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Tortellino HPC: un liquido vegetale per raffreddare i supercomputer e ridurre i consumi

marzo 11, 2015 Campioni d'Italia, Rubriche

Come spesso succede, anche nel caso di Tortellino HPC, sistema innovativo di raffreddamento dei computer da supercalcolo a basso impatto ambientale, a far accendere la prima lampadina è stata una necessità pratica. “Dovevamo portare queste macchine in un laboratorio dove lavoravano delle persone, e ci siamo trovati di fronte a due problemi: da una parte si rischiava di superare il limite di fornitura elettrica, dall’altra c’era il fatto che le ventole di raffreddamento avrebbero prodotto un rumore assordante”, spiega Mirko Sileo della società di servizi bolognese SER TEC, ideatrice del progetto. Così sei anni fa Sileo, che di lavoro si occupa di informatica applicata alla ricerca scientifica, ha iniziato a lavorare per ridurre i consumi e l’impatto acustico della tecnologia.

Il risultato è stato un sistema di raffreddamento innovativo, che dimezza i consumi di energia elettrica dei data center: “Abbiamo eliminato il guscio dell’hard disk e le ventole, lo abbiamo impermeabilizzato e immerso in un contenitore riempito con un fluido dielettrico di origine vegetale che raffredda il disco senza rumore”. E l’aspetto più innovativo di Tortellino HPC – “Abbiamo volutamente scelto un nome legato al territorio, perché Tortellino è nato a Bologna e qui vogliamo rimanere” – è proprio il liquido di raffreddamento: “E’ stato formulato da noi a partire da sostanze vegetali. Non è pericoloso per l’ambiente, né tossico per l’operatore: al massimo, se ingerito, può avere un effetto leggermente lassativo!”, scherza Sileo. “In fase di progettazione, ci siamo preoccupati che tutte le fasi della vita del fluido avessero un basso impatto ambientale. Gli altri liquidi di raffreddamento oggi in uso sono infatti tossici, o al massimo inerti: derivano dal carbon fossile e a fine vita devono essere stoccati. Nel caso del nostro fluido, che ha anche una durata più lunga, pari a circa dieci anni, il processo di smaltimento non pone rischi ambientali. Una volta esaurite le sue proprietà, può essere trattato con un basso dispendio energetico, alla pari dei reflui dell’industria alimentare, ma può anche rientrare nel ciclo produttivo, diventando una materia prima per l’industria cosmetica e dei detergenti. Un’azienda chimica del territorio ci ha già contattati a questo scopo”.

Il primo test del sistema Tortellino HPC è stato realizzato circa tre anni fa all’Università di Tor Vergata. Altri due prototipi, tutt’ora in funzione, sono stati installati nel laboratorio bolognese della SER TEC. Con ottime performance energetiche: i consumi di energia per raffreddare i data center diminuiscono fino al 90%, i consumi elettrici per il supercalcolo si dimezzano. Non solo: “Oggi nei centri di supercalcolo si spende molto per disfarsi del calore, che invece può essere riutilizzato in molti modi. Nel nostro sistema ci sono delle serpentine che recuperano il calore e lo utilizzano per l’acqua calda sanitaria, ma gli usi possibili sono diversi”.

Finita la prototipazione, il team guidato da Sileo è ora alla ricerca di investitori: “Al contrario di molte start up, abbiamo voluto sostenere tutta la ricerca in autonomia. È stato uno sforzo disumano, ma adesso ci stiamo presentando sul mercato con un’idea che funziona, molti si stanno interessando al progetto. Ora ci servono investimenti per fare il balzo dell’industrializzazione: la nostra idea è produrre tutto qua”.

Purtroppo, il contesto italiano non gioca a favore dell’impresa: “L’Italia ha un ritardo di 38 anni nel settore del supercalcolo rispetto ad altri Paesi europei e agli Stati Uniti. Il nostro mercato sarà all’inizio soprattutto estero, e proprio per questo stiamo cercando di stringere una collaborazione scientifica con un organo europeo del settore. Allo stesso tempo, però, puntiamo a diffondere il supercalcolo anche in Italia”. Le applicazioni potrebbero essere molte: “In ambito sanitario, grazie ai supercomputer si possono effettuare esami diagnostici più brevi e più precisi, come avviene in USA per le mammografie. Per le aziende, un data center riduce di molto i costi di ricerca e sviluppo e ne accelera i tempi, permettendo di sostituire i prototipi con simulazioni virtuali”.

Nel frattempo Tortellino HPC è stato anche selezionato dal gigante dell’energia EDF Suez nell’ambito di un concorso che si concluderà nei prossimi mesi. A Bologna si lavora per registrare il brevetto e per rimpicciolire il sistema. “Stiamo facendo sperimentazioni su terminali più piccoli e trasportabili”, conclude Sileo. Rendendo così Tortellino HPC appetibile anche per le PMI, o, grazie anche alla sua silenziosità, per il settore sanitario.

Veronica Ulivieri

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