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	<title>Greenews.info &#187; Idee</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Biomimetica: i nuovi impianti a concentrazione che si ispirano ai girasoli</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Filoramo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<description><![CDATA[Oltre a essere la terra del flamenco e di una rinomata tradizione culinaria, l&#8217;Andalusia è da sempre un territorio all&#8217;avanguardia nelle sperimentazioni con le energie rinnovabili. Dopo i grandi investimenti nei Parques Eólicos nella zona di Cadice, questa regione del sud della Spagna &#8211; con le sue oltre 3.000 ore di sole all&#8217;anno &#8211; non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/girasole_interno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27035" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/girasole_interno-300x225.jpg" alt="Girasole, courtesy of Wikimedia Commons" width="300" height="225" /></a>Oltre a essere la terra del flamenco e di una rinomata tradizione culinaria, l&#8217;<strong>Andalusia</strong> è da sempre un territorio all&#8217;avanguardia nelle sperimentazioni con le energie rinnovabili. Dopo i grandi investimenti nei <strong><em>Parques Eólicos</em> </strong>nella zona di <strong>Cadice</strong>, questa regione del sud della Spagna &#8211; con le sue oltre 3.000 ore di sole all&#8217;anno &#8211; non ha fatto altro che seguire la sua vocazione naturale di località particolarmente promettente nel campo della <strong>ricerca sull&#8217;energia fotovoltaica</strong>.</p>
<p>Ubicata in prossimità di Siviglia, la <strong>Planta Solar 10</strong> fa parte della generazione di quegli<strong> impianti termo-solari concentrati &#8211; Concentrated Solar Power (CSP) plants</strong> &#8211; da qualche anno nella rosa dei possibili candidati per l&#8217;approvigionamento della popolazione di energia pulita.</p>
<p>La PS10 &#8211; come è chiamata più famigliarmente &#8211; <strong>ha però un impatto ambientale notevole</strong>: formata da <strong>una torre alta oltre un centinaio di metri situata al centro di una pianura coperta da 624 eliostati </strong>(specchi) con una superficie di ben 120 metri quadri, ricorda un idolo totemico attorno al quale si sono raccolti i fedeli in adorazione. Dal punto di vista tecnico-scientifico, le centrali termo-solari a concentrazione producono elettricità convertendo l&#8217;energia del sole in calore tramite <strong>un gran numero di eliostati, che inseguono la luce solare nell&#8217;arco della giornata e la riflettono verso un punto di fuoco posto sulla sommità della torre</strong>. Il calore ad alta temperatura prodotto dalla concentrazione dei raggi solari riscalda le tubature presenti nella torre trasformando l&#8217;acqua in vapore, il quale viene poi trattato come in un normale generatore;<strong> l&#8217;elettricità generata è sufficiente per approvvigionare oltre 6.000 nuclei abitativi</strong>.</p>
<p>Come in tutti gli altri casi di centrale CSP, gli specchi sono disposti lungo cerchi concentrici, un po&#8217; come i sedili di un anfiteatro a pianta circolare. Questo schema, tuttavia, <strong>non è perfettamente efficiente</strong>, dal momento che nel corso della giornata gli eliostati si schermano tra loro e provocano ombre che riducono la quantità di luce riflessa in direzione della torre.</p>
<p>E chissà se è proprio riflettendo sulla danza che gli specchi compiono durante le ore di luce che al gruppo di ricerca del <strong><a href="http://web.mit.edu/" target="_blank">Massachussetts Institute of Technology</a></strong> guidato da<strong> Alexander Mitsos</strong> è venuto in mente <strong>il girasole</strong>. L&#8217;<em>Heliantus annuus</em>, infatti, oltre a essere noto per il fenomeno dell&#8217;<strong>eliotropismo</strong> (il fatto di rivolgersi sempre verso il sole, che già ha ispirato gli impianti &#8220;a inseguimento&#8221;), è <strong>da sempre oggetto della fascinazione di matematici e appassionati per il suo legame con i numeri di Fibonacci e con la sezione aurea.</strong></p>
<p>Nel girasole, infatti, quello che è solitamente indicato come fiore è in realtà un&#8217;infiorescenza: i fiori del girasole sono di due tipi, quelli esterni (i fiori dei petali, di colore giallo intenso) e quelli interni (i fiori del disco, di colore giallo scuro). <strong>Questi ultimi sono disposti lungo spirali, in cui il numero di quelle orarie e antiorarie sono successivi numeri della &#8220;serie di Fibonacci&#8221;</strong> (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così via, dove <em>ogni numero è dato dalla somma dei due numeri che lo precedono</em>); di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell&#8217;altro, ma in girasoli molto grandi i numeri crescono a 89 e 144, rispettivamente. <strong>Questa disposizione, che è la più efficiente possibile per massimizzare il numero di fiori interni nella superficie data, fa sì che ogni fiore sia disposto a un angolo di circa 137° rispetto a quello adiacente: il cosiddetto <em>angolo aureo </em></strong>(quanti fossero interessati ad approfondire il tema possono trovare un ottimo punto di partenza nel volume <strong><a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/1635_la_sezione_aurea_livio.html" target="_blank"><em>La sezione aurea</em> </a></strong>di Mario Livio, edito da Rizzoli).</p>
<p>Il Dr. Mitsos e il suo gruppo di lavoro, in collaborazione con <strong>RWTH </strong>dell&#8217;<strong>Università di Aquisgrana</strong>, in Germania, sono partiti dall&#8217;attuale disposizione degli specchi nella centrale PS10 e, applicando il modello che il girasole ha messo alla prova nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione, hanno scoperto di <strong>poter ridurre l&#8217;impronta ambientale della centrale del 20%</strong> aumentandone, al contempo, la produttività energetica semplicemente cambiando la disposizione degli eliostati.</p>
<p>I ricercatori hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sul nuovo numero della rivista specializzata <strong><a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0038092X11004373" target="_blank"><em>Solar Energy</em> </a></strong>e hanno attivato una richiesta di brevetto; dopo il velcro, inventato grazie alla suggestione delle foglie di bardana, e le superfici autopulenti, sviluppate seguendo l&#8217;esempio delle foglie di loto, siamo forse di fronte ad <strong>un&#8217;altra importante innovazione tecnologica ispirata dalla natura</strong>.</p>
<p><em>Eva Filoramo</em></p>
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		<title>Editoriale 2011: Cosa resta dei 150 anni</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 02:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Gandiglio]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità ecologica]]></category>

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		<description><![CDATA[Che anno il 2011. Mi sembra che siano successe più cose e più determinanti di qualsiasi altro anno io mi ricordi dall’età adulta. Non starò a rielencare i “fatti salienti” internazionali che, chi ha la memoria corta, può comodamente trovare negli Speciali che abbondano sui media in questi giorni, ma vorrei citare due frammenti italiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Bandiera-italiana_Greengooo_preview.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26834" title="La campagna di Greenews.info &quot;Nel 2011 diamo più spazio al verde&quot;" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Bandiera-italiana_Greengooo_preview-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>Che anno il 2011</strong>. Mi sembra che siano successe più cose e più determinanti di qualsiasi altro anno io mi ricordi dall’età adulta. Non starò a rielencare i “fatti salienti” internazionali che, chi ha la memoria corta, può comodamente trovare negli <em>Speciali </em>che abbondano sui media in questi giorni, ma vorrei citare due frammenti italiani, apparentemente insignificanti, che mi vengono in mente: mentre i famigerati <em>rating</em> degli Stati si abbassano sempre più (AA, A- ecc), <strong>il 30 novembre viene introdotta, anche in Italia, la nuova classe di efficienza energetica per i frigoriferi: A+++</strong>;  <strong>domenica 11 dicembre, invece, viene soppresso il treno diretto Palermo-Torino</strong>, una delle tratte storiche di Trenitalia che hanno “unito” il paese, a partire dagli anni ’50.</p>
<p>Un terzo frammento è noto a tutti: <strong>l’Italia, nel 150° anniversario dell’Unità, ha rischiato di fallire</strong> e, il 16 novembre scorso, si è reso necessario l’insediamento dell’attuale Governo <em>tecnico</em> del Prof. Monti, per risanare le finanze e rilanciare il Paese. Cosa c’entrano tra loro questi tre frammenti? Il primo, a mio avviso, ricorda che <em>la necessità aguzza l’ingegno</em>: <strong>l’efficienza energetica e la riduzione degli sprechi sono il modo più intelligente (più ancora delle energie rinnovabili) di risparmiare e contenere l’inquinamento ambientale</strong>.  Il secondo rappresenta un modo semplicistico (“lineare”, direbbero i tecnici) e potenzialmente dannoso di concepire il risparmio pubblico, riducendo servizi che potrebbero, invece, porre il Paese nelle condizioni di competere, ad armi pari, con quelli che propriamente chiamiamo “sviluppati”. Non mi risultano analoghe soppressioni del trasporto pubblico nei Paesi del Nord Europa, per quanto non estranei alla crisi economica mondiale. Il terzo frammento, pur costituendo il peggior festeggiamento possibile dei 150 anni dell’Unità nazionale, può invece essere letto come <strong>un’enorme opportunità, che oggi però &#8211; fermi ancora alla “fase 1” del decreto Salva Italia &#8211; è solo potenziale</strong> e oscilla sul baratro tra la positività e la negatività dei due esempi precedenti.</p>
<p><strong>Da che versante deciderà di scendere il Governo Monti? </strong>Mi auguro quello anticipato dal <strong><a href="http://www.banchedati.ilsole24ore.com/doc.get?uid=sole-SS20111229019AAA">Sole 24 Ore</a></strong> a seguito del Consiglio dei Ministri del 28 dicembre: <strong>sostegno all’industria “verde”</strong> (chimica “pulita” e riciclo di materia <em>in primis</em>), <strong>sviluppo di</strong> <strong>carburanti alternativi per autotrazione</strong> e “<strong>fiscalità ecologica</strong>” &#8211; una formula che prevede lo “spostamento delle basi imponibili dall’utilizzo di lavoro all’utilizzo di risorse naturali a carattere inquinante”, il che significa: <em>più inquini più paghi</em> e con quei soldi lo Stato, “a costo zero”, può finanziare le fonti rinnovabili e altri progetti a sostegno della green economy.  Una vera rivoluzione, <em>se</em> si farà. Anche se, ad oggi &#8211; mi rattrista notarlo &#8211; non ricordo di aver mai sentito il Premier utilizzare, nelle interminabili e sibilline conferenze stampa, il termine “green economy”.</p>
