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	<title>Greenews.info &#187; Food</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Inaugurato l&#8217;8 anno accademico dell&#8217;Università di Scienze Gastronomiche</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presente anche Dacian Ciolos per illustrare agli studenti la proposta di riforma della PAC che quest’anno compie 50 anni
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presente anche Dacian Ciolos per illustrare agli studenti <strong>la proposta di riforma della PAC che<strong> quest’anno <a title="blocked::http://www.greenews.info/rubriche/leuropa-celebra-la-pac-e-punta-sulla-sostenibilita-agricola-alimentare-e-zootecnica-20120130/" href="http://www.greenews.info/rubriche/leuropa-celebra-la-pac-e-punta-sulla-sostenibilita-agricola-alimentare-e-zootecnica-20120130/">compie 50 anni</a></strong></strong></p>
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		<title>La diretta Twitter dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno accademico all&#8217;Universita&#8217;del Gusto</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Università del Gusto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla pagina di Greenews.info la diretta dell&#8217;inaugurazione e della conferenza stampa con Dacian Ciolos
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla pagina di Greenews.info la diretta dell&#8217;inaugurazione e della conferenza stampa con Dacian Ciolos</p>
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		<title>NaturaSì: il biologico cresce in provincia di Brescia</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/naturasi-il-biologico-cresce-in-provincia-di-brescia-20120127/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un punto di riferimento per conoscere il mondo del biologico e per scoprire i valori che accompagnano un prodotto dalla terra alle nostre case: venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 dalle ore 10.00 alle 20.00 – per permettere a tutti di organizzare una visita e di usufruire delle iniziative promozionali &#8211; viene inaugurato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-lebotteghediborgopalazzo.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27506" title="Courtesy of lebotteghediborgopalazzo.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-lebotteghediborgopalazzo.com_-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a>Un punto di riferimento per conoscere il <strong>mondo del biologico</strong> e per scoprire i valori che accompagnano un prodotto dalla terra alle nostre case: venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 dalle ore 10.00 alle 20.00 – per permettere a tutti di organizzare una visita e di usufruire delle iniziative promozionali &#8211; viene inaugurato a <strong>Desenzano</strong> il supermercato bio<a href="http://www.naturasi.eu/nqcontent.cfm?a_id=1" target="_blank"> NaturaSì</a>, in via Marconi 133, il secondo nella zona, dopo il punto vendita di Brescia.</p>
<p>Il supermercato bio, 200 mq di superficie, un’isola centrale dedicata all’ortofrutta, un’organizzazione degli spazi in aree tematiche, è stato progettato per offrire un ambiente ordinato e accogliente e per permettere di fare la spesa biologica in tutta serenità.</p>
<p>Gli oltre <strong>4000 prodotti biologici certificati e naturali</strong> sono suddivisi in alimentari freschi (pane, latticini, carni, salumi e pesce), surgelati (gelati, verdure, pesce), confezionati per la prima colazione (prodotti da forno dolci e salati, confetture di frutta, creme, muesli, merendine, snack) e per il pranzo e la cena (pasta, condimenti, cereali e legumi, farine, prodotti macrobiotici), <strong>referenze prive di glutine</strong> e prodotti per le più frequenti intolleranze alimentari, bevande (succhi di frutta e bevande vegetali, vini, birre). Uno spazio è dedicato ai <strong>prodotti per la prima infanzia</strong>, tra i quali farine, omogeneizzati, pannolini biodegradabili, salviettine. L’area per la cura e per la bellezza del corpo offre prodotti naturali e selezionati attraverso un <strong>sistema di controllo e </strong>realizzati esclusivamente con <strong>emulsionanti vegetali</strong>, con<strong> principi attivi naturali </strong>o di origine naturale e con <strong>tensioattivi di origine naturale. </strong>Lo spazio<strong> </strong>per la pulizia della casa, oltre ai classici prodotti confezionati, offre il corner dedicato ai <strong>detersivi ecologici certificati sfusi</strong>, che,<strong> </strong>consentendo un risparmio di plastica, assicurano un <strong>prezzo finale molto vantaggioso</strong>, salvaguardando nel contempo l’ambiente.</p>
<p><strong>Roberto Zanoni</strong>, direttore generale dice: &#8220;Dopo 20 anni di attività commerciale e oltre 90 aperture in tutta Italia, è una grande soddisfazione per me vivere l’inaugurazione di un supermercato NaturaSì anche nella città in cui vivo. Questo significa che il consumo di alimenti biologici sta diventando davvero un&#8217;abitudine diffusa, adottata da un numero sempre maggiore di persone che pongono attenzione alla qualità del cibo, alla sicurezza alimentare e alla tutela dell&#8217;ambiente&#8221;.</p>
<p>Alcune novità caratterizzano il nuovo punto vendita: sia dall’esterno che nel percorso interno al punto vendita la prima cosa che balza all’occhio è la nuova immagine NaturaSì, sicuramente più fresca e più moderna ma sempre ancorata alla storia e ai valori dell’azienda e dell’agricoltura biologica.</p>
<p>Il nuovo  reparto ortofrutta rappresenta un secondo punto di novità molto importante, sul quale il consumatore è invitato a soffermarsi per scoprire la vera qualità del biologico NaturaSì, proveniente dai produttori di filiera selezionati, e la sua convenienza. Ogni singola scelta che caratterizza il supermercato bio è dettata dal voler trasmettere i valori NaturaSì: qualità, freschezza, convenienza, amore e rispetto per la natura.</p>
<p>Il “supermercato bio” di Desenzano è stato progettato e realizzato con una particolare attenzione alla <strong>sostenibilità ambientale</strong>. All’interno del punto vendita si trovano elementi in faggio con vernice naturale, pareti e soffitto colorati con tinte a componenti naturali, illuminazione generale con lampade a risparmio energetico, cestini per la spesa in pet riciclato.</p>
<p>Come in tutti gli altri punti vendita NaturaSì alle casse sono disponibili le <strong>borse per carrello in cotone bio</strong>, coltivato con criteri equo-solidali, <strong>con manici Natur-Tek totalmente biodegradabili</strong> e la <strong>borsa in rete</strong>, 100% cotone biologico; per il reparto ortofrutta sono stati posizionati i contenitori per gli <strong>shopper in Biocartene®</strong>, biodegradabili e compostabili.</p>
<p>Tutto il personale utilizza le divise realizzate in cotone biologico. La festa continua anche i fine settimana successivi, durante i quali sono stati programmati interessanti incontri per scoprire il mondo del biologico: “Aperitivo con la natura”, “Leggeri piaceri già pronti – prelibati stuzzichini di gastronomia vegetale”, “La bellezza dalla natura – presentazione di prodotti cosmetici”, “Un sorso di antichi cereali – assaggi di bevande vegetali”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; davvero bio? In arrivo l&#8217;impronta digitale che autentica i prodotti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 06:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche metodi analitici innovativi possono contribuire a rendere il bio più sicuro. Un gruppo di ricercatori europei lavorerà nei prossimi tre anni alla messa a punto di un’ “impronta digitale analitica” dei prodotti biologici, che permetterà di identificare il “vero bio” rispetto ai tentativi di frode.
