
“Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile”, scriveva Italo Calvino nella terza delle Lezioni Americane, quella dedicata all’Esattezza. Il fenomeno, se è vero che ha, ormai, tristemente pervaso ogni ambito sociale e culturale, è particolarmente acuto quando si parla di cibo. E del marketing per venderlo.
La tendenza pare essersi aggravata negli ultimi tempi, di pari passo con l’aumento della sensibilità del consumatore verso ciò che gli viene proposto nel piatto e nel bicchiere. E la conseguente registrazione di questa sensibilità nelle ricerche di mercato. Mentre, cioè, sempre più consumatori si chiedono da dove vengano ...