<p>Ma il punto non è nemmeno questo. Al di là di quelli che saranno i provvedimenti del Governo Monti, <strong>il Paese, l’Europa e il mondo vivono una straordinaria opportunità</strong>, un tempo riservata (magra ma significativa consolazione) solo ai periodi post-bellici: <strong>riscrivere le regole del sistema, ridefinire il modo di produrre e distribuire, ridisegnare il Paese. </strong>Vi rendete conto? <strong>E’un’opportunità alla quale nessun cittadino dovrebbe sottrarsi, né far mancare il proprio contributo (non solo economico, ma anche morale e creativo)</strong>.</p>
<p>E qui veniamo al punto che mi è caro: <strong>basta piangersi addosso!</strong> I media <em>tradizionali</em>, bramosi, come sempre, di cavalcare l’onda emotiva del popolo,  non fanno altro che parlare di “<strong>stangata</strong>”, e <em>gli Italiani</em> completano il copione scrivendo lettere ai giornali in cui si definiscono “<strong>tartassati</strong>”. Ho il massimo rispetto e empatia per chi si troverà <em>seriamente</em> in difficoltà a seguito di questa Manovra , ma la mia sensazione è che si stia perdendo l’ennesima occasione di dimensionare correttamente i fenomeni e accettarli nella loro provvidenziale necessità.  Il Sole 24 Ore ha messo a disposizione gratuita, on-line, un utile strumento di calcolo dal titolo “<a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/manovra2011/v1/"><strong>Quanto mi costa la manovra?”</strong>.</a> Forse sarò “povero” senza saperlo o forse avrò sbagliato qualche dato, ma nella mia situazione (di “piccolo” professionista impegnato con sacrifici, come tanti, a portare avanti un’attività imprenditoriale) <strong>il rincaro dovrebbe essere complessivamente, nel 2012, di</strong> <strong>625,67 euro</strong>. Il nuovo <strong>i-Phone 4S</strong>, che pare (sempre dai servizi dei telegiornali nazionali) essere andato a ruba questo Natale &#8211; insieme ad altri gadget tecnologici a cui gli Italiani non sanno rinunciare – costa, per intenderci, <strong>659 euro</strong>. E’vero, alla tassazione diretta vanno aggiunti i rincari di benzina, autostrade, beni di consumo ecc, che potrebbero portare la “stangata” media a <strong><a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/436382/">2.000 euro per famiglia all’anno</a></strong>: 166 euro al mese, 5,37 al giorno. <strong>Non è poco, tutti vorremmo tenerceli in tasca, ma non valgono forse il futuro del proprio Paese?</strong></p>
<p>Ed eccoci al secondo punto: <strong>futuro chiama <em>giovani</em></strong>. Uno dei termini più abusati degli ultimi anni che, come spesso capita in Italia, sta vivendo un’eccessiva e incondizionata sovrastima, nell’erronea convinzione che possa essere così ripagato il torto e la totale marginalità a cui sono state relegate, per anni (e tuttora, di fatto), le generazioni più giovani (di cui, anagraficamente, fa parte anche il sottoscritto, classe 1975). Sarà una considerazione banale, ma <strong>credo che al Paese non serva una lotta intergenerazionale, né servano <em>solo</em> i giovani d’età &#8211; a prescindere dalla loro formazione, dalle loro effettive capacità e dai loro meriti. Servono <em>idee giovani</em></strong>.</p>
<p>Il 20 novembre scorso (quarto frammento dei miei ricordi caotici del 2011), tutti i media nazionali riportavano, con grande enfasi, la dichiarazione di <strong>Roberto Saviano</strong>, noto e coraggioso scrittore, classe 1979, giunto allo Zuccotti Park di New York: “<strong>Serve anche all’Italia un movimento come Occupy Wall Strett</strong>”. No Saviano, pur con tutto il rispetto per la tua attività di denuncia della mafia, non è di questo che ha bisogno, oggi, l’Italia. Non di tende piantate in una piazza, non di giovani dai nobili ideali e vestiti colorati, che maneggiano un megafono di giorno e una chitarra di notte. <strong>Per quanto sia “poetico”, tutto ciò è <em>vecchio</em></strong>, come quei termini “occupazione”, “autogestione” e tante altre logore formulette di quel lontanissimo (per fortuna) ’68, che ha poi sfornato proprio alcuni degli squali della finanza, che hanno sconquassato l’economia reale.</p>
<p><strong>Se c’è qualcosa che i giovani (di mente) devono <em>occupare</em>, è lo spazio lasciato vuoto da una classe politica incapace e arretrata</strong>, oggi commissariata dal Governo anagraficamente più vecchio della storia repubblicana. Ma devono occupare facendosi avanti in prima persona, con <strong>senso di responsabilità, idee fresche, nuovi modelli alternativi alla logica partitica</strong>. Devono occupare con quello che <strong>Carlin Petrini</strong>, energico e instancabile fondatore di Slow Food (classe 1949), ha recentemente ricordato &#8211; presentando l’edizione 2012 del Salone del Gusto e Terra Madre (due eventi di successo planetario, che hanno cambiato, dal basso, il modo di guardare al cibo e a chi lo produce): il “<strong><em>ghëddo</em></strong>”, un termine piemontese (difficilmente traducibile, ma di cui sono sicuro esista un analogo in ogni regione d’Italia), che  indica <strong>quel “qualcosa di più”, un misto di orgoglio e positiva ostinazione</strong>.</p>
<p>Mentre scrivo questo articolo la RAI trasmette, per chiudere l’anno, “<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fKOiRpLXmhU">Noi credevamo</a></strong>”, il film di Martone sul Risorgimento. Credo che anche i protagonisti di quel momento storico, più o meno giovani, fossero dotati del “<em>ghëddo</em>”. <strong>Ecco di cosa abbiamo bisogno per trasformare questa crisi in opportunità. Buon anno! </strong></p>
<p><em>Andrea Gandiglio</em></p>
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		<title>A difesa dell’ambiente la musica suona forte e chiaro</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 06:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica Green]]></category>
		<category><![CDATA[Pearl Jam]]></category>
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		<description><![CDATA[Cantanti e gruppi musicali che si muovono per sostenere cause politiche, civili o sociali non sono più una novità da tempo. Probabilmente da quando nel 1985 il Live Aid di Bob Geldof consacrò la musica come media sociale, per comunicare messaggi impegnati.
Non fa eccezione il tema ambientale, per la quale la musica ha saputo svolgere  un ruolo importante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Jack-Johnson-Courtesy-of-rollingstone.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26685" title="Jack Johnson, Courtesy of rollingstone.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Jack-Johnson-Courtesy-of-rollingstone.com_-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Cantanti e gruppi musicali che si muovono per sostenere cause politiche, civili o sociali non sono più una novità da tempo. Probabilmente da quando <strong>nel 1985 il Live Aid di Bob Geldof consacrò la musica come <em>media sociale, </em>per comunicare messaggi impegnati</strong>.</p>
<p>Non fa eccezione il tema ambientale, per la quale la musica ha saputo svolgere  un ruolo importante. Da circa un decennio, infatti, artisti, eventi, produzioni e organizzazioni musicali sono diventati attori di spicco nella lotta per la salvaguardia del pianeta &#8211; almeno come testimonial, se non altro.</p>
<p>Il caso dei <strong><a href="http://radiohead.com/">Radiohead</a></strong>, il cui leader <strong>Thom Yorke </strong>ha manifestato in più occasioni il suo impegno, è forse il più noto. Fece scalpore anni fa la loro <strong>decisione di distribuire i propri album anche in versione digitale per ridurre il packaging al minimo</strong>. Una scelta di stile che si fa portavoce di  una filosofia di pensiero. Ribadita con il loro ultimo lavoro <strong><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NV4xhsYvU2g" target="_blank">The King of Limbs</a></em></strong>, uscito quest’anno e reso disponibile sia su CD sia tramite <strong>download su iTunes dal 19 dicembre</strong>. I Radiohead hanno inoltre dichiarato che per questa operazione misureranno l’impronta ecologica e che, per compensarne l’impatto, useranno i <a href="http://www.carbonretirement.com/" target="_blank"><strong>carbon credit</strong></a>s. Gli spettacoli che si terranno nel loro tour 2012 saranno infatti a &#8220;impatto zero&#8221;, così come lo sono stati quelli precedenti. Per la data bolognese prevista il prossimo 3 luglio in Piazza Maggiore l&#8217;amministrazione comunale, con il supporto della <strong>Regione Emilia-Romagna </strong>e di altri partner, ha già annunciato la messa a punto di un progetto che nelle giornate vicine all’evento porrà  particolare attenzione alla sostenibilità e alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale, tematiche molto care alla band inglese.</p>
<p>Passando dall’Europa agli Usa, gli amanti del <em>grunge</em> sanno bene che i <strong><a href="http://www.pearljam.com/">Pearl Jam</a></strong> di <strong>Seattle</strong> sono degli attivisti “veterani” anche in materia ambientale. Sul fronte delle emissioni di CO2, infatti, sono intervenuti in più occasioni. <strong>Dopo le 32 date del tour 2009 negli Stati Uniti, hanno investito circa 210.000 dollari in interventi di rimboschimento nella città di Washington</strong>. Ancora prima, nel 2006, con una donazione di 100mila dollari a nove organizzazioni per l&#8217;ambiente, lanciarono l’iniziativa <strong><a href="http://www.pearljam.com/activism/carbonportfolio">Carbon Portfolio Strategy</a></strong>. Nel 2003 investirono circa 150.000 dollari per coprire i danni ambientali causati dalla produzione del loro album <em>Riot Act</em>. Parallelamente, per preservare gli oceani e la loro fauna, hanno realizzato il video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0Aqr_D8c1Sk"><strong><em>Among the waves</em></strong>,</a> disponibile su iTunes. I proventi della vendita del video negli Stati Uniti hanno finanziato i <strong><a href="http://www.conservation.org/sites/marine/Pages/partnerlanding.aspx" target="_blank">Conservation International’s Marine Programs</a></strong>. In più, <strong>sul sito del gruppo, c’è una <a href="http://www.pearljam.com/oceans/">pagina</a> che promuove le buone pratiche del rispetto dell’ambiente e dei mari con 11 consigli.</strong> Conosciuti per la loro coerenza, che spesso li ha portati a scelte poco commerciali, ci si aspetta che per il tour annunciato proprio pochi giorni fa  per il 2012, nell&#8217;Europa del Nord, il gruppo realizzerà qualche iniziativa interessante.</p>
<p>Come Radiohead e Pearl Jam, molti altri si sono mossi a favore dell’ambiente e continuano in questa direzione. <strong>La rivista <a href="http://www.rollingstone.com/">Rolling Stone</a> l’anno scorso ha persino dedicato una piccola <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rollingstone.com/music/photos/the-15-most-eco-friendly-rockers-20101216">gallery</a></span> ai musicisti più ecofriendly</strong>.</p>