Il progetto, più che mai attuale dopo la scoperta della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-milanocentroallarmi.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26888" title="Courtesy of milanocentroallarmi.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-milanocentroallarmi.it_-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>Anche metodi analitici innovativi possono contribuire a rendere il <strong>bio più sicuro</strong>. Un gruppo di ricercatori europei lavorerà nei prossimi tre anni alla messa a punto di un’ “<strong>impronta digitale analitica</strong>” dei prodotti biologici, che permetterà di identificare il “vero bio” rispetto ai tentativi di frode.</p>
<p>Il progetto, più che mai attuale dopo la scoperta della truffa da parte della Guardia di Finanza grazie all’operazione “<strong>Gatto con gli stivali</strong>”, sarà coordinato dall<strong>&#8216;<a href="http://www.ku.dk/english/" target="_blank">Università di Copenhagen</a></strong> e vede la collaborazione italiana della <strong><a href="http://www.iasma.it/" target="_blank">Fondazione Edmund Mach</a></strong> (grazie alla competenza acquisita negli ultimi anni dal Centro Ricerca e Innovazione relativamente ai rapporti tra isotopi stabili, soprattutto dell&#8217;azoto), dell<strong>&#8216;<a href="http://www.aiab.it/" target="_blank">AIAB</a></strong> (che definirà le filiere e raccoglierà i campioni da sottoporre ad analisi), e di<a href="http://www.certbios.it/" target="_blank"><strong> BIOS,</strong> </a>che parteciperà alla valutazione dell&#8217;applicabilità all&#8217;interno del sistema di certificazione.</p>
<p>Il progetto transnazionale dall&#8217;acronimo<strong><em> “AuthenticFood”</em></strong> ha avuto inizio a novembre e prevede la collaborazione di ben 16 partner provenienti da 11 paesi europei, includendo diverse competenze analitiche, agronomiche e di sistema di controllo. Nel progetto <em>AuthenticFood</em> i ricercatori europei considereranno alcuni prodotti biologici vegetali (in particolare pomodoro, cereali e derivati) e completeranno lo sviluppo di una serie di metodi analitici tra i più promettenti ed innovativi per <strong>l&#8217;autenticazione dei prodotti alimentari di origine vegetale</strong>. Lo scopo principale del progetto è mettere a punto degli strumenti che permettano di r<strong>afforzare l&#8217;affidabilità dei prodotti bio </strong>e che garantiscano ulteriormente i consumatori, ma anche gli utilizzatori di materie prime, quali i mulini, i mangimifici, i produttori di passate ecc.</p>
<p>Gli strumenti analitici che verranno valutati e, laddove possibile, combinati mediante tecniche statistiche multivariate, includono metodi di analisi dei residui di fitofarmaci, dei rapporti tra isotopi stabili di diversi elementi e del profilo minerale e metabolomico. <strong>Diversi di questi metodi sono già utilizzati per l&#8217;autenticazione anche di prodotti biologici, tuttavia va ancora analizzato il grado di affidabilità</strong> a seconda delle varianti (clima, varietà, gestione agronomica, specie, tipo di trasformazione ecc.) e il costo.</p>
<p><strong>Il mercato del bio è in costante e solida crescita e questo ha attratto anche l&#8217;attenzione di società e individui disonesti, </strong>che hanno trovato la via tra le maglie del sistema di controllo per commercializzare fraudolentemente grandi quantità di derrate convenzionali con falsi certificati di biologico. La recente azione della Guardia di Finanzia, denominata “Gatto con gli stivali” rende ancora più attuale il progetto e fruibili i risultati, proprio sulle filiere su cui si lavorerà in Italia: grano duro-semola-pasta e pomodoro-salsa. E&#8217; ovvio che i metodi analitici non potranno sostituire le serie procedure di ispezione e certificazione, ma di certo potranno risultarne utile complemento sia per gli enti di certificazione che per le autorità deputate al controllo e anche per le aziende che acquistano materie prime su mercati internazionali.</p>
<p>AuthenticFood è cofinanziato dal programma europeo <strong>CORE Organic II</strong>, parte dell FP7 ERA-NET Project: “<strong><a href="http://www.coreorganic2.org/" target="_blank">Coordination of European Transnational Research in Organic Food and Farming Systems</a></strong>”.</p>
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		<title>Ue, nuove regole per le etichette alimentari</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 11:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[etichette alimentari]]></category>
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		<category><![CDATA[UE]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ora in poi i consumatori non saranno indotti in errore da indicazioni prive di fondamento</p>
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		<title>Biocaseus: la VI edizione del Premio Internazionale per il formaggio biologico</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 06:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimi giorni per iscriversi a Biocaseus 2012, la VI edizione del concorso internazionale dei formaggi da agricoltura biologica, rivolto ai produttori di tutta Europa.
