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Verso gli Stati Generali delle aree protette. Il punto di Renzo Moschini Top Contributors

gennaio 28, 2013 Rubriche, Top Contributors

Una serie di appuntamenti prossimi e in particolare quello di  Federparchi del 29 gennaio a Roma – al quale interverrà anche una rappresentanza del Gruppo di San Rossore – discuteranno della situazione dei parchi e delle aree protette alla vigilia del rinnovo del Parlamento e del  Governo e in vista degli Stati Generali delle Aree Protette.

Una situazione,  si è detto, che presenta luci ed ombre e differenze marcate anche tra parchi nazionali e regionali. I primi, nonostante i non pochi problemi (specie di ordine finanziario), non se la passerebbero poi così male grazie anche ad alcuni recenti provvedimenti sulle indennità ai presidenti etc. – con l’eccezione delle aree protette marine, che sono decisamente in crisi. Più grave, invece, la condizione dei parchi regionali anche in regioni che avevano fatto storicamente da battistrada come il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Liguria, la stessa Toscana, dove non solo i tagli sono stati più pesanti, ma ancor  più penalizzanti le misure normative che hanno accentrato burocraticamente, in più d’un caso, gestioni e uffici che ne ridimensioneranno pesantemente il ruolo.

Su questo sfondo farebbe ben sperare il recente provvedimento varato dal Senato e passato alla Camera in attesa  di approvazione definitiva nella prossima legislatura. Si è detto e ripetuto, anche in vista del prossimo incontro romano, che in quel testo c’è del buono perché si è modificata la legge quadro che così com’è non funzionava più a dovere.

Da questo sommario tratteggio della situazione si avverte subito cosa abbia significato non fare a tempo debito quella terza conferenza nazionale dei parchi a lungo e inutilmente proposta e richiesta. Già questa differenzazione infatti tra parchi nazionali che “tutto sommato se la sarebbero cavata senza troppo danni”  e quelli regionali che invece pur avendo alle spalle un radicamento sul territorio più solido e sperimentato “stanno assai peggio”, non convince. E non convince innanzitutto non già perché sembra usare due pesi e due misure, ma perché sembra ricondurre e ridurre (se non esclusivamente, almeno principalmente) la vicenda ai tagli finanziari. Che, è ovvio, abbiano inciso e pesato seriamente, ma quel che è avvenuto ed è maturato anche sul piano legislativo non riguarda solo (e spesso neppure prioritariamente) le rinunce e i sacrifici dovuti ai tagli – che naturalmente ci sono stati e non lievi.

C’è qualche traccia nelle politiche nazionali che riveli un impegno ministeriale per avviare finalmente – tanto più in tempi di carestia – quella politica nazionale volta a costituire un sistema che non può riguardare  solo i parchi nazionali? Quel sistema di cui è tornato a parlare, opportunamente e correttamente, il ministro Clini ormai in uscita, con la sua importante e significativa direttiva programmatica che fa leva sui principi e le finalità della 394 (che il ministro evidentemente non considera un impedimento e un freno, come i nostri Senatori).

E poi, perché visto che i parchi nazionali non ne escono sconquassati le aree protette marine invece sì? Non si dica, per carità, che qui la legge “frena e impedisce” perché è una colossale e vecchissima fandonia che è sconfortante vedere rimessa per l’ennesima volta in circolazione.

Il testo di legge uscito dal Senato, da questo punto di vista, lo conferma alla grande: le aree protette marine infatti  devono non solo restare, ma  diventare, ancor più esclusivo appannaggio del Ministero, con tanti saluti a quel sistema che per decollare non può non contare sull’impegno finora mancato e naufragato tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Tanto è vero che il Comitato Nazionale dei Parchi – previsto dal testo del Senato e salutato come un buon risultato – esclude sia le regioni che gli enti locali. Che si affanni pure l’Unione Europea a richiamarci alle sue direttive e disposizioni sul mare, sulle coste o sul sistema alpino, noi ci paghiamo dazio con le salate infrazioni, ma chi se ne frega. Lavori pure il ministro Barca perché gli oltre 50 miliardi che è riuscito a portare a casa dall’UE a sostegno di progetti al Sud, in grado di raccordare realtà locali e regionali e nazionali, in cui rientra un ruolo ben chiarito e  proposto dei parchi e delle aree protette per le ‘aree interne’.

Possibile che non si avverta l’assurdità di una situazione che in questi anni (e specialmente negli ultimi)  ha visto ai più diversi tavoli discutere stato, regioni ed enti locali sulle più varie questioni, mentre i parchi e le aree protette non sono mai stati oggetto di un confronto, di una ricerca di intese (che al solito risultano poi complicatissime ogni volta che si tratta di rinnovare presidenze e organi dei parchi regionali)? Prendiamo una vicenda scabrosa come quella dello Stelvio, che torna in questi giorni al centro di vivaci polemiche: c’è una qualche sede dove la si discute, visto che il Presidente della Repubblica non firmò il provvedimento perché mancava il coinvolgimento della Regione Lombardia? E del Santuario dei Cetacei, carico di problemi e ancor più di veleni: c’è una sede dove se ne discute (magari con le tre regioni a cui il Senato ha deciso di togliere ogni titolarità sul mare)?.

E’ chiaro che la terza Conferenza sarebbe stata  la sede e l’occasione naturale per discutere di questi problemi senza trucchi e senza inganni e dove nessuno avrebbe potuto rifarsela solo con la legge come scusa delle tante inadempienze. Perché, ad esempio, nessuno – anche tra tanti che sottoscrivono appelli a sostegno del nostro patrimonio artistico e paesaggistico – considera una ferita per i parchi aver loro sottratto il paesaggio? E’ giusto salutare la decisione che i piani dei parchi non saranno più due ma uno solo,  ma a differenza di prima, e di quanto dice la legge, mancherà il paesaggio. E non è strano che anche nei tanti e giusti appelli non soltanto del FAI sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente, i parchi mai o quasi siano citati? Se non vogliamo –come dice il WWF- che i parchi divengano delle pro-loco o poco più, bisogna ripartire a bomba, ossia da quel che prevedeva oltre un decennio fa la Riforma Bassanini sul ruolo del Ministero, delle Regioni , degli Enti Locali – e quindi dei Parchi.

Renzo Moschini*

*Presidente del Gruppo di San Rossore

 

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