<p>Se dalla ristretta cerchia degli artisti puntiamo al giro più ampio di tutti coloro che insieme fanno <strong>l’industria della musica</strong>, non rimaniamo comunque delusi. La <strong><a href="http://www.reverb.org/index.php">Reverb</a></strong>, per esempio, è un’organizzazione statunitense non-profit fondata nel 2004 dall’ambientalista <strong>Lauren Sullivan </strong>e da suo marito, <strong>Adam Gardner</strong>, cantante e chitarrista dei <strong>Guster</strong>. Il <strong><a href="http://greenmusicgroup.org/">Green Music Group</a></strong> è uno dei progetti che porta avanti: si tratta di una coalizione di artisti, fan e leader del mercato che, tramite le loro azioni di promozione e sensibilizzazione, <strong>vogliono contribuire a cambiare l’industria della musica istituendo pratiche e modalità più rispettose dell’ambiente</strong>.</p>
<p>Chi ama la musica, però, non può fare a meno di seguirla dal vivo. Non dimentichiamoci quindi dell’importanza degli eventi e delle location che li ospitano. In questi ultimi anni sono stati organizzati diversi festival a &#8220;impatto zero&#8221;. Per citare i casi italiani, si va dallo <strong><a href="http://vrbanfestival.com/">Vrban Hi Five di Verona</a></strong> al <strong><a href="http://www.associazionemiscela.it/">Miscela Rock Festival</a></strong> vicino a Torino, fino all’<strong><a href="http://www.edisonchangethemusic.it/">Edison Change the Music</a></strong>, tour a più tappe nel nostro paese, nato nel 2008 per sviluppare la cultura della sostenibilità e del risparmio energetico nella musica. <strong>Attenzione alle emissioni, incoraggiamento all’uso di mezzi alternativi all’automobile, diffusione di informazione orientata all’ambiente</strong>: <strong>i concerti diventano una cassa di risonanza di grande potenza</strong>,  moltiplicatore del messaggio di rispetto ambientale destinato proprio a quei giovani che hanno la responsabilità di portare avanti il futuro del pianeta.</p>
<p>E non solo i grandi eventi all’aperto. Anche i piccoli concerti in circoli e locali cittadini fanno la loro parte. A <strong>Milano</strong>, per esempio, da gennaio 2011 <strong>quattro locali della movida notturna hanno detto basta ai bicchieri di plastica</strong>, sostituendoli con bicchieri e cannucce di Pla, un materiale biodegradabile e compostabile ricavato dall’amido di mais e da altre risorse rinnovabili. A promuovere questa iniziativa anche la <strong>Provincia di Milano</strong>, il <strong>Comune di Segrate</strong>, l’<strong>Amsa</strong> e il <strong>Cem Ambiente</strong>. I quattro locali milanesi possono così ridurre il volume dei rifiuti prodotti. Ma c’è di più. I “nuovi bicchieri” non sono più un rifiuto bensì una risorsa. Perchè vengono smaltiti in impianti di compostaggio, diventando compost che fertilizzerà il terreno su cui poi nasceranno altre piante dalle quali si otterranno nuovamente materie prime. Un ciclo virtuoso che comporterà meno impiego di risorse non rinnovabili, meno energia e meno CO2. I locali partner del progetto già da anni comunque sono impegnati sul fronte della tutela ambientale. <strong>Dall’installazione di 102 pannelli solari del Magnolia all’impianto fotovoltaico del Live Club di Trezzo, </strong>ai piatti e bicchieri biodegradabili del <strong>Bloom</strong> di Mezzago.</p>
<p>Sono solo pochi esempi di quanto l’industria musicale si stia impegnando, in varie direzioni, nella diffusione e realizzazione di uno<strong> stile di vita nuovo</strong>. Come consumatori, noi possiamo partecipare supportando gli artisti e gli eventi a minor impatto ambientale. Per far crescere la community, per aiutare a diffondere il messaggio. <em>Pum up the volume</em>.</p>
<p><em>Daniela Falchero</em></p>
<p><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/v/0Aqr_D8c1Sk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></p>
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		<title>Tavolo dei sindaci antismog: Provincia e Comune di Milano si dividono</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nulla di fatto, per adesso, per le attese misure antismog proposte dalla Provincia di Milano. A sorpresa, ieri sera, dopo quasi 4 ore di tavolo, il &#8220;patto tra i sindaci&#8220; (presenti una cinquantina, su 134) non è stato sottoscritto. Si tratta di un protocollo, attraverso il quale Palazzo Isimbardi intende trovare misure condivise, sul territorio, per l&#8217;ambiente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Cristina-Stancari-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-26611" title="Cristina Stancari, Courtesy of Agnese Pellegrini" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Cristina-Stancari-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini.jpg" alt="" width="276" height="260" /></a>Nulla di fatto, per adesso, per le attese misure antismog proposte dalla<strong> Provincia di Milano</strong>. A sorpresa, ieri sera, dopo quasi 4 ore di tavolo, il &#8220;patto tra i sindaci<strong>&#8220;</strong> (presenti una cinquantina, su 134) <strong>non è stato sottoscritto. </strong>Si tratta di un protocollo, attraverso il quale Palazzo Isimbardi intende trovare <strong>misure condivise, sul territorio, per l&#8217;ambiente e contro l&#8217;inquinamento</strong>. Seppur condividendo le proposte, i sindaci hanno preferito non votarle, preoccupati per l&#8217;impatto sui mezzi pubblici. Intanto, è di nuovo polemica tra la Provincia e il Comune di Milano, con l&#8217;assessore comunale all&#8217;ambiente che accusa: “<strong>La Provincia non sa coordinare il piano antismog</strong>”, e l&#8217;assessore provinciale <strong>Cristina Stancari,</strong> che ci ha concesso un&#8217;intervista, che ribatte: “ Palazzo Marino non fa gioco di squadra e spara a zero alla prima difficoltà. Ancora una volta, <strong>il Comune ragiona in una prospettiva milanocentrica</strong>”.</p>
<p><strong>D) Assessore, cosa prevedeva la bozza del protocollo di collaborazione che avete presentato?</strong></p>
<p>R) Palazzo Isimbardi ha lavorato per offrire misure condivise e strategie comuni immediatamente attuabili, con il sostegno di tutti gli attori coinvolti. In pratica, <strong>dopo una settimana di Pm10 oltre i 75 microgrammi di media in tutta l&#8217;area metropolitana o dopo dieci giorni di valori medi sopra la soglia di 50 microgrammi, erano previsti interventi straordinari</strong>.</p>
<p><strong>D) Quali ad esempio?</strong></p>
<p>R) Nei momenti di emergenza scatta il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 3 senza filtro antiparticolato, in determinate fasce orarie; si è inoltre proposta la riduzione della temperatura di 1°C, per due ore, e <strong>l&#8217;invito alla chiusura delle porte dei negozi, per ridurre le dispersioni termiche.</strong></p>
<p><strong>D) Come giudica la riunione di ieri sera?</strong></p>
<p>R) Si è trattato di un incontro positivo, che finalmente ha prodotto una base condivisa su cui potremo lavorare insieme.</p>
<p><strong>D) Cosa avverrà ora?</strong></p>
<p>R) Ogni sindaco si confronterà con la propria giunta e il proprio consiglio comunale e presenterà le sue osservazioni. <strong>Mercoledì si terrà la prima riunione della cabina di regia</strong>, a cui in molti hanno chiesto di partecipare e che potrà portare a un protocollo con regole definite e accolte da tutti.</p>
<p><strong>D) Lei è assessore da appena un mese, eppure ha già promosso il &#8220;tavolo dei sindaci&#8221; della provincia di Milano per l&#8217;ambiente. Qual è l&#8217;obiettivo che vi proponete?</strong></p>
<p>R) Secondo noi è fondamentale, soprattutto quando si parla di ambiente e di territorio, proporre delle misure condivise e attuare delle strategie comuni immediatamente attuabili, con il sostegno di tutti i Comuni dell&#8217;area metropolitana. Del resto, questo è l&#8217;unico modo per rendere efficaci le misure. <strong>Il nostro metodo è orientato alla massima trasparenza e chiarezza, anche verso i cittadini. Questa è sicuramente una strada più lunga, ma è l&#8217;unica che alla fine porterà a misure concrete</strong>.</p>
<p><strong>D) Lavorare insieme, dunque&#8230;</strong></p>
<p>R) Sì. Come Provincia siamo convinti che per migliorare la qualità dell&#8217;aria, e quindi diminuire le emissioni inquinanti, è necessario, da parte nostra, garantire il coordinamento delle iniziative adottate dai singoli Comuni del territorio attraverso la convocazione di tavoli istituzionali, assemblea dei sindaci e tavoli tecnici per la qualità dell&#8217;aria.</p>
<p><strong>D) Un&#8217;aria che nel territorio provinciale non è affatto buona, nonostante le misure prese finora. Perchè?</strong></p>
<p>R) Le emissioni di PM10 e di NO2 sono inferiori alla media europea, tuttavia <strong>le concentrazioni di queste inquinanti permangono al di sopra dei livelli fissati dalle Direttive Europee vigenti</strong>. Il motivo è anche dato dalle peculiari condizioni orografiche e meteoclimatiche del bacino padano e dalla densità abitativa e lavorativa.</p>
<p><strong>D) Secondo lei, le misure antismog messe in atto dal Comune di Milano sono efficaci? Perché?</strong></p>
<p>R) Come Provincia abbiamo fortemente criticato il blocco del traffico, non come misura ma come metodo. Avevamo intrapreso un percorso unitario per tutte le amministrazioni comunali, che andava rispettato. Certe fughe in avanti non sono positive&#8230;</p>
<p><strong>D) Quali sono le iniziative della Provincia per stimolare una più diffusa e penetrante cultura dell’ambiente tra i cittadini?</strong></p>
<p>R) Quello della formazione dei cittadini è un impegno che ho molto a cuore. Credo che la <strong>cultura dell&#8217;ambiente inizi da piccoli</strong>. Per questo, abbiamo proposto nelle scuole il <strong><a href="http://www.progettopegaso.it/home.php" target="_blank">Progetto Pegaso</a></strong>, che invita i bambini ad adottare un albero. È un piccolo passo, che però crea già nei più piccoli un&#8217;attenzione all&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>D) Avete intrapreso anche altre azioni?</strong></p>
<p>R) Ovviamente, reputiamo<strong> molto importante la fase di monitoraggio della qualità dell&#8217;aria</strong>. Per valutare i costi e l&#8217;efficacia di possibili interventi, la Provincia ha contribuito finanziariamente a un progetto di ricerca proprio sull&#8217;aria, avviato dall&#8217;<strong><a href="http://brescia.unicatt.it/" target="_blank">Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia</a></strong>, in collaborazione con le <strong><a href="http://www.unimib.it/" target="_blank">Università di Milano Bicocca </a></strong>e<strong><a href="http://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/SitoPubblico_IT/Albero+di+navigazione/Home/?lang=it" target="_blank"> Bocconi</a>.</strong></p>