Il concorso entra nel vivo con ricevimento dei formaggi presso la sede dell’Istituto per la Qualità e le  Tecnologie Agroalimentari di Veneto Agricoltura a Thiene (VI) previsto per i giorni 12, 13 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-Biocaseus.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26460" title="Courtesy of Biocaseus" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-Biocaseus-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>Ultimi giorni per iscriversi a Biocaseus 2012, la <strong><a href="http://www.biocaseus.eu/" target="_blank">VI edizione del concorso internazionale dei formaggi da agricoltura biologica</a></strong>, rivolto ai produttori di tutta Europa.</p>
<p>Il concorso entra nel vivo con <strong>ricevimento dei formaggi</strong> presso la sede dell’<strong>Istituto per la Qualità e le  Tecnologie Agroalimentari </strong>di Veneto Agricoltura a <strong>Thiene</strong> (VI) previsto per i giorni <strong>12, 13 e 14 dicembre 2011</strong>.</p>
<p>Dal 1999 a oggi, con appuntamento biennale, i produttori di <strong>Italia, Francia, Spagna, Austria, Germania, Olanda e Belgio</strong> si sono sfidati a suon di innovazione e tradizione, per permettere al pubblico di comprendere che i formaggi biologici non solo più sani, ma altrettanto buoni e possono, meglio di altri, <strong>interpretare la tipicità e la cultura dei luoghi e delle genti che li producono.</strong></p>
<p>Biocaseus, una vera e propria rassegna di autentici &#8220;capolavori di arte casearia&#8221;, mette infatti in luce le eccellenze di questo mondo, in buona parte da scoprire, nascosto <strong>negli angoli più remoti delle campagne di tutta l’Europa, dove gli animali vivono in stalle spaziose, vanno al pascolo, sono nutriti in modo naturale</strong>; dove si persegue un modo di fare agricoltura che considera l’allevamento degli animali e l’avvicendamento delle colture agrarie come il necessario completamento dei cicli della fertilità del terreno e che <strong>considera la produzione di formaggio come il modo più naturale e antico per conservare tutta la ricchezza del latte, delle erbe, dei batteri e dell’ambiente nel quale è nato</strong>.</p>
<p>La VI edizione di Biocaseus è organizzata da: <strong>UPBIO</strong> – Unione Nazionale dei Produttori Biologici e Biodinamici aderenti a <strong>FederBio</strong> e dal <strong>Consorzio Ecosviluppo Sardegna</strong> (promotore e finanziatore esclusivo delle prime due edizioni, 1999 e 2001), in collaborazione con: Consorzio garanziaBIO, ASAB Sardegna, ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale), Biol Italia, Veneto Agricoltura, Bioland Südtirol, Bioforum (Belgio), Verein Handwerkliche Milchverarbeitung (Germania), Bioland (Germania), Biosuisse (Svizzera), CAAE (Spagna), Synabio (Francia) e Dio (Grecia).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Convegno Aiab: il biologico come modello economico e ambientale virtuoso</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/convegno-aiab-il-biologico-come-modello-economico-e-ambientale-virtuoso-20111206/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 07:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano è stata per una settimana capitale del biologico. Dal 30 novembre al 4 dicembre,  ricercatori, politici, economisti e agricoltori di tutta Italia, ma anche esperti internazionali, si sono radunati nel capoluogo lombardo per il Congresso Federale dell&#8217;Associazione Italiana per l&#8217;Agricoltura Biologica (Aiab). Un evento che ha coinvolto l’intera cittadinanza grazie all&#8217;iniziativa ‘Milano MangiaBio’, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ingasati.net_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26268" title="Courtesy of ingasati.net" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ingasati.net_-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a>Milano è stata per una settimana capitale del biologico</strong>. Dal 30 novembre al 4 dicembre,  ricercatori, politici, economisti e agricoltori di tutta Italia, ma anche esperti internazionali, si sono radunati nel capoluogo lombardo per il <strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/congresso-federale-aiab-2011-il-bio-che-cambia-milano-20111123/" target="_blank">Congresso Federale dell&#8217;Associazione Italiana per l&#8217;Agricoltura Biologica (Aiab)</a>. </strong>Un evento che ha coinvolto l’intera cittadinanza grazie all&#8217;iniziativa ‘<strong>Milano MangiaBio</strong>’, che ha visto diversi ristoranti e bar offrire menu e happy hour rigorosamente biologici.</p>
<p>Le crisi alimentari e le speculazioni sulle <em>commodities</em> hanno riportato in primo piano, nell&#8217;agenda politica nazionale e internazionale, la questione del cibo. A fronte del degrado e della scarsità delle terre (lo ha denunciato la<strong><a href="http://www.fao.org/" target="_blank"> Fao </a></strong>nel suo ultimo rapporto sull’agricoltura), contadini, agricoltori e produttori di cibo di tutto il mondo stanno tentando di mostrare come è possibile nutrire il mondo e<strong> traghettare il settore primario verso un modello produttivo a basso tenore di carbonio, </strong>purché si sviluppi una riflessione a tutto campo sull’agricoltura biologica e su come essa debba mutare per rispondere meglio alle sfide del futuro<em>. </em></p>
<p>“Per fronteggiare le attuali crisi, alimentare e climatica &#8211; ha commentato <strong>Andrea Ferrante</strong>, presidente nazionale Aiab &#8211; sia in Italia che in Europa è arrivato il momento di <strong>fare scelte di politica agricola importanti e lungimiranti</strong>, che siano in grado di promuovere modelli di produzione del cibo sostenibili, proprio come il biologico. Il <strong>bio è un modello di sviluppo alternativo all&#8217;agricoltura industriale capace di produrre cibo di qualità nel rispetto dell’ambiente</strong>, dei cicli naturali e del benessere umano e animale, nonché di indirizzare in senso ecologico i comportamenti degli operatori e dei cittadini, rimettendo al centro il ruolo insostituibile degli agricoltori”. Detto in altre parole: <strong>il modello biologico è basato su un concetto <em>alternativo</em> di economia</strong>, fondato sulle relazioni tra persone, comunità e ambiente. “Se l&#8217;Italia e l&#8217;Europa dovessero rinunciare a scelte di politica agricola capaci di promuovere e sostenere gli agricoltori, e in particolare chi pratica il biologico &#8211; ha aggiunto Ferrante &#8211; l&#8217;agricoltura rischierebbe di scomparire, nonostante il cibo sia centrale e imprescindibile per la vita di tutti”.</p>
