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Green Light for Business: l’intervento del Console americano Top Contributors

febbraio 23, 2010 Top Contributors

Su gentile concessione del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America di Milano, pubblichiamo la traduzione integrale dell’intervento del Console Generale Carol Z. Perez alla giornata inaugurale della conferenza Green Light for Business, all’Università Bocconi.

Il Console Generale Carol Perez, Courtesy of Consulate General of the United States of AmericaBuongiorno a tutti. In primo luogo vorrei ringraziare Thomas Baade-Mathiesen e Green Light for Business per aver organizzato questo convegno in un momento davvero opportuno. E’ incoraggiante, per me, vedere come un piccolo gruppo di individui estremamente impegnati, grazie alla capacità di focalizzazione e alla grinta siano riusciti a organizzare un evento con conseguenze concrete per la nostra società e il nostro pianeta, e come argomenti come il cambiamento climatico e lo sviluppo di tecnologie verdi siano affini a tutti noi.

Sono a Milano da quasi un anno e una delle cose che più mi colpisce di questa città e di questa parte del Paese è la sua energia.

Milano, la Lombardia e l’Italia del Nord più in generale sono il motore dell’innovazione in settori all’avanguardia – non da ultime le tecnologie verdi – di importanza cruciale per la competitività delle economie mondiali, compresa quella italiana. Voi, come leader futuri di questa nuova economia globale, sarete in gran parte responsabili della sua evoluzione e di quali rivoluzioni tecnologiche definiranno questo ventunesimo secolo.

Uno dei motivi per cui l’ultimo anno è stato per me così impegnativo è proprio in ragione dell’energia della nuova amministrazione del Presidente Barack Obama. Tutti noi sapevamo che avrebbe assunto il potere con l’intenzione di ridefinire le politiche interne ed estere precedenti. Ciononostante, è mia opinione che la quantità di settori in cui l’amministrazione ha compiuto passi importanti nei primi 13 mesi del suo mandato sia notevole: dai rapporti con le banche, alla salute pubblica, allo sradicamento del terrorismo in Afghanistan.

Ciò di cui parleremo oggi, tuttavia, è proprio uno dei migliori esempi del modo in cui l’amministrazione Obama sta riaffermando la nuova leadership americana nell’ambito dei problemi globali. Innanzitutto, voglio discutere il focus dell’amministrazione Obama sull’investimento nello sviluppo di tecnologie verdi. Questo argomento sta proprio al cuore della vostra conferenza. Consentitemi però, prima di entrare nel vivo, di descrivere brevemente la nostra politica relativamente ai cambiamenti climatici.

Quando entrò in carica, il Presidente Obama annunciò che gli Stati Uniti erano determinati a riassumere il ruolo di leader che, come Nazione, avevano tradizionalmente avuto nei temi scientifici e ambientali.

Il Presidente ribadì il suo impegno a New York, nel settembre scorso, prima del summit ONU sui cambiamenti climatici, quando annoverò i cambiamenti climatici tra i quattro pilastri della collaborazione globale necessari per assicurarci un futuro più stabile e più prospero. Nel mese di dicembre, a seguito dell’Accordo di Copenhagen, il Presidente dichiarò: “Se l’America ha ruolo da leader nello sviluppo di un’energia pulita, sarà una guida anche per far crescere la nostra economia, per far tornare le persone a lavorare e per lasciare ai nostri figli una Nazione più forte e più sicura.”

E’ vero, tuttavia, che le parole sono facili da pronunciare; ma cos’è che, esattamente, sta facendo il Presidente Obama?

I fatti parlano chiaro: gli Stati Uniti hanno fatto più cose per promuovere un’energia pulita e ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’ultimo anno che in tutto il resto della loro storia. Ecco alcuni esempi:

- gli incentivi economici di Obama comprendono 80 miliardi di dollari per lo sviluppo di tecnologie connesse all’energia pulita: si tratta del più grande investimento che gli Stati Uniti abbiano mai fatto in questo campo. Esaminerò i dettagli della nostra strategia più avanti;

- il Governo americano si è formalmente allineato, il 28 gennaio, con l’Accordo di Copenhagen, che richiede di ridurre le emissioni, rispetto ai valori del 2005, del 17% entro l’anno 2020 e dell’83% entro l’anno 2050;

- nell’ultimo mese, il Presidente Obama ha indicato al più grande consumatore di energia degli Stati Uniti (il Governo americano) di ridurre le sue emissioni del 28% entro il 2020. Questa azione, da sola, farà risparmiare 105 milioni di barili di petrolio nei prossimi dieci anni;

- il Presidente, fin dal primo giorno, ha chiesto al Congresso di approvare disposizioni legislative in materia di energia pulita per ridurre le emissioni. La scorsa estate la Camera dei Rappresentanti ha approvato una legge piuttosto ambiziosa, che al momento è in attesa di approvazione da parte del Senato.