<p><strong>D) In un momento in cui si parla di abolizione delle Province, qual è l’importanza di questo ente proprio nel settore dell’ambiente e del territorio?</strong></p>
<p>R) Parlare di smog o di altri problemi legati all&#8217;ambiente significa ragionare in termini di area metropolitana, di un territorio cioè più vasto di quello comunale. Credo che se non ci fosse la Provincia, non ci sarebbe nessun ente, oggi, in grado di coordinare misure congiunte e prospettive che vadano al di là del singolo comune.</p>
<p><em> Agnese Pellegrini</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uta Zorzi Mühlmann: l’acrobata del paesaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Burgassi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovedì 1 dicembre, nella Sala dello Zodiaco del seicentesco Castello del Valentino, a Torino, si è tenuto il secondo di una serie di &#8220;Incontri con il Paesaggio&#8220;, organizzati con il patrocinio di Uniscape, il network delle università europee a sostengo della Convenzione per il Paesaggio, per promuovere l&#8217;innovativo Corso di Laurea interateneo in Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio, che coinvolge le università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/UZU.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26484" title="Uta Zorzi Muhlmann, Courtesy of Mondoinoffice.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/UZU-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a><strong>Giovedì 1 dicembre, </strong>nella Sala dello Zodiaco del seicentesco Castello del Valentino, a <strong>Torino, </strong>si è tenuto il secondo di una serie di <strong>&#8220;<a href="http://www.unito.it/unitoWAR/ShowBinary/FSRepo/D040/Allegati/poster%20incontri%20con%20il%20paesaggio%202011-2012.pdf" target="_blank">Incontri con il Paesaggio</a>&#8220;</strong>, organizzati con il patrocinio di <strong><a href="http://www.uniscape.eu/" target="_blank">Uniscape</a></strong>, il network delle università europee a sostengo della<strong> <a href="http://www.coe.int/t/dg4/cultureheritage/heritage/Landscape/VersionsConvention/italian.pdf" target="_blank">Convenzione per il Paesaggio</a></strong>, per promuovere l&#8217;innovativo <strong>Corso di Laurea interateneo in Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio</strong>, che coinvolge le università di Torino, Milano e Genova. All&#8217;incontro è intervenuta come relatrice <strong>Uta Zorzi Mühlmann</strong>, architetto del paesaggio e Vice presidente di <strong>AIAPP &#8211; Lazio, </strong>moderata da <strong>Marco Devecchi</strong>, professore associato della Facoltà di Agraria dell&#8217;Università degli Studi di Torino e Coordinatore del Corso di Laurea interateneo.</p>
<p>Si è parlato di <em><strong>paesaggio quotidiano</strong></em>, ovvero di quello che &#8221;<em>riguarda ciò che  ci circonda, i paesaggi che vediamo, attraversiamo e sperimentiamo tutti i giorni: <strong>cortili condominiali, piazze di quartiere, terrazze urbane, giardini privati, parchi pubblici e il cosiddetto arredo verde</strong>, declinazione eufemistica ad indicare qualche pianta semi-deperita in contenitori sottodimensionati esposti alle intemperie in luoghi ostili&#8221;, </em>ha precisato la Mühlmann, introducendo una serie di suoi progetti, meglio definibili come <strong><a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Land_art" target="_blank">Land Art</a></strong><em><em>. &#8220;</em></em><em>Per strappare alla banalità questi paesaggi consueti, senza particolari qualità o eccellenze, di dimensioni variabili tra il piccolissimo e il mediamente grande, inseriti in contesti eterogenei, sovente squallidi, <strong>occorrono acrobazie di vario livello</strong>&#8220;. </em></p>
<p>Tra i primi lavori della paesaggista, risalenti all&#8217;inizio degli anni ’90, quello che più di tutti riassume il suo pensiero di architetto è un allestimento temporaneo dal titolo “<strong>L’Acclimatazione</strong>”, realizzato per il <strong>Festival International des Jardins </strong>a<strong> Chaumont sur Loire </strong>in<strong> Francia, </strong>un giardino connotato da rose rosse e colori vivaci nella stessa tonalità. Non dunque il solito paesaggio “verde”, ma un insolito giardino dove ci si sente <em>disorientati</em>. Un senso di smarrimento, in mezzo all’Eden ricreato, a cui contribuiscono tubolari in acciaio inox, che, come canne, captano il vento e riemettono dolci suoni. &#8220;<em>Acclimatarsi &#8211; </em>spiega Uta  <em>- significa considerare l’insieme delle trasformazioni necessarie per adattare un organismo vivente ad un clima diverso da quello della propria specie&#8221;</em>.</p>
<p>Ma Uta Zorzi Mühlmann è anche la creatrice del progetto per la <strong>Grande Muraglia Cinese</strong>, realizzato nel 2002 a <strong>Shanhaiguan</strong> con la collaborazione dello scultore <a href="Maresonoro%20-%20Luigi%20Berardi.mht"><strong>Luigi Berardi</strong></a>: un&#8217;installazione di 100 arpe eolie, strumento ligneo con le corde tese che, alla vibrazione del vento, producono suoni incredibili. Nel tentativo di effettuare <strong>un&#8217;affascinante lettura del paesaggio circostante non solo visiva, ma anche in termini sonori. &#8220;</strong><em>Essere paesaggista </em>- racconta l&#8217;autrice <em>- significa avere, forse, una grande esperienza di vita, avere una grande predisposizione a viaggiare e a condividere la vita di persone diverse da te. E soprattutto possedere una buona sensibilità &#8211; un po’ come avere le antenne&#8221;. </em></p>
<p>I paesaggisti, nella sua descrizione, ricordano un po’gli acrobati che, con salti spericolati, tentano il tutto per tutto pur di consegnare a destinazione il <em>neonato</em>, il progetto di cui sono portatori. &#8220;<em>Acrobazie semplici, come nel caso dei piccoli spazi conclusi per esposizioni temporanee, dove la sfida sta nel comunicare un’idea creativa con un linguaggio comprensibile a un pubblico che non parla la nostra lingua. </em><em>Passeggiate sulla fune, spesso senza rete, per le committenze private, dribblando i dubbi, i desideri e i limiti del committente. </em><em><strong>Tripli salti mortali all’indietro per portare un progetto di spazio pubblico alla realizzazione in tempi non biblici</strong>, passando attraverso vincoli di varia natura: politica, burocratica, normativa, economica e risolvendo gli imprevisti all’ordine del giorno, senza completamente snaturarlo&#8221;.</em></p>
<p>I <strong>parchi pubblici</strong>, dove la grande estensione e la burocrazia costituiscono le maggiori difficoltà, sono dunque la vera sfida da vincere. Anche se alla fine tutto è <em>paesaggio</em>, al di là di dimensioni e complessità di lettura differenti. Per questo, riflette la paesaggista, meglio talvolta progettare luoghi piccoli e curati da inserire, magari, in un intervento più ampio. L’approccio corretto dell&#8217;architetto, di fronte alle acrobazie da compiere, più che impositivo, deve comunque restare propositivo e dotato della giusta sensibilità. &#8221;<em>Ma bisogna, all&#8217;occorrenza, anche saper essere un po’ rompiscatole!&#8221;.</em></p>
<p><em>Valentina Burgassi</em></p>
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		<title>Autolib&#8217;, il sogno parigino di Vincent Bollorè che nasce in Piemonte</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 10:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Automotive]]></category>
		<category><![CDATA[progetto Autolib']]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Bolloré]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre a Bologna impazza il Motor Show, dove tra le tante novità ecologiche c’è anche un’auto gonfiabile, a Parigi prende sempre più concretezza il grandioso progetto Autolib&#8217;, promosso da Vincent Bolloré, uno degli uomini più ricchi del mondo.
I test con il pubblico sono stati avviati, con uno spettacolare corteo, domenica 2 ottobre nella capitale francese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-quattroruote.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26260" title="Courtesy of quattroruote.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-quattroruote.it_-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Mentre a <strong>Bologna</strong> impazza il<strong><a href="http://www.motorshow.it/" target="_blank"> Motor Show</a></strong>, dove tra le tante novità ecologiche c’è anche un’<strong><a href="http://www.motori24.ilsole24ore.com/Saloni/Motorshow-2011/novita/blowcar-auto-gonfiabile.php">auto gonfiabile</a></strong>, a <strong>Parigi </strong>prende sempre più concretezza il grandioso <strong>progetto Autolib&#8217;</strong>, promosso da <strong>Vincent Bolloré</strong>, uno degli uomini più ricchi del mondo<a href="http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=97136"></a>.</p>
<p>I <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RTRdLQUNsho&amp;feature=related">test con il pubblico</a></strong> sono stati avviati, con uno <strong><a href="http://videos.lalibre.be/video/iLyROoaf2WTa.html">spettacolare corteo</a></strong>, domenica 2 ottobre nella capitale francese e in 46 comuni limitrofi. Il modello è quello delle biciclette in libero servizio di <em>bike sharing </em><strong><a href="http://www.italianiaparigi.com/inner/gallery/velib.htm"><em>Velib&#8217;</em></a></strong>: 20.000 biciclette dislocate in 1.600 stazioni (in centro una ogni 300 metri), lanciato dal sindaco <strong>Bertrand Delanoë </strong>nel 2007. E forte del successo di Velib&#8217;, Delanoë aveva annunciato, nel 2008, proprio al Salone dell’Auto di Parigi, <strong>il «sogno verde» un servizio di car sharing «ecologico»</strong> da lanciare entro la fine del mandato. Nonostante l’idea partisse da presupposti concreti – secondo lo studio condotto dall&#8217;<a href="http://www.apur.org/" target="_blank"><strong>Apur (Atelier Parisien d’Urbanisme</strong>) </a><strong>il 56% dei parigini non possiede un&#8217;automobile e le auto di proprietà restano per la maggior parte del tempo parc</strong>heggiate – lo scetticismo non era mancato. In effetti, i problemi da affrontare non erano pochi:<strong> </strong>dalla mancanza di modelli di serie al costo elevato delle batterie, dalla scarsa autonomia alla mancanza di infrastrutture per la ricarica.</p>