<p><strong>Ad oggi, infatti, il bio italiano </strong><strong>vive il paradosso di essere l&#8217;unico settore dell&#8217;agroalimentare che continua a far registrare una crescita positiva nei consumi nonostante la crisi </strong>ma, anche e contemporaneamente, un decremento in termini di operatori e superfici coinvolte: al 2001, gli operatori del settore erano 60.509 e gli ettari convertiti (o in via di conversione) al bio erano 1.237.640; dopo dieci anni, gli operatori sono diventati 47.663 e gli ettari interessati 1.113.742.</p>
<p>La <strong>Lombardia</strong>, in particolare, “<strong>è la prima regione per produzione agricola a livello nazionale, ma anche l’unica che vede le aziende agricole biologiche come operatori di settore <em>minoritari</em>, a tutto vantaggio di trasformatori, grossisti, esportatori e distributori</strong>”. Lo ha rimarcato <strong>Stefano Frisoli</strong>, presidente Aiab Lombardia, che ha accusato: “È inaccettabile che la prima regione agricola d&#8217;Italia abbia una forza di produzione biologica così irrisoria”. A rincarare la dose <strong>Luca Agnelli</strong>, assessore all’Agricoltura della Provincia Milano: “Nel futuro, per l’agricoltura si annunciano tempi peggiori. Per me, ad esempio, le nuove misure contenute nella riforma della <strong>Pac</strong> sono soltanto un modo spiccio per far pagare il conto all’anello più debole della filiera”.</p>
<p>Eppure, come hanno dimostrato le ultime alluvioni, <strong>l’agricoltura è centrale, anche come fattore di salvaguardia del territorio e del paesaggio</strong>. &#8220;Agricoltura e ambiente sono sempre più uniti da un legame di forte reciprocità&#8221;, ha dichiarato <strong>Damiano Di Simine</strong>, presidente Legambiente Lombardia. &#8220;Si tratta di presidiare il territorio, impedendo che il paesaggio rurale venga perso a favore di speculazioni edilizie. Ma anche di <strong>farsi carico della qualità di quel suolo che vogliamo difendere dal cemento</strong>: il territorio agricolo è in grado di offrire una quantità impressionante di servizi ambientali”.</p>
<p>Torna ad imporsi, quindi, la questione delle scelte politiche ma anche quella della <strong>ricerca scientifica</strong>. Se ne è discusso, nel contesto del congresso, venerdì, durante la sezione scientifica realizzata in collaborazione con la <a href="http://www.firab.it/" target="_blank"><strong>Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab</strong>)</a>, che ha visto insieme <strong>scienziati e agricoltori sperimentatori</strong> discutere sulle nuove frontiere della ricerca per la sostenibilità in agricoltura biologica: ovvero, <strong>produzione senza petrolio, biodiversità e corretta gestione delle acque.</strong> Dopo la giornata sui modelli distributivi articolati su base territoriale (che mettono in campo, tra le altre cose, anche un contenimento delle emissioni legate ai trasporti delle derrate), la riflessione si è dunque estesa alla <strong>questione delle emissioni climalteranti dell’intero sistema agroalimentare, dalla produzione al consumo</strong>. Un tema caldo, reso ancor più vivo da un serrato confronto a distanza che ha visto protagonisti <strong>Hans Herren </strong>del<strong> <a href="http://www.millennium-institute.org/" target="_blank">Millenium Institute</a>, Maryam Rahmanian </strong>del <strong><a href="http://www.fao.org/cfs/en/" target="_blank">Committee on World Food Security</a>, </strong>e<strong> Urs Niggli </strong>della<strong> <a href="http://www.fibl.org/en.html" target="_blank">Fibl</a>, <a href="http://www.fibl.org/it.html" target="_blank">Istituto di ricerca dell’agricoltura biologica</a></strong>.</p>
<p>La riflessione sulla sobrietà energetica del biologico, in essere o da perseguire, è stata incardinata nel quadro della ricomposizione dei sistemi agro-zootecnici su scala aziendale o consortile, rimettendo in campo una visione integrata del sistema produttivo, dove i cicli di massa ed energia si chiudano con un bilancio positivo e con un contributo alla mitigazione climatica. Il convegno ha ragionato intorno a un’equazione: <strong>BIO=mc<sup>2</sup>, ossia qualificare il ruolo del biologico nel razionalizzare usi e flussi di biomasse e combustibili</strong>. “La riconnessione di un tessuto agro-zootecnico che ricomponga usi sostenibili di foraggi e mangimi e riciclo delle biomasse, si iscrive di diritto in questo scenario di ricostruzione di senso produttivo e ambientale”, ha evidenziato <strong>Luca Colombo</strong>, coordinatore scientifico <strong><a href="http://www.firab.it/" target="_blank">Firab</a></strong>. <strong>Il biologico deve dunque intervenire nel ripristino di equilibri ambientali e climatici</strong>. Del resto è solo il biologico che può ridurre in modo significativo le emissioni serra dell’agricoltura: secondo studi recenti, <strong>lo stock di carbonio organico nel suolo dei terreni gestiti in maniera biologica è in media di 37.4 tonnellate di carbonio per ettaro, contro i 26.7 dei terreni di aziende convenzionali</strong>.</p>
<p>“È indiscutibile &#8211; ha concluso <strong>Vincenzo Vizioli</strong>, presidente Firab &#8211; che il sequestro di carbonio nel suolo, le ridotte emissioni di gas a effetto serra e l’uso sostenibile delle risorse naturali, qualifichino il biologico come un modello virtuoso, ma <strong>la ricerca è ancora carente e va largamente incentivata e finanziata </strong>per determinare pratiche, tecnologie, qualità degli input, che migliorino e potenzino la sua performance nei diversi contesti colturali e produttivi, <strong>non limitandosi tra l’altro a prendere in considerazione la sola produzione primaria, ma anche <a href="http://www.greencommerce.it" target="_blank">i processi di filiera e commerciali</a> che interessano le derrate biologiche</strong>”.</p>
<p><em>Agnese Pellegrini</em></p>
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		<title>Tracciabilità dei prodotti alimentari garantiti con il progetto Ue &#8220;Farm to fork&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 06:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia RFID]]></category>
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		<description><![CDATA[Il progetto “RFID from Farm to Fork” (F2F), co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’ICT Policy Support Programme e coordinato dall’Università di Wolverhampton (UK), punta a incentivare l’utilizzo di tecnologie innovative per la tracciabilità di cibo e bevande nelle Piccole e Medie Imprese.
