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	<title>Greenews.info &#187; Fao</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Nuovo Rapporto Ocse-Fao: ancora prezzi elevati per 10 anni</title>
		<link>http://www.greenews.info/rassegna-stampa/nuovo-rapporto-ocse-fao-ancora-prezzi-elevati-per-10-anni-20110617/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 13:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[Un fantasma si aggira nelle stanze dei bottoni di Ocse e Fao, dove si monitora l’agricoltura mondiale. È la paura per l’instabilità dei prezzi, la loro continua tendenza al rialzo. L’Agricultural Outlook 2011-2020, realizzato dalle due organizzazioni, è stato presentato a Parigi questa mattina.
Il rapporto raccoglie le proiezioni sull’andamento dei mercati di biocarburanti, cereali, oli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-cavoloverde.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20310" title="Courtesy of cavoloverde.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-cavoloverde.it_-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Un fantasma si aggira nelle stanze dei bottoni di <strong>Ocse</strong> e <strong><a href="http://www.fao.org/" target="_blank">Fao</a></strong>, dove si monitora l’agricoltura mondiale. È la paura per l’<strong>instabilità dei prezzi</strong>, la loro continua tendenza al rialzo. L’<strong><a href="http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/agriculture-and-food/oecd-fao-agricultural-outlook-2011_agr_outlook-2011-en" target="_blank">Agricultural Outlook 2011-2020</a></strong>, realizzato dalle due organizzazioni, è stato presentato a Parigi questa mattina.</p>
<p>Il rapporto raccoglie le <strong>proiezioni sull’andamento dei mercati di biocarburanti, cereali, oli vegetali, zucchero, carni, latticini e pesce da qui al 2020</strong>, in caso di normali condizioni meteo, assenza di emergenze di vario tipo e permanenza delle politiche agricole attuali nei vari Paesi. Il timore che la corsa dei prezzi agricoli non si fermi aleggia in ogni pagina:  «Il periodo di alta volatilità nei mercati delle <em>commodity</em> agricole dura ormai da cinque anni. <strong>I prezzi alti e instabili delle materie prime sono chiaramente tra i temi più importanti che oggi i governi si trovano a fronteggiare</strong>. (…) I prezzi rimarranno probabilmente a un livello più alto nel prossimo decennio rispetto a quello precedente».</p>
<p>Gli <strong>aumenti</strong>, in termini reali, andranno dal +20% di cereali come il mais al + 30% per il pollame rispetto al decennio precedente. Con effetti negativi per l’intero sistema mondiale: «<strong>Periodi prolungati di prezzi alti potrebbero rendere più difficile il raggiungimento di una <a href="http://www.greenews.info/eventi/la-competizione-tra-food-security-e-sviluppo-sostenibile-secondo-barilla-20110617/" target="_blank">sicurezza alimentare globale</a></strong>, esponendo i consumatori poveri a un rischio più alto di malnutrizione». Ma quali sono le cause di questa tendenza? I fattori sono diversi: «<strong>Condizioni meteo, produzione, scorte, prezzi dell’energia</strong>». E in molti chiedono che chi governa trovi una soluzione: «L’instabilità dei prezzi, associata al tendenziale aumento della domanda ed alle speculazioni finanziarie legate al commercio delle materie prime agricole dovrebbe essere pressante monito per i governi perché si recuperi <strong>l’importanza strategica dell’agricoltura</strong>», ha sottolineato ieri il presidente della <strong><a href="http://www.cia.it/" target="_blank">CIA</a>, Giuseppe Politi, </strong>durante il <strong><a href="http://www.agi.it/food/notizie/201106171932-eco-rt10211-agricoltura_coldiretti_da_g120_risposta_ad_allarme_ocse_fao" target="_blank">G120 degli agricoltori mondiali</a></strong>.</p>
<p>Questi, secondo l’Outlook, gli altri elementi dello scenario dei prossimi dieci anni: «Le economie mondiali saranno in ripresa rispetto alla crisi globale del 2009», «<strong>la crescita della popolazione continuerà a rallentare</strong>» e «<strong>i prezzi dell’energia tenderanno al rialzo</strong>». Una situazione in cui, sottolinea il rapporto, ci sarà «bisogno di misure a breve termine per aiutare a gestire e mitigare i rischi associati alla volatilità, e di investimenti che guardino più lontano per <strong>migliorare la produttività e la resilienza del sistema agricolo e alimentare globale</strong>». Temi di cui si discuterà i prossimi <strong>22 e 23 giugno a Parigi</strong> durante il <strong><a href="http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.com/dall-italia-e-dal-mondo/2011/06/21/il-22-giugno-apre-il-g20-agricolo-14230.cfm" target="_blank">G20 dei ministri dell’Agricoltura</a></strong>, che proporranno la <strong>creazione di un database pubblico sulle materie prime agricole simile a quello adottato dal mercato petrolifero.</strong></p>
<p>Accanto all’instabilità dei prezzi, l’altro grande tema è l’<strong>emergere sempre più forte dei Paesi in via di sviluppo sui mercati agricoli</strong>: «All’<strong>America Latina</strong>, il motore della crescita degli ultimi anni, si affiancherà probabilmente l’<strong>Europa dell’Est</strong>. Queste due regioni diventeranno fornitori agricoli sempre più importanti nel prossimo decennio». Una prospettiva che preoccupa i Paesi industrializzati: «<strong>I Paesi UE rischiano di ritrovarsi penalizzati da un forte gap produttivo, questa è una grande sfida per la Politica Agricola Comunitaria</strong>», spiega <strong>Marco Guidi</strong>, presidente di <strong><a href="http://www.confagricoltura.it/Pages/default.aspx" target="_blank">Confagricoltura</a></strong>. E in <strong>Asia</strong>, <strong>America meridionale</strong> e <strong>Est Europa</strong>, cambieranno anche le abitudini alimentari dei cittadini: in queste aree «dove i redditi sono in aumento e la crescita della popolazione sta rallentando, crescerà più rapidamente il consumo di cibo pro capite. La domanda salirà soprattutto per oli vegetali, zucchero, carne e latticini» .</p>
<p>Importante è poi il capitolo dei <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/italian-bio-products-nasce-a-crescentino-la-prima-bioraffineria-al-mondo-20110413/">biocarburanti</a></strong>. Si prevede che i continui aumenti del prezzo del petrolio, insieme a specifiche politiche di sostegno, faranno <strong>aumentare la domanda di biodiesel e etanolo</strong>, la cui produzione da qui al 2020 aumenterà, rispettivamente, del <strong>140% e del 70%.</strong>  «Entro il 2020, si stima che il 13% delle farinacee, il 15% degli oli vegetali e il 15% delle canne da zucchero saranno utilizzati per produrre biocarburanti». Un settore che, sottolinea Guidi, si svilupperà molto, perché «<strong>prima di avere auto elettriche in quantità adeguata, dovremo risolvere il problema più vicino dei carburanti».</strong></p>
