenza: hanno quindi in comune il fatto di “essere centrati sulla persona”. Questi sistemi si basano dunque sulla visione che il benessere sia intrinsecamente e ontologicamente connesso all’interezza della persona, al suo essere individuo, un inseparabile insieme di corpo, mente e spirito, e cercano di comprenderne tutti i fattori comportamentali, psicologici, spirituali, ambientali e culturali. Per semplificare, si potrebbe dire che la biomedicina o medicina occidentale dominante ha una visione cosiddetta “militarista”, nel senso che è focalizzata a curare le malattie nelle varie parti del corpo attraverso l’individuazione ed eliminazione dei sintomi, utilizzando spesso tecnologie inaccessibili anche per motivi economici in molte parti del mondo. Le Medicine Tradizionali si basano invece su un continuum di cure e su un concetto di prevenzione molto più sviluppato, sul mantenimento della salute, sull’ecosistema locale come medicina, sul cibo come medicina e sulla relazione di cura, sul “prendersi cura” a lungo termine, essendo di gran lunga più conveniente e sostenibile anche dal punto di vista economico.

In Europa non meno di cento milioni di persone fanno regolarmente uso di prestazioni sanitarie di Medicine Non Convenzionali.

Per la prima volta nell’ambito di un programma pluriennale di finanziamento per la ricerca, in particolare nell’ambito del Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo (FP7), l’Unione Europea ha finanziato, a seguito di bando di concorso, un Consorzio (CAMbrella Consortium) di ricercatori per un’azione di coordinamento nell’ambito delle Complementary and Alternative Medicine, CAM. (Decisione Congiunta n.1350/2007/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 che istituisce un Secondo Programma d’azione comunitaria in materia di Salute (2008-2013): “Il Programma dovrebbe prendere atto dell’importanza di un’impostazione olistica della sanità pubblica e tenere in considerazione nelle sue azioni, ove appropriato e in presenza di prove scientifiche o cliniche di efficacia, la medicina complementare e alternativa”).

Il Consorzio CAMbrella è stato costituito da 16 ricercatori di organizzazioni partners scientifiche di 12 paesi europei. Il mandato ricevuto dalla Commissione Europea ha riguardato i seguenti obiettivi: sviluppare una rete europea di centri di eccellenza nelle MNC per ricerca collaborativa; sviluppare una terminologia di consenso accettata in Europa per descrivere gli interventi di MNC; creare una conoscenza di base per facilitare la comprensione della richiesta di prestazioni di MNC da parte dei pazienti e la loro prevalenza; rivedere l’attuale status giuridico e le politiche che governano l’erogazione di MNC nell’Unione Europea; esplorare i bisogni, le credenze e gli atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti delle MNC. I risultati della ricerca sono stati presentati alla Commissione Europea e alla comunità scientifica internazionale nella conferenza che si è tenuta il 29 novembre 2012 a Bruxelles. Il Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia è uno dei 16 componenti del Consorzio Europeo CAMbrella.

E’ evidente il divario tra il “sistema sanitario” e il “sistema di salute” che si vuole considerare per affrontare e riprogrammare la sanità alla luce anche delle sempre maggiori difficoltà economiche del nostro Paese. Il sistema sanitario infatti non esaurisce tutto l’ambito tematico proprio della salute. Si devono invece prendere in considerazione tutti i fattori che sono gli elementi significativi di un sistema di salute. E’ indispensabile l’interazione tra i diversi modi di intendere la medicina.

E’ necessario adottare nuovi paradigmi, nel rispetto del pluralismo della scienza: è questa la sfida per il futuro non solo della Biomedicina (il Dizionario Medico Dorland introduce questo termine nel 1923), in quanto sistema dominante (come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità). Bisogna quindi rivedere la Medicina Basata sulle Prove di Efficacia (Evidence-based Medicine EBM). Come ha scritto John Preston nel 1996: “Io sono un medico, in tutta la mia vita ho fatto il medico secondo i principi della Medicina Scientifica. A un certo punto, però, mi sono reso conto che non esiste la medicina assoluta e che la medicina è invece relativa. Non esiste neppure la malattia che scientificamente si cura, ma esiste il malato, che risponde in modo diverso a seconda della situazione mentale e psicologica”.