 
Il progetto F2F, che coinvolge istituti di ricerca e aziende con sedi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-farm-to-fork.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26014" title="Courtesy of farm to fork" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-farm-to-fork-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a></strong><strong>Il progetto “<a href="http://www.rfid-f2f.eu/" target="_blank">RFID from Farm to Fork” (F2F)</a></strong>, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’<a href="http://ec.europa.eu/information_society/activities/ict_psp/index_en.htm" target="_blank">ICT Policy Support Programme </a>e coordinato dall’<a href="http://www.wlv.ac.uk/" target="_blank">Università di Wolverhampton (UK)</a>, <strong>punta a incentivare l’utilizzo di tecnologie innovative per la tracciabilità di cibo e bevande nelle Piccole e Medie Imprese.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il progetto F2F,<strong> </strong>che coinvolge<strong> istituti di ricerca e aziende con sedi in Regno Unito, Spagna, Slovenia, Belgio e Italia, </strong>ha identificato <strong>4 categorie del settore agroalimentare &#8211; carne, pesce, vino e caseario – oggetto di analisi per quanto riguarda l’applicazione </strong>della <strong>tecnologia RFID a supporto della tracciabilità di filiera, dal produttore al consumatore.</strong></p>
<p>Attualmente sono <strong>due i progetti pilota attivi in Italia</strong>, in particolare in <strong>Veneto</strong> – grazie alla collaborazione con <strong><a href="http://www.tvtecnologia.it/" target="_blank">Treviso Tecnologia</a></strong> che coordina una sperimentazione con il<a href="http://www.scardovari.org/scardovari/default.asp" target="_blank"> <strong>Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine di Scardovari</strong> (</a>Ro) e ha presentato il progetto alle case vinicole del <strong>Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG – </strong>e in<strong> Basilicata </strong>– grazie al supporto dell’<strong>Università del Salento </strong>che segue la sperimentazione presso <strong>Vigne Mastrodomenico</strong>. L’infrastruttura informatica e i servizi online del progetto F2F sono stati predisposti da <strong>Santer Reply</strong> di Milano e dal laboratorio <strong>IT Futures</strong> di Wolverhampton (UK).</p>
<p>L’<strong>Identificazione a Radio Frequenza</strong> (RFID) consente di applicare al prodotto un’etichetta intelligente (tag) che, attraverso un’antenna, permette di leggere le informazioni relative ai prodotti, mentre le <strong>Reti di Sensori Wireless</strong> (WSN) vengono utilizzate per raccogliere informazioni pedoclimatiche (grado di umidità, temperatura, bagnatura fogliare, vento, irradiazione ed altri valori).</p>
<p><strong>I prodotti possono quindi “comunicare” la loro presenza in determinati punti della filiera ed essere associati alle condizioni ambientali presenti in quei punti</strong>, <strong>in modo da facilitare la loro identificazione, la tracciabilità dall’origine al consumatore, il controllo della qualità e la conseguente riduzione degli sprechi</strong>.</p>
<p>Il monitoraggio costante consente alle aziende di<strong> valutare con più facilità il ritorno degli investimenti in termini di ottimizzazione dei processi di filiera </strong>(allevamento, coltivazione, produzione, processamento, magazzino, logistica e vendita), i<strong> costi operativi</strong> vanno incontro a una riduzione e la possibilità di<strong> provare la provenienza dei propri prodotti</strong> porta ad <strong>accrescere la fiducia e l’interesse del consumatore</strong>.</p>
<p>“<em>Il progetto punta ad aumentare la competitività delle aziende sul mercato internazionale, migliorando l’efficienza del processo produttivo e garantendo la massima trasparenza nei confronti dei consumatori ai quali viene offerto un prodotto sicuro di qualità certificata di cui possono conoscere l’intera storia sfruttando il web e le tecnologie multimediali, anche attraverso l’utilizzo di smart phone e tablet direttamente sul punto vendita</em>” dichiara <strong>Roberto Santolamazza</strong>, Direttore di Treviso Tecnologia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>&#8220;La sperimentazione presso l&#8217;azienda Mastrodomenico sta dimostrando che l&#8217;uso delle tecnologie RFID e WSN può concretamente aiutare chi opera nel settore dei vini ad elevare il livello di tracciabilità del processo e dunque le garanzie di qualità del prodotto. Al contempo, si innalza  l&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia dei processi produttivi. Tutto con costi relativamente contenuti, ed impatti modesti sulla riorganizzazione dei processi interni&#8221;</em> dichiara <strong>Luciano Tarricone</strong>, Responsabile del gruppo di Campi Elettromagnetici dell&#8217;Università del Salento (EML2)<strong>.</strong></p>
<p>L’Università di Wolverhampton sta sviluppando dei pilota nella filiera della carne in <strong>Inghilterra</strong> (<strong>Buttercross Farm</strong> e <strong>Green Fields Farm Shop</strong>). I consumatori possono interrogare le confezioni di bacon leggendo il codice QR: la pagina di tracciabilità riporta l’origine dei prodotti, i luoghi di lavorazione delle<strong> carni </strong>e grafici sulle condizioni di trasporto e di stoccaggio.</p>