<p>Al bando però, nel 2009, hanno risposto sei consorzi e, alla fine, <strong>a uscirne vincitore, grazie a 50 milioni investiti senza garanzie, è stato il <a href="http://www.sagaitalia.com/index.php?method=section&amp;id=239" target="_blank">Gruppo Bolloré, </a>che si è aggiudicato dal comune di Parigi la concessione per fornire le minicar totalmente elettriche, </strong>investendo nel progetto fino a 1,5 miliardi di euro (a occhio forse un po&#8217; troppi). Certo, nella cifra sono ricomprese anche la manutenzione dei veicoli e l&#8217;assicurazione (sottoscritta con la compagnia <strong>Generali</strong>, di cui Bolloré è vicepresidente), ma soprattutto l&#8217;intera produzione della <strong><a href="http://www.bluecar.fr/it/pages-accueil/default.aspx">Bluecar</a></strong> nello stabilimento <strong>Pininfarina</strong> di <strong>Bairo Canavese </strong>(Torino), <strong>affittato a 14 milioni di euro -maestranze incluse - fino al 31 dicembre 2013</strong>, con una produzione prevista di 4.000 vetture, di cui 3.000 destinate al noleggio. Queste ultime dovrebbero essere caratterizzate dal color grigio alluminio, per non essere confuse con le Bluecar acquistabili e per <strong>essere più ecologiche, rinunciando alla verniciatura.</strong></p>
<p>Il costo di costruzione sarà sostenuto dalla Città di Parigi, mentre il gruppo Bolloré, oltre a pagare 105 milioni di euro per la fornitura delle auto e delle sue speciali batterie, si è impegnato a farsi carico dei previsti 80 milioni dei costi annuali di esercizio. Quanto al risultato economico dell&#8217;operazione <strong>le previsioni oscillano tra un utile annuo di 33 milioni e una perdita di 60 milioni di euro</strong>. A Ballorè, come ha rilevato l&#8217;<strong><a href="http://www.economist.com/node/21528681">Economist</a></strong>, il successo della sfida di Autolib sulle strade di Parigi sarebbe fondamentale per aprirsi la strada nel business dell&#8217;elettrico, accanto ai grandi dell&#8217;auto.</p>
<p>La vetturetta, presentata nel 2008 con gran successo, sulla carta vale senz&#8217;altro il prezzo di utilizzo: abbonamento giornaliero, settimanale e annuale (144 euro se individuale, 132 euro per quello familiare) a cui va aggiunta una tariffa variabile di circa 5 euro per ogni mezz&#8217;ora di utilizzo. Quattro posti in 3,65 metri di spazio, cambio ovviamente automatico, <strong>130 km orari di velocità </strong>massima, navigatore e computer con schermo tattile che indica le stazioni libere per il parcheggio, segnala le anomalie e il livello della batteria e permette di comunicare in permanenza con i tecnici del centro operativo. Ma soprattutto <strong>un&#8217;autonomia di 250 km</strong>, ottenuta grazie alle <strong>batterie di nuova generazione litio-metallo-polimero (LMP)</strong> che oltre ad essere più efficaci delle normali al litio, dovrebbero surriscaldarsi solo ad elevatissime temperature (si infiammerebbero a 180 gradi contro i 70 gradi delle altre). Una tecnologia che il gruppo Bolloré sta sperimentando da dieci anni con la controllata <strong><a href="http://www.batscap.com/" target="_blank">Batscap</a></strong> (partecipata da <strong><a href="http://france.edf.com/france-45634.html" target="_blank">Edf</a></strong> al 20%), che oggi produce 7.500 batterie all’anno, in due stabilimenti in <strong>Bretagna</strong> e in <strong>Québec</strong>. A queste, proprio per fornire le Bluecar, se ne aggiungeranno altre 15.000 prodotte nella fabbrica di <strong><a href="http://www.ergue-gaberic.fr/" target="_blank">Ergué-Gabéric</a></strong>, finanziata con un prestito di 130 milioni dalla <strong>Banca Europea degli Investimenti </strong>e di 50 dallo Stato francese.</p>
<p>Si tratta, in ogni caso, di <strong>una scommessa, quanto mai, ambiziosa, sia in termini di innovazione, sia (e forse anche di più) nel determinare un nuovo modo di spostarsi nella città</strong>, con l&#8217;obiettivo di arrivare al 2030, a Parigi, ad una riduzione del 50% di auto a benzina. <strong>Da lunedì 5 dicembre entreranno in circolazione 250 auto che, entro l&#8217;estate del 2012, arriveranno a 2.000 con 1.100 stazioni di ricarica</strong>.</p>
<p>Come andrà a finire? Difficile e troppo presto, oggi, per dirlo. Secondo Bolloré, l&#8217;Autolib&#8217; totalmente elettrico comincerebbe a produrre reddito solo a partire dal settimo anno e dopo 80.000 abbonamenti.</p>
<p>Forse, però, è utile ricordare che negli anni &#8217;90, in Europa il ruolo di apripista sulla mobilità elettrica toccò proprio ai francesi: dal 1995 al 2002 furono prodotti oltre 10.000 autoveicoli, solo da parte del <strong><a href="http://www.psa-peugeot-citroen.com/en/hp1.php" target="_blank">Gruppo PSA – Peugeot-Citroen</a></strong>; alla fine però non se ne fece nulla. Si trattò di modelli adattati da auto tradizionali (quelli progettati già inizialmente come elettrici non andarono oltre i prototipi e qualche pre-serie), che sostanzialmente non erano in grado di reggere il confronto con i modelli convenzionali da cui derivavano: prezzo più che doppio, autonomia e velocità massima che rendevano rischioso qualsiasi utilizzo al di fuori di un contesto urbano, abitabilità spesso dimezzata per ospitare le ingombranti e pesanti batterie al piombo.</p>
<p>Ma ciò che è interessante ricordare è che <strong>tutto iniziò proprio con il progetto di <em>car sharing</em> nella cittadina di La Rochelle</strong>. Oggi i numeri sono ben diversi: Parigi, anno 2011, 3.000 auto, 1 ogni 740 abitanti contro La Rochelle, anno 1993, 50 auto, 1 ogni 2.700 abitanti; nessuno può dire che stavolta non si faccia sul serio.</p>
<p>E chissà se questa grande sfida non sia anche di buon auspicio per un altro prodotto Pininfarina, l&#8217;<strong><a href="http://www.pininfarina.it/repository/foto/hybus/HYBUS%2001%20copia.jpg">Hybus</a></strong>, grazie al quale nei giorni scorsi l’azienda ha vinto il premio &#8220;<strong><a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=premio">Innovazione Amica dell&#8217;Ambiente</a></strong>&#8221; di Legambiente, di cui Greenews.info è media partner. <strong>L’idea, pregevole, è quella di trasformare in ibrido un vecchio autobus</strong>, sostituendo il propulsore originario con un moderno e ben più piccolo Multi Jet che assista la trazione elettrica (assicurata da due motori), e la ricarica delle batterie oltre ai servizi idraulici e pneumatici.</p>
<p><em>Antonio Sileo*</em></p>
<p><em>*Ricercatore presso lo IEFE Bocconi</em></p>
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		<title>Eco Geo: l&#8217;applicazione della Regione Piemonte per la salvaguardia dell&#8217;ambiente</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/eco-geo-lappliazione-della-regione-piemonte-per-la-salvaguardia-dellambiente-20111202/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 09:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[ECOGEO]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva dalla Regione Piemonte, Assessorato all’Ambiente, l’ultima applicazione per I-Phone, iPad e iPod Touch a favore della salvaguardia dell’ambiente.
Si chiama ECOGEO e consentirà di geolocalizzare non solo i distributori a basso impatto ambientale su tutto il territorio nazionale, ma anche gli Ecocentri presso cui i cittadini possono disfarsi gratuitamente dei rifiuti ingombranti, e i Punti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ecogeo-app.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26216" title="Courtesy of ecogeo app" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ecogeo-app-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Arriva dalla <a href="http://www.regione.piemonte.it/ambiente/" target="_blank">Regione Piemonte, Assessorato all’Ambiente</a>, l’ultima applicazione per I-Phone, iPad e iPod Touch a favore della salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>Si chiama <strong>ECOGEO</strong> e consentirà di geolocalizzare non solo <strong>i distributori a basso impatto ambientale</strong> su tutto il territorio nazionale, ma anche gli <strong>Ecocentri </strong>presso cui i cittadini possono disfarsi gratuitamente dei rifiuti ingombranti, e i <strong>Punti di erogazione d’Acqua  pubblica, </strong>fornendo tre diversi percorsi per raggiungerli, a piedi, in automobile o con i mezzi pubblici.</p>
<p>La nuova applicazione, creata in collaborazione con l’agenzia Durbans, le compagnie di gestione e grazie alle segnalazioni degli utenti, nasce con l’obiettivo di fornire strumenti utili e tecnologicamente evoluti che mettano in condizione gli utenti di adottare uno stile di vita mirato alla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.</p>
<p>Questa prima versione dell’applicazione, che ha visto già nei primi giorni <strong>3328 Download</strong> e <strong>1808 Update</strong>, consente tre diversi tipi di  geolocalizzazione:</p>
<p><strong>DISTRIBUTORI </strong>a basso impatto ambientale su tutto il territorio nazionale, <strong>GPL </strong>(1.156 quelli localizzati); <strong>METANO</strong> (451)  ed <strong>ELETTRICO</strong> (predisposizione già attiva in vista delle futura installazione di centraline elettriche).</p>
<p><strong>ECOCENTRI -</strong> <strong>306 isole ecologiche</strong> presso cui i cittadini piemontesi possono disfarsi gratuitamente di rifiuti ingombranti, rifiuti urbani pericolosi, apparecchiature elettriche ed elettrodomestici, batterie esaurite, piccoli quantitativi di materiali di demolizione e di oli esausti di auto e moto, sfalci e potature domestiche e tanto altro  &#8211; sul territorio piemontese</p>
<p><strong>CASETTE DELL’ACQUA</strong> &#8211; <strong>106 punti di erogazione</strong> di acqua pubblica a disposizione di tutti i cittadini ove, con un modestissimo contributo, ci si può approvvigionare di acqua liscia o frizzante direttamente alla fonte, riducendo sensibilmente i lunghi viaggi e le tonnellate di plastica dell’acqua in bottiglia.</p>
<p>Un’intera sezione dell’applicazione, denominata <strong>ECOnsigli,</strong> è inoltre dedicata a suggerimenti pratici per chi vuole condurre uno stile di vita “ECO-responsabile”, “ECO-solidale”, “ECO-compatibile. L’applicazione è scaricabile <strong>gratuitamente</strong> sull’AppleStore accedendo da iTunes oppure dal sito internet di riferimento <a href="http://www.ecogeoapp.com/">ecogeoapp.com</a> e dal sito della Regione Piemonte &#8211; sezione “Ambiente”.</p>
<p>“I<em> </em><em>cittadini  da qualche giorno</em> &#8211; ha sottolineato l’assessore all’Ambiente<strong> Roberto Ravello </strong>- <em>hanno uno strumento moderno, veloce ed efficiente  in più a loro disposizione. EcoGeo darà infatti modo di fruire di servizi già disponibili sul territorio ma spesso scarsamente conosciuti. Un sostegno non convenzionale dunque che oltre a promuovere la mobilità sostenibile e quindi incentivare l’acquisto e l’utilizzo di veicoli a basso impatto ambientale intende anche facilitare il cittadino nell’utilizzo quotidiano di tali vetture. </em></p>
<p><strong><em>Una delle problematiche che spesso incontrano i possessori di veicoli a basso impatto ambientale è rappresentata infatti dal rifornimento, poiché i distributori di carburante non sono facilmente reperibili e l’elenco fornito dalle concessionarie, al momento della vendita, risulta uno strumento non adeguato in quanto non sempre aggiornato.</em></strong></p>