<p>Il rifiuto del <strong>nucleare</strong> imposto in Italia dal <strong>referendum</strong>, così come lo <strong>stop alle centrali entro il 2022 in Germania </strong>e il 2034 in Svizzera farà crescere l’importanza delle energie rinnovabili, tra cui ci sono le <strong>agroenergie</strong>. Di questo, il rapporto Ocse-Fao non parla, ma è indubbio che il tema, soprattutto in Europa, è di grande attualità. «L’Italia deve darsi una politica energetica: servono leggi più precise e di più ampio respiro, perché questi investimenti hanno tempi di resa lunghi. E poi <strong>serve una politica precisa sui <a href="http://www.greenews.info/normative/sottoprodotto-sara-lei-20101126/">sottoprodotti dell’agricoltura</a></strong>, <strong>che potrebbero diventare una fonte di produzione di energia</strong>. È un’attività che attira molti giovani, e che diventa utile come<strong> integrazione del reddito dell’agricoltore</strong>. Se verranno prese misure adeguate, il settore agricolo ha le carte in regola per diventare, nel 2020, completamente autonomo dal punto di vista energetico», continua Guidi di Confagricoltura. E secondo <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/coldiretti-dai-campi-energia-per-sostituire-3-centrali-20110616/">uno studio presentato qualche giorno fa da Coldiretti</a></strong>, «<strong>dalle campagne italiane è possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari</strong>, con il diretto coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Allarme FAO per prezzi alimentari</title>
		<link>http://www.greenews.info/notizie-brevi/allarme-fao-per-prezzi-alimentari-20110203/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 14:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[prezzi alimentari]]></category>

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		<description><![CDATA[I prezzi alimentari hanno battutto i livelli record già raggiunti nel 2008.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I prezzi alimentari hanno battutto i livelli record già raggiunti nel 2008.</p>
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		<title>La FAO presenta il rapporto sullo stato delle foreste nel mondo (SOFO)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 05:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo essenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali.  Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO Lo stato delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/02/Courtesy-of-FAO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16072" title="Courtesy of FAO" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/02/Courtesy-of-FAO-210x300.jpg" alt="Courtesy of FAO" width="210" height="300" /></a>I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo essenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali.  Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO <em><a title="Il rapporto completo" href="http://www.fao.org/docrep/013/i2000e/i2000e00.htm" target="_blank"><strong>Lo stato delle risorse forestali mondiali</strong></a></em> (SOFO 2011), presentato ieri a <strong>New York</strong> nel corso della cerimonia che ha aperto l&#8217;Anno Internazionale delle Foreste.</p>
<p>&#8220;Nel corso dell&#8217;Anno Internazionale delle Foreste sarà importante riuscire a mettere in evidenza il rapporto che esiste tra le persone e le foreste ed i benefici che possono derivare quando le foreste sono gestite dalle popolazioni locali in modo sostenibile ed innovativo&#8221;, ha affermato <strong>Eduardo Rojas</strong>, Vice Direttore Generale della <strong>FAO</strong>, del Dipartimento Foreste.</p>
<p><strong>Verso un&#8217;economia &#8220;più verde&#8221;</strong><strong></p>
<p></strong>L&#8217;accresciuto interesse per la sostenibilità sociale ed ambientale offre all&#8217;industria forestale una grande opportunità di rinnovarsi e ristrutturarsi, non solo per riuscire a rispondere alle esigenze del XXI secolo, ma anche per far cambiare la percezione di molti consumatori che spesso hanno sensi di colpa nell&#8217;usare il legno, poiché ritengono sbagliato dal punto di vista etico tagliare gli alberi.</p>
<p>Il rapporto FAO sottolinea come, al contrario, <strong>l&#8217;industria forestale possa essere parte importante di un&#8217;economia &#8220;più verde&#8221;</strong>, e come i prodotti legnosi abbiano caratteristiche ambientali che possono interessare le persone.  Il legno ed i prodotti legnosi in quanto materiali naturali provengono da risorse rinnovabili che immagazzinano carbonio, e possono essere riciclati.</p>
<p><strong>Una maggiore efficienza energetica</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>L&#8217;industria forestale risponde alle molte preoccupazioni sollevate dal punto di vista ambientale e sociale cercando di migliorare l&#8217;uso delle risorse nella direzione di una loro maggiore sostenibilità, facendo maggiore uso di materiali da scarto per i propri prodotti, aumentando l&#8217;efficienza energetica e riducendo le emissioni.</p>
<p>Ne è un esempio il fatto che nel 2010 il 37 per cento del totale della produzione forestale è derivata da carta riciclata, scarti di legno e fibre non legnose, e questa percentuale è probabile possa arrivare al 45 per cento nel 2030, principalmente in <strong>Cina</strong> ed <strong>India</strong>.</p>
<p>Non solo, ma la maggior parte dei prodotti legnosi solidi, come segatura e compensato, vengono adesso prodotti con un relativo basso impiego di energia, e questo vuol dire che la loro produzione ed il loro uso ha un&#8217;impronta di carbonio bassa, ulteriormente rafforzata dal fatto che i prodotti legnosi immagazzinano carbonio.  La produzione di carta e di pasta di cellulosa ha una più alta intensità energetica ma vi è crescente pressione affinché si riducano l&#8217;intensità energetica e le emissioni di carbonio mediante l&#8217;adozione di migliori tecnologie e lo scambio di quote d&#8217;emissione.</p>
<p>Molti governi ritengono che l&#8217;industria forestale abbia in sé la potenzialità di promuovere una &#8220;economia più verde&#8221; mediante per esempio l&#8217;impiego di <strong>bioenergia</strong>, di attività di promozione del legno e di nuovi prodotti e biomateriali legnosi.</p>
<p><strong>Ridurre le emissioni e sostenere le comunità locali</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>Il rapporto FAO sottolinea la necessità che si intervenga al più presto per proteggere le foreste, che offrono mezzi di sostentamento alle comunità locali, dagli effetti del cambiamento climatico.</p>
<p>Le recenti decisioni prese a <strong>Cancun</strong> nel dicembre 2010 sul REDD+ (<em>Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado delle foreste</em>) dovrebbero essere inserite in una più ampia riforma della <em>governance</em> forestale e <strong>consentire la partecipazione delle popolazioni indigene e delle comunità locali</strong>.  Secondo il rapporto, i loro diritti dovrebbero essere rispettati in tutte le attività e strategie nazionali del REDD+.</p>
<p>Secondo il rapporto i paesi dovranno adottare leggi per chiarire i cosiddetti &#8220;<em><strong>carbon rights</strong></em>&#8221; ed assicurare una distribuzione equa di costi e benefici dai programmi REDD+.</p>
