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Rifiuti: meglio l’inceneritore o la discarica? Analizziamo i sistemi di gestione Top Contributors

ottobre 7, 2010 Rubriche, Top Contributors

Con l’articolo di Alessandro de Carli, ricercatore presso lo IEFE e coordinatore del Master in Economia e Management dell’Ambiente e dell’Energia dell’Università Luigi Bocconi di Milano, si apre il ciclo di interventi della faculty MEMAE nella rubrica “Top Contributors” di Greenews.info .

discarica, Courtesy of hh96, Flickr.comLa gran parte delle analisi effettuate sul tema dei rifiuti si è concentrata sul confronto tra singole tecnologie: è meglio l’inceneritore o la discarica? Il recupero energetico o recupero di materiale? Il risultato, ormai noto, è quello di indicare una “preferibilità” della valorizzazione rispetto alla discarica e, in particolare, della valorizzazione diretta (il riciclo) rispetto a quella indiretta (energetica, o termovalorizzazione), almeno per i principali materiali.

La nuova direttiva europea sui rifiuti (2008/98/CE) ci indica chiaramente che per i flussi prioritari (carta, vetro, plastica e metalli) si deve puntare a un obiettivo di riciclo effettivo pari almeno al 50%.

Il bilancio di massa “tipo” di una gestione integrata del rifiuto.

Il bilancio di massa “tipo” di una gestione integrata del rifiuto.

Tuttavia, nella realtà, la gestione dei rifiuti è il frutto di un mix di tecniche e tecnologie. L’approccio innovativo di questa ricerca è stato quello di mettere a confronto diversi scenari di gestione dei rifiuti solidi urbani, composti da un mix di differenti soluzioni di raccolta, di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Si vuole cioè dare enfasi alla complementarietà, piuttosto che alla contrapposizione, tra le diverse soluzioni tecnologiche.

Questo approccio permette di rispettare, in primo luogo, il vicolo del bilancio di massa, ossia garantire che tutti i residui vengano trattati in qualche modo e finiscano o in discarica o nuovamente nel sistema produttivo, al netto di quanto si perde per evaporazione.

L’analisi effettuata ha preso in considerazione delle città ipotetiche (bacino piccolo con 150 mila tonnellate/anno di rifiuti; bacino grande da 750 mila t/anno), ma comunque realistiche, e ha permesso di trarre alcune importanti considerazioni. La prima, spesso non adeguatamente valutata, riguarda i rendimenti delle diverse soluzioni: sono tendenzialmente decrescenti all’aumentare del livello di separazione. In altri termini, possiamo attenderci che il costo per kilo del recupero della plastica o della carta non sia un dato costante, ma vari con il variare dell’intensità della raccolta di ciascun materiale. Questo impone dunque l’uso di modelli che permettano, ad ogni scenario, di calcolare i costi e non basarsi su valori costanti, magari stimati da altri.

Una seconda considerazione riguarda la prospettiva di analisi. In un’ottica sociale, oltre ai costi diretti, necessari per trattare le diverse frazioni di rifiuto, e i benefici diretti ricavati dal collocamento sul mercato dei sottoprodotti, devono essere presi in considerazione i costi esterni relativi alle emissioni inquinanti di ciascuno scenario, nonché i benefici esterni, questi ultimi corrispondenti al valore delle emissioni evitate nei cicli produttivi che vengono sostituiti attraverso il recupero di materiali e energia dai rifiuti.

Tabella 1 – Costi di gestione, costi esterni, ricavi e costi netti effettivi: tabella di sintesi (€/t RSU)

Tabella 1 – Costi di gestione, costi esterni, ricavi e costi netti effettivi: tabella di sintesi (€/t RSU)

In termini di costo industriale, gli scenari basati su raccolte stradali presentano costi inferiori (103-112 euro/ton per il bacino piccolo) rispetto a quelli in cui si effettua una raccolta capillare (166-181 euro/ton per il bacino piccolo). I sistemi di raccolta porta a porta e le complesse filiere che è necessario mobilitare a valle implicano dei costi fissi importanti, che possono essere convenientemente assorbiti solo se le rese sono molto elevate. Passando dai costi industriali ai costi esterni l’analisi consente di smentire in modo abbastanza netto l’opinione comune secondo cui il recupero diretto sarebbe da preferirsi da un punto di vista ambientale rispetto all’incenerimento. Il costo effettivo netto totale, nel caso del bacino piccolo, resta infatti a 51 euro/t nello scenario raccolta su strada con 35% di riciclo, a 46 euro/t in quello raccolta su strada con 50% di riciclo, mentre non scende sotto i 70 euro/t negli scenari con raccolta porta a porta ed elevati livelli di riciclo (tab.1).

Un’ultima conclusione riguarda il fatto che comunque tutti gli scenari considerati rappresentano significativi passi avanti rispetto allo status quo; ma che questo passo in avanti deve molto al fatto che la soluzione tradizionale, imperniata sulla discarica, incontra limiti crescenti derivanti soprattutto dalla scarsità di suolo. Senza la componente “costo di scarsità” i valori economici in gioco non dimostrerebbero con assoluta certezza la desiderabilità del recupero. L’effetto della scarsità si può misurare in una rendita di scarsità (percepita dai proprietari dei siti, dai comuni o dalla regione sotto forma di royalties ed ecotasse). In altre parole, se non vi fossero vincoli all’apertura di discariche, queste ultime, anche includendo i costi esterni, rappresenterebbero la soluzione meno costosa; ma una volta preso atto del vincolo, le cose non stanno più così.

Quest’ultima considerazione è importante, soprattutto alla luce della tendenza del mercato a non anticipare per tempo la crisi, ma a precipitarvi in modo repentino non appena si profilano le prime difficoltà a realizzare nuovi siti. Fino a quel momento, la discarica esercita una sorta di “concorrenza sleale”, poiché chi può continuare a usarla non ha incentivo ad adottare soluzioni alternative e più costose, soprattutto se queste ultime implicano scelte politicamente difficili. Per evitare di precipitare nella crisi, è opportuna dunque una strategia di prevenzione che “accompagni” l’uscita di scena della discarica anticipando convenientemente il suo esaurimento introducendo tasse e altre forme di disincentivo.

Alessandro de Carli

Questo articolo sintetizza i risultati dello studio condotto dallo IEFE – Bocconi nell’ambito del progetto “Analisi comparativa di percorsi per il recupero di materia e di energia da rifiuti”, finanziato dal PRIN, a cui hanno partecipato le seguenti Unità Operative: Dip. Energia e DIIAR - Politecnico di Milano, DIEM – Univerità di Bologna, DICA – Università di Trento, IEFE – Università Bocconi. Il rapporto finale è scaricabile qui.

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