Nel 2007 è stata fondata a Bologna l’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale, l’unica Onlus e Ente Morale in Italia dedicata alla Medicina Centrata sulla Persona, che trae la sua origine etica, ideale, storica nel “Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali in Italia” sottoscritto a Bologna il 20 ottobre 2003.

L’azione dell’Associazione è ispirata al rispetto e alla tutela della vita e della qualità della vita, al rispetto dell’ambiente, alla cultura della sostenibilità.

Obiettivo è la “Medicina Centrata sulla Persona”, che sostiene la centralità del paziente nella scelta delle cure per una diversa percezione sociale sia della loro qualità sia dell’attenzione che le istituzioni devono essere capaci di rivolgere al bisogno sociale di umanizzazione della Medicina, da intendersi come Medicina Umanistica, ancorché scientificamente fondata.

La ONLUS è componente istituzionale di European Association for Predictive, Preventive and Personalised Medicine, EPMA.

Il paradigma della Medicina Centrata sulla Persona sta riformando in senso bioetico, sociale e “sostenibile” la Medicina in quanto tale. Nulla di più “contemporaneo” se pensiamo ai costi ormai divenuti insostenibili per lo Stato di una medicina basata solo sul modello biochimico della soppressione del sintomo a tutti i costi.

CAM è l’acronimo per Complementary and Alternative Medicine, termine angolosassone con cui si intendono le Medicine Non Convenzionali (MNC) o Sistemi di Salute e Cura su Base Antropologica, dette anche Traditional Medicine (TM) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, WHO).

Nella realtà italiana attuale il termine Medicine Non Convenzionali è la definizione più appropriata e che rispecchia l’attuale situazione per diversi motivi: innanzitutto è quella meno connotata ideologicamente e pertanto più neutrale dal punto di vista scientifico; contiene poi anche il carattere convenzionale dell’ortodossia medica scientifica e il relativo processo di legittimazione; comprende infine una serie di medicine la cui identità è espressa diversamente rispetto alla biomedicina, poiché si tratta di Medicine Tradizionali (MT) e Non Convenzionali (MNC) le cui prestazioni sanitarie sono tutt’ora escluse dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), cioè dall’insieme delle prestazioni sanitarie garantite e erogate a tutti i cittadini su base nazionale. Inoltre le MT e MNC sono tutt’ora escluse dal programma formativo curriculare obbligatorio del Corso di Laurea a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia. Pertanto il termine “non convenzionale” indica il loro attuale non inserimento formale nel sistema sanitario dominante contemporaneo e nei programmi curriculari obbligatori del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. L’elemento di non ortodossia o alterità rappresenta uno degli aspetti di specificità, di forza e d’innovazione delle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali in quanto proprio in nome di questa ortodossia vengono utilizzate di volta in volta per il bisogno di salute delle singole persone, in linea con i principi della Medicina Centrata sulla Persona.

La Medicina Centrata sulla Persona

La Medicina Centrata sulla Persona è il paradigma su cui vogliamo e dobbiamo fondare la Medicina del XXI secolo. Pone al centro dell’operare medico la Persona, nella sua unità di corpo, anima e spirito, che diventa soggetto agente della sua salute e della sua vita presente e futura. Diventa cruciale lavorare attivamente per una reale collaborazione tra medici, terapisti e pazienti per costruire una medicina ove la centralità della persona, di quel singolo individuo, che ha la sua biografia, il suo ambiente di vita, il suo sistema di relazioni, la sua storia clinica, diventi il centro dell’operare terapeutico. All’interno del paradigma della Medicina Centrata sulla Persona, sono centrali i concetti di Salutogenesi e di Resilienza.

La malattia diventa un’occasione, nella vita e nella storia di quel singolo paziente, di autoconoscenza, di crescita della consapevolezza di sé e degli altri, che può diventare strumento di sviluppo per l’individuo e per le persone che lo circondano. Il disagio di cui il paziente soffre e per cui chiede aiuto può essere il punto di partenza per ricostruire l’unità del suo essere e la possibilità di un’evoluzione. L’accrescersi della resilienza è una possibilità, che può conseguire ad un evento morboso, anche grave. Vedere e vivere un evento morboso non come disgrazia, ma come passaggio cruciale e ineludibile nella biografia di quell’essere umano porta ad una trasformazione radicale del concetto di malattia e salute.