<p><strong>Sottovalutate le strategie di adattamento </strong><strong></p>
<p></strong>Mentre gli interventi forestali previsti dal <strong>REDD+ </strong>per mitigare gli effetti del cambiamento climatico stanno ricevendo attenzione e finanziamenti, il ruolo delle foreste nell&#8217;adattamento al cambiamento climatico nonostante sia decisivo è stato spesso sottovalutato dai governi.  A questo riguardo il rapporto sottolinea l&#8217;importante contributo delle foreste al raggiungimento di strategie nazionali di adattamento.</p>
<p>Adeguate misure forestali possono ridurre l&#8217;impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e settori della società particolarmente vulnerabili.  Se per esempio si mettesse un <strong>freno all&#8217;abbattimento delle mangrovie</strong> (un quinto delle quali dal 1980 ad oggi si stima sia andato perduto) aiuterebbe a proteggere le coste dalle tempeste sempre più intense e dagli tsunami che sempre più frequenti le colpiscono.  Piantare foreste ed alberi a fini di protezione ambientale e per produrre reddito potrebbe aiutare le popolazioni povere che vivono in paesi aridi ad essere meno soggetti alla siccità.</p>
<p>Tra gli esempi positivi di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo il rapporto cita lo sviluppo e la conservazione delle mangrovie in <strong>Bangladesh</strong>, la prevenzione degli incendi boschivi a<strong> Samoa</strong> ed i programmi di rimboschimento ad<strong> Haiti</strong>.</p>
<p>Il rapporto fa notare che il legame esistente tra foreste, condizioni di vita rurali e stabilità ambientale evidenzia la necessità di un robusto sostegno finanziario alle misure di adattamento forestale al cambiamento climatico.</p>
<p>&#8220;Senza questa dovuta attenzione alle questioni ed istanze a livello locale, vi è il rischio di corrodere modi tradizionali di vita e minacciare alcune delle foreste tra le più varie dal punto di vista biologico e tra le più importanti dal punto di vista ambientale&#8221;, conclude il rapporto.</p>
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		<title>FAO analizza le emissioni di gas serra del settore caseario</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 06:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Burgassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Greenhouse gas emissions from the dairy sector]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo rapporto pubblicato dalla FAO denuncia che il settore lattiero-caseario incide per circa il quattro per cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall&#8217;uomo.  Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-FAO.JPG"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-FAO.JPG"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-FAO1.JPG"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7151" title="Courtesy of FAO" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-FAO1-150x150.jpg" alt="Courtesy of FAO" width="150" height="150" /></a>Il <a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-FAO.JPG"></a><a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf" target="_blank"></a><a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf">nuovo rapporto</a><a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf"><strong></strong></a><strong> </strong>pubblicato dalla <a href="http://www.fao.org/">FAO</a> denuncia che il settore lattiero-caseario incide per circa il quattro per cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall&#8217;uomo.  Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema.</p>
<p>Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il <strong>2,7 per cento</strong> alle emissioni di gas serra antropogene globali.</p>
<p>Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso <strong>1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio</strong> (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne.  L&#8217;emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra.</p>
<p>La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari è stimata a<strong> 2.4 kg di CO2 equivalenti</strong>.</p>
<p>Il metano è il gas che contribuisce più di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il <strong>52 per cento delle emissioni di gas serra</strong> sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.  Il protossido d&#8217;azoto contribuisce per il 27 per cento alle emissioni serra nei paesi sviluppati e con il 38 per cento in quelli in via di sviluppo.  Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei paesi sviluppati (21 per cento) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10 per cento).</p>
<p>Il rapporto FAO &#8220;<strong>Greenhouse gas emissions from the dairy sector</strong>&#8221; copre tutti i maggiori sistemi produttivi caseari dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi.  Prende in esame l&#8217;intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni a livello di allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti.  Il margine di errore stimato è circa 26 per cento.</p>
<p>&#8220;Il rapporto è uno strumento importante per capire ed identificare le opportunità per ridurre l&#8217;impatto ambientale del settore lattiero-caseario, continuando a fornire al tempo stesso prodotti alimentari sicuri e nutritivi&#8221;, afferma <strong>Samuel Jutzi</strong>, Direttore della Divisione FAO Produzione e salute animale.</p>
<p>Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico.  Il passo successivo sarà quello di usare un approccio simile per quantificare le emissioni di gas serra associate ad altre specie di bestiame, come i bufali, il pollame, i piccoli ruminanti ed i suini.  Per verificare l&#8217;efficacia e le implicazioni per l&#8217;economia rurale e per il commercio delle opzioni politiche, saranno svolte modellizzazioni economiche.  Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011.</p>
<p>Già nel suo rapporto del 2006 &#8220;<em><strong>Livestock&#8217;s Long Shadow</strong>&#8220;</em>, la FAO aveva scoperto che il 18 per cento di tutte le emissioni di gas serra erano causate dal settore zootecnico, prendendo in considerazione l&#8217;intero ciclo vitale aggregato.  Il rapporto finale sulle emissioni di gas serra impiegherà lo stesso approccio, ma utilizzando dati aggiornati e fornendo un&#8217;analisi disaggregata dei diversi sistemi produttivi, nonché indicando soluzioni per i produttori, per l&#8217;industria di trasformazione e per gli organi politici.</p>
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		<title>Rapporto Fao: deforestazione in calo, ma il pericolo rimane alto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 22:11:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A livello globale la deforestazione, causata  prevalentemente dalla conversione delle foreste tropicali in terra agricola, negli ultimi dieci anni è diminuita, tuttavia in molti paesi continua ad una tasso allarmante, ha reso noto ieri la FAO.
