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“Un Po da Camminare”, per recuperare il contatto con il territorio

settembre 22, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Camminare lungo le rive del fiume Po, accompagnando il corso del fiume più lungo d’Italia dalle origini ai piedi del Monviso fino al confine con la Lombardia, con un’appendice negli irripetibili ambienti del Delta, dove l’Eridano – già costellazione del cielo – termina il suo percorso d’acqua nel mare. Nove scenari e tredici itinerari fra natura, arte, storia e cultura, al cospetto di paesaggi unici e spesso poco conosciuti del Piemonte. “Un Po da camminare” edito da Edizioni Capricorno è una guida scritta a quattro mani da Ippolito Ostellino (naturalista e esperto di gestione di aree protette e paesaggio) e Monica Mantelli (giornalista, esperta di valorizzazione  culturale e marketing territoriale), non solo per i camminatori ma soprattutto per chi ha voglia di esplorare, di incontrare e approfondire con un approccio olistico le conoscenze su un territorio che è la somma delle tante identità del Piemonte. Una breve introduzione ragionata propone un avvicinamento agli autori, che della “filosofia del camminare” hanno fatto tema di ricerca personale. Per Racconti d’Ambiente ne pubblichiamo un estratto.

Forse la causa principale dei disastri ambientali che la società umana ha inflitto al mondo è quella di aver perso il contatto con la Terra, quella sulla quale abbiamo iniziato a camminare 143.000 anni fa, quando il primo Homo Sapiens si affacciò come nuova specie sul nostro pianeta. Da allora il nostro sentire si è gradualmente allontanato dal contatto con l’ambiente naturale e abbiamo “dimenticato” che stare nella natura, nel verde e tra gli elementi di flora e fauna, anche solo deambulando, ci dà benessere e ci aiuta a meditare, azione che il genere umano pare aver scordato di saper fare.

Mangiare, camminare e comunicare/interagire, sono i tre atti imprescindibili del nostro percorso vitale di crescita evolutiva nella scoperta dell’habitat, della società e di noi stessi. Rappresentano anche tre step (ma non stop) fondamentali dell’approccio naturalistico -paesaggistico e umanistico-culturale per un viaggio “a dimensione d’uomo” suddiviso a tappe, lungo il percorso naturale del fiume Po in Piemonte, in particolare da Crissolo a Valenza Po, non solo per una guida alla conoscenza di luoghi, ma anche per proporre spunti insoliti con la teoria del cammino proposta da maestri del pensiero come Duccio Demetrio, Rebecca Solnit e Henry David Thoreau, autori capaci di trasformare ogni viandante, pellegrino o nomade in un vero ricercatore  e cittadino-pensatore della propria esistenza nel mondo.

Camminare è un atto naturale come respirare o dormire, che spesso diamo quasi per scontato. Eppure camminare eretti è la prima grande conquista evolutiva dell’umanità. “La specie umana ha inizio con i piedi” afferma Leroi-Gouran. Partire dalla conquista della postura eretta ha infatti permesso all’Homo Sapiens di liberare l’azione delle mani e avere la libertà di muoversi nel territorio. Un territorio sul quale poi ha iniziato a progettare – nella mente e nella realtà – il proprio spazio vitale, creando scenari e nuovi luoghi/paesaggi. Quei paesaggi che trasformano il concetto di wilderness in bellezza di natura.

Camminare è anche la prima semplice pratica che consente di collegare le due dimensioni che stanno alla base della nostra esistenza: il tempo e lo spazio. Ma non solo. Nell’appassionato libro di Rebecca Solnit sulla “Storia del camminare” si legge ”La cosa più ovvia e più oscura del mondo è questo camminare, che si smarrisce così facilmente nella religione, la filosofia, il paesaggio, la politica urbana, l’anatomia, l’allegoria e il crepacuore”. Le metafore della cesellatura umana attraverso il camminare sono davvero tante e la filosofia è nata “in cammino”, perfezionandosi con Socrate nelle strade di Atene, nelle dispute sotto i portici dell’Accademia di Platone, nei giardini di Epicuro, nelle agorà di Alessandria e lungo i silenziosi chiostri delle Abbazie.

Camminare sul suolo terrestre è l’azione che innesca la miccia dell’ “esplorazione” quando -  giunti al confine del conosciuto – arriviamo a voler scoprire l’ignoto, trasformando il nostro puro cammino in una dimensione più alta di interpretazione estetica, capace di mobilitare i nostri più intimi rimandi alla storia dell’arte, della letteratura e dell’iconografia immaginifica. E oltre a ciò, non va dimenticato il conseguente intelligere emotivo con gli spazi naturali attraverso la dimensione sensoriale percettiva. Una esperienza capace di sollecitare olfatto, tatto e udito, oltre che la vista, innervandoci di memorie ataviche e archetipiche.

Utilizzare il cammino come grimaldello di apertura della mente – cervello o anima che sia,  permette di riscoprire – in particolare dall’800 in poi in Europa e negli Stati Uniti – il piacere del cammino meditabondo, senza l’aspettativa di una meta precisa o di un itinerario prestabilito, per ripensare al proprio esistere e guardare con occhi diversi le cose e il mondo.

Camminare lungo il Po aiuta a scoprirne l’essenza. Un viaggio fra parti nobili (e qualche volta meno nobili) delle aree verdi lambite da questo straordinario fiume. Magari trasformandosi da podista, trekker, turista o semplice camminatore in ambasciatore di un nuovo approccio alla natura, più utile al futuro di tutti.

Firmando a quattro mani questo lavoro, abbiamo cercato di stilare – da naturalista e da umanista -  dodici itinerari di semplice accesso e facili da percorrere, utilizzando l’atto del cammino come ricerca quotidiana di un più consapevole approccio fisiologico, civile e spirituale verso il paesaggio e la natura. Una visione sulla sostenibilità dell’Uomo nella Biosfera che anticipa la Candidatura a Mab UNESCO del geomarchio CollinaPo promosso dal Parco regionale del Po e della Collina Torinese. Una proposta di viaggio “a km zero” che rilancia il contatto olistico con l’ambiente e il territorio in cui viviamo. Ci auguriamo che questo tassello di itineranza lungofiume contribuisca a fortificare la coscienza ambientale di chi abita o transita in questi luoghi, anche attraverso la scoperta e osservazione delle brutture che convivono ad aggi lungo il tratto di fiume Po.

Ippolito Ostellino* e Monica Nucera Mantelli**

*Dottore in Scienze Naturali, direttore di parchi e riserve naturali della Regione Piemonte, prima delle aree protette del cuneese e oggi dell’ente del Parco del Po e della Collina torinese.

**Giornalista pubblicista, esperta di valorizzazione territoriale e di facilitazione di reti tra arti, beni culturali e imprese.

 

 

 

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