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Vittorio Cosma: “all’ecologia non bastano i ravanelli biologici, serve la politica”

dicembre 15, 2017 Rubriche, Very Important Planet

Musicista, è nato a Varese l’11 marzo 1965 e nella sua vita ha collaborato con tantissimi gruppi e cantautori: componente della PFM (Premiata Forneria Marconi), storico collaboratore di Elio e le Storie Tese, ma pure di Fabrizio De Andrè, Fiorella Mannoia, Marlene Kuntz, Samuele Bersani, Eugenio Finardi – solo per restare in Italia. E poi le collaborazioni internazionali con Airto Moreira, Miroslav Vitous, Peter Gabriel, l’apertura dei concerti italiani di Miles Davis e l’attività con Stewart Copeland (ex Police) con cui ha formato la band GIZMO. Tornando in Italia, è stato Maestro Concertatore e Direttore Artistico della Notte della Taranta e ha diretto l’orchestra del Festival di Sanremo. I titoli artistici non gli mancano di certo, ma quelli “ambientali”? Il progetto dei DeProducers – con Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia – coltiva l’obiettivo di rendere accessibile la scienza attraverso la musica. Dopo l’esordio discografico nel 2012 con il cd “Planetario“ e lo spettacolo omonimo, arriva “Botanica” (tuttora in programmazione), in collaborazione con Aboca e il Prof. Stefano Mancuso, dove si raccontano le meraviglie del mondo vegetale…

D) Vittorio la tua biografia artistica e professionale è sterminata, non hai mai esitato nello sperimentare nuovi generi e intraprendere collaborazioni anche non musicali. Una versatilità presente anche nel tuo ultimo spettacolo, “Botanica“, ce ne parli?

R) Si basa su un’ idea di fondo molto interessante, ovvero il fatto che viviamo in un momento di forte attenzione per l’estetica (molto vuoto e tante cose passeggere ed effimere). Noi, in questo periodo storico molto liquido,  abbiamo scelto invece di parlare di scienza. Si tratta di un argomento forte,  c’è bisogno di andare oltre la forma canzone. E funziona. A Brescia abbiamo avuto il tutto esaurito, erano tutti in silenzio, applaudivano anche nei passaggi più difficili. Alla fine chi viene a vederci oltre a sentire della buona musica apprende concetti, sapere, informazioni. Lo spettatore se ne torna a casa sapendo come funziona la fotosintesi ed il modello di sviluppo di una società vegetale: uguaglianza di base nella libertà. In altri termini parliamo di contenuti con la musica. Anche con “Planetario“, abbiamo molti altri capitoli da scrivere e portare in scena…

D) La natura al centro dello spettacolo, la vedi in pericolo? Quali sono, secondo te, i rischi maggiori che corre l’ecosistema?

R) Più che una cosa sola, più che un fattore fisico il pericolo arriva da questa “legge della giungla” che crea poveri e povertà. Si produce infelicità con questa deregulation che non tutela tutto quello che è bene pubblico e statale. Se l’unico  valore è il  guadagno c’è perdita di coscienza tra i cittadini con l’esaltazione del privato che però vuol dire privare. Nel mondo vegetale non esiste il verticismo, ma la convivenza. In botanica citiamo Marx: “a ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”. Questo vale in natura…

D) Cosa fai di ecologico nella tua vita quotidiana?

R) Piccole cose come la raccolta differenziata dei rifiuti, l’attenzione  massima al consumo dell’acqua, ho utilizzato lampadine a risparmio energetico ed ora sono passato ai led. Uso poco l’automobile, mi limito solo a quando devo andare a suonare in quei paesi che non sono collegati con il treno. Sto pensando di prendere un’auto elettrica, ma solo quando i costi saranno più accessibili. Infine mi devono dare una targa di benemerenza per tutto il cibo solidale, equo, ecologico che ho comprato negli ultimi 30 anni!

D) Sono dei comportamenti lodevoli e utili, ma pensi che la “rivoluzione ecologica” possa arrivare dagli individui, “dal basso”, o serve ancora un ruolo di guida della politica?

R) Sicuramente le scelte individuali sono importanti, ma serve soprattutto la politica, le norme, le leggi che disciplinano l’ambito collettivo. In caso contrario si riduce tutto alla dimensione individualista. E soprattutto il singolo non può cambiare tutto: non dipende da me se si  producono milioni di automobili e siamo circondati da autostrade. Queste sono molto inquinanti, faccio l’esempio dell‘inceneritore di Brescia: inquina poco rispetto all’autostrada che passa di fianco! E’ necessario un processo politico ampio, non bastano le scelte della vita quotidiana, io posso anche comprare tutti i ravanelli biologici di questo mondo, ma il cambiamento è tutta un’altra cosa…

D) Ok, servono le leggi e l’azione politica, ma cosa mi dici del ruolo di artisti e intellettuali? Voi musicisti riuscite ad incidere con i vostri spettacoli?

R) Con “Botanica” cerchiamo di farlo, si tratta di un semino, ma le persone dopo lo spettacolo guardano le piante con occhi diversi. E sono loro che determinano la vita: tutto quello che succede intorno a noi lo dobbiamo alle piante, esclusivamente a loro e pochi lo sanno. Le piante non spariranno, loro resisteranno, potremmo sparire noi, morirà la specie umana. Ma le piante no, perché sono più organizzate…

Gian Basilio Nieddu

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