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Cymatics: arte e imprese per unire tecnologia e natura

L’acqua e l’energia solare. La natura e la tecnologia. La grande installazione Cymatics dell’artista multimediale giapponese Suguru Goto, visitabile a Torino fino al 5 giugno, raccoglie e unisce questi temi. È la dimostrazione di come l’arte contemporanea, a volte criticata per essere troppo distante dai problemi quotidiani, possa far riflettere anche sui temi ambientali. Come la valorizzazione delle risorse idriche, su cui tutti gli organismi internazionali, a partire dall’ONU, mettono l’accento. O come il ruolo fondamentale delle energie rinnovabili, componente essenziale per la transizione verso un’economia europea low carbon.

L’opera, inaugurata il 30 maggio scorso, in occasione dello Share Festival – evento ricorrente contenuto, quest’anno, all’interno del più ampio Smart City Festival – è una scultura cinetica sonora che armonizza alcuni elementi-simbolo (l’acqua, ma anche le vibrazioni sonore) in un ambiente tecnologico, comunicando la visione che l’artista ha elaborato sulle forze della natura. Da fuori, quello che si vede è solo un grande cubo nero incorniciato in una struttura di legno. All’interno, si apre un mondo: “Onde sonore agiscono su materiali naturali come l’acqua mettendola in moto per creare ambienti in armonia”, spiegano Simona Lodi e Chiara Garibaldi, curatrici dell’installazione. Il visitatore può scegliere, su un Ipad, tra diversi tipi di tonalità sonore, e automaticamente l’opera si muove e genera vibrazioni. Davanti allo spettatore nascono giochi d’acqua, opere d’arte naturali che ricordano i frattali e che vengono proiettate anche su uno schermo perpendicolare rispetto allo specchio d’acqua. “Cymatics crea ambienti metafisici e spirituali allo stesso tempo. Un luogo dove l’arte è un ponte tra realtà materiali e spirituali, tra tecnologia e natura, tra umanesimo e scienza: l’acqua viene messa in moto per creare ambienti dove onde sonore trasformano i materiali stessi in forme geometriche. Musica da vedere e immagini da sentire sono il risultato di un percorso creativo intrapreso dall’artista per trovare una rappresentazione sensoriale della complessità della percezione dell’uomo”, continuano le organizzatrici.

L’opera è alimentata a energia solare, con moduli fotovoltaici collocati sul tetto della struttura di legno che copre l’installazione. “Finora – racconta l’artista – avevo lavorato con i robot, quindi indagando il rapporto tra l’uomo e la macchina. Questa volta ho analizzato piuttosto la relazione tra la macchina e la natura, introducendo nella mia opera i temi ambientali”. Una relazione che non è affatto di contrapposizione: “Nella cultura giapponese, il rapporto tra uomo e natura è molto presente. Ma allo stesso tempo la tecnologia è molto sviluppata. L’idea di un’unione tra natura e tecnologia appartiene al mio background: l’opera integra queste due componenti. Dal mio punto di vista, infatti, natura e tecnologia non sono all’opposto, ma coesistono. Non c’è una delle due che domina l’altra, né una inferiore: sono sullo stesso piano”.

Ma un altro aspetto rende Cymatics un caso di studio interessante: l’installazione è stata realizzata coinvolgendo imprese e istituzioni del territorio, come la Camera di Commercio di Torino, il Museo Regionale di Scienze Naturali, l’Environment Park e altri centri di ricerca e aziende, in un rapporto di cooperazione che può contribuire a diffondere la cultura della sostenibilità abientale in maniera più trasversale, uscendo dagli steccati che spesso separano il mondo dell’arte da quello produttivo. La scultura è stata prodotta da Action Sharing (piattaforma nata da Piemonte Share dove artisti, ingegneri, informatici e aziende del territorio si possono incontrare per sviluppare progetti di ricerca sul filo conduttore dell’arte e dell’innovazione) con il LIM (Laboratorio Interdisciplinare di Meccatronica del Politecnico di Torino), che ha curato tutta la progettazione ingegneristica.

“Abbiamo lavorato insieme per trovare un modo appropriato di alimentare l’installazione con energia rinnovabile. Noi collaboriamo con diverse aziende, e così abbiamo proposto il progetto alla Vass”, racconta Davide Damosso, direttore R&D di Environment Park. La Vass produce dei particolarissimi moduli fotovoltaici che, spiega l’AD Giuseppe Gianolio, “contengono anche l’isolamento termico e i cavi di solito posizionati sul tetto”. È stata la Vass a trovare la segheria Gallo Legnami, che ha costruito la grande copertura in legno dell’installazione. “Siamo stati i primi in provincia di Asti a fare questo tipo di lavorazioni. Per partecipare al progetto, abbiamo lavorato anche di sabato e di domenica, ma è stata una bella occasione”, commenta il titolare Giovanni Gallo.

Suguru Goto guarda il grande cubo nero e sorride: “Iniziative come queste sono molto speciali, perché permettono di conoscersi e lavorare insieme. Per gli artisti, la collaborazione con il mondo dell’industria non è molto semplice. La nostra mentalità è molto diversa da quella di chi lavora in un’azienda. Non è facile collaborare, e spesso nemmeno incontrarsi”.

Veronica Ulivieri

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