Prendersi carico della propria salute secondo la visione salutogenetica, con azione pro-resiliente e pro-attiva, non delegandola tout court ai medici e agli “specialisti” comporta un passaggio epocale, del paziente da “oggetto” di osservazione e cura della biomedicina (che lo restituisce “riparato” il prima possibile all’ambiente da cui proviene) a “soggetto” responsabile ed operante, protagonista del suo processo di guarigione. Come medici abbiamo il compito di fare uscire la medicina da una tecnica che raccoglie dati, con un suo linguaggio per iniziati e con un pensiero astratto che riduce l’essere umano a puro oggetto di osservazione ad una viva e dinamica comprensione dell’essere umano malato che nasce dall’incontro tra persone, nel quale il paziente è un essere vivo, senziente e unico con il quale è necessario cominciare un dialogo e condividere le scelte terapeutiche. La malattia diventa così uno strumento che può aprire un incontro tra chi chiede aiuto e chi dà aiuto: da qui può generarsi una reale comprensione del processo patologico in atto e avviare un processo di cura e guarigione. E’ necessario che il medico e/o il terapeuta sviluppi l’empatia, che, ancor prima di un “saper fare” è “un saper essere con..”; l’empatia dà al sentire un valore conoscitivo.

Un cambiamento duraturo degli stili di vita, un prendersi cura di sé, non delegando la propria salute ai “tecnici della malattia”, passa attraverso questo incontro e la crescita di questa consapevolezza. L’attenzione è rivolta alla capacità di autoguarigione, attraverso il risveglio delle potenzialità individuali.

I Sistemi di Salute, i Saperi di Salute, le Medicine su base Antropologica sono sistemi medici provenienti da saperi di differenti origini culturali, a volte figlie di una saggezza millenaria. Ognuno dal suo punto di vista, questi approcci hanno un’immagine olistica dell’essere umano. Le Medicine su base Antropologica mettono in relazione i sintomi fisici del paziente con tutte le altre dimensioni della sua esistenza, perciò hanno in comune il fatto di essere centrati sulla persona. Questi sistemi si basano sulla visione che il benessere sia intrinsecamente e ontologicamente connesso all’interezza della persona, quindi al suo essere in-dividuo, in-separabile in corpo, anima e spirito, comprendendone perciò tutti i fattori comportamentali, psicologici, spirituali, ambientali e culturali. Per esigenze di semplificazione potremmo dire che mentre la biomedicina o medicina occidentale dominante ha una visione cosiddetta militarista (nel senso di focalizzarsi a curare le malattie nelle varie parti del corpo attraverso la localizzazione ed eliminazione dei sintomi, utilizzando spesso tecnologie inaccessibili, anche per motivi economici, in molte parti del mondo), i Sistemi di Salute su base Antropologica si basano su un continuum di cure e su un concetto di prevenzione molto più sviluppato filosoficamente ed ecologicamente, sul mantenimento della salute, sull’ecosistema locale come medicina, il cibo come medicina e sulla relazione di cura, sul “prendersi cura” a lungo termine, essendo di gran lunga più conveniente e sostenibile anche dal punto di vista economico. I medici e tutti coloro che hanno la responsabilità etica, professionale, sociale e regolatoria della salute devono abbracciare la visione della globalizzazione nel senso sopra indicato.

La tecnologia ha eliminato o ridotto molte delle barriere per comunicare, inteso nel senso di spazio, tempo e costi. E’ dunque giunto il momento per iniziare lo sviluppo di un sistema antropologicamente inclusivo della salute e della medicina che promuova e realizzi in modo sostenibile sotto ogni punto di vista la globalizzazione della medicina e della sanità pubblica quale primario investimento e bene sociale.

La rivoluzione nella tecnologia dell’informazione e della comunicazione globale e istantanea tra esseri umani, tra esseri umani e macchine, e perfino da macchina a macchina comporta non solo un senso di appiattimento in medicina e della sanità, ma anche una convergenza unidirezionale pericolosamente reificante e disvaloriale.