A livello mondiale, nel decennio 2000-2010, ogni anno circa 13 milioni di ettari di foreste sono stati convertiti ad altro uso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/03/foto3.JPG"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6267" title="deforestazione, Courtesy of Credit must be given:©FAO/Florita Botts Trees destroyed for hillside rice cultivation. Rice is grown for 2-3 years on steep slopes, until the soil is exhausted. The fields are then abandoned" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/03/foto3-150x150.jpg" alt="deforestazione, Courtesy of Credit must be given:©FAO/Florita Botts Trees destroyed for hillside rice cultivation. Rice is grown for 2-3 years on steep slopes, until the soil is exhausted. The fields are then abandoned" width="150" height="150" /></a></span>A livello globale la deforestazione, causata  prevalentemente dalla conversione delle foreste tropicali in terra agricola, negli ultimi dieci anni è diminuita, tuttavia in molti paesi continua ad una tasso allarmante, ha reso noto ieri la <strong>FAO</strong>.</p>
<p>A livello mondiale, nel decennio 2000-2010, ogni anno circa 13 milioni di ettari di foreste sono stati convertiti ad altro uso, o sono andati perduti per cause naturali, rispetto ai circa 16 milioni di ettari l&#8217;anno perduti nel decennio precedente.  Questi sono alcuni dei <a href="http://www.fao.org/forestry/static/data/fra2010/KeyFindings-en.pdf" target="_blank"><strong><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #004673;">risultati </span></strong></a>a cui è giunto il rapporto della FAO <a href="http://www.fao.org/forestry/fra/fra2010/en/"><strong><em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #004673;">Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali 2010</span></em></strong></a>, lo studio (che copre 233 paesi e territori) più attendibile ed esaustivo sinora disponibile sulle risorse forestali del pianeta.</p>
<p>Il Brasile e l&#8217;Indonesia, che negli anni &#8217;90 registravano la più alta perdita netta di foreste, hanno ridotto in modo significativo i loro tassi di deforestazione.  Inoltre, grazie agli ambiziosi programmi di riforestazione della Cina, dell&#8217;India, degli Stati Uniti e del Vietnam &#8211; insieme con l&#8217;espansione naturale delle foreste in alcune regioni &#8211; ogni anno si sono aggiunti oltre sette milioni di ettari di nuove foreste.  Di conseguenza la perdita netta di area forestale tra il 2000 ed il 2010 si è ridotta di 5,2 milioni di ettari l&#8217;anno, rispetto agli 8,3 milioni di ettari degli anni &#8217;90.</p>
<p>La superficie forestale totale nel mondo copre poco più di quattro miliardi di ettari, vale a dire il 31 per cento del totale della superficie terrestre.  La perdita netta annuale di foreste (quando la somma di tutte le nuove aree forestali guadagnate è minore delle perdite) negli anni 2000-2010 è stata equivalente ad un&#8217;area grande quanto la Costarica.<strong> </strong></p>
<p><strong><strong><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Le perdite più estese in Sudamerica ed in Africa</span></strong></strong></p>
<p>Nel decennio 2000-2010 è in Sudamerica ed in Africa che si è registrata la maggiore perdita netta di foreste, rispettivamente con 4 milioni di ettari e con 3,4 milioni di ettari.  Anche l&#8217;Oceania ha subito una perdita netta, in parte dovuta alla grave siccità dell&#8217;Australia a partire dal 2000.</p>
<p>L&#8217;Asia invece, nell&#8217;ultimo decennio ha registrato un guadagno netto di circa 2,2 milioni di ettari l&#8217;anno, dovuto in buona parte ai programmi di rimboschimento su larga scala attuati in Cina, in India e in Vietnam, che negli ultimi cinque anni sono riusciti ad espandere l&#8217;area forestale per un totale di quasi quattro milioni di ettari.  Tuttavia, la conversione di superficie forestale ad altri usi è continuata in molti paesi a tassi molto alti.</p>
<p>In Nord America ed in America Centrale la superficie forestale è rimasta abbastanza stabile, mentre in Europa ha continuato ad espandersi, sebbene ad un tasso meno rapido rispetto al passato.</p>
<p>&#8220;Per la prima volta, siamo in grado di mostrare che il tasso di deforestazione è diminuito a livello globale grazie ad interventi concertati fatti sia a livello locale che internazionale&#8221;, dice Eduardo Rojas, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Foreste.</p>
<p>&#8220;I Paesi non solo hanno fatto passi avanti per quanto riguarda le politiche e le leggi forestali, ma hanno anche messo a disposizione delle comunità locali e delle popolazioni indigene l&#8217;uso delle foreste, anche per la conservazione della diversità biologica e per altre funzioni ambientali.  Questo è un messaggio molto incoraggiante per il 2010 dichiarato Anno Internazionale della Biodiversità.</p>
<p>&#8220;Va però detto che in molti paesi il tasso di deforestazione è ancora molto alto e l&#8217;area di foresta primaria &#8211; foreste indisturbate dall&#8217;attività umana &#8211; continua a diminuire.  I paesi devono dunque rafforzare il proprio impegno per meglio salvaguardarle e gestirle&#8221;, ha aggiunto Rojas.<strong> </strong></p>
<p><strong><strong><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Foreste e cambiamento climatico</span></strong></strong></p>
<p>Le foreste svolgono un ruolo molto importante nel mitigare il cambiamento climatico.  Le foreste infatti immagazzinano un enorme ammontare di carbonio.  Quando una foresta viene tagliata e convertita ad altro uso, il carbonio viene di nuovo rilasciato nell&#8217;atmosfera.</p>
<p>&#8220;Un tasso di deforestazione più basso e la creazione di nuove foreste ha aiutato ad abbassare l&#8217;alto livello di emissioni di carbonio causato dalla deforestazione e dal degrado forestale&#8221;, dice Mette Løyche Wilkie, che ha coordinato la <em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Valutazione</span></em>.</p>
<p>&#8220;Occorre però guardare al futuro, perché gli estesi programmi di rimboschimento della Cina, dell&#8217;India e del Vietnam, responsabili del recente incremento di superficie forestale, finiranno nel 2020&#8243;, ha aggiunto l&#8217;esperta FAO.  &#8220;Questo vuol dire che non abbiamo tantissimo tempo per prendere misure  efficaci e permanenti per ridurre in modo significativo l&#8217;attuale tasso di deforestazione e di degrado forestale.  Senza decisi interventi rischiamo un brusco ritorno all&#8217;alto livello di perdita netta di foreste e di emissioni di carbonio da foreste che si aveva negli anni ‘90&#8243;, ha aggiunto.</p>
<p>Il rapporto FAO <em><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali</span></em> viene pubblicato ogni cinque anni.  In questa edizione 2010 vi sono stati coinvolti oltre 900 specialisti di 178 paesi diversi.  Il rapporto sarà pubblicato per intero nell&#8217;ottobre 2010.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>FAO: nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 00:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Burgassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Biologico]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.
Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/03/Courtesy-of-www.fao.org.PNG"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5807" title="Courtesy of www.fao.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/03/Courtesy-of-www.fao.org-150x150.PNG" alt="Courtesy of www.fao.org" width="150" height="150" /></a>Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della <a href="http://www.fao.org">FAO</a>, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.</p>
<p>Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 ed il 10 per cento, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.   Tuttavia gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria.</p>
<p>Non solo, ma per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall&#8217;agricoltura convenzionale all&#8217;agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all&#8217;etichettatura di biologico.</p>
<p>I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà ed a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati altamente remunerativi.</p>
<p>&#8220;Alcune associazioni di contadini non erano mai riusciti, prima d&#8217;ora, ad esportare i propri prodotti, nella migliore delle ipotesi li avevano messi sul mercato locale a prezzi molto bassi.  La maggior parte di essi non possedeva capacità istituzionale, abilità tecnica e risorse finanziarie&#8221;, dice l&#8217;economista della FAO <strong>Pascal Liu</strong>.  &#8220;Adesso la maggior parte di queste associazioni hanno uno status legale, si riuniscono regolarmente, mantengono registri e sono costituiti da veri e propri membri associati con quote d&#8217;iscrizione&#8221;, aggiunge Liu.</p>
<p>Come risultato della migliore struttura ed organizzazione, le associazioni contadine sono adesso nella condizione di elaborare e negoziare contratti con gli esportatori.</p>
<p>&#8220;Alcuni esportatori di ananas del Ghana e del Camerun riescono ancora, nonostante la crisi economica, ad incrementare le proprie esportazioni&#8221;, fa notare Cora Dankers, che coordina i progetti della FAO in questi paesi.  &#8220;Un gruppo di contadini in Camerun, per esempio, non solo è riuscito a trovare compratori per le proprie ananas, ma grazie all&#8217;analisi dei costi che abbiamo condotto insieme ad essi, sono adesso in grado di negoziare migliori condizioni con i loro compratori convenzionali&#8221;.</p>
<p>Il progetto ha aiutato i contadini in tutti gli stadi della catena d&#8217;approvvigionamento, dalla produzione, al raccolto, al confezionamento, alla certificazione, alla commercializzazione.  La parte essenziale del progetto è stata tuttavia ottenere la costosa certificazione durante il periodo di conversione e riuscire ad instaurare migliori condizioni igieniche per ottemperare alle richieste norme internazionali di qualità.</p>
<p>&#8220;Il progetto ha aiutato i contadini locali, che di solito dalle istituzioni si aspettano aiuti finanziari diretti, ad avere maggiore spirito d&#8217;iniziativa.  La loro situazione economica, ma anche la fiducia in se stessi, ne hanno enormemente guadagnato, e adesso possono vendere i loro prodotti sui mercati internazionali a prezzi decisamente migliori &#8211; cosa che non si sarebbero neppure sognati solo tre anni fa&#8221;, aggiunge Liu.  In Ghana &#8211; solo per fare un esempio &#8211; una trentina di produttori di ananas sono riusciti ad incrementare le vendite portandole da 26 a 116 tonnellate, dopo aver ottenuto la certificazione di produzione biologica.</p>
<p>I guadagni ottenuti dalla vendita di prodotti certificati sono stati usati principalmente per comprare cibo e vestiario, e per pagare tasse scolastiche e spese mediche.  Sono dunque riusciti a migliorare le generali condizioni di vita e la sicurezza alimentare.</p>
<p>A livello di comunità il progetto ha significato nuovi posti di lavoro per i braccianti coinvolti nella produzione di prodotti certificati e nei servizi connessi.  Inoltre i nuovi metodi di coltivazione biologica sono stati adottati anche da altri contadini che non sono membri di queste associazioni, spingendoli a chiedere di farne parte.</p>
<p>Il progetto ha anche dato sostegno alle reti nazionali di produttori biologici ed alle organizzazione di esportatori e di commercio equo e solidale, tra cui la <a href="http://www.fnab.org/"><em>Fédération nationale de l&#8217;agriculture biologique</em></a> (FENAB) del Senegal.</p>
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		<title>Conferenza FAO sulle Bioteconologie agricole nei Paesi in via di sviluppo</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/conferenza-fao-sulle-bioteconologie-agricole-nei-paesi-in-via-di-sviluppo-20100226/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 22:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Burgassi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>
		<category><![CDATA[Non-Profit]]></category>

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		<description><![CDATA[I Paesi in via di sviluppo sono attualmente esposti ad una crescente insicurezza alimentare, esacerbata dal cambiamento climatico, che farà peggiorare le condizioni di vita di milioni di persone.
Nella conferenza della FAO si farà il punto su come le biotecnologie agricole possano contribuire ad aiutare i paesi in via di sviluppo e si esploreranno opportunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/02/Courtesy-of-www.fao.org.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5247" title="Courtesy of www.fao.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/02/Courtesy-of-www.fao.org.jpg" alt="Courtesy of www.fao.org" width="145" height="124" /></a>I Paesi in via di sviluppo sono attualmente esposti ad una crescente insicurezza alimentare, esacerbata dal cambiamento climatico, che farà peggiorare le condizioni di vita di milioni di persone.</p>
<p>Nella conferenza della FAO si farà il punto su come le biotecnologie agricole possano contribuire ad aiutare i paesi in via di sviluppo e si esploreranno opportunità e partenariati che rafforzino la loro capacità di scegliere ed usare biotecnologie appropriate.</p>
<p><strong>La conferenza non sarà focalizzata sugli organismi geneticamente modificati (OGM</strong>), ma coprirà ogni tipo di biotecnologie, di tutti i settori alimentari ed agricoli: coltivazioni, foreste, zootecnia, pesca ed acquicoltura, agroindustria.  <strong>Secondo la FAO è fondamentale che lo sviluppo delle biotecnologie agricole risponda anche ai bisogni dei piccoli contadini, dei pescatori e delle persone che dipendono dalle foreste e che vivono minacciati da insicurezza alimentare e cambiamento climatico.</strong></p>
<p>Le biotecnologie agricole possono essere applicate per una serie di scopi differenti: per il miglioramento genetico delle varietà vegetali e delle popolazioni animali e incrementarne la resa o l’efficienza; per la caratterizzazione e la conservazione delle risorse genetiche delle colture, di quelle animali, forestali ed acquatiche; per la diagnosi di malattie di piante ed animali; per lo sviluppo di vaccini; e per il miglioramento dei mangimi animali.  Tuttavia, il dibattito sulle biotecnologie è ad oggi focalizzato sugli organismi geneticamente modificati ed ha trascurato altre biotecnologie, molte delle quali potrebbero essere importanti per l’alimentazione e per l’agricoltura di questi paesi.</p>
<p>Poiché la ricerca nelle biotecnologie agricole è svolta principalmente dal settore privato dei paesi ricchi, i prodotti che vengono sviluppati mirano a soddisfare le esigenze degli agricoltori dei paesi sviluppati<strong>.  Per questo motivo la FAO sostiene che sia necessario un cambio di direzione, un cambiamento che metta al centro i piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La conferenza è ospitata dal Governo messicano e co-sponsorizzata dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).  Sono partner importanti il Gruppo consultivo per la Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR), il Forum Mondiale per la Ricerca Agricola (GFAR), il Centro Internazionale per l’ingegneria genetica e le biotecnologie (ICGEB) e la Banca Mondiale. Inoltre organizzano sessioni parallele alla conferenza diverse organizzazioni intergovernative e non governative, e forum regionali, tra cui la Conferenza ONU per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), l’Organizzazione per la Proprietà Intellettuale Mondiale (WIPO), l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), Oxfam International, l’Associazione delle Istituzioni di Ricerca Agricola dell’Asia-Pacifico (APAARI) ed il Forum per la Ricerca Agricola in Africa (FARA).</p>
<p><strong>Conferenza sulle Biotecnologie agricole nei Paesi in via di sviluppo<br />
1-4 marzo 2010</strong></p>
<p><strong>Guadalajara, Messico</strong><strong><br />
</strong><strong>Hilton Guadalajara, Convention Centre, Ave. de la Rosas 2933</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli scienziati dopo il vertice FAO: agricoltura e clima sono interconnessi</title>
		<link>http://www.greenews.info/politiche/gli-scienziati-per-lagricoltura-20091119/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giugiu198</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è appena concluso, nella delusione generale, il vertice Fao e pessimi auspici costellano la via che porta alla Conferenza sul Cima di dicembre.