E’ ovvio che il problema dei cambiamenti climatici non sarà risolto soltanto da azioni unilaterali degli Stati Uniti: è proprio per questo che l’Accordo di Copenhagen è così importante. Anche se molti, compreso il Governo americano, avevano sperato di ottenere molto di più da Copenhagen, secondo noi l’Accordo è un primo passo in avanti di grande portata storica.

Con le parole del Presidente Obama: “Non possiamo vincere questa sfida a meno che tutti i grandi emettitori di gas serra inquinanti non si comportino di comune accordo. Non c’è altro modo.” E con Copenhagen, per la prima volta, tutte le più importanti economie – compresi gli Stati Uniti, l’Australia, il Brasile, la Cina, l’Unione Europea, l’India, il Giappone, la Russia e il Sud Africa – si sono impegnate ad abbassare il livello di inquinamento derivante dalla produzione di gas serra e a comunicare le proprie azioni e le proprie emissioni in modo trasparente. Siamo molto soddisfatti che entro il 31 gennaio l’Unione Europea (con i suoi 27 stati membri) e altre 63 nazioni – che producono complessivamente l’80% delle emissioni globali – ci abbiano seguito, aderendo formalmente all’accordo.

Un accordo sui cambiamenti climatici, perché sia definitivo, non deve però riguardare soltanto la limitazione delle emissioni nocive, ma indicare un cammino sicuro verso uno sviluppo sostenibile. Mentre tutti insieme usciamo dalle nostre crisi economiche e ambientali, abbiamo bisogno di chiederci come il mondo può svilupparsi nelle prossime decadi senza mettere in pericolo il nostro pianeta. Lo sviluppo di un’energia pulita è l’unica strada sostenibile. Per facilitare questo percorso, le nazioni più avanzate devono essere pronte a collaborare per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie verdi.

E’ proprio su questa parte della nostra strategia – e sul bisogno, per portarla a buon fine, di una collaborazione a livello internazionale – che vorrei soffermarmi ora.

Come già menzionato, gli incentivi statunitensi del 2009 si impegnavano a investire 80 miliardi di dollari in energia pulita; prendendo in considerazione tutti i nuovi programmi (spesa diretta, garanzie sui prestiti, incentivi sulle tasse), tuttavia, la somma complessiva si avvicina ai 100 miliardi di dollari. Alla fine del 2009 sono già stati stanziati, o addirittura spesi, 31 miliardi di questa cifra.

Un’altra componente del piano di Obama è investire nell’istruzione: al livello base, i soldi saranno investiti per migliorare le strutture di decine di migliaia di università e scuole pubbliche, come mezzo per preparare i giovani americani ad avere successo nei campi, fondamentali, delle tecnologie avanzate.

Ad un livello più avanzato, il Congresso, sotto la direzione operativa del Dipartimento dell’Energia, ha fondato tre “hub” che si occuperanno di fare ricerca intensiva in ambiti chiave delle tecnologie pulite: l’energia fotovoltaica, l’edilizia verde e l’energia nucleare. Il Dipartimento ha chiesto al Congresso di costituire, quest’anno, un nuovo centro di ricerca dedicato alle batterie e ai modi di accumulare energia.

Questi hub ospitano tutta la filiera della ricerca: da quella di base fino allo sviluppo e alla commercializzazione di tecnologie affidabili. Siamo ottimisti, al proposito, dal momento che in precedenza il supporto governativo di sforzi collaborativi nel campo della ricerca e dello sviluppo ha portato a scoperte tecnologiche come il radar e il transistor.

Che sia a breve termine, tramite incentivi fiscali, o a lungo termine, per mezzo dell’istruzione, l’investimento nell’innovazione “verde” ha tre scopi positivi: la creazione di posti di lavoro, la riduzione del consumo energetico e la diversificazione delle fonti e, come accennato in precedenza, la riduzione dell’emissione di gas a effetto serra. E’ ovvio che questi risultati non sono garantiti e che saranno influenzati dal tipo di investimento fatto – oltre che dal successo di molte innovazioni, alcune delle quali sono ancora prive di riscontro su vasta scala.

Gli stanziamenti del più recente gruppo di incentivi finiranno anche in altre iniziative, come l’installazione di “misuratori intelligenti” e lo sviluppo di nuove linee di trasmissione che assicurino che l’elettricità generata da sorgenti rinnovabili arrivi nelle case e negli uffici americani in modo efficiente.

