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Nardone: “Le norme sulle costruzioni non bastano, bisogna capire il sottosuolo” Top Contributors

agosto 26, 2016 Rubriche, Top Contributors

Dopo l’intervento del Prof. Coviello del CNR, pubblichiamo un’altra testimonianza diretta del Dott. Raffaele Nardone, Consigliere Nazionale dei Geologi e componente della Commissione Tecnica Nazionale per il monitoraggio degli studi di microzonazione sismici, appena rientrato da un lungo sopralluogo nei luoghi terremotati. A differenza delle voci di questi giorni, concentrate sull’obsolescenza strutturale degli edifici crollati durante il sisma in centro Italia, Nardone solleva una questione più inquietante, legata alla natura del sottosuolo…

Recandomi nei luoghi del sisma la prima impressione che ho avuto, subito dopo la rabbia e il senso di sconfitta che ha pervaso il mio stato d’animo, è che gli effetti del terremoto in superficie sono stati fortemente influenzati dalla natura del sottosuolo e dalla configurazione morfologica; è, secondario, a mio parere, l’età del costruito, gli eventuali interventi di ristrutturazione eseguiti negli anni, ecc.

E’ evidente che la popolazione tutta non fosse consapevole di vivere in zone a rischio sismico e che un evento del genere sarebbe potuto accadere come potrebbe accadere in qualsiasi altra parte d’Italia con più alta probabilità nelle zone appenniniche.

Lo scenario che mi sono trovato dinanzi gli occhi recandomi sui luoghi  è stato agghiacciante. Ho visitato Amatrice, Pescara del Tronto, Accumoli, fino a sera inoltrata e da quello che ho visto è come se queste popolazioni non avessero mai avuto la consapevolezza di vivere in zone a rischio sismico. Molte delle costruzioni crollate erano state sottoposte a interventi di ristrutturazione ma con evidenti criteri non antisismici.

.Oggi questi paesi sono da ricostruire totalmente, auspicando che vengano costruiti negli stessi posti, conservando la peculiarità dei nostri paesi, ma iniziando a progettare dando il dovuto riguardo al sottosuolo: in fase di pianificazione a scala areale e in corrispondenza del singolo intervento a scala puntuale. E’ dalle fondazioni che bisogna partire cercando di progettare rispettando e assecondando la natura senza opporti ad essa perché se così non fosse registreremo altre sconfitte, non solo dal punto di vista sismico.

Da quanto ho avuto modo di vedere,  tutti i danni  sono direttamente legati ai così detti “effetti di sito” e questo è evidente ad Accumoli, dove addirittura si è riattivata una frana all’ingresso del paese che lambisce alcuni fabbricati e coinvolge la strada di accesso. Questo significa che bisogna assolutamente mettere la geologia al centro della pianificazione, delle scelte urbanistiche e riconoscere ad essa il giusto ruolo nell’ambito della progettazione. Anche la normativa di settore – e mi riferisco alle norme tecniche delle costruzioni – deve evolvere in questa direzione e non concentrarsi solo sull’ingegneria della costruzione altrimenti la natura ci dimostra che i modelli matematici non resistono all’energia sprigionata dal terreno. Dico questo perché sono molto preoccupato sulla bozza delle nuove norme tecniche sulle costruzioni che stanno per essere varate e, in Italia, i precedenti ci dicono che l’evoluzione normativa di settore, si è avuta a valle di un evento calamitoso – vedi le attuali norme Tecniche che furono varate all’indomani del terremoto del L’Aquila…

In Italia bisogna lavorare di più anche sulla sensibilizzazione dei cittadini e nel far crescere in ognuno di noi la consapevolezza che con il sisma bisogna convivere e quindi bisogna pensarci anche “in tempo di pace”, a partire dal mettere in sicurezza la propria abitazione; molto spesso ognuno di noi tende ad investire su una casa più bella, in un posto più agiato, e così via ma difficilmente pensa di investire nell’adeguare sismicamente la propria casa; Noi saremo un Paese all’avanguardia e consapevole solo quando riusciremo ad avere Paesi e Città resilienti e a questo risultato dobbiamo arrivarci il prima possibile. Passi avanti importanti sono stati fatti anche in termini di politiche di prevenzione, basti pensare che questo governo ha istituito, per la prima volta, una struttura di missione “Italia Sicura” riguardo la mitigazione del rischio idrogeologico e scuole sicure; però non basta, bisogna crederci di più dando corso, con urgenza, ad azioni concrete sul territorio. E’ un lavoro difficile a cui siamo chiamati tutti, ma abbiamo il dovere di riuscirci altrimenti ogni anno conteremo morti una volta per terremoti, una volta per alluvioni, una volta per frane…

Raffaele Nardone*

*Consigliere Nazionale dei Geologi e componente della Commissione Tecnica Nazionale per il monitoraggio degli studi di microzonazione sismici

 

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