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Trapani aspira al ruolo di capitale mediterranea del bioetanolo

dicembre 23, 2009 Aziende, Prodotti, Prodotti, Rassegna Stampa

Courtesy of CarmotorNel porto di Trapani, in posizione strategica per il passaggio delle navi nel Mediterraneo, si trova l’Industria Meridionale Alcolici del Gruppo Bertolino, che ha iniziato nel 1991 a produrre bioetanolo, diventando l’unico impianto a “setacci molecolari” esistente in Italia a distillarlo per farne carburante.

Lo stabilimento possiede un parco di 20 serbatoi per lo stoccaggio di alcool (con una capacità complessiva di 30mila metri cubi) collegato direttamente alla banchina del porto con due pipelines che permettono un rapido carico/scarico dalle navi. In grado di produrre alcol carburante a 99,9 gradi l’IMA utilizza materie prime (alcool o sottoprodotti di distilleria) provenienti per l’80% dall’Italia e per il 20% dal Brasile, paese dove questo prodotto è comunemente utilizzato nelle auto già dagli inizi degli anni ’70.

Oggi, a seguito dell’emanazione della direttiva comunitaria sui biocarburanti (2003/30/CE), l’ etanolo viene disidratato dalla IMA, in conformità alle specifiche richieste dai singoli Paesi comunitari quali: Svezia, Finlandia, Francia, Germania, Italia. Per l’ Italia, la IMA ha disidratato i primi volumi destinati all’ avvio del programma nazionale. L’importanza che questo prodotto riveste è dunque oggi sempre più importante, per le sue caratteristiche di carburante alternativo prodotto dalla biomassa agricola, quindi da una fonte di energia rinnovabile, a ridotto impatto inquinante rispetto alla tradizionale benzina “verde”. Le nuove strategie verdi che interessano il mondo dell’auto sono state anche al centro del BMW Sustainability Press Experience, il tour che ha visitato, tra gli altri, l’impianto di Trapani.

Puntando sulla sostenibilità ambientale del bioetanolo, l’IMA ne sta sperimentando, da tre anni, la produzione a partire da materia prima vegetale coltivata in loco, nella speranza di creare una propria filiera energetica a chilometro zero. La pianta utilizzata è il sorgo zuccherino, un vegetale che veniva destinato a foraggio, caratterizzato dall’alto contenuto di zucchero (circa 18-22%). I raccolti stanno dando risultati superiori alle aspettative, permettendo di ricavare oltre 2mila quintali di materia per ogni ettaro piantato, in un ciclo di crescita che dura quattro mesi e permette più raccolti in un anno. Il bioetanolo ottenuto viene poi venduto alle compagnie petrolifere che producono carburanti, andando a costituire l’ elemento ecologico delle benzine.

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