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Yo Yo Mundi: in teatro per raccontare “la solitudine dell’ape”

febbraio 14, 2014 Rubriche, Very Important Planet

Dopo una lunga carriera e un impegno costante sui temi ambientali, gli Yo Yo Mundi, storico gruppo folk rock italiano, inizieranno tra poco un tour in tutta Italia per denunciare la situazione delle api, continuamente a rischio sopravvivenza a causa dell’uso dei neonicotinoidi. Lo spettacolo “La solitudine dell’ape”, realizzato in collaborazione con Unaapi (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), sarà presentato il 5 marzo a Castel San Pietro Terme (Bologna) in occasione del Simposio mondiale sull’apicoltura biologica e debutterà l’8 marzo a Genova al Teatro della Tosse.  Un progetto che, dice Paolo Archetti Maestri, voce e chitarra della band, vuole “raccontare la situazione delle api con rigore e leggerezza”, spiegando cosa succederebbe a tutti noi – compresi quelli che non mangiano miele – se questi preziosi insetti scomparissero. E svelare come i problemi che stanno complicando di molto la loro vita siano la metafora dei guai in cui è immerso anche l’uomo contemporaneo.

D) Com’è nato questo spettacolo?

R) Tutto è cominciato grazie a Gaia, nipote di un apicoltore che vive dalle nostre parti. Ha sentito la nostra canzone “La solitudine dell’ape” e ne ha parlato allo zio. Da lì è iniziato un giro di telefonate con associazioni di apicoltori che ci chiedevano di usare la canzone nei loro convegni. Poi abbiamo incontrato il presidente di Unaapi Francesco Panella per capire come potevamo collaborare e ci è venuto in mente di realizzare un spettacolo di teatro-canzone. Così, abbiamo coinvolto il bravissimo Andrea Pierdicca ed Alessandro Hellmann, che già avevano lavorato insieme allo spettacolo “Il fiume rubato”, e poi il regista Antonio Tancredi. Abbiamo posto un’attenzione quasi maniacale alla parte scientifica, perché volevamo approfondire e dare informazioni corrette. Abbiamo voluto fare uno spettacolo che coniughi la leggerezza con contenuti rigorosi e verificati, anche se molto alleggeriti dagli aspetti più tecnici. Il male della nostra epoca è viaggiare sempre a pelo d’acqua e non spingersi mai oltre per approfondire.

D) Parlando di superficialità, in effetti anche la questione delle api è spesso trattata in modo sommario, senza approfondire le possibili conseguenze di una loro scomparsa. A partire dal rischio per l’intero sistema alimentare, causato dal venire meno dell’attività di impollinazione. Lo avete riscontrato anche nella preparazione di questo spettacolo?

R) Sì, assolutamente. In un mondo dominato dalle grandi lobby, succede che la storia delle api sui grandi giornali finisca dopo pagina 20 e venga presentata come un mero problema di business, mentre in realtà è un tema che riguarda tutti noi. Noi stessi abbiamo fatto un errore, frutto dei meccanismi dell’informazione contemporanea: ai nostri concerti presentavamo “La solitudine dell’ape” dicendo che secondo Einstein, quando sarà scomparso l’ultimo di questi insetti il mondo sarà vicino all’autodistruzione. In realtà, Francesco Panella ci ha spiegato che Einstein non ha mai detto niente di simile: un apicoltore in un volantino aveva scritto che se lo scienziato fosse ancora vivo lo direbbe. Eppure, se si cerca su Google, la frase viene attribuita allo studioso. Un episodio che racconta come oggi siamo tutti avvolti da un rumore informativo di fondo, in cui è difficile districarsi…

D) Tra poche settimane ci sarà la prima dello spettacolo. Quanto è durata la preparazione?

R) In tutto ci sono voluti tre anni, è stato un lavoro lungo, in certi momenti faticoso, anche se ovviamente per noi bellissimo. C’è stata una grossa attività di costruzione. togliere, aggiungere, integrare. Per scrivere lo spettacolo e migliorarlo abbiamo deciso che il modo migliore era farlo viaggiare, vista anche l’importanza che il tema del viaggio ha per le api. Per produrre un chilo di miele, percorrono una distanza pari al giro del mondo: così, abbiamo fatto una ventina di repliche, tra festival biologici, convegni e Terra Madre. Volevamo che lo spettacolo si colorasse di emozioni, idee, contributi. L’8 marzo a Genova presenteremo lo spettacolo completo, con tutte le canzoni che abbiamo scritto, e da lì lo porteremo in giro il più possibile, contiamo molto anche sulle scuole. Stiamo anche preparando un mini cd con alcune canzoni e le registrazioni di due momenti dello spettacolo, a cui seguiranno il dvd dello spettacolo e un cd con gran parte delle musiche e delle scene del progetto.

D) Quali sono i temi principali che affrontate ne “La solitudine dell’ape”?

R) Le api sono una grande risorsa, perché con la loro leggerezza e la loro dolcezza permettono di raccontare cose con meno fatica rispetto ad altri contesti, e arrivare con più facilità all’attenzione delle persone. Oltre alla situazione delle api, messe in grave pericolo dall’uso dei neonicotinoidi, parliamo anche di biodiversità, dell’importanza di un’alimentazione che non offenda il Pianeta e non metta a rischio la salute: argomenti con cui speriamo di stimolare la curiosità degli spettatori e far loro capire che non si tratta di mangiare o meno il miele, ma è un discorso molto più ampio che ci investe tutti. Un altro tema forte, che affrontavamo già nella canzone da cui è nato tutto, è quello che le api possono insegnarci: come loro, anche noi siamo disorientati dai veleni di quest’epoca e non abbiamo più un alveare a cui tornare. La situazione delle api è la metafora dell’appiattimento di questa società, che non ha creato individui, ma solitudini. Dalle api possiamo imparare l’importanza di costruire qualcosa per la collettività, per il domani, cosa che abbiamo totalmente disimparato. Se mio nonno piantava un albero per il nipote che forse non avrebbe mai visto, noi oggi lo piantiamo per l’ombra o per i frutti.

D) Non è la prima volta che vi occupate di temi ambientali. Su quali vorreste lavorare ancora?

R) Sicuramente sul tema dell’acqua: il nostro prossimo disco avrà tanti ricordi di fiumi. Pensiamo che sia necessario fare di tutto per scongiurare una prossima guerra mondiale per accaparrarsi le risorse idriche. Quello che ci stupisce però è che non siano molti gli artisti che si occupano di ambiente. Scrivere d’amore non è solo parlare di relazioni sentimentali in senso stretto: l’amore è anche quello per il nostro Pianeta.

Veronica Ulivieri

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