Di questi soldi andranno anche a beneficiare un ampio gruppo di programmi governativi già in essere, e partnership tra enti pubblici e privati, come la Freedom CAR Partnership del Dipartimento dell’Energia, finalizzata a produrre migliori tecnologie per le batterie del settore automotive, oltre che a finanziare agevolazioni fiscali per società che producono energia da fonti rinnovabili e quelle che installano generatori alimentati dall’energia solare, e programmi che migliorino l’efficienza energetica delle case e degli uffici governativi.

La chiave per sostenere questa concentrazione di incentivi sarà sottolineare che questi investimenti fanno bene all’economia complessivamente, che incoraggiano la crescita e creano nuovi redditizi posti di lavoro. Come ha detto il Presidente durante il suo discorso al Congresso il mese scorso, in questo momento di sofferenza economica creare e conservare i posti di lavoro è un obiettivo essenziale della politica economica interna.

Allora: come faranno questi investimenti ad aiutare a creare nuovi posti di lavoro?

Secondo alcuni recenti dati governativi americani, i soldi spesi per incentivare attività verdi hanno, direttamente o indirettamente, creato o salvato negli Stati Uniti 63.000 posti di lavoro. E,sempre secondo le previsioni governative, gli investimenti verdi avranno creato, per la fine del 2012, quasi 720.000 nuovi posti di lavoro. Ma non fidatevi unicamente delle nostre parole!

Uno studio del Peterson Institute for International Economics, una delle più accreditate think tank americane, supporta le dichiarazioni dell’Amministrazione: secondo le loro stime, per ogni miliardo di dollaro investito nelle aree chiave dell’innovazione verde, saranno creati 30.000 posti di lavoro.

Questi posti di lavoro sono generati come diretta conseguenza del supporto governativo alla ricerca in ambito ecologico e dell’investimento nei settori dei trasporti pubblici, dell’efficienza energetica e altri. Saranno creati anche indirettamente, come risultato dei risparmi attesi in conseguenza alle riduzioni negli sprechi energetici, soldi che potrebbero essere investiti in ambiti più costruttivi.

Poichè gli Stati Uniti contano sul fatto di ridurre la propria dipendenza da fonti energetiche straniere, gli investimenti in tecnologie verdi ed energia pulita dovrebbero avere alcuni risultati ben definiti a medio e lungo termine:

- L’Amministrazione sta sviluppando una strategia per espandere gli investimenti in biocarburanti dell’attuale e della prossima generazione. Soltanto il mese scorso, la nostra Agenzia per la Protezione Ambientale ha emanato una norma che ordina la produzione di 36 miliardi di galloni [oltre 136 miliardi di litri, NdT] di biocarburante entro il 2022 (oltre 11 miliardi di galloni – 41 miliardi di litri – lo scorso anno), con più della metà provenienti da fonti sostenibili e molto energetiche come raccolti ad alto rendimento, scarti della silvicoltura e alghe.

-  In aggiunta, il governo sta lavorando per migliorare l’efficienza del carburante dei veicoli che circolano sulle strade americane e per sviluppare nuove tecnologie che consentiranno la creazione di veicoli più leggeri e più efficienti. Le auto vendute negli USA dovranno, entro il 2016, consumare meno di 6,6 litri ogni 100 chilometri – si noti che questo limite è leggermente inferiore a quello dell’Unione Europea, fissato a 5 litri ogni 100 chilometri.

Lo scopo, in parte, è quello di ridurre le emissioni e gli sprechi energetici perché è giusto farlo ed è segno di responsabilità ambientale. Allo stesso tempo, vogliamo creare incentivi che stimolino il mercato non soltanto a soddisfare gli obiettivi imposti dal governo, ma ad andare molto oltre nell’innovazione. Lo scopo, pertanto, è anche quello di creare un’economia verde le cui innovazioni sono stimolate dal mercato, e il cui capitale fluisca in tecnologie verdi e pulite.

Gli investitori, gli innovatori e gli uomini d’affari americani stanno rispondendo mettendo nuova energia nella nostra economia verde, e i potenziali partner internazionali dovrebbero sapere che il mercato americano resta tra i più aperti al mondo. Le nostre comunità e le nostre aziende accolgono l’opportunità di parlare e collaborare con investitori internazionali e uomini d’affari che vogliano partecipare alla costruzione della nostra economia verde.

I miliardi investiti nello stimolo all’economia verde – 6 miliardi di dollari in garanzie di prestiti per le tecnologie legate a energie rinnovabili, 11 miliardi per la ricerca e lo sviluppo di reti di distribuzione intelligenti, altri 6 miliardi dati ai bilanci di stati e città per i loro sforzi legati all’efficienza energetica, per citare soltanto alcuni degli stanziamenti – sono disponibili per tutti coloro che vogliano venire negli Stati Uniti a fare ricerca, aprire nuove società o costruire impianti per l’energia rinnovabile.