<p><strong><em>Contiamo di integrare al più presto l’applicazione con nuove funzioni che possano renderla ancora più funzionale ed efficace rispetto alle richieste sempre più mirate e dettagliate degli utenti. EcoGeo</em></strong> <em>rappresenta un esempio di come il supporto della tecnologia risulti spesso fondamentale per rafforzare il concetto su cui stiamo da tempo lavorando: rispetto per l’ambiente e al tempo stesso attenzione alle esigenze dei cittadini”.<strong> </strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Milano, premiate le innovazioni &#8220;amiche dell&#8217;ambiente&#8221;</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/milano-premiate-le-innovazioni-amiche-dellambiente-20111125/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 16:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Premio all'innovazione amica dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[A sorpresa, agricoltura, edilizia e trasporti sono, in Italia, i settori dove si innova di più, secondo i criteri della sostenibilità. Lo ha rilevato l’XI edizione del Premio all’Inovazione Amica dell’Ambiente, svoltasi oggi a Milano, che ha messo sotto i riflettori processi e prodotti aziendali nati negli ultimi mesi con l’obiettivo di migliorare la qualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Hybus-Courtesy-of-zeroemision.eu_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25969" title="Hybus, Courtesy of zeroemision.eu" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Hybus-Courtesy-of-zeroemision.eu_-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>A sorpresa, <strong>agricoltura, edilizia e trasporti </strong>sono, in Italia, i settori dove si innova di più, secondo i criteri della sostenibilità. Lo ha rilevato l’<strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/premiazione-11%C2%B0-edizione-premio-allinnovazione-amica-dellambiente-20111121/" target="_blank">XI edizione del Premio all’Inovazione Amica dell’Ambiente</a></strong>, svoltasi oggi a Milano, che ha messo sotto i riflettori processi e prodotti aziendali nati negli ultimi mesi con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, nel pieno rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Anche in questa edizione, le innovazioni più numerose tra le <strong>160</strong> presentate e votate dalla giuria di <strong>Legambiente</strong>, promotrice dell’evento di cui <strong>Greenews.info </strong>è media partner, sono state quelle nel settore dell’energia (efficienza e rinnovabili): il 49% del totale, a dimostrazione di una tendenza ormai consolidata di sviluppo del settore. Il 22% dei progetti, invece, ha riguardato l’abitare, a parimerito mobilità (15%) e agricoltura (14%).</p>
<p>Il premio &#8211; consegnato da <strong>Filippo Solibello</strong>, uno dei tre conduttori della trasmissione radiofonica <strong><a href="http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/#" target="_blank">Caterpillar </a></strong>-  è stato anticipato da una tavola rotonda sul tema ‘<strong>Sostenibilità oggi: città verdi, reti intelligenti, risorse rinnovabili</strong>’, condotta da <strong><a href="http://www.greenews.info/rubriche/legambiente-20110907/" target="_blank">Andrea Poggio</a></strong>, presidente della Fondazione Legambiente Innovazione; hanno partecipato al dibattito<strong> Vittorio Cogliati Dezza</strong>, presidente Legambiente, <strong>Marcello Raimondi</strong>, assessore all’Ambiente della Lombardia, <strong>Marco Frey</strong>, consigliere della Fondazione Cariplo, <strong>Paolo Guaitamacchi</strong>, della Camera di Commercio di Milano, <strong>Massimo Beccarello</strong>, vicedirettore delle Politiche industriali di Confindustria, ed <strong>Ermete Realacci</strong>, presidente della <strong><a href="http://www.symbola.net/" target="_blank">Fondazione Symbola</a></strong>. Insomma, un tavolo a più voci attorno al quale per la prima volta, ha sottolineato Poggio, “soggetti diversi si riuniscono per premiare la sostenibilità”.</p>
<p>A livello geografico, la consegna dei premi ha dimostrato che, anche quest’anno, <strong>il nord è sempre in testa alla classifica</strong> (con il 68% di proposte innovative sostenibili), seguita a grande distanza dal centro (19%) e dal sud (13%). In particolare, è ancora la <strong>Lombardia</strong> a confermarsi campione di innovazione, con 53 progetti presentati (34%), seguita dall’<strong>Emilia Romagna</strong>. Ma l’aspetto più rilevante è che, in questa edizione, <strong>sono arrivati lavori da 18 regioni su 20, segno che la green economy è ormai un fenomeno diffuso in tutta Italia</strong>. Nonostante le difficoltà. Non ha usato mezzi termini Marco Frey quando ha evidenziato: “<strong>Nel nostro Paese non c’è stata una politica lungimirante che ha saputo accompagnare i processi di sostenibilità</strong>”. Per dirla con parole ancora più chiare, se mai ci fosse stato bisogno, <strong>Paolo Guaitamacchi </strong>ha aggiunto che “l’ostacolo per uno sviluppo più veloce alla green economy è stata la carenza di una politica nazionale appropriata”. Tutti sperano nel nuovo governo e anche Confindustria, con Beccarello, rilancia la sfida: “Bisogna fare di più e giocare una partita strategica anche in sede europea”.</p>
<p>Intanto, mentre attende di agganciare l’Europa, l’Italia valorizza le proprie risorse. Prima di tutto, appunto, <strong>l’agricoltura</strong> che, proprio in questo periodo di catastrofi ambientali, “<strong>è stata fondamentale &#8211; ha rimarcato il presidente Legambiente &#8211; per prevenire il dissesto</strong>. Inoltre, il settore ha incrementato l’occupazione, senza cedere alle chimere degli <strong>Ogm</strong> ma puntando sul modello di eccellenza e tipicità italiana”. È per questo, secondo Legambiente, che bisogna investire sul territorio, “anche se, a volte, il rischio è quello di vedere contrapposta la doverosa tutela del paesaggio al suo utilizzo consapevole”. Lo ha detto <strong>Paolo Guaitamacchi</strong>, <strong>lanciando una frecciatina alle Sovrintendenze e trovando un sostenitore in Realacci</strong>. Polemiche a parte, c’è però un fatto che è emerso con chiarezza durante la cerimonia di consegna dei premi. Lo ha evidenziato Vittorio Cogliati Dezza: “<strong>L’energia verde e la sostenibilità delle produzioni rappresentano le chiavi giuste per uscire dalla crisi che attanaglia la società</strong>”. Anche attraverso la valorizzazione dei ‘cervelli’ italiani e delle loro innovazioni in chiave dii sostenibilità.</p>
<p>Il Premio Legambiente rivolto all&#8217;<strong>innovazione di impresa in campo ambientale, </strong>dà diritto all&#8217;uso del logo &#8220;Innovazione Amica dell&#8217;Ambiente&#8221;, (la lampadina dalla foglia verde affiancata al Cigno di Legambiente), nella comunicazione del prodotto o servizio premiato, per la durata di un anno.</p>
<p>La Giuria ha riconosciuto un <strong>carattere di eccellenza</strong> a:</p>
<ul>
<li><strong>FILCA      COOPERATIVE S.C.</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1263">Residenza      Verdiana, “La Casa A Consumo Zero” Di Clusone:L&#8217;eccellenza Del Progetto      Biocasa Filca</a>&#8220;</li>
<li><strong>Boito      Manlio</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1152">GIANT:      Generatore Integrato Autonomo Non Tradizionale ), sistema per produrre      Elettricità dal moto ondoso</a>&#8220;</li>
<li><strong>Centrale      Adriatica Società Cooperativa</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1210">Territori.coop</a>&#8220;</li>
<li><strong>Enel      Green Power SpA</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1224">Generatore      eolico &#8220;Libellula&#8221; progettato per Enel Green Power da Renzo      Piano</a>&#8220;</li>
<li><strong>FAAM      SPA</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1247">Innovativo      sistema di accumulo energia modulare basato su tecnologie litio ad alta      efficienza energetica da abbinare alla fonti rinnovabili. </a>&#8220;</li>
<li><strong>Molinia      società agricola a r.l. </strong>per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1111">Risosecondonatura      (RSN°). RSN° è una tecnica innovativa di coltivazione del riso a basso      impatto ambientale che utilizza tre nuove ecomacchine create      appositamente: il rotolama , la raccoglitrice a strappo e l&#8217;essiccatore      solare.</a>&#8220;</li>
<li><strong>PININFARINA      SPA</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1208">HYBUS</a>&#8220;</li>
</ul>
<p>E ha segnalato come esempi di buone pratiche ambientali:</p>
<ul>
<li><strong>Consorzio      Casalasco del Pomodoro soc agr coop</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1148">Pomì      Trace &#8211; Sistema di tracciabilità on line della filiera Pomì</a>&#8220;</li>
<li><strong>Coop      Adriatica</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1258">Conselice:      nasce l&#8217;ecosupermercato</a>&#8220;</li>
<li><strong>Dismeco      Srl</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1139">Progetto      Borgon Ecologico. Progetto di multipiattaforma ecologica recuperando una      ex cartiera storica.</a>&#8220;</li>
<li><strong>EOSOLARE      SRL</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1192">Realizzazione      di kit ibridi in grado di fornire energia elettrica ed acqua calda,      contribuendo ad un notevole risparmio energetico all&#8217;utente finale</a>&#8220;</li>
<li><strong>Epson      Italia SpA</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1106">Stampante      digitale per tessuti a tecnologia inkjet “Monna Lisa”</a>&#8220;</li>
<li><strong>Genport      srl &#8211; Spinoff del Politecnico di Milano</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1109">Generatore      Ibrido Portatile Solare-Pemfc A Impatto Zero Privo Di Combustibile</a>&#8220;</li>
<li><strong>PEUGEOT      AUTOMOBILI ITALIA</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1164">HYBRID4,      il primo ibrido diesel al mondo</a>&#8220;</li>
<li><strong>Renault      Italia S.p.A.</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1132">Sviluppo      e commercializzazione di massa dei veicoli elettrici, vista come la      soluzione più efficace, in virtù delle loro zero emissioni, per il      rispetto dell’ambiente e per offrire a tutti una mobilità sostenibile. </a>&#8220;</li>
<li><strong>Soc.      Agr. Salcheto s.r.l.</strong> per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1186">“Salcheto      Carbon Free”, ricerca applicata in campo vitivinicolo su: risparmio ed      efficientamento energetico, produzione di energie rinnovabili; sistemi di      analisi ambientale, anche rivolti al consumatore, in armonia con le norme      ISO</a>&#8220;</li>
<li><strong>tesa      spa </strong>per &#8220;<a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=scheda&amp;id=1257">nastri      adesivi trasparenti e da imballo tesa ECOLOGO, in polipropilene ricilato      al 100%</a>&#8220;</li>
</ul>
