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Un’auto (a idrogeno) per sfuggire all’apocalisse. Intervista a Gianluigi Ricuperati

ottobre 14, 2011 Rubriche, Very Important Planet

Scrittore, giornalista, eclettico opinionista dai modi gentili e dai pensieri coraggiosi. Gianluigi Ricuperati, 33 anni e un primo fortunatissimo romanzo in libreria, “Il mio impero è nell’aria” (Minimum Fax, 305 pp., 15 €), dopo anni in cui si è dedicato al saggismo di vario genere, sui temi dell’ambiente ha l’approccio dello scettico. Nessuna retorica, molta onestà: le società occidentali, pigre, dovrebbero e potrebbero fare molto di più per preservare i disastri ecologici. Un “mea culpa” collettivo e sincero, che parte, prima di tutto, da se stesso e dalla sua quotidianità di torinese che ama “le comodità”.

D) Gianluigi Ricuperati, ti definisci un ecologista?

R) Lo sono meno di quanto sarebbe corretto essere. Dovrei usare la bicicletta ma non lo faccio. Prendo un centinaio di aerei all’anno. No, non posso definirmi tale. Ma se avessi voce in capitolo, destinerei così tante risorse nella giusta direzione che un giorno qualcuno potrà dirsi ecologista pur prendendo cento aerei all’anno e scorrazzando in giro con Vespa e automobili: all’idrogeno, magari

D) Pensi dunque che saranno le politiche mondiali, i maxi vertici delle grandi potenze, a risolvere i problemi ambientali, oppure l’educazione dei singoli cittadini?

R) Sospetto banalmente che la via efficace risieda a metà strada tra le due opzioni.

D) Quali sono i tuoi gesti quotidiani in favore dell’ambiente?

R) Raccolta differenziata e non buttare cartacce per terra.

D) Hai un tuo “paradiso terrestre”, il paesaggio più bello che hai visto nella tua vita?

R) Sì, sono le Hawaii, che ho visitato l’anno scorso e che mi sembrano il trionfo della coesistenza pacifica di ecosistemi meravigliosamente diversi tra loro.

D) Che rapporto hai con la natura? Fai sport, cammini, vai in montagna, mare, campagna?

R) Mi piacciono i campeggi. Mi piace il calcio, ma non posso più praticarlo con quel sano brutale egoismo che mi permetteva di scartare, dribblare, divertirmi nella più completa caotica danza del sé.

D) Perché?

R) L’asma, stigma di un’infanzia fantastica e piena di letture e immersioni nei fumetti e nelle immagini di ogni tipo, è andata via col finire dell’adolescenza, ma ha lasciato in dono un angoscioso fiato corto, che m’impedisce di giocare come vorrei e forse, nei sogni retroattivi, potrei.

D) La metropoli più sporca che hai visitato o in cui hai vissuto?

R) Tra quelle “civili”, Bologna.

D) Dai un giudizio sulla tua città, Torino, dal punto di vista ambientale. Partiamo dalla Ztl.

R) Ottima. La allargherei imponendo un ingresso costoso a chi viene in auto in centro al sabato e alla domenica, e forse con parte dei proventi si potrebbero sostenere più dignitosamente i servizi delle biblioteche civiche e diversi eventi culturali.

D) E sul servizio bike sharing?

R) Mi sembra formidabile. Da aumentare a dismisura, anche se io vado in Vespa o in taxi o in auto. Ma vedo persone felici inforcare le bici gialle e rilasciarle al loro posto dopo l’uso, in una perfetta esecuzione della partitura di un paese nordico.

D) Quanto a traffico e inquinamento?

R) Sull’inquinamento non mi pronuncio, credo all’amaro verdetto delle statistiche, assai preoccupanti. Sul traffico, a istinto, mi pare di poter dire, con ogni grano di onestà, che ci sono grandi città messe peggio.

D) La letteratura si sta dedicando sempre più ai temi ambientali: ad esempio Ian McEwan, uscito negli scorsi mesi con il nuovo libro “Solar”, ma anche molti italiani, autori di romanzi per lo più catastrofici sulle sorti ecologiche del mondo. Il grande topos della “Natura” è destinato ad acquisire ormai una declinazione apocalittica?

R) Non si deve parlare mai di “ormai” quando si discute di letteratura di qualità. E’ un limite, e nel superamento di tali limiti alligna il senso della ricerca formale, linguistica ed espressiva delle arti, e della letteratura in quanto arte. Il tono apocalittico è parte dell’eredità genetica della sensibilità contemporanea, ma a tutt’oggi ci sono grandi scrittori che lavorano sull’elegiaco puro come fossimo nel Settecento.

D) Hai mai pensato di scrivere un romanzo sul genere?

R) Sì. Ogni tanto capita che mi svegli di notte con qualche idea di un mondo annegato, essicato, petroliferizzato: poi smetto di pensarci quando vengo atterrito piacevolmente dai primi raggi di sole, e d’altro canto realizzo che viviamo già in un mondo del genere, in parte. Ciononostante, il sole il cielo e il paesaggio delle città e delle campagne mi confortano e rendono felice di essere qui, vivo, ora.

Letizia Tortello

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