Secondo Ernst and Young, gli Stati Uniti sono oggi i primi sul mercato globale per le opportunità nel campo delle energie rinnovabili, e in particolare per quella solare, geotermica e per le biomasse.

E le società internazionali stanno arrivando, con investimenti diretti nel settore delle energie rinnovabili, nel 2009, da parte di aziende provenienti da Australia, Canada, Giappone, Olanda. Per quanto riguarda l’Italia, Enel è stata molto attiva negli USA, investendo in numerosi produttori americani di energia eolica.

Riassumendo, l’energia verde, negli Stati Uniti, sta spiccando il volo, e sarei felice di vedere ricercatori, ingegneri, imprenditori del Nord Italia, tutti di livello internazionale, avere un ruolo in questo sviluppo.

Per raggiungere questo scopo, ci piacerebbe avere più rapporti di partnership con l’Italia. Nello specifico, ci piacerebbe ci fossero:

-  più scambi tra i ricercatori;

-  più aziende piccole e medie del settore verde alla ricerca di joint venture negli Stati Uniti;

-  più investimenti transatlantici da parte di venture capitalist americani e italiani e più attvità di fondi di private equity.

Investendo e lavorando in collaborazione, i ricercatori italiani e statunitensi possono ridurre il costo di ogni nuova tecnologia per entrambe le Nazioni. Gli Stati Uniti hanno un significativo background come leader nello sviluppo di tecnologie verdi – si pensi ad esempio al solare. Tale background esiste anche qui, nel Nord Italia, e questo crea un ovvio legame per espandere una collaborazione bilaterale.

Non vogliamo che queste siano soltanto chiacchiere. Ecco di seguito alcune cose concrete che speriamo di fare per facilitare nuove collaborazioni:

  1. Porteremo una delegazione di industrie verdi USA al Solar Expo di Verona a maggio, in modo da fare “rete” con le controparti italiane desiderose di investire o di costituire joint ventures che sviluppino e producano tecnologie verdi in Europa, in America e in tutto il mondo.
  2. Stiamo incoraggiando gli scienziati e gli esperti in tecnologie verdi, cambiamenti climatici e sicurezza energetica americani a venire in Italia per programmi a breve termine o collaborazioni a lungo termine con centri di ricerca e università particolarmente impegnate in questi ambiti chiave.
  3. Stiamo organizzando un viaggio di visita negli USA, di modo che i policy maker regionali responsabili per lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie verdi, anche per l’edilizia, possano confrontarsi con le proprie controparti americane.
  4. Stiamo lavorando con imprenditori “verdi” del Nord Italia per metterli in contatto con finanziatori locali che diano supporto economico alle nuove ricerche.

Noi faremo la nostra parte per promuovere la collaborazione, ma il successo di questo sforzo dipenderà anche dagli imprenditori italiani e dagli istituti di ricerca che scambieranno le loro buone pratiche con le loro controparti americane.

Ci sono già diversi esempi di italiani, nel Nord, che lavorano con i loro corrispettivi statunitensi nello sviluppo di tecnologie verdi:

  1. Una controllata USA della bergamasca Italcementi è leader, in America, nella produzione di un innovativo cemento che elimina l’inquinamento atmosferico: un cemento che è stato usato in circa sei importanti progetti negli Stati Uniti.
  2. A Torino, il Politecnico sta lavorando con GM Power Train per sviluppare motori diesel più efficienti. Con l’acquisizione di Chrysler da parte della FIAT ci saranno ancora più opportunità di collaborazione tra ricercatori italiani e americani che lavorano sull’efficienza dei carburanti e sui carburanti alternativi.
  3. A Trento, si sta lavorando con il Green Building Council statunitense per promuovere lo “standard nel design energetico e ambientale” (LEED). LEED sta rapidamente diventando uno standard internazionale per la bioedilizia e sta iniziando a mettere radici anche qui in Italia. Siamo orgogliosi del fatto che la base militare americana Dal Molin in costruzione a Vicenza stia rispettando gli standard LEED.

In conclusione, lasciate che vi ricordi che mentre stiamo ancora affrontando numerose sfide in questo periodo economicamente difficile, è giunto il momento di cogliere incredibili opportunità per rallentare insieme i cambiamenti climatici e riposizionare l’economia globale in modo che sia più responsabile dal punto di vista ambientale.

Questo è esattamente il punto su cui si sta concentrando l’Amministrazione Obama. Ed è ciò su cui stiamo lavorando anche noi qui al Consolato degli Stati Uniti.

La mia squadra di lavoro e io non vediamo l’ora di stabilire, con quanti di voi sono qui oggi, un dialogo continuativo su come poter proseguire lungo questa strada. Grazie per la vostra attenzione, e grazie ancora per avermi invitato a parlare qui alla Bocconi.

(Traduzione di Eva Filoramo, Copyright Greenews.info)

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