<p><em> Agnese Pellegrini</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;meglio gioventù&#8221; agli Oscar Green della Coldiretti</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/la-meglio-gioventu-agli-oscar-green-della-coldiretti-20111118/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Green]]></category>

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		<description><![CDATA[«Fare l’imprenditore agricolo è figo», dice Vittorio Sangiorgio, delegato nazionale di Giovani Imprese Coldiretti aprendo la cerimonia di premiazione degli Oscar Green 2011. E, sentendo le storie di finalisti e premiati a questo concorso per l’innovazione in agricoltura, non si può dargli torto. C’è l’allevatore di maiali che segue i suoi animali con una webcam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/1-GIORGIO-POETA-MIELE-IN-BARRIQUE.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25651" title="GIORGIO POETA - MIELE IN BARRIQUE, Courtesy of Veronica Ulivieri" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/1-GIORGIO-POETA-MIELE-IN-BARRIQUE-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a>«<strong>Fare l’imprenditore agricolo è figo</strong>», dice <strong>Vittorio Sangiorgio</strong>, delegato nazionale di <strong><a href="http://www.coldiretti.it/organismi/giovani.asp" target="_blank">Giovani Imprese Coldiretti </a></strong>aprendo la cerimonia di premiazione degli <strong><a href="http://www.oscargreen.it/dotnetnuke/" target="_blank">Oscar Green 2011</a></strong>. E, sentendo le storie di finalisti e premiati a questo<strong> concorso per l’innovazione in agricoltura</strong>, non si può dargli torto. C’è <strong>l’allevatore di maiali che segue i suoi animali con una webcam consultabile anche dall’Iphone</strong>, e l’apicoltore che invecchia il miele nelle barrique di rovere del vino. E ancora, il vivaista che, partendo da semplici sagome di metallo, crea sculture verdi, e il casaro che produce pecorino con caglio vegetale. <strong>Giovani che non rispondono più all’idea di agricoltore che ancora resiste nell’immaginario comune</strong>, ma la reinventano e la aggiornano, aggiungendo creatività, tecnologia, innovazione.</p>
<p>Vediamo più da vicino chi sono quest’anno i vincitori delle <strong>sei categorie degli Oscar</strong>. Per la sezione <strong>Stile e cultura d&#8217;impresa</strong>, il primo premio è andato a <strong>Manuele Ferri</strong>, che nella <strong><a href=" http://www.calumaco.it " target="_blank">sua azienda</a></strong> di <strong>Montetortore</strong>, in provincia di Modena, alleva maiali della razza Mora Romagnola allo stato brado e con metodo biologico. È sua l’idea del primo grande fratello nella stalla, per seguire costantemente gli animali durante la crescita controllandone alimentazione e benessere. Nell’azienda <strong>Ca&#8217; Lumaco </strong>c’è anche una sala parto attrezzata con le telecamere: le fattrici si muovono libere fino al momento della nascita dei maialini, mentre <strong>l’allevatore le può controllare “in remoto</strong>”.</p>
<p>Per la categoria<strong> Sostieni lo sviluppo</strong> è stato invece premiato <strong>Gianni Infantino</strong> dell’<strong><a href="http://www.mieledeangelis.it" target="_blank">Azienda Agricola De Angelis</a></strong>, impresa itinerante tra il cuore di <strong>Tolve</strong> (Potenza) e le vette della Basilicata dove si trovano le arnie. Il suo miele unisce bontà e sensibilità sociale: sulle etichette è utilizzato il linguaggio Braille, lo stesso usato anche nel libro <em><strong>La città perfetta</strong></em>, che accompagna i barattoli e racconta con le illustrazioni tattili il magico mondo delle api. L&#8217;azienda oggi conta 100 arnie per 30 quintali di miele all&#8217;anno, tutto certificato biologico.</p>
<p><strong>Erika Pedrini</strong>, trentina, ha preso in mano l’<strong><a href="http://www.pravis.it" target="_blank">azienda vitivinicola di famiglia</a></strong>, facendo arrivare le sue bottiglie nelle cantine di<strong> Giappone, Inghilterra, Germania</strong>. A lei è andato il premio della sezione<strong> Esportare il territorio</strong>. La particolarità dell’azienda <strong>Pravis</strong> risiede nell’aver recuperato i vitigni dell’impero Austro-ungarico, dal Negrara al Franconia, al Groppello. Erika ha anche modernizzato la cantina: grazie ad un &#8220;progetto verticale&#8221;, viene scomposta su tre livelli, cosicché i passaggi del vino possano avvenire per caduta e non attraverso pompe idrauliche. Il risultato è <strong>l&#8217;ottimizzazione delle risorse e il risparmio dell’energia.</strong></p>
<p>Nella categoria <strong>Oltre la filiera</strong>, ha vinto il primo premio <strong>Filippo Tramonti</strong>, presidente del <strong><a href="http://www.caiforli.com/site/" target="_blank">Consorzio  Agrario di Forlì-Cesena-Rimini</a>.</strong> A lui si deve la decisione di rilevare e rilanciare l’<strong><a href="http://www.ghigi.eu/" target="_blank">Antico Pastificio Ghigi</a></strong>, creando una filiera tutta italiana, distribuita su <strong>Toscana, Emilia Romagna </strong>e <strong>Marche</strong>, dal campo alla tavola. Oggi Ghigi rappresenta il sesto produttore nazionale con 500 mila quintali di pasta all’anno, rigorosamente <em>Ogm free.</em></p>
<p>Il premio della sezione <strong>Campagna amica</strong> se l’è aggiudicato <strong>Cristian Merlo</strong> dell’<a href=" http://www.ciucolandia.it/" target="_blank"><strong>Azienda Agricola Ciucolandia di Capestrano (L’Aquila</strong>)</a>. Questo giovane imprenditore è riuscito a produrre il primo yogurt di latte d’asina, un alimento molto apprezzato anche da tutti i bambini allergici al latte vaccino. Molti studi scientifici dimostrano che il latte di asina è l&#8217;alimento naturale di origine animale con le caratteristiche più vicine al latte materno. Ha un sapore dolce ed è un’ottima  base per preparare lo yogurt. L’azienda, certificata biologica, produce anche biscotti e cosmetici a base di questo latte e olio d’oliva. È possibile anche fare trekking someggiato, ossia accompagnati dall’asino che porta i bagagli.</p>
<p>La <strong><a href=" http://www.agricopecetto.it/" target="_blank">Cooperativa Agricò Pecetto</a></strong>, di Pecetto (Torino), è stata premiata nella sezione<strong> In-generation</strong>. L’ha fondata<strong> Elena Comollo</strong>, insieme a Renato ed Emanuele. Un progetto molto attento al sociale e all’integrazione di persone svantaggiate, retto da giovani produttori piemontesi che operano nel rispetto di un&#8217;agricoltura eco-compatibile, privilegiando la filiera corta e promuovendo il consumo di prodotti agricoli di stagione, i gruppi di acquisto e soprattutto il chilometro zero. La cooperativa offre anche percorsi di formazione come fattoria didattica, con programmi specifici per far conoscere a grandi e piccini la vita in campagna e la ciliegia di Pecetto.</p>
<p>Nell’ambito di Oscar Green è stato premiata, nella categoria <strong>Paese amico</strong>, anche una società composta dalle <strong>Asl di Cuneo, Asti e Alba</strong>. Attraverso <strong><a href="http://www.amos.piemonte.it" target="_blank">Amos</a></strong>, l’ospedale si è impegnato in un progetto di pasti a chilometro zero, con le primizie del territorio e le ricette tipiche della tradizione piemontese. I numeri parlano da sé: <strong>quattro miliardi di pasti in quattro anni per un milione di euro di prodotti acquistati dalle imprese agricole del territorio.</strong></p>
<p>Un affresco composito di quella che, forse con un luogo comune, si definisce “<strong>l’Italia migliore</strong>”. Il presidente di Coldiretti <strong>Sergio Marini</strong> non ha dubbi: «<strong>Sono questi i giovani talenti sui quali il presidente del Consiglio Mario Monti può fare affidamento per il rilancio dell’economia italiana</strong>».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>25 anni di Ministero dell&#8217;Ambiente nel racconto di Corrado Clini</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Medaglia Giovanni Spadolini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Corrado-Clini-Courtesy-of-meteoweb.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25282" title="Corrado Clini, Courtesy of meteoweb.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Corrado-Clini-Courtesy-of-meteoweb.it_-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>Domani a Firenze verrà consegnata la prima <strong>Medaglia Giovanni Spadolini</strong> ai vincitori del <strong><a href="http://www.distrettoenergierinnovabili.it/der/der/eco-and-the-city">Premio Eco and the City</a></strong>, un riconoscimento alle buone pratiche di tutela del paesaggio e dei beni naturali e culturali, dedicato allo statista italiano che è considerato, di fatto, il fondatore del <strong><a href="http://www.greenews.info/wp-admin/post-new.php" target="_blank">Ministero per i Beni Culturali e Ambientali</a></strong>, nel 1974, quando venne chiamato, da <strong>Aldo Moro</strong>, a far parte del nuovo esecutivo. Spadolini inserì la tutela del territorio nell’agenda di Governo, dando inizio a un percorso &#8211; decisamente innovativo per la politica italiana dell’epoca – di <strong>confronto e coinvolgimento dei <em>portatori di interesse</em></strong>, secondo il motto: “<em>una moderna politica dell’ambiente e del territorio richiede il concorso di tutte le forze vive della cultura e della società</em>”.</p>
<p>Eppure il Ministero dell’Ambiente diventerà un dicastero autonomo solo nel <strong>1986</strong> – con il secondo governo Craxi – e <strong>compie oggi 25 anni</strong>. Come si è evoluta la sua azione in questi cinque lustri che, a partire dalla storica <strong>Conferenza di Rio del 1992</strong>, hanno visto impennarsi la sensibilità ecologica dei cittadini, ma anche le urgenze ambientali?</p>
<p>La storia del Ministero disegna un percorso assai poco lineare, che ha inciso pesantemente sulla continuità delle politiche ambientali e sulla stessa capacità di <em>governance</em> dei processi. Sicuramente il clima di costante instabilità politica, di avvicendamenti repentini e continui <em>stop and go</em>, ne ha minato pesantemente l’efficacia, ma, soprattutto, la <strong>mancanza di una “visione” di lunga distanza</strong>.</p>
<p>Questo, in poche battute, il bilancio che <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/roma-vara-il-piano-dazione-per-lenergia-sostenibile-la-parola-a-corrado-clini-20111026/" target="_blank">Corrado Clini</a></strong>, direttore generale del Ministero dal 1990 e testimone di oltre vent’anni di lavoro, ha cercato di ricostruire per noi.</p>
