Home » Impressioni di viaggio »Rubriche » Vietnam: tra dighe e sfruttamento del suolo, la guerra non è ancora finita:

Vietnam: tra dighe e sfruttamento del suolo, la guerra non è ancora finita

gennaio 24, 2013 Impressioni di viaggio, Rubriche

Quando si parla di inquinamento in Asia, si fa solitamente riferimento alla Cina, alle grandi città piene zeppe di motorini fumosi, alle fabbriche che producono ininterrottamente jeans, giocattoli, elettronica.

In Vietnam è un po’ diverso, invece. Oltre a tutto questo, percepibile in forma minore rispetto ai colossi vicini di casa, c’è anche un triste problema, ereditato da un passato neanche troppo lontano.

Il Paese conta circa 331.688 kmq di territorio, di cui l’80% è costituito da colline e montagne, mentre il restante 20% è costituito da pianure, coltivate soprattutto all’altezza del delta del Fiume Rosso a nord e del delta del Mekong a sud. Girare in bus o treno nell’interno del paese significa essere inghiottiti da una vegetazione forte, lussureggiante, rigogliosa e almeno apparentemente sana.

Un territorio che sta riprendendo vita dopo un vero e proprio ecocidio: gli attacchi americani durante la guerra del Vietnam tra il 1962 e il 1971 hanno fatto registrare i danni più gravi mai arrecati all’ecosistema di una nazione; le forze armate hanno riversato più di 70 milioni di litri di erbicida sul 16% del Vietnam del Sud (colpendo anche Laos e Cambogia) allo scopo di distruggere la natura che dava riparo, protezione e sostentamento ai nemici vietcong. Un obiettivo perseguito con determinazione, perché oltre agli agenti chimici (Arancio, Bianco o Blu a seconda del colore riportato sui fusti), l’esercito americano ha messo in campo anche giganteschi bulldozer – chiamati “gli Aratri di Roma” – per fare a pezzi facilmente sia la vegetazione che lo strato superiore del terreno della giungla. Il napalm ha incenerito intere foreste, elefanti compresi, e in montagna sono state provocate frane bombardando o riversando acidi sui rilievi.

Alla fine del conflitto aree intere erano infestate da erbe che i locali chiamavano “erba americana”: il governo ha calcolato che sono stati distrutti 20mila kmq di foreste e terreni agricoli; per non parlare delle conseguenze che queste armi chimiche hanno avuto sulla salute della popolazione, con un numero ingiustificato (e ingiustificabile) di aborti, malformazioni e malattie (cancro negli adulti e leucemie nei bambini), che si sono manifestate nel periodo immediatamente successivo al conflitto.

Forse non riuscirà a far dimenticare tanta violenza neanche il progetto di decontaminazione per eliminare l’Agente Arancio che gli Stati Uniti hanno avviato nella zona di Danang, nel centro del Vietnam, prima iniziativa di questo genere dalla fine della guerra. L’azione legale promossa dalle vittime locali contro i fabbricanti statunitensi della sostanza chimica è stata invece respinta dalla magistratura americana e – anche per questo, verosimilmente – Washington si è sentita in dovere di stanziare 41 milioni di dollari per la decontaminazione, condotta da due aziende statunitensi in cooperazione con il Ministero della Difesa vietnamita. Le porzioni di suolo contaminate saranno scavate e scaldate ad elevata temperatura per distruggere le diossine che vi sono contenute.

A vederla adesso questa natura – da “fuori” - non si immaginerebbe tanta devastazione. Ma se lei ha trovato la forma e la forza di rinvigorirsi, ci pensano ora gli stessi vietnamiti a farle guerra, insieme ai governi cinese e thailandese, che da lontano trasformano, distruggono e modificano.

Ancora lontani dal collasso ambientale, il territorio e la fauna del Vietnam si stanno tuttavia impoverendo a causa dell’eccessivo sfruttamento del suolo e delle pratiche agricole, che privilegiano il disboscamento o l’incendio del terreno, e la caccia illegale. A questo si aggiunge  l’inquinamento che sta causando cambiamenti a livello di ecosistema.

