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Zanko, rapper multiculturale con un’anima ambientalista

Nato a Milano da genitori siriani, Zanko è uno dei pionieri in Italia del rap multilingue (italo-franco-arabo). Il suo MetroCosmoPoliTown, uscito nel 2009, è il primo album di un artista di origine straniera cantato sia in italiano sia nella propria lingua d’origine e allo stesso tempo un album profondamente multietnico, con la partecipazione di 9 artisti da 4 continenti diversi, 6 dei quali della cosiddetta seconda generazione, ovvero figli di immigrati nati o cresciuti in Italia. Ospite della fiera  Fa’ la cosa giusta a Milano dal 13 al 15 marzo, Zanko racconta a Greenews.info del suo intervento: “Sarò un ospite musicale, vado a suonare e a mostrare un video. Ho scelto di partecipare a questa fiera perché ci sono affezionato: la conosco da tempo, il consumo equo solidale e sostenibile mi interessa e in generale tratta temi cui sono legato”.

D) Zanko, appartieni a territori molto diversi fra loro: da una parte l’Italia, dall’altra la Siria. Cosa significano per te territorio, appartenenza, identità?

R) L’identità fa parte di te, è la tua essenza. Ognuno di noi ha un temperamento. Mentre il carattere è ciò che tu sei in divenire, è una cosa mutevole, dinamica che cambia ogni giorno. Le esperienze che io ho avuto il piacere di vivere in Italia, in Siria, a Parigi, sono servite a cambiarmi, anche in meglio, e quindi ad arricchire la mia identità, a darle più sfumature. Per quanto riguarda il territorio, è una parola che lego molto al concetto di comunità. Per me rappresenta qualcosa che è legata a un certo tipo di cultura,con certe tradizioni, anche alimentari, che cambiano lentamente nel tempo. Per fare un esempio, nel nostro Sud si coltiva il pomodoro, un prodotto diventato simbolo dell’Italia ma che originariamente è stato importato dall’America. Quindi territorio per me è un concetto legato alla cultura, ai prodotti locali, all’ambiente circostante.

D) Ultimamente, quando si parla di Islam si parla spesso di Isis, senza spiegare che l’Islam moderato è altra cosa. Nella cultura islamica, come viene concepita la natura? E qual è il rapporto dell’uomo con l’ambiente?

R) La natura nel mondo musulmano ha un’importanza cosmologica: noi tutti facciamo parte di un insieme creato da un essere superiore. È vista come contenitore armonioso che si collega all’uomo e il tutto fa parte di un disegno divino. Un elemento naturale che viene molto valorizzato nella cultura musulmana è l’acqua, considerata preziosa quasi quanto il petrolio, perché sorgente di vita nel vero senso della parola.

D) Cosa pensi che la cultura occidentale potrebbe imparare da quella dell’Islam, soprattutto per quanto riguarda l’ecologia?

R) Ho capito che tutti possono imparare da tutti. Per esempio gli occidentali potrebbero imparare proprio il rispetto dell’acqua, un elemento che invece sottovalutano e danno per scontato. In generale potrei affermare che la cultura occidentale potrebbe imparare a ridurre i consumi. In Siria, ma anche nei paesi arabi in cui ho viaggiato, c’è un consumo più consapevole, una condizione che secondo me deriva dalla poca disponibilità di risorse. Al contrario, in Occidente, dove c’è molta abbondanza, questo rispetto manca. Credo che questo momento di crisi generalizzata abbia dato agli occidentali la possibilità di riconsiderare i loro consumi e, di conseguenza, di rispettare di più anche l’ambiente: si consuma meno benzina perché costa, ma nel frattempo si inquina meno; chi prende la bicicletta fa un favore a tutta la comunità. L’eccessiva abbondanza ha generato consumi sfrenati anche nell’alimentazione. In Occidente il cibo viene buttato via con molta facilità, al contrario dei paesi arabi dove esiste un rispetto profondo per il cibo, probabilmente retaggio del Ramadan. È difficile che un bambino educato a digiunare tutto il giorno non attribuisca al cibo un valore importante. Viceversa, il mondo islamico potrebbe imparare dall’Occidente il rispetto per l’ambiente con l’uso di politiche ambientali ad hoc: penso per esempio al riciclo, che in Italia è una realtà. Nei paesi arabi non c’è l’abitudine a pensare all’ambiente come un luogo pulito di cui avere cura.

D) Nelle tue canzoni hai mai parlato di temi ambientali?

R) Mi capita di parlare di ambiente. Ho fatto una canzone sull’acqua per esempio, intitolata Hh2O, dove l’acqua rappresenta metaforicamente la sorgente di vita di ognuno di noi. È un elemento naturale cui mi sento molto legato, adoro le città con corsi d’acqua, adoro il mare. Quando ho scritto questa canzone ho riflettuto su quante cose può essere per noi l’acqua. È sicuramente la vita.

D) Come definiresti ambiente?

R) Ambiente è ciò che ci circonda, il nostro habitat. Ambientarsi significa abituarsi a un habitat, collego quindi questa parola al concetto di abitare un luogo, rispettarlo, farlo proprio.

D) Quali sono le azioni che compi quotidianamente per rispettare l’ambiente?

R) Sono abbastanza attento. Penso che l’educazione dei bambini sia molto importante perché influenzerà il loro stile di vita. Lo dico per esperienza personale: da piccolo l’ora di religione per me era sostituita da un’ora di educazione ambientale. Ho imparato tante cose: come nasce la carta, come si inquina l’aria, il riciclo, la plastica… già da piccolo in casa ero l’ambientalista che ricordava a tutti le buone pratiche per rispettare l’ambiente. E poi appena posso vado molto in bicicletta. La bici è un elemento di felicità, perché ci consente di fare attività fisica, alla base del nostro benessere, ed è un mezzo di trasporto a bassissimo costo, che in questo periodo è una condizione necessaria per la nostra felicità.

D) Quale pensi sia il mezzo  più efficace per diffondere cultura ambientale?

R) Se vogliamo un paese più pulito, più bello e più attraente anche per il turismo, dobbiamo partire dall‘educazione scolastica. Investire in questo canale è senza dubbio utile a tutti.

Daniela Falchero

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