La comunità scientifica lancia infatti un nuovo grido di allarme. Oltre sessanta tra i più eminenti scienziati ed esperti di agricoltura al mondo ricordano che a Roma all’accordo politico non è seguito alcun impegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/2631241430_a820176ecb.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2327" title="Courtesy of gato-gato-gato (Flickr)" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/2631241430_a820176ecb-150x150.jpg" alt="Courtesy of gato-gato-gato (Flickr)" width="150" height="150" /></a>Si è appena concluso, nella delusione generale, il <a href="http://www.greenews.info/eventi/vertice-fao-aggiornamenti-da-roma/" target="_blank">vertice Fao</a> e pessimi auspici costellano la via che porta alla <a href="http://www.greenews.info/politiche/copenhagen-pre-vertice-per-evitare-il-flop/" target="_blank">Conferenza sul Cima di dicembre</a>.</p>
<p>La comunità scientifica lancia infatti un nuovo grido di allarme. Oltre sessanta tra i più eminenti scienziati ed esperti di agricoltura al mondo ricordano che <strong>a Roma all’accordo politico non è seguito alcun impegno economico vincolante. </strong>Ma “ignorare quasi del tutto il tema dell&#8217;agricoltura potrebbe portare a carestie molto estese e scarsità di cibo negli anni a venire”.</p>
<p>Il problema sostanziale risiede nel fatto che <strong>l’agenda in programma per Copenhagen riserva ben poco spazio al settore primario</strong>. Eppure, l’agricoltura dovrà necessariamente adattarsi alle sfide dei cambiamenti per assicurare le future riserve alimentari del mondo. I coltivatori, infatti, si troveranno ad affrontare problemi nuovi come una <strong>maggiore varietà meteorologica</strong>, <strong>temperature medie più elevate</strong>, <strong>stagioni di crescita più brevi</strong>, aumento della <strong>salinità dell’acqua</strong>, <strong>nuovi parassiti e malattie</strong>. Tutto ciò, secondo il Direttore Esecutivo del <a href="http://www.croptrust.org/main/" target="_blank">Fondo Mondiale per la Diversità delle Colture</a> <strong>Cary Fowler</strong>, richiederà un grande impegno economico, ma soprattutto la necessità di coordinare l’erogazione di questi finanziamenti: “Miliardi di dollari sono stati promessi quest&#8217;anno per la sicurezza alimentare. Miliardi di dollari verranno verosimilmente promessi per i cambiamenti climatici a Copenhagen. Noi chiediamo ai negoziatori riuniti a Copenhagen di riconoscere quanto siano interconnessi questi temi” &#8211; ma soprattutto di agire.</p>
<p>La tovaglia del tavolo di Copenhagen si fa davvero troppo corta.</p>
<p><em>Ilaria Burgassi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vertice Fao: aggiornamenti da Roma.</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/vertice-fao-aggiornamenti-da-roma-20091116/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 13:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giugiu198</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Diouf]]></category>
		<category><![CDATA[World Summit on Food Security]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da oggi a mercoledì 18 novembre troverete qui di seguito i principali aggiornamenti, a cura della nostra redazione, sul vertice della Fao in corso a Roma.
E’ possibile seguire in streaming il vertice Fao all’indirizzo: www.fao.org
Lunedì 16 novembre, ore 12.00
Il summit di Roma si è aperto alle ore 9.00 con la dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affidata al Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Jacques_Diouf_Porto_Alegre_March_2006.jpeg.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2161" title="Jacques_Diouf, courtesy of Wikimedia commons.jpeg" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Jacques_Diouf_Porto_Alegre_March_2006.jpeg-150x150.jpg" alt="Jacques_Diouf, courtesy of Wikimedia commons.jpeg" width="150" height="150" /></a></em></p>
<p><em>Da oggi a mercoledì 18 novembre troverete qui di seguito i principali aggiornamenti, a cura della nostra redazione, sul vertice della Fao in corso a Roma.</em></p>
<p><em>E’ possibile seguire in streaming il vertice Fao all’indirizzo:</em><em> </em><em><a href="http://www.fao.org/webcast/" target="_blank"><strong>www.fao.org</strong></a></em></p>
<p><strong><em>Lunedì 16 novembre, ore 12.00</em></strong></p>
<p>Il summit di Roma si è aperto alle ore 9.00 con la dichiarazione del Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano, </strong>affidata al Presidente del Senato <strong>Renato Schifani:  “</strong>È tempo di un rinnovato impegno da parte della comunità internazionale, specie dei Paesi più ricchi, per sconfiggere la povertà e per porre le basi di uno sviluppo sostenibile e diffuso”.</p>
<p>Netto e incisivo l’intervento del Segretario Generale della Nazioni Unite <strong>Ban Ki Moon</strong>: “Oggi <strong>oltre 17 mila bambini</strong> moriranno di fame: uno ogni 5 secondi, 6 milioni in un anno”. “Servono risposte efficaci e concrete per le emergenze, con incrementi prevedibili dei finanziamenti nel lungo termine’. “Non può esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica”.</p>
<p>Il premier Italiano e Presidente del G8 <strong>Silvio Berlusconi</strong> ha dichiarato: “L’anno scorso in questa sede il direttore generale della Fao chiese di passare dalle parole a fatti: per quanto mi riguarda ho preso per buono questo invito, e messo al centro del G8 dell’Aquila il problema dei soldi da trovare [...] Ora c’è da lavorare perchè ogni paese si assuma questo impegno in modo preciso, con date e modalità, affinchè questi soldi possano andare ad aiutare gli agricoltori, soprattutto i piccoli agricoltori ed implementare la produzione generale nel mondo, ciò che dovremmo fare tutti insieme durante questo vertice”.</p>
<p>Il leader libico <strong>Muhammar Geddhafi</strong> ha accusato le “potenze occidentali” di avere siglato, nei precedenti vertici delle “promesse vane”. In qualità di Presidente dell’Unione Africana, ha aggiunto: “”In Africa, investitori stranieri stanno rastrellando i terreni agricoli trasformandosi in nuovi latifondi, contro i quali dobbiamo lottare”.</p>
<p>Non meno aspro l’intervento di <strong>Ignacio Lula</strong>: “la metà delle risorse che i leader mondiali hanno investito per salvare le banche – ha dichiarato il Presidente Brasiliano- renderebbe possibile eliminare la fame in tutto il mondo. E questo dimostra che la lotta resta ancora marginale nelle priorità politiche globali”.</p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/benedetto_xvi_onu.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2250 alignright" title="Papa Benedetto XVI, courtesy of Flickr" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/benedetto_xvi_onu-150x150.jpg" alt="Papa Benedetto XVI, courtesy of Flickr" width="150" height="150" /></a>Significativa la partecipazione al vertice di <strong>Papa Benedetto XVI,</strong><strong> </strong>intervenuto alle ore 11: “La Comunità Internazionale sta affrontando in questi anni una grave crisi economico-finanziaria. Le statistiche testimoniano la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo” [...] “I metodi di produzione alimentare – prosegue Benedetto XVI – impongono un’attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela ambientale. Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente”.</p>
