
Oggi sono tornata a casa, anzi, un’ambulanza dell’ospedale mi ci ha riportata, forse la stessa che mi prelevò cinque mesi fa quando il mio giardino era nel pieno della fioritura primaverile e i medici, con molta schiettezza, dissero a mia figlia: “Ha poche speranze”.
Nel momento in cui sentii quelle parole non mi preoccupai di farcela, ma pensai a chi avrebbe curato il giardino. Che fine avrebbe fatto il mio ciliegio, quello davanti alla finestra della camera da letto. Non doveva morire, era il mio compagno di vita, sapeva tutto di me, ogni segreto. Al mattino gli raccontavo i miei sogni, gli chiedevo consigli per la giornata e alla ...