<p>Due aziende, <strong>Culmarex</strong> in <strong>Spagna</strong> e <strong>Fonda</strong> in <strong>Slovenia</strong>, hanno aderito al progetto per garantire la qualità e la sicurezza dei propri <strong>branzini</strong>. Dal vivaio all’allevamento il pesce è trasportato in vasche etichettate con un report elettronico sull’origine e sulle condizioni di trasporto. Il codice QR rimanda ad una pagina web con le informazioni sulla catena del freddo in tutte le fasi, dal momento della pesca fino al trasporto al negozio.</p>
<p><strong>Vigne Mastrodomenico</strong> in <strong>Italia</strong> e <strong>Vitivinicola del Ribeiro</strong> in <strong>Spagna</strong> sono alcune delle aziende che hanno già aderito ad F2F. Agronomi ed enologi possono conoscere in tempo reale la situazione pedoclimatica dei vigneti e gestire i trattamenti, l’imbottigliamento, lo stoccaggio e le spedizioni ai distributori. L’intenditore di vini potrà poi avere informazioni sul percorso del vino dalla collina fino al ristorante o al negozio.</p>
<p><strong>Latte e formaggi </strong>di qualità sono frutto di rigorose procedure di controllo e selezione degli animali e delle materie prime; nel caseario una corretta ed efficiente gestione dei dati aziendali ed il monitoraggio delle condizioni di trasporto assumono quindi importanza soprattutto quando si tratta di prodotti freschissimi. Le etichette del progetto F2F fungeranno da interfaccia tra il sistema di tracciabilità del produttore artigianale di formaggi <strong>Mr. Moyden&#8217;s</strong> (<strong>UK</strong>) e il consumatore finale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>L’eminenza grigia del “Made in Eataly”. Intervista a Piero Alciati</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 08:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Belgero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Very Important Planet]]></category>
		<category><![CDATA[Bio]]></category>
		<category><![CDATA[eataly]]></category>
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		<description><![CDATA[Piero Alciati proviene da una famiglia maestra dell’alta cucina piemontese: figlio del celebre Guido da Costigliole e della “regina” degli agnolotti al plin, Lidia, è enologo e responsabile della ristorazione presso Eataly a Torino. E&#8217;lui, in sostanza, l&#8217;eminenza grigia dietro molte scelte del patron Oscar Farinetti.
D) Piero, come riesce a coniugare l’esperienza e la tradizione artigianale in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Piero-Alciati-Courtesy-of-borgoisolabella.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25930" title="Piero Alciati Courtesy of borgoisolabella.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Piero-Alciati-Courtesy-of-borgoisolabella.com_-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a><em>Piero Alciati</em></strong><em> proviene da una famiglia maestra dell’alta cucina piemontese: figlio del celebre <strong><a href="http://www.guidoristorante.it/" target="_blank">Guido</a></strong> da Costigliole e della “regina” degli agnolotti al plin, Lidia, è <strong>enologo</strong> e <strong>responsabile della ristorazione presso <a href="http://www.eatalytorino.it/">Eataly</a> a Torino</strong>. E&#8217;lui, in sostanza, l&#8217;eminenza grigia dietro molte scelte del patron <strong><a href="http://www.greenews.info/pratiche/il-mercante-che-racconta-i-prodotti-intervista-a-oscar-farinetti-20101025/">Oscar Farinetti</a></strong>.</em></p>
<p><strong>D) Piero, come riesce a coniugare l’esperienza e la tradizione artigianale in cucina, tramandate dalla sua famiglia, con le nuove formule di accesso &#8220;allargato&#8221; all’eccellenza enogastronomica, come quella proposta da Eataly?</strong></p>
<p>R) Per me è lo stesso lavoro svolto da due punti di vista differenti. Sicuramente la differenza maggiore la fanno i numeri: da <strong>Guido per Eataly </strong>si lavora su 800.000 coperti l’anno. La quantità di prodotti che vengono lavorati è grande rispetto a quella con cui abbiamo a che fare nel locale di <strong>Pollenzo</strong>. Anche tempi e modi sono completamente differenti. <strong>Si tratta di ristorazione fatta da una parte “col fioretto” e dall’altra “con la spada</strong>”. Ma in entrambi i casi <em>noi stiamo in piedi ed il cliente seduto</em>, e quindi l’attenzione e la cura devono essere le stesse. E&#8217; stimolante fare le due cose in parallelo, perché l’esperienza maturata in un ambito aiuta a lavorare meglio anche nell’altro.</p>
<p><strong>D) In che modo la filosofia di <a href="http://www.slowfood.it/">Slow Food</a> e la sua attenzione per aspetti come la sostenibilità dei prodotti e delle scelte alimentari influenzano Eataly, il primo grande “mercato degli alti cibi”?</strong></p>
<p>R) Eataly basa il suo business su tre elementi che sono: <strong>il mercato, la ristorazione e la didattica</strong>. E Slow Food, che ha fatto dell’insegnamento, della comunicazione e della diffusione delle idee le sue strategie trainanti, il suo <em>modus operandi</em>, si combina perfettamente con l’attività di Eataly. <strong>Slow Food ci segnala prodotti e produttori e ci trasmette un modo di essere e una filosofia di vita, di approccio al buono, pulito e giusto </strong>che Eataly cerca di coniugare dal punto di vista commerciale per il grande pubblico.</p>
<p><strong>D) Cosa ne pensa dei prodotti da agricoltura biologica e biodinamica e in particolare dei<a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/429042/" target="_blank"> vini</a>, che hanno conquistato la scena negli ultimi saloni, da Vinitaly a Merano?</strong></p>