<p><em>L&#8217;intervento integrale di Benedetto XVI è disponibile su <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_16/fao_intervento_benedetto_xvi-1602015924688.shtml" target="_blank">CorrieredellaSera.it</a></em></p>
<p><strong>Lunedì 16 Novembre, ore 15.00</strong></p>
<p>Approvata la <strong>“Dichiarazione sulla sicurezza alimentare”<ins datetime="2009-11-16T14:55" cite="mailto:Elena%20Marcon"> </ins></strong><del datetime="2009-11-16T14:55" cite="mailto:Elena%20Marcon">.</del>(La bozza <a href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/wsfs/Summit/Docs/Declaration/WSFS09_Draft_Declaration.pdf">On-line sul sito della Fao</a>).</p>
<p>Il documento comprende i “<strong>Five Rome principles for sustainable food security</strong>” (&#8216;Cinque Principi di Roma per una sicurezza alimentare sostenibile&#8217;), ovvero, cinque punti da mettere in campo con l’obiettivo di “dimezzare entro il 2015 il numero di persone che soffre la fame e dei malnutriti&#8221;.</p>
<p>In sintesi, si ribadiscono la responsabilità<strong> </strong>dei governi nazionali e la necessità di investire nei programmi di sviluppo rurale come predisposti dai singoli governi. Occorre poi coordinare strategie regionali, nazionali e globali per assicurare un più efficiente impiego delle risorse, affiancare ad azioni nell&#8217;immediato per risolvere l’emergenza alimentare anche programmi a medio-lungo termine (sistema detto del “<strong>doppio binario</strong>”), conferire una maggiore autorità al sistema multilaterale e,infine, garantire un impegno sostanziale all’agricoltura e alla sicurezza alimentare. Inoltre, è definito cruciale &#8220;il rispetto di tutti gli impegni di aiuti allo sviluppo, compresi quelli assunti da molti Paesi sviluppati di raggiungere l&#8217;obiettivo dello 0,7% del Pil in aiuti ai Paesi in via di sviluppo entro il 2015, raggiungendo almeno lo 0,5% entro il 2010&#8243;</p>
<p>Ai governi è dunque, per il momento, rivolta la generica richiesta di versare i fondi promessi ai paesi in via di sviluppo, anche se, nel documento, manca qualunque riferimento specifico ai <strong>44 miliardi</strong> che il direttore Generale della Fao, Jacques Diouf, ha richiesto nei giorni scorsi per lo sviluppo agricolo.</p>
<p>Immediate le proteste dalla «<strong>Città dell&#8217;Altra Economia</strong>». Il Forum - &#8221;parallelo&#8221; al Vertice della Fao &#8211; che raccoglie 600 tra delegati di organizzazioni contadine, agricoltori, pescatori, donne e giovani indigeni, Ong internazionali ha criticato duramente l’assenza di molti leader del G8, “chiaro messaggio di come i Paesi ricchi cerchino ancora di imporre la loro politica nei confronti di quelli poveri” &#8211; ha dichiarato <strong>Sergio Marelli</strong>, Presidente dell’Associazione delle Ong Italiane. Marelli ha poi aggiunto che l’assenza di riferimenti al 2025 come termine ultimo per l’eliminazione totale della fame del mondo e allo stanziamento dei 44 miliardi di dollari  ribadiscono la scarsa volontà degli stati di assumere impegni concreti.</p>
<p>Vedi anche:</p>
<p>Intervento di José Manual Barroso, &#8220;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/16-novembre-2009/fao-vertice-roma-fame-mondo-analisi-barroso.shtml?uuid=c8bfd384-d280-11de-8f9f-35464fef2c65&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Fame nel mondo: una vergogna senza attenuanti</a>&#8220;, IlSole24ore.com, 16 novembre 2009</p>
<p>Ugo Tramballi, &#8220;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/17-novembre-2009/fao-vertice-roma-impegni-no-fondi.shtml?uuid=b5f446ca-d345-11de-a4bd-1cde71b4a532&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Contro la fame tanti impegni ma niente soldi</a>&#8220;, IlSoel24ore.com, 17 novembre 2009</p>
<p><strong>Martedì 17 novembre 2009, ore 11.00</strong></p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Robert_Mugabe_12th_AU_Summit_090202-N-0506A-411.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2247" title="Robert Mugabe, Courtesy of Wikimedia commons." src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Robert_Mugabe_12th_AU_Summit_090202-N-0506A-411-150x150.jpg" alt="Robert Mugabe, Courtesy of Wikimedia commons." width="150" height="150" /></a>Dopo i deludenti esiti della prima giornata del Vertice Fao sulla sicurezza alimentare, si è aperto alle ore 9.00 il secondo capitolo con l&#8217;atteso intervento di <strong>Robert Mugabe</strong>. Il controverso Presidente dello Zimbabwe non ha risparmiato alla comunità internazionale i consueti toni aspri:</p>
<p>&#8220;Noi in Zimbabwe abbiamo capito che dietro politiche agricole avverse alla natura e rovinose delle nazioni potenti ci sono anche politiche punitive portate avanti da certi Paesi che si vogliono opporre alla nostra ricerca di una riforma agraria equa e giusta&#8221; [...] &#8220;Noi fronteggiamo interventi molto ostili di questi Stati che hanno imposto unilateralmente sanzioni allo Zimbabwe. Questo sta avendo un impatto negativo sui nostri contadini che nei piani dei nemici neo-colonialisti devono fallire nei loro intenti, cosi&#8217; come la nostra riforma agraria.&#8221;</p>
<p>Un <em>j&#8217;accuse </em>senza se e senza ma che riapre l&#8217;annoso dibattito sulle sanzioni definite da Mugabe &#8220;inumane e illegali&#8221;, oltre che un&#8217;arma politica atta ad ostacolare le riforme agricole.</p>
<p>Nel corso della giornata di oggi i dibattiti verteranno sulle implicazioni dei cambiamenti climatici sulla sicurezza alimentare (vedi: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/fao-vertice-roma-Ban-Ki-moon.shtml?uuid=dc4467d4-d29a-11de-8f9f-35464fef2c65&amp;amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Sole24ore.it</a>) e sulla governance globale. Atteso l&#8217;intervento del Leader Turco <strong>Tayyip Erdogan </strong>(Vedi: <a href="http://www.asca.it/news-FAO__ERDOGAN__TURCHIA_HA_CONTRIBUITO_CON_780_MLN$_A_AIUTI_INTERNAZIONALI-875000-ORA-.html" target="_blank">Asca.it</a>).</p>
<p><strong>Martedì 17 novembre 2009, ore 15,00</strong></p>
<p>Il <strong>Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia </strong>ha ribadito la necessità di attuare politiche che permettano all&#8217;Africa di auto-sostentarsi:&#8221;Per uscire dal problema della fame non esistono scorciatoie, non ci sono rivoluzioni tecnologiche o agricole che possano sostituire la necessità di far sviluppare agricolture locali radicate nei territori&#8221;.</p>
