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Leonardo Boff: “Il capitalismo sarà sconfitto dalla Natura”

Su segnalazione di Antonio Lupo, medico di ISDE Italia (che ne ha tradotto il testo originale), pubblichiamo l’articolo del teologo brasiliano Leonardo Boff (esponente delle correnti progressiste della Chiesa Cattolica latinoamericana), apparso su Portal Sur e ripreso oggi dal magazine Cuba Debate.

Vi è un fatto innegabile e desolante: il capitalismo come modo di produzione e la sua ideologia politica, il neoliberismo, si sono insediati a livello globale in modo tanto consistente che sembra non ci possa essere alcuna vera alternativa praticabile.

In realtà, ha occupato tutti gli spazi e allineato quasi tutti i paesi ai suoi interessi globali.

Da quando la società è diventata società di mercato e tutto è indirizzato al guadagno, perfino le cose più sacre – come gli organi umani, l’acqua e la capacità di impollinare i fiori – gli Stati, almeno la maggioranza, sono costretti a gestire una macroeconomia integrata a livello globale e molto meno a servire il bene comune del proprio popolo.

Il socialismo democratico nella sua versione avanzata di ecosocialismo è un’opzione teorica importante, ma con poca base sociale mondiale che lo implementi. La tesi di Rosa Luxemburg, nel suo libro “Riforma o Rivoluzione”, che “la teoria del collasso del capitalismo è nel cuore del socialismo scientifico”, non si è avverata. E il socialismo è crollato.

La furia di accumulazione capitalistica ha raggiunto i livelli più alti della sua storia. Quasi l’1% della popolazione ricca del mondo controlla circa il 90% di tutta la ricchezza. 85 opulenti, secondo l’ONG Oxfam Intermon, detengono nel 2014 gli stessi soldi di 3,5 miliardi  di poveri nel mondo. Il grado di irrazionalità e anche di disumanità parlano da soli. Viviamo in tempi di esplicita barbarie.

Finora le crisi congiunturali del sistema si sono verificate nelle economie periferiche, ma dalla crisi del 2007/2008 la crisi è esplosa nel cuore dei paesi  centrali, negli Stati Uniti e in Europa. Tutto sembra indicare che non è una crisi congiunturale, sempre superabile, ma questa volta è una crisi sistemica, che pone fine alla capacità di riproduzione del capitalismo .

Le vie di uscita che cercano i paesi che egemonizzano il processo globale sono sempre della stessa natura: ma sempre maggiori. Ossia, continuare con lo sfruttamento illimitato dei beni e dei servizi naturali, guidati da una unità di misura chiaramente materiale (e materialista) come il PIL. E guai a quei paesi in cui diminuisce.

Questa crescita peggiora ulteriormente lo stato della Terra. Il prezzo dei tentativi di riproduzione del sistema è quello che i loro corifei chiamano “esternalità” (quelle che non entrano nella contabilità degli affari).

Esse sono principalmente due: una ingiustizia sociale degradante con alti livelli di disoccupazione e crescente disuguaglianza; e un’ingiustizia ecologica  minacciosa, con il degrado di interi ecosistemi, erosione della biodiversità (la scomparsa di 30-100 mila specie di esseri viventi ogni anno, secondo i dati del biologo E. Wilson), l’aumento del riscaldamento globale, la scarsità di acqua potabile e la insostenibilità generale del sistema-vita e del sistema-Terra.

Questi due aspetti stanno mettendo in ginocchio il sistema capitalista. Se si volesse universalizzare il benessere offerto dai paesi ricchi, avremmo bisogno di almeno tre Terre uguali a quella che abbiamo, il che è ovviamente impossibile. Il livello di sfruttamento dei “doni della natura”, come  chiamano i paesi andini i beni e servizi naturali, è tale che di quest’anno “il giorno del sovraccarico della Terra” (the Earth Overshoot Day è caduto in settembre). In altre parole, la Terra non ha più ormai la capacità, in sé, di soddisfare le richieste umane. C’è bisogno di un anno e mezzo per sostituire quello che le viene sottratto in un anno.

E ‘diventato pericolosamente insostenibile. O freniamo la voracità di accumulazione di ricchezza, per permetterle di riposare e ricostituirsi, o dobbiamo prepararci al peggio. Dato che si tratta di un super-Ente vivo (Gaia), limitato, con carenza di beni e servizi ed ora malato, ma che unisce sempre tutti i fattori che garantiscono le basi fisiche, chimiche ed ecologiche per la riproduzione di basi di vita, questo processo di degrado eccessivo può generare un collasso ecologico e sociale di proporzioni dantesche.

La conseguenza sarebbe che la Terra sconfiggerebbe  definitivamente il sistema del capitale, incapace di riprodursi con la sua cultura materialista  di consumo illimitato e individualista. Quello che non abbiamo raggiunto storicamente con processi alternativi (era lo scopo del socialismo), lo otterranno la natura e la Terra. Essa, infatti, si libererà di una cellula tumorale che minaccia di metastasi tutto il corpo di Gaia.

Nel frattempo, il nostro compito è all’interno del sistema, allargando le breccie, esplorando tutte le sue contraddizioni per garantire in particolare ai più umili della Terra gli elementi essenziali per la sopravvivenza: cibo, lavoro, alloggio, educazione, servizi di base e un po’ di tempo libero. Questo è quello che si sta facendo in Brasile e in molti altri paesi. Dal male tirar fuori il minimo necessario per la continuità della vita e della civiltà. E poi, pregare e prepararsi al peggio…

Leonardo Boff*

*Teologo brasiliano, esponente delle correnti progressiste della Chiesa Cattolica latinoamericana



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