<p>R) Io penso che tutto il lavoro, e quello per produrre il cibo in particolare, meriti rispetto. Quella del biologico e biodinamico è una scelta sicuramente apprezzabile, anche se <strong>forse negli ultimi tempi la parola “biologico” è stata talmente usata da essere anche un po’ svuotata di significato</strong>&#8230; quindi cerco di non fossilizzarmi su questo, anche se <strong>credo che sia fondamentale, come approccio di coscienza e laddove sia possibile, preferire ciò che è più sostenibile dal punto di vista ambientale, più equo e più giusto</strong>. Per quanto riguarda i vini biologici, il discorso è un po’ lo stesso: penso che, come il “buono” e il “cattivo” si trovano tra gli altri vini, anche nella categoria del biologico si trovi il buono ed il meno buono. <strong>Ben venga se dal punto di vista dell’ambiente si riesce a fare qualcosa di più pulito e, insieme, più buono, a patto che lo sia davvero.</strong> <strong>Perché l’aspetto del gusto, per quanto mi riguarda, diventa fondamentale</strong>. Non mi interessa tanto il “bello”: prendiamo ad esempio la solita mela, che possiamo trovare comunemente in commercio nella distribuzione normale, lucida, levigata, in molti casi “plastificata”, o piuttosto la mela brutta, taccata, che si può trovare nei mercati del biologico. Io non guardo tanto l’una o l’altra provenienza: <strong>a me interessa la bontà del prodotto</strong>.</p>
<p><strong>D) Regionalità e stagionalità. Considera anche questi valori per una buona cucina? </strong></p>
<p>R) <strong>Tutto quello che facciamo ha una componente attenta alla stagionalità. </strong>Il concetto di buono, pulito e giusto si estrinseca soprattutto in queste scelte<strong>.</strong> È importante capire che <strong>ogni stagione offre i suoi prodotti.</strong> A Pollenzo teniamo un particolare rigore su quest’aspetto, e prima ancora a Costigliole, dove lavoravo con mio padre e mia madre. <strong>Localismo e stagionalità sono due fattori fondamentali della nostra interpretazione della cucina.</strong> Ad esempio in questa stagione dell’anno serviamo i cardi gobbi, il radicchio ed i cavoli, mentre quest’estate c’erano melanzane, i pomodori cuori di bue e le insalatine dell’orto. Questa è la nostra filosofia ed il nostro modo di lavorare, non solo da adesso che è di moda, ma da sempre.</p>
<p><strong>D) Ha citato spesso i suoi genitori. Quali sono gli insegnamenti più importanti che le hanno tramandato a livello professionale e umano? </strong></p>
<p>R) Sicuramente gli “strumenti del mestiere”, come l’<strong>accoglienza</strong>, la <strong>cordialità</strong> e il concetto di <strong>qualità</strong>. Ma l’<strong>onestà</strong> è la prima cosa, anche nel lavoro.</p>
<p><strong>D) La sua presenza da “Guido” a Pollenzo e a Torino la porta a doversi spostare spesso in Piemonte. Dove abita? Quali sono i luoghi e paesaggi che ama in modo particolare?</strong></p>
<p>R) Io abito su un <em>bricco</em> ad <strong>Agliano Terme, </strong>nel cuore del <strong>Monferrato, </strong>terra di colline e di vini<strong>.</strong> Per andare a Torino attraverso tutta la <strong>Valle Tanaro</strong>, mentre poi per raggiungere Pollenzo passo nel carmagnolese&#8230; diciamo che, idealmente, sto bene nel mezzo, nel <strong>Roero.</strong></p>
<p><strong>D) L&#8217;enogastronomia in Italia rappresenta una strategia vincente per il territorio e attrae sempre più turisti, anche dall’estero. Le faccio una domanda banale: che cosa, secondo lei, gli stranieri amano di più della nostra cucina?</strong></p>
<p>R) La concentrazione attuale di ristoranti e alberghi, quindi di ospitalità, è molto forte, e lo stesso si può dire per la <strong>qualità dei vini e dei prodotti, mai così valorizzata negli ultimi quarant’anni</strong>. Cosa piace agli stranieri della nostra cucina? A parte il traino importante rappresentato dal <strong>tartufo</strong> – una carta sicuramente vincente, ma che bisognerebbe forse tutelare per far sì che non diventi <em>l’unica</em> risorsa di punta – ad attirare l’estero è un po’ tutta la cucina<strong>. Quella piemontese, ad esempio, è una cucina con radici molto profonde. Come tipologie di prodotti e possibilità di variare e di declinare la qualità, in tutte le diverse stagioni, non ha eguali a mio avviso</strong>. E’ veramente molto varia: già solo dal nord al sud della regione le ricette cambiano completamente. Ha sia una parte nobile, che è stata portata dalla corte reale, sia una componente popolare, tutti aspetti che la arricchiscono di ricette e sapori. La varietà è un importantissimo elemento da giocare, che poche regioni, come ad esempio l’<strong>Emilia Romagna</strong>, eccellenza assoluta a livello mondiale, possono vantare oltre al Piemonte. Poi <strong>la ricchezza del territorio e delle materie prime di altissima qualità: <strong>questi due elementi, insieme, sono </strong>secondo me fondamentali per vincere la sfida del turismo enogastronomico.</strong></p>
<p><em>Sabrina Belgero</em></p>
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		<title>EcorNaturasi: l&#8217;etichetta ti dice dove buttarlo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 06:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Dove lo butto?”: una domanda che chiunque di noi si pone di frequente davanti a una scatola, lattina, bottiglietta, contenitore da buttare. Un compito, quello dei consumatori “differenziatori”, non semplice anche per la tipologia, a volte complessa, di imballaggi e contenitori degli alimenti che quotidianamente si consumano.