<p>“Come ha ricordato ieri autorevolmente il presidente Berlusconi – ha dichiarato Zaia &#8211; un primo concreto risultato è stato ottenuto con ‘l’Aquila Food Security Initiative’, attorno alla quale si è creata per la prima volta una vasta piattaforma di consenso in materia di sicurezza alimentare mondiale, con 40 adesioni fra Paesi G8, Paesi Partner ed Organizzazioni internazionali e regionali. Sono state impegnate così risorse per oltre 20 miliardi di dollari. Bene ha fatto il Presidente Berlusconi a chiarire che queste risorse devono essere immediatamente liberate a favore degli agricoltori, soprattutto i piccoli, affinché possano potenziare la produzione alimentare nel mondo, e che ciascun governo deve tradurre in fatti gli impegni assunti all’Aquila”</p>
<p><strong>Mercoledì 18 novembre 2009, ore 16.00</strong></p>
<p>Il Vertice Fao di Roma si chiude con il Discorso del <strong>Segretario Generale della Fao Jacques Diouf </strong>che ringrazia, di rito, i 60 capi di stato, i 185 ministri e gli oltre 3500 delegati di 142 Paesi, oltre alla ventina di organizzazioni internazionali presenti.</p>
<p>&#8220;Senza azioni decisive da parte degli Stati il numero degli affamati nel mondo potrebbe accrescersi e non può essere esclusa una nuova crisi alimentare&#8221;. Con questa dichiarazione, Diouf aveva invitato i capi di stato, solamente due giorni fa, a discutere concretamente il problema e aveva chiesto <strong>44 miliardi di dollari all&#8217;anno</strong> per realizzare gli obiettivi proposti.</p>
<p>E&#8217; significativo, però, che abbia sentito la necessità di replicare quest&#8217;appello anche in chiusura del Vertice: &#8220;Dobbiamo passare dalle parole ai fatti, i poveri della terra non possono piu&#8217; aspettare&#8221;.</p>
<p>Ma allora, ci si chiede, a cosa è servito il vertice? Diouf, con un velo di rassegnazione, ha ricordato che nel 1996 era stato fissato come termine ultimo il 2015 perché il numero dei poveri venisse dimezzato, ma questo obiettivo &#8211; ammette &#8211; non verrà raggiunto. Nella migliore delle ipotesi per quella data il numero degli affamati non crescerà più. Forse.</p>
<p>I Capi di Stato e di Governo hanno sottoscritto una <strong>Dichiarazione all&#8217;unanimità</strong> (segno che tutti i Paesi comprendono l&#8217;esigenza di una governance alimentare globale), ma resta &#8211; e pesa &#8211; il mancato stanziamento di &#8220;cifre concrete e di una tempistica per eliminare la fame&#8221;.</p>
<p>Diouf, forse per indole, forse per la carica che rappresenta, rimane cautamente ottimista: &#8220;Sono convinto&#8221; ha concluso &#8220;che insieme possiamo sradicare la fame dal pianeta. Dobbiamo farlo per vivere in un mondo piu&#8217; prospero, piu&#8217; giusto, piu&#8217; equo e piu&#8217; pacifico&#8221;.</p>
<p><strong>Per approfondire leggere anche: Corrieredellasera.it</strong>: &#8220;<a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_18/fao_giornata_chiusura-1602025915166.shtml?fr=box_primopiano" target="_blank">Vertice Fao: chiusura con delusione. Grave assenza dei Leader</a>&#8220;</p>
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		<title>Aperto oggi a Roma il summit FAO sulla sicurezza alimentare</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 08:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;È tempo di un rinnovato impegno da parte della comunità internazionale, specie dei Paesi più ricchi, per sconfiggere la povertà e per porre le basi di uno sviluppo sostenibile e diffuso&#8221; è stata la dichiarazione affidata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Presidente del Senato Renato Schifani in apertura del World Summit on Food Security della FAO a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Presidente_Napolitano.jpg"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Fao-Roma_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2230" title="Headquarters Fao Roma, Courtesy of Wikimedia" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2009/11/Fao-Roma_1-275x300.jpg" alt="Headquarters Fao Roma, Courtesy of Wikimedia" width="275" height="300" /></a>&#8220;È tempo di un rinnovato impegno da parte della comunità internazionale, specie dei Paesi più ricchi, per sconfiggere la povertà e per porre le basi di uno sviluppo sostenibile e diffuso&#8221; è stata la dichiarazione affidata dal Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> al Presidente del Senato <strong>Renato Schifani</strong> in apertura del <a href="http://www.fao.org/wsfs" target="_blank">World Summit on Food Security </a>della FAO a Roma.</p>
<p>Nonostante gli auspici di Napolitano il summit conta tuttavia quattro grandi assenti: <strong>Barack Obama, Nicolas Sarkozy, Gordon Brown e Angela Merkel</strong> non presenzieranno, lasciando un vuoto significativo nella rappresentanza dei paesi ricchi, fondamentali per lo stanziamento di fondi per la sicurezza alimentare. Ieri è così partita la campagna on-line <a href="http://www.1billionhungry.org" target="_blank">1-Billion Hungry </a>che invita a firmare una petizione perchè i buoni propositi dell&#8217;ultimo <a href="http://www.g8italia2009.it/G8/G8-G8_Layout_locale-1199882089535_Home.htm" target="_blank">G8 a L&#8217;Aquila</a> si tramutino in impegni concreti. </p>
<p>Centrale sarà la questione dei <strong>biocarburanti </strong>che Astrid Agostini, economista ambientale della FAO, ha così anticipato: &#8220;<strong>La compatibilità tra produzione di biocarburanti e di prodotti alimentari ci può essere, ma va accompagnata in modo adeguato</strong>.&#8221; [...] &#8220;I governi devono dunque attivare al loro interno organismi di analisi e valutazione, attraverso una sorta di &#8216;piani regolatori&#8217; dei terreni coltivabili che rispettino anche i diritti informali delle popolazioni sulle loro terre&#8221;.</p>
<p><strong>Biocarburanti</strong> sì, dunque, ma con le dovute precauzioni. Questi, stando al messaggio lanciato preliminare dalla Fao, non sono necessariamente causa di fame e malnutrizione. Si dovrebbero tuttavia poter produrre biocarburanti senza sconvolgere i prezzi delle materie prime agricole. La necessità di aumentare del 70% la produzione di cibo nei prossimi quarant&#8217;anni, in vista di un inevitabile ulteriore aumento della popolazione, si scontra con la quantità di terra disponibile e con i costi per renderla coltivabile. E&#8217; dunque necessario, per soddisfare e conciliare queste esigenze, che i governi si facciano promotori di &#8220;<strong>piani regolatori</strong>&#8221; che tutelino, soprattutto nei <strong>Paesi in Via di Sviluppo</strong> quelle popolazioni ancora legate alle colture a rotazione e alla pastorizia così che, in sintesi, il boom produttivo di biocarburanti non generi un nuovo picco della fame nel mondo. Sul banco degli imputati anche l<strong>&#8216;UE </strong>alla quale la Fao chiede di rivedere l&#8217;impiego, nei trasporti, del 10% di carburanti da fonti rinnovabili, previsto entro il 2020, con una più approfondita valutazione delle implicazioni di tale obiettivo.</p>
<p><em>Per seguire in tempo reale gli aggiornamenti della nostra redazione sul summit FAO a Roma, fino a mercoledì 18 novembre:</em></p>
<p>Greenews.info, &#8220;<em><a href="http://www.greenews.info/eventi/vertice-fao-aggiornamenti-da-roma/" target="_blank">Vertice FAO: aggiornamenti da Roma</a>&#8220;</em></p>
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