Questa spinta reificante, omogeneizzante, conformistica, a-riflessiva, de-spiritualizzata e dis-umana va attivamente evitata e combattuta. Al contrario dobbiamo impegnarci socialmente (anche attraverso il sostegno attivo ai diritti della cittadinanza e al paziente nel suo processo di “empowerment” da paziente a “paziente informato” a “paziente competente” a “paziente esigente”) perché l’obiettivo non sia quello di sviluppare un unico sistema meccanicamente applicato e teoricamente coerente. Piuttosto, dobbiamo impegnarci per la convergenza universale e la decolonizzazione concettuale, la convergenza costruttiva, e la collaborazione diversificata che colleghi la Biomedicina ai Sistemi di Salute su base Antropologica. Bisogna impegnarsi a rispettare e conservare la ricchezza di ogni varietà di Medicina, per garantire l’interazione multidisciplinare e inter-sistemica e promuovere ibridazione creativa e reciprocamente arricchente.

La conoscenza e la visione dell’essere umano propria delle Medicine su Base Antropologica deve compenetrare il sapere analitico della biomedicina. Questa rivoluzione della medicina comporta che vengano adottati dei sistemi di ricerca adatti a valutare approcci complessi e olistici.

La metodologia attualmente in vigore e considerata come unica atta a dimostrare l’efficacia dei trattamenti (la Evidence-based Medicine, EBM) dimostra la sua inadeguatezza a valutare i sistemi complessi delle discipline su base antropologica. Il “metodo circolare” e la Cognition-based Medicine rappresentano delle innovative e coerenti metodologie che consentono di verificare l’efficacia di sistemi di cure complesse contribuendo al pluralismo scientifico e allo sviluppo della Medicina.

I principali elementi costitutivi del Paradigma della Medicina Centrata sulla Persona

  • Vivere una relazione di vicinanza
  • Sentirsi riconosciuti e rispettati nella propria individualità.
  • Non sentirsi soli.
  • Essere informati
  • Ricevere informazioni comprensibili.
  • Ricevere informazioni coerenti con il proprio bisogno.
  • Ricevere un’attenzione continua
  • Sentirsi protetti e controllati.
  • Vedere mantenute le promesse.
  • Ricevere una risposta tempestiva.
  • la Salutogenesi;
  • la Resilienza;
  • il Concetto di Salute: rispetto a quale contesto antropologico, in quanto determinante di relazione;
  • il Concetto di Medicina: rispetto a quale contesto antropologico, in quanto determinante di relazione;
  • l’evoluzione ed emancipazione socio-bio-antropologica del paziente: da paziente disinformato a paziente in-formato, a paziente competente a paziente esigente (Health Literacy, Personal Health Record, Personal Health Information, Global e-Health, accesso a risorse open-access, ecc): cioè il processo del cosiddetto empowerment, cioè il processo di sviluppo personale per cui la Persona acquisisce conoscenza, capacità e consapevolezza che le consentano di scegliere liberamente i propri percorsi di salute; l’autodeterminazione, costituzionalmente sancita, in relazione alla propria salute, nell’ambito di un nuovo processo in cui il professionista sanitario può divenire, a discrezione della Persona, un facilitatore che opera all’interno di una relazione di partecipatorietà, non più di autorità;
  • il Concetto di Partecipatorietà quale determinante di relazione;
  • il contributo delle Medicine Tradizionali e i Sistemi di Salute su base Antropologica;
  • il Gradiente Sociale di Salute quale determinante di relazione;
  • il Gradiente di Genere quale determinante di relazione;
  • la sofferenza e la malattia come esperienza di cambiamento (crisi);
  • il ruolo della visione religiosa e/o spirituale del paziente quale determinante di relazione;
  • il ruolo della visione religiosa e/o spirituale del medico quale determinante di relazione;
  • il concetto di Empatia quale determinante di relazione;
  • l’informazione indipendente per l’empowerment del paziente;
  • il ruolo delle associazioni dei pazienti e del Terzo Settore;
  • il ruolo etico delle reti sociali (social media, social networks; networked health & sharing information) dei pazienti: Facebook, YouTube, Twitter e altre reti;
  • tipologie di conflitto di interessi del terapeuta quali fattori distorsivi (bias) e pregiudicanti la corretta e onesta relazione terapeutica (disease mongering, mercificazione delle malattie, medicina mercenaria).

Paolo Roberti di Sarsina, Mauro Alivia, Paola Guadagni, Ilaria Iseppato, Mariateresa Tassinari, Elena Maria Fossati, Luca Poma

Scarica qui l’intervento comprensivo della bibliografia e ottimizzato per la stampa.

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