Da qui parte l’impegno di EcorNaturaSì, gruppo di riferimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-EcorNaturasi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25874" title="Courtesy of EcorNaturasi" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-EcorNaturasi-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></a>“<strong>Dove lo butto?”: </strong>una domanda che chiunque di noi si pone di frequente davanti a una scatola, lattina, bottiglietta, contenitore da buttare. <strong>Un compito, quello dei consumatori “differenziatori”, non semplice </strong>anche per la tipologia, a volte complessa, di imballaggi e contenitori degli alimenti che quotidianamente si consumano.</p>
<p>Da qui parte l’impegno di <strong><a href="http://www.ecor.it/" target="_blank">EcorNaturaSì</a></strong>, gruppo di riferimento nel panorama del biologico italiano, per realizzare un <strong>progetto di ecosostenibilità</strong> che prende il via dai fornitori e arriva sino al consumatore finale.</p>
<p>Per i propri fornitori EcorNaturaSì ha predisposto <strong>una guida per aumentare l’efficienza dei sistemi di imballaggio degli alimenti e per renderli sempre più ecocompatibili</strong>. La guida è un codice pratico che i fornitori del Gruppo sono chiamati a impiegare nella fase di selezione e progettazione dei sistemi di confezionamento; l’obiettivo è quello di trasferire una nuova coscienza per produrre in maniera più ecoefficiente, minimizzando la generazione di rifiuti, le emissioni, i consumi di materia ed energia, riducendo gli sprechi e valutando il ciclo di vita del materiale. Questa attenzione non deve tuttavia compromettere la sicurezza del prodotto alimentare, la funzionalità dell’imballaggio o l’accettabilità finale del prodotto.</p>
<p>“La guida rappresenta il primo step di un percorso di ricerca che vogliamo condividere con i fornitori per arrivare a proporre soluzioni concrete di packaging ecocompatibili. Il codice è uno strumento molto utile anche per i nostri fornitori perché prende in considerazione l’intero ciclo vita della produzione dei materiali e della commercializzazione con il prodotto imballato e suggerisce alcune <em>best practices</em> per ridurre, riutilizzare e riciclare gli imballaggi” – spiega <strong>Biagio Calcavecchia,  responsabile assicurazione qualità di EcorNaturaSì</strong> – Un esempio: se ci riferiamo all’ottimizzazione nell’uso dei materiali, la guida evidenzia l’importanza di minimizzare l’impiego di imballi nel confezionamento dei prodotti: una regola di base molto semplice, infatti, è che <strong>se l’imballo è monomateriale diventa più facilmente riciclabile</strong>. Altri criteri che la guida propone per creare packaging il più ecocompatibili possibili sono: privilegiare materiali riciclabili ottenuti da fonti rinnovabili, evitare l’impiego di materiali “non ecocompatibili”, svolgere attività di sensibilizzazione e informazione dei propri fornitori e promuovere la formazione per creare una consapevolezza nell’uso degli imballaggi sia presso i propri clienti che verso i consumatori finali”.</p>
<p>Affinché questo percorso di eco sostenibilità ed eco compatibilità possa essere concretamente efficace EcorNaturaSì ha voluto creare azioni di sensibilizzazione e di formazione/informazione rivolte ai consumatori, protagonisti nell’importante compito di differenziare i rifiuti.</p>
<p>La fatidica domanda “Dove lo butto?” trova una pratica risposta sulle <strong>etichette dei prodotti a marchio Ecor e NaturaSì</strong>, dove è stata inserita una tabella semplificativa, che riporta il tipo di materiale utilizzato per l’imballo primario e secondario, il simbolo del materiale e le informazioni utili per la relativa gestione post consumo.</p>
<p>“Un’azione semplice che fornisce un grande aiuto al consumatore finale, spesso confuso e quindi indeciso sulla modalità di gestione di determinati imballaggi – continua Biagio Calcavecchia &#8211; <strong>In questo momento la legislazione italiana obbliga le aziende produttrici a inserire testo o simboli riguardanti l’identificazione del materiale di imballaggio solo per i contenitori di liquidi</strong>. Sino ad ora nel settore alimentare è stato utilizzato in via facoltativa il pittogramma “omino che butta nel cestino”; un chiaro invito a non disperdere l’imballaggio nell’ambiente. Ecco che invece nei prodotti a marchio del Gruppo da oggi  gioca un ruolo chiave <strong>l’indicazione in etichetta del tipo di materiale, con relativo simbolo, e della tipologia di raccolta da rispettare per ciascuna delle parti che compongono una confezione </strong>di un prodotto gioca un ruolo chiave. Questi consigli permettono  a tutti noi consumatori di dividere, separare e gettare nel modo giusto le confezioni dei prodotti per agevolare il riciclo dei vari materiali riducendo l’impatto sull’ambiente e lo sfruttamento delle risorse naturali”.</p>
<p>Più nel dettaglio le nuove etichette dei prodotti a marchio, presenti in tutti i supermercati NaturaSì e nei negozi <strong>Cuorebio</strong>, sono composte da queste voci: <em><strong>Confezione</strong></em>, dove viene indicata quale parte della confezione è presa in considerazione, i.e. sacchetto, astuccio, bustina, etc; <strong>Simbolo</strong> del materiale utilizzato: i simboli impiegati si possono trovare nel vademecum della raccolta differenziata del Comune; <strong>Raccolta</strong>: qui viene data indicazione di massima su dove gettare il materiale, tuttavia <strong>è sempre bene <a href="http://www.greenews.info/rubriche/lapplicazione-per-la-raccolta-differenziata-di-francesco-cucari-20111019/">verificare le modalità di raccolta differenziata </a>del Comune in cui ci si trova</strong>.</p>
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