Nel tentativo di evitare una catastrofe ecologica e idrogeologica, il governo, oltre ad aver promosso campagne di sensibilizzazione e educazione, e a sostenere la diffusione di pannelli fotovoltaici, ha deciso di proteggere decine di migliaia di chilometri quadrati di foresta e di creare 87 aree protette all’interno del territorio nazionale, tra parchi e riserve naturali. Un impegno piuttosto irrilevante, purtroppo, rispetto alla voracità e allo sviluppo incontrollato delle potenze dell’”Indocina”, che soprattutto intorno al Mekong si raccolgono e investono.

Sono dodici i nuovi progetti di dighe idroelettriche pianificate lungo il basso Mekong; quattro sono quelle già realizzate in Cina nella provincia dello Yunnan, parte di un progetto che ne prevede, sempre in Cina, altre quattro. E sono diversi i cantieri già partiti, nonostante il dibattito aperto e l’opposizione di molti gruppi della valle, soprattutto vietnamiti.

Il dilemma è sempre lo stesso: costruirle significa produrre energia (e venderla) e questo vuol dire avere nuovi introiti da destinare alla crescita del paese. Però i danni ambientali che ne potrebbero derivare sono giganteschi. Nel bacino del basso Mekong vivono circa 60 milioni di persone la cui vita è legata al fiume, che fornisce l’80% delle proteine necessarie alla popolazione. Dal delta, infatti, arriva il 50% dei prodotti di mare del paese e il 30% di quelli agricoli, inclusi i 20 milioni di tonnellate di riso che rendono il Vietnam uno dei maggiori esportatori al mondo. Il progetto della diga di Son La, nel Nord Ovest del Vietnam, ha già provocato il trasferimento forzato di centomila persone appartenenti a gruppi etnici minori, e la diga Xayaburi nella provincia laotiana settentrionale (il cantiere di 810 m di invaso è stato inaugurato lo scorso dicembre per mano di una società thailandese che investirà 3,5 miliardi di dollari circa e acquisterà il 95% dell’energia prodotta) abbatterebbe di migliaia di tonnellate il pescato annuale con gravi conseguenze per tutte le popolazioni che lungo il fiume vivono di pesca.

A causa di questi progetti e del loro impatto ambientale, il Vietnam è segnalato dalla Banca Mondiale come il secondo paese al mondo (il primo sono le Bahamas) per vulnerabilità rispetto all’innalzamento delle acque. Il direttore generale dell’Istituto di Meteorologia, Idrologia e Ambiente ha spiegato che, se ci fosse un innalzamento di un metro, il 40% del Delta sarebbe sommerso, inclusi gli allevamenti intensivi di gamberi che lungo la costa hanno sostituito le risaie distruggendo le foreste di mangrovie e lasciando la zona scoperta all’erosione dell’Oceano.

La questione è complessa e lo scorso novembre ne hanno discusso ad Hanoi, per due giorni, duecento esperti tra policy makers, rappresentanti delle imprese, delle Ong e soprattutto del mondo accademico, che hanno partecipato al Second Mekong Forum on Water, Food and Energy, da cui è emersa la necessità di dar vita a “una piattaforma regionale per affrontare una sfida comune carica di potenzialità e di rischi”.

Alfonsa Sabatino

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

“I quattro elementi”, uno spettacolo teatrale sul difficile rapporto tra uomo e natura

ottobre 18, 2018

“I quattro elementi”, uno spettacolo teatrale sul difficile rapporto tra uomo e natura

L’associazione Music Theatre International presenta il 26 ottobre 2018, in prima nazionale al Teatro Centrale Preneste di Roma, lo spettacolo “I 4 elementi“, idea artistica di Stefania Toscano, che ne cura la parte coreografica, con drammaturgia e regia di Paola Sarcina, progetto video di Federico Spirito. La teoria dei “4 elementi” della natura costituisce il “pretesto creativo” a cui s’ispira la [...]