<p>Il primo Ministro all’Ambiente, con portafoglio, è il liberale <strong>Francesco De Lorenzo</strong> (1986-1987), che inizia ad affrontare alcune delle questioni più urgenti legate alla protezione ambientale, come la qualità dell’acqua, dell’aria e il tema dei rifiuti. <strong>Era il tempo delle prime direttive europee: una tendenza all&#8217;unificazione del diritto ambientale che si proponeva di porre rimedio alle contraddizioni delle normative vigenti</strong>. Prima di De Lorenzo, c’era anche stato il <strong>Ministero dell’Ecologia</strong> (privo di capacità di spesa), che durante il primo governo Craxi (1984-1986) aveva visto l’avvicendamento dei liberali <strong>Alfredo Biondi</strong> e <strong>Valerio Zanone</strong>.</p>
<p>Dopo De Lorenzo, il socialista <strong>Giorgio Ruffolo</strong> diventa titolare del Dicastero nel 1987 fino al ’92: per la prima volta, racconta Clini, “<strong>le politiche sull’ambiente acquisiscono una visione precisa, ispirata alle strategie europee sulla sostenibilità</strong>”. Principalmente attraverso due direttrici: la prima, quella di “incardinare le politiche ambientali entro le politiche di sviluppo”, adottando <strong>un approccio non più separato dalle altre politiche ma, al contrario, trasversale e integrato</strong>. La seconda, quella di “<strong>ancorare la politica ambientale italiana alla politica europea”.</strong></p>
<p>Proprio nel 1990, infatti, l’Italia assume la presidenza dell’Unione Europea ed <strong>il Ministero dell’Ambiente “riesce a far approvare la strategia europea sui cambiamenti climatici</strong>” e le prime “<strong>direttive che introducono il criterio delle performance ambientali come criterio per la costruzione dei motori</strong>”, <strong>che porterà a un’importante trasformazione nel settore automobilistico</strong>. “Due operazioni di portata enorme, che hanno permesso”, spiega Clini, “di rientrare nella strategia energetica europea e di annettere gli obiettivi ambientali alle strategie industriali”.</p>
<p>Il punto di forza dell’amministrazione Ruffolo, economista di formazione, è, in sostanza, quello di “aver costruito” un ministero che, da un lato, si occupa delle “tematiche ambientali classiche” (rifiuti, qualità delle acque e dell’aria) e dall’altro lato, lavora perché, attraverso le politiche ambientali, partano grandi politiche di sviluppo nazionali. In questa logica, durante gli anni di Ruffolo, <strong>viene concepito e siglato insieme a Enimont, il piano nazionale per la riqualificazione ambientale della chimica</strong>: “una visione illuminata”, la definisce Clini, che getta le basi per una struttura del Ministero dell’Ambiente “molto innovativa rispetto alla tradizione settoriale” che, purtroppo ancora oggi, vede l’ambiente, come un tema parallelo (e non trasversale) alle altre politiche.</p>
<p>Quando, nel ’92, il Verde <strong>Ripa di Meana</strong> subentra a Ruffolo, trova tuttavia una situazione nella quale “viene meno la capacità di programmazione e di governo &#8211; che richiede tempi lunghi ma ha bisogno di risposte celeri”. Ad esempio nelle politiche di difesa del suolo e nell’assetto idrogeologico. <strong>Secondo Clini a crescere è invece una certa tendenza alla “demagogia ambientalista</strong>”. <strong>Sono gli anni di Tangentopoli, anni in cui la politica rinuncia a governare i processi e rincorre le emergenze</strong>: anzi, “le crea per consolidare i propri poteri”. Scoppia, in questo periodo, l’emergenza rifiuti e, diversamente dall’Europa, dove già esistono politiche che affrontano razionalmente la questione, da noi “gli impianti di incenerimento vengono considerati alla stessa stregua di quelli nucleari”. “<strong>Due anni drammatici”, ricorda Clini, in cui il Paese è bloccato, frammentato, le politiche si incagliano e i localismi dei nascenti “comitati del no” prevalgono su tutto</strong>: il ministero perde d’un colpo – ricorda Clini &#8211; tutti i poteri che era riuscito a conquistare negli anni precedenti, compresa la capacità di “consolidare una visione strategica”</p>
<p>Dopo un veloce avvicendamento di <strong>Francesco Rutelli</strong> e <strong>Valdo Spini</strong> (1993-1994), con il governo tecnico guidato da Dini, arriva come titolare dei Lavori pubblici e dell’Ambiente, l’indipendente <strong>Paolo Baratta</strong> (1995-1996), che riesce in poco tempo a “<strong>riconferire un ruolo all’amministrazione</strong>”, in grado di “dettare le regole”, rientrando nell’alveo delle politiche europee. Purtroppo, Baratta si scontra, senza poter fare molto, contro la “disseminata incapacità di prendere decisioni a livello locale”: soprattutto nelle regioni più deboli dove, invece, <strong>si cronicizza la logica dell’emergenza, “all’origine dei disastri attuali”. Come quelli avvenuti, di recente, sul territorio ligure e dell’alta Toscana,</strong> <strong>dove, negli ultimi 30 anni, sarebbe stato necessario condurre una “politica del territorio e di manutenzione del suolo</strong>” (ad esempio, demolendo tutti quegli insediamenti che fanno letteralmente da tappo a torrenti e fiumi), che il “ministero dell’Ambiente non è riuscito a portare avanti” perché, progressivamente, ha assunto un ruolo marginale rispetto alle altre politiche.</p>
<p>Dal 1996 al 2000 – durante il primo governo Prodi e i due governi D’Alema – il Ministro dell’Ambiente è <strong>Edo Ronchi</strong>, “bravissimo ma con il <em>problema politico</em> di essere un Verde”: Ronchi riprende il disegno di Ruffolo, incardinando la politica ambientale come “infrastruttura” delle altre politiche, ma – secondo Clini &#8211; non riesce a svincolarsi dalla logica politica secondo cui <strong>l’ambiente “è e resta un problema dei Verdi</strong>”. Con il risultato che le politiche ambientali continuano a correre fuori dal “<em>mainstream</em> della programmazione nazionale”.</p>
<p>Titolare dell’Ambiente, nel biennio 2000-2001, diventa <strong>Willer Bordon</strong>, durante il secondo governo Amato, e coglie l’occasione politica “per avere un ruolo”. Ma l’uomo forte, con il secondo governo Berlusconi, sarà <strong>Altero Matteoli</strong>, che grazie anche alla propria forza politica nel partito (Alleanza Nazionale), riporta i temi dell’ambiente al centro delle politiche pubbliche. <strong>In un “governo ben poco propenso alla protezione ambientale”, Matteoli infatti riesce a far “recepire tutte le direttive europee in materia ambientale</strong>”, da quella dei rifiuti a quella dell’acqua, a far ratificare il <strong><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/429043/" target="_blank">Protocollo di Kyoto</a></strong>, a rafforzare la capacità di spesa del ministero su molte questioni aperte – dall’ambiente urbano alla difesa del suolo. E senza mai essere un <em>opinion leader</em> sui temi ambientali, ne interpreta in chiave strategica la titolarità delle politiche, dopo la marginalità degli anni precedenti.</p>
<p><strong>L’Italia riesce, in questo periodo, a ritagliarsi un ruolo internazionale all’interno delle politiche ambientali</strong>. Ma al proprio interno, resta il problema – nato a metà degli anni Novanta – della frammentazione, a livello locale, delle politiche legate al territorio, della diffusione del fenomeno “<strong>Nimby</strong>” (acronimo inglese per Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”), e della nascita di liste locali che utilizzano in maniera spregiudicata il tema ambientale. Matteoli non è in grado di risolvere e sbloccare questa situazione, anche perché &#8211; <strong>all’interno della stessa maggioranza – vige l’idea diffusa che questi fenomeni di dissenso – non ascrivibili solo ai Verdi &#8211; siano uno strumento per raccogliere consenso.</strong></p>
<p>Invece a vincere le elezioni sarà il secondo governo Prodi, 2006-2008, che nominerà <strong>Alfonso Pecoraro Scanio</strong>, reo – secondo Clini – di assecondare qualsiasi istanza vagamente “ambientalista” per bloccare opere come gli impianti di incenerimento o di depurazione, così come la costruzione di una ferrovia che sposti il traffico dalla strada al treno.</p>
<p>Durante il governo Prodi, il Ministero dell’Ambiente non dispone, a detta di Clini, di sufficiente influenza e diventa nuovamente marginale rispetto alle altre politiche. Nel frattempo, viene però varata una politica energetica nazionale che prevede <strong>l’incentivazione delle rinnovabili – il famoso “conto energia</strong>” – che tuttavia non centra pienamente l’obiettivo, poiché <strong>dirotta i soldi unicamente sulla produzione di elettricità, finanziando, di fatto, l’importazione di tecnologie dall’estero e facendo diventare il “sistema italiano delle rinnovabili prevalentemente di <em>montatori</em>, dipendenti dalle produzioni cinese, americana e tedesca</strong>”: il denaro che oggi, indirettamente, giriamo all’estero attraverso gli incentivi per il fotovoltaico è pari a 7 miliardi di euro all’anno.</p>
<p>La marginalità del Ministero dell’Ambiente, diventato nel frattempo anche della Tutela del Territorio e del Mare viene, di fatto, “ereditata” dall’ultimo governo Berlusconi, con l’attuale ministro <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, che, nonostante i numerosi tentativi, non riesce nel difficile compito di riportare le politiche ambientali ed energetiche al centro della discussione dell’esecutivo.</p>
<p>Il ministro siciliano avrebbe potuto farlo affrontando il “<strong>tema dei rifiuti</strong>”, quello della “<strong>bonifica dei siti inquinati</strong>”, intervenendo su aree pregiatissime, nel cuore dello sviluppo urbano (come <strong>Porto Marghera</strong>), che potrebbero essere bonificate – ricorda Clini &#8211; se, invece di applicare la severissima normativa italiana e incepparsi nei 130 parametri da controllare per bonificare un sito (mentre in Inghilterra ce ne sono 35), si fosse applicata quella europea o quella votata dalla Gran Bretagna.“<strong>Sarebbe bastata una decisione politica, reclamata a gran voce da Confindustria</strong>”, sottolinea Clini, ma purtroppo, sotto il governo Berlusconi e con il ministro Prestigiacomo, “non siamo riusciti a sbloccare questa situazione, a liberare risorse, restituendo, così, interi territori alla comunità piuttosto che lasciarli, contaminati e bloccati, nonché oggetto di trattative tra poteri contrapposti”.</p>
<p>Con il risultato che, <strong>al tavolo dello Sviluppo, dove il governo avrebbe dovuto individuare le misure economiche per uscire dalla crisi, il Ministero dell’Ambiente non si è nemmeno seduto</strong>. “Se il Ministero, tre anni fa, avesse varato il programma nazionale per la sicurezza del territorio e la protezione del paesaggio, indicando una strategia incardinata come politica di sviluppo, e due anni fa avesse portato al<a href="http://www.cipecomitato.it/it/" target="_blank"> <strong>Cipe</strong></a>, la proposta di riqualificazione energetica nazionale, per rispondere agli obiettivi di Kyoto, oggi il ministero dell’Ambiente sarebbe un punto di riferimento per tutti”, conclude Clini. Il resto della storia è tutto da scrivere. Ma non si sa ancora con la penna di chi.</p>
<p><em>Ilaria Donatio</em></p>
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