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione ambiente-salute”. Un convegno a Roma

ottobre 17, 2018

ISDE: “A Medicina non si insegna la correlazione ambiente-salute”. Un convegno a Roma

Si terrà a Roma, il 19 e il 20 ottobre prossimi, un convegno organizzato dall’Ordine dei Medici di Roma e da ISDE, l’Associazione Medici per l’Ambiente, sul delicato tema ambiente e salute. I “determinanti di salute” e, in particolare, il binomio ambiente-salute sono, infatti, secondo ISDE, scarsamente considerati nei programmi di studio delle facoltà universitarie di [...]

UNCEM e Confindustria portano a Roma la visione della montagna come “luogo di sviluppo sostenibile”

ottobre 16, 2018

UNCEM e Confindustria portano a Roma la visione della montagna come “luogo di sviluppo sostenibile”

Insieme per lo sviluppo delle “Terre Alte”. Oggi, agli Stati generali della Montagna, convocati a Roma dal Ministro delle Autonomie e degli Affari Regionali Erika Stefani, UNCEM e Confindustria Belluno Dolomiti (coordinatrice della rete nazionale di “Confindustria per la Montagna”), presenteranno un documento che evidenzia la necessità di attivare sui territori sinergie tra pubblico e privato per identificare strategie e politiche coerenti a [...]

Restructura 2018: focus su bioedilizia e recupero dei borghi alpini

ottobre 15, 2018

Restructura 2018: focus su bioedilizia e recupero dei borghi alpini

A Torino dal 15 al 18 novembre 2018 il quartiere espositivo del Lingotto Fiere propone la trentunesima edizione di Restructura, il salone nazionale dedicato a riqualificazione, recupero e ristrutturazione in ambito edilizio allestito all’interno dei 20.000 mq del padiglione Oval. Restructura è la manifestazione fieristica B2B e B2C del Nord Ovest che riunisce annualmente i principali interpreti della filiera [...]

“Bologna Award Food Festival”, il cibo come vettore di sostenibilità

ottobre 13, 2018

“Bologna Award Food Festival”, il cibo come vettore di sostenibilità

Dal 14 al 16 ottobre, negli spazi della Fondazione FICO a Bologna,va in scena il festival che racconta il cibo “sostenibile”: Bologna Award Food Festival propone incontri, dialoghi, eventi e un percorso espositivo firmato da Altan. Fra i protagonisti ci saranno il “giardiniere di Versailles”, Giovanni Delù, che ogni giorno accudisce non solo il verde della Reggia del [...]

La “Biennale della Sostenibilità Territoriale” apre al pubblico. Appuntamento all’EnviPark di Torino

ottobre 12, 2018

La “Biennale della Sostenibilità Territoriale” apre al pubblico. Appuntamento all’EnviPark di Torino

Dopo due giornate di lavori al Castello del Valentino, riservate a studenti e ricercatori, la prima edizione della Biennale della Sostenibilità Territoriale di Torino apre al pubblico, con l’appuntamento di oggi alle ore 16,00 all’Environment Park (“Verso il 2020: sostenibilità territoriale tra bilancio e rilancio”). La nuova Biennale ha l’ambizione di diventare un luogo di [...]

Nasce il “Venetian Green Building Cluster”, rete regionale per l’innovazione nell’edilizia sostenibile

ottobre 2, 2018

Nasce il “Venetian Green Building Cluster”, rete regionale per l’innovazione nell’edilizia sostenibile

Imprese, università e associazioni di categoria del Veneto hanno deciso di unire le proprie forze per creare una rete votata all’innovazione nell’ambito dell’edilizia sostenibile. È questa la missione del neonato Venetian Green Building Cluster che riunisce gli operatori veneti della filiera dell’edilizia e delle costruzioni, nell’intento di accelerare la trasformazione “green” dell’intero settore, sostenendo processi di [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende