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	<title>Greenews.info &#187; Pubblica Amministrazione</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Roma vara il piano d&#8217;azione per l&#8217;energia sostenibile. La parola a Corrado Clini</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 11:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Misure per il miglioramento dei trasporti pubblici e della mobilità, realizzazione di impianti fotovoltaici e di teleriscaldamento, riqualificazione energetica degli edifici. Non si tratta della solita “fuffa” tinta di verde ma di un “piano di azione per l’energia sostenibile” &#8211; concreto, misurabile, realistico &#8211; rivolto alla capitale, con uno scenario di attuazione modulare che si protrae fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Corrado-Clini-Courtesy-of-iisda.ca_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24473" title="Corrado Clini, Courtesy of iisda.ca" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Corrado-Clini-Courtesy-of-iisda.ca_-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a>Misure per il miglioramento dei trasporti pubblici e della mobilità, realizzazione di impianti fotovoltaici e di teleriscaldamento, riqualificazione energetica degli edifici</strong>. Non si tratta della solita “fuffa” tinta di verde ma di un “<strong><a href="http://www.progettomillennium.com/public/millennium/it/piano_azione_energia_sostenibile.php" target="_blank">piano di azione per l’energia sostenibile</a></strong>” &#8211; concreto, misurabile, realistico &#8211; rivolto alla capitale, con uno scenario di attuazione modulare che si protrae fino al 2020.</p>
<p>Di questo documento di attuazione ma, soprattutto, delle misure previste, <strong><a href="http://www.greenews.info/">Greenews.info</a></strong> ha discusso con la persona indubbiamente più competente in materia, <strong>Corrado Clini. </strong>Direttore Generale del <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente</strong> dal 1990, Clini è oggi anche Presidente dell&#8217;<strong><a href="http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=dip_pol_amb_gppnet.wp" target="_blank">Osservatorio Ambientale sui Cambiamenti Climatici</a></strong>, l&#8217;organismo nato nel 2010, per volontà della giunta capitolina, che ha curato la redazione del piano. È &#8220;Focal Point&#8221; dell’Italia per la <strong><a href="http://www.isprambiente.gov.it/site/it-It/Temi/Protezione_dell'atmosfera_a_livello_globale/Cambiamenti_climatici/Convenzione-quadro_sui_cambiamenti_climatici/" target="_blank">Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici</a></strong>, presiede la<strong><a href="http://www.globalbioenergy.org/" target="_blank"> Global BioEnergy Partnership</a></strong> (un’iniziativa del G8/G20 per la promozione delle bioenergie a livello globale), mentre, a livello internazionale, è membro del gruppo di consulenza per lo sviluppo sostenibile del Premier cinese e presidente dell’Organizzazione Intergovernativa  “<strong><a href="http://www.rec.org/" target="_blank">Regional Environment Center</a></strong>” di Budapest.</p>
<p><strong>D) Direttore, come responsabile dei programmi italiani e internazionali per lo sviluppo sostenibile del Ministero, lei ha promosso, negli ultimi 10 anni, la realizzazione di oltre 1.500 progetti in Italia e più di 400 in 30 paesi in via di sviluppo. In quale contesto nasce questo piano di azione e con quali obiettivi?</strong></p>
<p>R) Nel 2009, Comune di Roma e Ministero dell’Ambiente hanno siglato un accordo che si propone fondamentalmente due obiettivi: <strong>la promozione dello sviluppo sostenibile della città e un piano per la mobilità</strong>. <strong>Quaranta milioni di euro</strong> è la cifra che il Ministero ha investito in questa direzione e questo documento definisce in modo molto particolareggiato tutte le linee di indirizzo sulle azioni che Roma sta già compiendo e su quelle che intende portare avanti in tema di sostenibilità. Dunque, si tratta di <strong>un documento programmatico che dovrebbe orientare politiche di investimento, pubbliche e private</strong>.</p>
<p><strong>D) Il piano non contiene quindi solo strategie e programmi, ma definisce le misure che l’Amministrazione comunale dovrà adottare per far diventare Roma una città &#8220;sostenibile&#8221;. Il 2020 non è però così lontano…</strong></p>
<p>R) Certamente è un’operazione complessa, però non dimentichiamo che Roma si candida alle <strong>Olimpiadi</strong>, e allora questa diventa una piattaforma per i <strong>Giochi del 2020 </strong>(che è anche la scadenza che l’Europa si è data per la riduzione del 20 per cento di CO2). Il dato interessante &#8211; a riprova del fatto che, se partiamo subito con gli interventi programmati, possiamo farcela - è che <strong>alcune iniziative sono già partite.</strong></p>
<p><strong>D) Quali? Ci racconta le misure concrete disegnate nel piano della mobilità?</strong></p>
<p><strong> </strong>R) Per esempio, la scorsa settimana è stato presentato il <strong>piano di sostituzione del parco pubblico di automobili</strong>, c<strong>on auto elettriche</strong>, <strong>ibride o a biometano</strong>. Quest’azione, cofinanziata dal Ministero dell’Ambiente, però, non si limita semplicemente a cambiare le auto di servizio, ma va a rafforzare una serie di progetti, già messi in cantiere, che puntano alla <strong>pedonalizzazione del centro storico di Roma</strong>: un centro storico unico al mondo e fruibile. Esattamente il valore aggiunto che la capitale può offrire rispetto agli altri candidati europei alle Olimpiadi. Poi è già in vigore, adottato con delibera dalla Giunta nel marzo 2010, il <strong>piano della ciclabilità</strong>: entro il 2020, si punta ad <strong>aumentare l’attuale percentuale di spostamenti in bicicletta (pari allo 0,4 per cento) fino al 12 per cento, </strong>con la realizzazione di piste ciclabili, servizi di supporto alla ciclabilità come parcheggi per biciclette e servizi di trasporto innovativi nel Tridente romano. Infine, nel medio periodo, dovrebbero concludersi i lavori della<strong> linea metropolitana C</strong> e questo contribuirebbe a un nuovo scenario infrastrutturale.</p>
<p><strong>D) Per quanto riguarda l’altro obiettivo, quello della riqualificazione eco-efficiente degli edifici?</strong></p>
<p>R) Prioritario. A partire dal centro storico. <strong>Riqualificarlo e farne un luogo in cui, i palazzi &#8211; pubblici e privati &#8211; pur conservando le caratteristiche architettoniche &#8211; diventino ecoefficienti riduce i costi di manutenzione</strong>, quelli energetici che sono altissimi, e dà più valore allo stabile stesso.</p>
<p><strong>D) Parliamo però di somme enormi, come farete a coprire i costi?</strong></p>
<p>R) Più che un costo si tratta di un investimento: noi <strong>andiamo incontro a una direttiva europea che dobbiamo recepire </strong>e che punta proprio all’eco-efficienza nell’edilizia. Allora,<strong> il successo di un programma di questo tipo, realizzato nella capitale, potrebbe avere effetti importanti ovunque</strong>. Pensi alla riqualificazione di<strong> Venezia</strong>, che è stata in parte proprio ricostruita attraverso la <strong>partecipazione di finanziamenti pubblici e costruttori privati</strong>!</p>
<p><strong>D) Ci può illustrare le iniziative in cantiere per quanto riguarda la riqualificazione e l’efficientamento energetico?</strong></p>
<p>R) Ce ne sono diverse: <strong>entro il prossimo biennio</strong>,<strong> è prevista l’installazione di impianti fotovoltaci sulle coperture di 512 scuole romane e sui due grandi cimiteri della capitale</strong>, ma anche sui parcheggi pubblici e sulle rimesse e officine di aziende municipalizzate romane, come l’<strong><a href="http://www.atac.roma.it/" target="_blank">Atac</a></strong>, società responsabile del trasporto pubblico urbano. <strong>Entro il 2015, è stato programmato il recupero urbanistico di tre grandi aree periferiche della città, con la riqualificazione di edilizia ex-abusiva esistente</strong>; è stata pianificata, nel breve periodo, anche la riqualificazione del più importante corridoio di ingresso alla capitale: il <strong>Viadotto della Magliana</strong>, con interventi di efficienza energetica e di riduzione dell’inquinamento acustico; ed esiste il progetto di un anello di <strong>teleriscaldamento all’Eur</strong>, dettato dalla necessità di fornire energia al vasto patrimonio immobiliare  pubblico del quartiere residenziale.</p>
<p><strong>D) Quanto invece alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica?</strong></p>
<p>R) Il piano pianifica interventi di questo genere – dunque, di isolamento termico, sostituzione degli infissi, efficientamento degli impianti, utilizzo fonti rinnovabili o assimilate – su quasi <strong>1.900.000 metri quadrati di abitazioni</strong>, le cui prestazioni energetiche risultano scadenti e conducono a consumi esagerati, provocando un <strong>taglio di consumi ed emissioni di CO2 pari al 50 per cento rispetto alle attuali</strong>. Stesso tipo di interventi saranno condotti su alcuni edifici scolastici pilota, settore quest’ultimo particolarmente energivoro (con stabili che nel centro storico risalgono a prima della seconda guerra mondiale e altri costruiti negli anni ‘50), insieme alla <strong>riqualificazione energetica di 50 piscine pubbliche e private</strong>. Infine è stato pianificato un intervento di <strong>progressiva sostituzione dell’illuminazione pubblica sulle circa 5.000 strade distribuite sul territorio della capitale</strong>, <strong>con lampade a tecnologia Led</strong>. E il <strong>riassetto dell’intera rete elettrica comunale</strong>, con interventi di ammodernamento che ridurranno l’impatto ambientale. All’insegna dell’efficienza energetica.</p>
<p><strong>D) E l’edilizia residenziale privata?</strong></p>
<p>R) L’intervento previsto tra le azioni del piano per l’energia sostenibile parla di una<strong> riqualificazione energetica </strong>che coinvolge l’intero parco residenziale del <strong>Comune di Roma</strong>, pari a circa<strong> 90 milioni di metri quadri di abitazioni</strong>, di cui il 75 per cento è stato costruito prima degli anni ’80, dunque, antecedenti alla prima legge sul contenimento energetico del 1976. Nel piano esiste anche una misura, flessibile e in grado di adattarsi alle specifiche situazioni, rivolta alle strutture ricettive della capitale: parliamo di quasi mille esercizi con un indice abbastanza elevato di consumi. <strong>Si pensa alla sottoscrizione di un accordo tra albergatori e Roma Capitale</strong>, <strong>in forza del quale, accanto alle “stelle” della classificazione internazionale, si sia obbligati a esibire una “targa” energetica, rilasciata dall’Amministrazione comunale </strong>sulla base del rispetto di alcuni standard.</p>
<p><strong>D) Può affermare, dunque, che esiste una sintonia su questi temi con l’amministrazione?</strong></p>
<p>R) Sì, direi di sì: certamente, la realizzazione di questo piano comporta, da subito, una <strong>profonda riforma interna all’amministrazione</strong>, organizzata  &#8211; come è fisiologico &#8211; sulla gestione del presente. Ecco, <strong>occorrerebbe “ritararsi” sulla progettazione del futuro, </strong>che poi è il senso di queste misure. Ma credo ci siano gli elementi per raccogliere la sfida.</p>
<p><em>Ilaria Donatio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Po dei Laghi: un Masterplan per costruire il futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 17:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si narra che lo scrittore francese Stendhal, di fronte ai capolavori dell&#8217;arte fiorentina, fu colpito da un&#8217;emozione tanto forte da portarlo quasi allo svenimento: la nota &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221;. Penso di aver provato, più volte, una simile vertigine di fronte ai più bei paesaggi naturali che mi è capitato di vedere nel mondo, ma non mi era mai successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24401" title="Il lago di cava dell'Oasi di Po Morto a Carignano, Courtesy of Parco del Po Torinese" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Si narra che lo scrittore francese <strong>Stendhal</strong>, di fronte ai capolavori dell&#8217;arte fiorentina, fu colpito da un&#8217;emozione tanto forte da portarlo quasi allo svenimento: la nota &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221;. <strong>Penso di aver provato, più volte, una simile vertigine di fronte ai più bei paesaggi naturali che mi è capitato di vedere nel mondo, ma non mi era mai successo per un Masterplan!</strong> Sarà la mia natura da &#8220;svizzero&#8221; nato nel Paese del caos, ma vedendo armoniosamente condensata tanta analisi, pianificazione e riflessione ho provato la sensazione travolgente di trovarmi di fronte a un <em>capolavoro</em>. Forse perchè tocca il territorio in cui sono nato, ma anche perchè abbraccia <strong>un orizzonte temporale decennale</strong>, al quale la politica, le istituzioni e buona parte dell&#8217;imprenditoria (navigando a vista, senza progetti nè strategie ragionate, inchiodati alle trimestrali) ci hanno disabituati a pensare.</p>
<p>Il <strong><a href="http://www.masterplanpo.it/" target="_blank">Masterplan del Po dei Laghi </a></strong> è stato presentato giovedì 20 ottobre al Museo di Scienze Naturali di<strong> Torino</strong>, e credo (e mi auguro) sia destinato a diventare <strong>un caso di studio nazionale</strong>. Si tratta di un progetto di certosina precisione per anticipare, in maniera lungimirante e intelligente, il momento in cui gli <strong>impianti di estrazione, </strong>di cui è costellata la provincia a Sud di Torino, esauriranno il periodo di concessione e torneranno ad appartenere al demanio. <strong>Ma cosa ne faranno i nuovi proprietari, quei Comuni che già oggi, traditi da uno Stato indebitato fino all&#8217;osso e da un federalismo fiscale incompiuto, non riescono più a far fronte nemmeno ai servizi di base al cittadino? </strong>Meglio pensarci per tempo &#8211; e per bene.</p>
<p>Per questo il <strong><a href="http://www.parcopotorinese.it" target="_blank">Parco del Po Torinese </a></strong>(nella figura del suo illuminato direttore<strong> <a href="http://www.greenews.info/idee/basta-con-i-recinti-intervista-a-ippolito-ostellino-20100408/">Ippolito Ostellino</a></strong>) ha commissionato agli architetti <strong>Giorgio Beltramo </strong>e <strong>Andrea Cavaliere </strong>dello studio<strong> <a href="http://www.paicon.it/" target="_blank">Paicon </a></strong>e al Prof. <strong>Paolo Castelnovi </strong>del <strong>Politecnico di Torino, </strong>un masterplan per prefigurare le ipotesi di &#8220;<strong>riconnessione territoriale e paesaggistica</strong>&#8221; tra queste &#8220;isole&#8221; e valorizzarne le relazioni con il ricchissimo insieme di <strong>risorse culturali, ambientali, storiche, enogastronomiche e ricettive </strong>che già oggi caratterizzano questi territori.</p>
<div id="attachment_24423" class="wp-caption alignright" style="width: 259px"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi.jpg"><img class="size-medium wp-image-24423" title="L'area di intervento Masterplan Po dei laghi" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;area di intervento del Masterplan Po dei laghi</p></div>
<p>Il Masterplan, spiega il Prof Castelnovi, più che un <em>piano </em>(nel senso normativo) è dunque &#8221;<strong>un programma strategico di valorizzazione territoriale, paesaggistica e fruitiva</strong>&#8220;, fatto di livelli di dettaglio concentrici, che partono dal contesto &#8221;macro&#8221; dell&#8217;area in oggetto e delle strategie di sviluppo regionale per arrivare a individuare il &#8220;micro&#8221;, ovvero <strong>dove posizionare il parcheggio delle biciclette perchè sia integrato, al meglio, con il <em>traporto intermodale </em>di quel Comune</strong>. In questo risiede la concretezza del progetto e la differenza tra un sogno ad occhi aperti e <strong>un percorso difficile, laborioso e complesso, ma assolutamente reale e perseguibile. </strong>Come dimostrano gli esempi europei di successo a cui i progettisti si sono ispirati, dal <strong><a href="http://www.workshop-image.it/wp-content/uploads/pdf/pdf3_gemellaggio.pdf">Parco Miribel Jonage di Lione</a></strong> agli interventi che, a partire dal Dopoguerra, hanno reso la regione tedesca della <strong>Ruhr</strong> un caso di studio internazionale. &#8220;Lungo il Reno &#8211; racconta Giorgio Beltramo &#8211; sono stato colpito da <strong>un&#8217;alternanza incredibile tra cave di estrazione e <em>enclave </em>di stupenda naturalità</strong>, <strong>dove l&#8217;ambiente e il paesaggio convivono con strutture di ricezione progettate e costruite intelligentemente, nel rispetto delle regole</strong>&#8220;.</p>
<p>Come ha ricordato, del resto, con un felice parallelismo, l&#8217;assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di Torino, <strong>Ugo Perone,</strong> durante il suo intervento in sala (partecipato e non &#8220;di rito&#8221;), &#8220;<strong>non salveremo la cultura con la cultura, ma nemmeno con il mecenatismo</strong>. <strong>La salveremo solo facendo capire come la cultura e l&#8217;ambiente siano ottime opportunità di sviluppo</strong>&#8220;. Basta cioè con l&#8217;intelletualismo ripiegato su se stesso, ma anche con il vetero-ambientalismo che vede la <em>tutela</em> del patrimonio naturale in forma &#8220;museale&#8221;, come un valore fine a se stesso, e largo invece a <strong>una forma di collaborazione pubblico-privato che sappia fondere l&#8217;interesse collettivo (doverosamente rappresentato dal primo) con le capacità propositive, manageriali e la disponibilità di capitali indubbiamente più presenti nel mondo delle imprese. </strong></p>
<p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;<strong>fruizione</strong>&#8220;. Un&#8217;area naturale abbandondata che non sia <em>riconnessa</em> al proprio territorio e ai suoi fruitori, infatti, non solo è morta, ma rischia di diventare presto luogo di degrado e di discariche abusive. Per questo la collaborazione virtuosa avviata con i cavatori di <strong>Unimin</strong> &#8211; un tempo incubo di ogni ambientalista &#8211; è stata e sarà determinante. &#8220;I cavatori &#8211; fa notare Castelnovi &#8211; <strong>sono tra i pochi imprenditori che ragionano su un arco di tempo lunghissimo, intergenerazionale</strong>&#8220;. &#8220;E poi, banalmente, hanno i mezzi e le capacità per realizzare grandi interventi praticamente a costo zero, quando invece un Comune dovrebbe attivare un laborioso e dispendiosissimo iter di assegnazione dei lavori, che non sempre potrebbe permettersi&#8221;. <strong>Molte di queste cave hanno già iniziato un percorso di recupero ambientale, ma ora si tratta di coordinare gli sforzi e i progetti pensandone un&#8217;integrazione con l&#8217;offerta turistica, culturale ed enogastronomica locale</strong>, secondo il concetto di <em><strong>greenways</strong></em>, i percorsi di fruizione del territorio capaci di andare oltre la mera pista ciclabile, il singolo mercatino di prossimità e la visita alla Reggia sabauda, che da soli non riusciranno mai ad attirare il turista straniero.</p>
<p>Messe &#8220;a sistema&#8221; queste risorse avranno invece la capacità di generare <strong>sviluppo sostenibile</strong>, a partire dal <strong>turismo di prossimità </strong>(o del tempo libero)<strong>,</strong> garantito dalla vicinanza di quest&#8217;area con la città di Torino, per arrivare a intercettare la richiesta &#8211; in continua crescita, precisa <strong>Daniela Broglio</strong>, responsabile Accoglienza e Sviluppo Territoriale di <strong><a href="http://www.turismotorino.org/" target="_blank">Turismo Torino </a></strong>- del <strong>turismo &#8220;en plein air&#8221; </strong>e del <em><strong><a href="http://goglamping.net/" target="_blank">glamping </a></strong></em>(la nuova frontiera del camping glamour, praticato per scelta di vita e non per mancanza di budget)<strong>, </strong>che già oggi muovono numeri importanti dal Nord Europa e &#8220;rubano&#8221; quote di mercato significative al turismo culturale tradizionale.</p>
<p><strong>Cultura &amp; Natura </strong>sono dunque destinate, secondo il Masterplan, a ritrovarsi lungo l&#8217;asse del <strong>Po</strong>, l&#8217;elemento distintivo che il marketing territoriale di <strong><a href="http://www.poconfluenzenordovest.it/it/po_confluenze_nord_ovest/home.htm" target="_blank">Po Confluenze Nord </a></strong>Ovest e di ATL, dovrà saper comunicare come la <strong>risorsa naturale, culturale, turistica e sportiva</strong> che può accompagnare il viaggio del turista sostenibile attraverso un territorio che, secondo Paolo Castelnovi, è forse <strong>uno dei più tipicamente <em>piemontesi, </em>nel senso letterale di luogo dove emerge con forza il rapporto tra la montagna e la pianura.</strong></p>
<p>Tutto sta nella capacità di &#8220;<strong>fare squadra</strong>&#8221; e progettare responsabilmente il futuro, doti non propriamente <em>italiane</em>, ma che il periodo di crisi e i rivolgimenti epocali che ne seguiranno potrebbero incentivare. Dopo aver coinvolto, con esiti non sempre fortunati, tutti i livelli della pubblica amministrazione locale, i cittadini più lungimiranti, i cavatori, le associazioni sportive e giovanili e gli albergatori, ora la sfida dei promotori del Masterplan è <strong>coinvolgere gli agricoltori</strong>, i &#8220;guardiani del paesaggio agricolo&#8221;, che da un progetto di questa portata potrebbero ricavare <strong>eccezionali opportunità di integrazione al reddito &#8211; dalle forme di ricettività agrituristica, alle fattorie didattiche, alla vendita diretta dei propri prodotti</strong>. Senza dover sempre attendere la mano caritatevole della <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/nuova-pac-i-pro-e-i-contro-secondo-gli-operatori-italiani-20111017/" target="_blank">PAC</a></strong> dal cielo stellato dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><em>Andrea Gandiglio </em></p>
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		<title>Lacks, il sistema di calcolo per essere città virtuose</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/lacks-il-sistema-di-calcolo-per-essere-citta-virtuose-20111017/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 11:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Lacks, ha tre anni di vita e ha girato l&#8217;intera Europa. Non è il nome stravagante di un piccolo vagabondo, ma il progetto Local Accountability for Kyoto Goals, uno strumento rafforzato dal Patto dei Sindaci, nel 2009, che vede molte delle 2.900 città aderenti al Patto impegnate in un percorso di sostenibilità ambientale più solido. Grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Reggio-Emilia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24040" title="Piazza Prampolini a Reggio Emilia, Courtesy of Comuni-Italiani.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Reggio-Emilia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si chiama <strong>Lacks</strong>, ha tre anni di vita e ha girato l&#8217;intera Europa. Non è il nome stravagante di un piccolo vagabondo, ma il progetto <strong><a href="http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/pes.nsf/web/Lks?opendocument" target="_blank">Local Accountability for Kyoto Goals</a></strong>, uno strumento rafforzato dal <strong><a href="http://www.pattodeisindaci.eu/index_it.html" target="_blank">Patto dei Sindaci, </a></strong>nel 2009, che vede molte delle <strong>2.900 città aderenti al Patto </strong>impegnate in un percorso di sostenibilità ambientale più solido. Grazie anche ad un co-finanziamento europeo che, nel caso italiano, ammonta ad oltre 1 milione e trecentomila euro. A <strong>Reggio Emilia </strong>un convegno internazionale ha fatto il punto sui risultati raggiunti dalle amministrazioni di quattro città coinvolte: le italiane <strong>Reggio Emilia </strong>e<strong> Padova</strong>, la catalana <strong>Girona</strong> e <strong>Bydgoszcz</strong> per la Polonia.</p>
<p>“<strong>Le città consumano l&#8217;80 per cento dell&#8217;energia richiesta in Europa, generando alti livelli di emissioni inquinanti</strong>, più dei settori industriale e dei trasporti. Per questo il loro ruolo è particolarmente importante” spiega <strong>Antonio Lumicisi</strong> del Ministero dell&#8217;Ambiente, responsabile per l&#8217;Italia della campagna <strong><a href="www.campagnaseeitalia.it" target="_blank">Sustainable Energy Europe</a></strong>. <strong>L&#8217;adesione al progetto Lacks prevede il raggiungimento su scala locale degli obiettivi del protocollo di Kyoto</strong>: entro il 2020, riduzione del 20 per cento delle emissioni climalteranti – gas a effetto serra, anidride carbonica soprattutto &#8211; incremento del 20 per cento delle fonti rinnovabili e dell&#8217;efficienza energetica. “Le municipalità – sintetizza Lumicisi &#8211; s&#8217;impegnano ad adottare entro un anno un <strong>Piano d&#8217;Azione</strong>, basato su linee guida europee, in cui indicano concretamente come ridurre le emissioni e su quali<br />
settori intervenire”. <strong>L&#8217;Italia può vantare 1.358 comuni ed enti locali aderenti al Patto dei Sindaci, ma di questi finora solo il 14% ha già presentato un piano d&#8217;azione</strong>, con il supporto del Ministero dell&#8217;Ambiente per la redazione dei piani e finanziamenti europei come il fondo &#8220;<strong>Elena</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Paolo Rotelli</strong>, della task force Onu sull&#8217;attuazione del protocollo di Kyoto, avverte: “<strong>Il 60 per cento della popolazione mondiale è oggi concentrato nelle città</strong>, con oltre centotrenta aree urbane superiori ai 5 milioni di abitanti, quasi delle piccole nazioni. <strong>E&#8217; un sistema ad alta dissipazione energetica</strong>, <strong>che richiede un ripensamento sia a livello <em>macro</em>, per </strong><strong>quanto riguarda l&#8217;organizzazione della città ed i suoi quartieri, sia in scala <em>micro</em>, per i singoli edifici</strong>”.</p>
<p>Proprio in queste direzioni si muove Lacks, con cui è stato sviluppato <strong>uno strumento di calcolo per convertire i dati dei consumi dei vari settori in emissioni climalteranti</strong>. Messo a punto un “inventario delle emissioni” del proprio territorio, un&#8217;analisi del monitoraggio consente di procedere ad un piano di azioni mirate per il loro abbattimento. In concreto, vuol dire riportare le decisioni alla comunità locale, che pianifica misure come l&#8217;installazione di pannelli fotovoltaici su edifici pubblici, interventi sull&#8217;illuminazione ed il trasporto pubblico, amppliamento del verde, promozione della cogenerazione.</p>
<p>A Reggio Emilia, ad esempio, il settore produttivo risulta il maggior responsabile delle emissioni (circa il 37 per cento), seguito da trasporti (27%) e residenziale (23%). <strong>Il Consiglio comunale ha perciò approvato un piano di 46 azioni concrete e misurabili, concentrando gli sforzi di mitigazione sulle attività produttive e prevedendo poi interventi sulla mobilità e l&#8217;edilizia</strong>.</p>
<p>A <strong>Bydgoszcz</strong> le priorità d&#8217;intervento sono invece sul patrimonio edilizio, a <strong>Padova</strong>, come Reggio Emilia, l&#8217;ambito più urgente è, di nuovo, quello produttivo. A <strong>Girona,</strong> dove a incidere di più sui gas serra sono trasporti e residenziale, “<strong>metà del parco semaforico è ora a led</strong>” racconta <strong>Jordi Figueras</strong>, dell&#8217;amministrazione locale “e l&#8217;obiettivo che ci siamo dati è di ridurre del 40 per cento le nostre emissioni entro il 2020, a partire dal nostro ente, che vogliamo far diventare a emissioni zero”. La ricetta del comune spagnolo per i propri uffici è all&#8217;insegna della centralizzazione del riscaldamento per ridurre i consumi, e del <strong>ricorso al solare e alle biomasse.</strong></p>
<p>Forti della loro esperienza e delle misure messe in campo, anche col supporto tecnico dell&#8217;agenzia <strong>Arpa Emilia-Romagna </strong>e di altri soggetti privati, queste città contano di ridurre le loro emissioni di oltre il 20 per cento entro il 2020. E di passare il testimone: <strong>grazie a Lacks, un sotfware gratuito sarà a disposizione di tutti gli enti territoriali che intendano percorrere la stessa strada</strong>. <strong>Vito Belladonna</strong>, dell&#8217;Arpa Emilia-Romagna: “L&#8217;aspetto importante di questi risultati è la volontà di contabilizzare le azioni, prevedendone le conseguenze ambientali per intevenire e correggere in tempo utile”.</p>
<p><em>Cristina Gentile </em></p>
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		<title>Acquisti &#8220;verdi&#8221; in tempi di crisi: se ne parla al Forum di Cremona</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 11:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Belgero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa succederebbe se tutti gli enti pubblici, dai Comuni ai Ministeri, diventassero consumatori ecosostenibili? Gli acquisti della Pubblica amministrazione rappresentano in Italia il 17% del Pil, circa 110 miliardi di euro. Ne verrebbe fuori una piccola rivoluzione: riduzione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale, calo delle emissioni, innesco di una filiera produttiva e distribuitiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/Courtesy-of-sologreen.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23057" title="Courtesy of sologreen.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/Courtesy-of-sologreen.it_-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Che cosa succederebbe se tutti gli enti pubblici, dai Comuni ai Ministeri, diventassero consumatori ecosostenibili? <strong>Gli acquisti della Pubblica amministrazione rappresentano in Italia il 17% del Pil</strong>, circa <strong>110 miliardi di euro. </strong>Ne verrebbe fuori una piccola rivoluzione: riduzione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale, calo delle emissioni, innesco di una filiera produttiva e distribuitiva virtuosa entro i confini della green economy. Per questo l<strong>’Unione europea raccomanda, da più di dieci anni, gli <em>acquisti verdi</em>, il cosiddetto <a href="http://ec.europa.eu/environment/gpp/index_en.htm">Green Public Procurement</a>, </strong> chiedendo alle PA di «integrare i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso <strong>la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita</strong>».</p>
<p>Il <strong>6 e 7 ottobre</strong>, se ne parlerà a <strong>Cremona</strong>, in occasione della <strong>quinta edizione del <a href="http://www.gppinfonet.it/">Forum Compra Verde-Buy Green</a></strong>, dedicato a tutti gli enti pubblici che vogliono integrare, nei loro bandi, i criteri ambientali. Ma anche alle imprese. L’evento è ormai un punto di riferimento importante, anche se il settore, in Italia, progredisce a macchia di leoprardo: accanto a esperienze di enti sensibili al GPP, abbondano le amministrazioni che ne ignorano addirittura l’esistenza. «<strong>Nei Paesi UE più virtuosi</strong> – spiega <strong>Silvano Falocco</strong>, direttore del Forum – <strong>il valore degli acquisti verdi è pari al 25-30% </strong>del totale, <strong>in Italia è circa il 4,5%</strong>, anche se per certe categorie di prodotti, come la carta e l’elettronica, la percentuale cresce».</p>
<p>L’<strong>obiettivo europeo</strong> sarebbe stato di <strong>arrivare entro il 2010 al 50% di acquisti verdi</strong> per i vari prodotti di cui ha bisogno un ente pubblico &#8211; dalla carta e cancelleria all’arredamento, dall’edilizia ai prodotti tessili, fino ad alimenti e servizi di ristorazione, attrezzature elettriche e informatiche, servizi di gestione manutenzione e ristrutturazione degli edifici, servizi di pulizia, servizi urbani e al territorio (verde pubblico, arredo urbano), gestione dei rifiuti, servizi energetici, trasporti, organizzazione di eventi. <strong>L’obiettivo italiano, fissato dal <a href="http://www.dsa.minambiente.it/gpp/page.asp?id=46">Ministero dell’Ambiente nel Piano di azione nazionale per il GPP</a>, è, più genericamente, quello di raggiungere <em>il livello delle migliori esperienze europee </em>entro il 2020</strong>.</p>
<p>Per le diverse categorie di prodotti,<strong> il Ministero ha approvato dei Criteri ambientali minimi, delle linee guida</strong> che gli enti possono inserire in capitolati d’acquisto e bandi. Tra gli ultimi approvati, a fine settembre, spiega Falocco, ci sono i <strong>Criteri per la ristorazione</strong>, che «non si fermano al cibo, ma spaziano dagli imballaggi al trasporto, dai detersivi alla qualificazione ambientale dei fornitori». <strong>I pionieri sono stati in Italia il Comune di Ferrara e la Provincia di Cremona</strong>, che oggi coordina il gruppo di lavoro sugli acquisti verdi in seno al coordinamento delle <strong>Agende 21 </strong>italiane. «In Italia c’è un forte spirito collaborativo tra gli enti pubblici che iniziano a fare questo percorso», spiega <strong>Nina Vetri</strong>, architetto responsabile di diversi progetti di GPP. <strong>Sono nate così, in <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Campania&amp;lang=it">Campania</a>, <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Lazio&amp;lang=it">Lazio</a>, <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Liguria&amp;lang=it">Liguria</a>, <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Lombardia&amp;lang=it">Lombardia</a>, <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Sardegna&amp;lang=it&amp;action=attachments">Sardegna</a> e <a href="http://www.gppinfonet.it/?p=Reti_Regionali_-_Sicilia&amp;lang=it">Sicilia</a>, le reti regionali</strong>: «Gruppi di lavoro in cui si condividono strumenti politici, come gli atti di indirizzo, o bandi che contengono anche criteri ecologici». E grazie al sostegno europeo e all’impegno della Provincia di Cremona, capofila di tanti progetti, sono nati in rete <strong>punti di riferimento per le amministrazioni che iniziano il percorso: <a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/v-edizione-del-forum-compraverde-buy-green-a-cremona-20110913/" target="_blank">Compraverde.it</a></strong>, dove vengono messi a disposizione i bandi verdi italiani, e <strong><a href="http://www.gppinfonet.it/">Gppinfonet.it</a></strong>, «un un progetto di diffusione delle reti per la comunicazione e lo sviluppo del GPP», da cui poi sono nate le reti regionali.</p>
<p>Ma cos’è che ha impedito all’Italia di arrivare ai livelli degli altri paesi europei? Il problema principale è <strong>la comunicazione</strong>: «<strong>Una volta che i Criteri ambientali minimi sono stati approvati, non c’è nessuno che li diffonde</strong>. Gli enti che conoscono la materia quindi li trovano più facilmente, ma tutti gli altri non li conoscono», spiega Falocco. «La comunicazione costituisce in Italia ancora un fattore decisivo e da potenziare per lo sviluppo del GPP», sottolinea <strong>Andrea Azzoni </strong>della Provincia di Cremona. Ma non mancano altre difficoltà, come l’assenza di dialogo tra i vari settori di un’amministrazione, la <strong>carenza di informazioni chiare sull’impatto ambientale di prodotti e servizi </strong>e la <strong>tendenza di molti enti a basare le scelte di acquisto <a href="http://www.greenews.info/idee/gli-eroi-del-sovrapprezzo-20110110/">solo sul prezzo</a></strong>. E proprio su quest’ultimo aspetto, secondo Falocco, servirebbe un «aggiornamento culturale anche da parte della <strong>Corte dei Conti</strong>, in  modo che non venga controllata solo la congruità del prezzo di un bene o un servizio acquistato dalla PA, ma anche <strong>i costi di gestione</strong>, per esempio il consumo energetico di un apparecchio».</p>
<p>Se<strong> l’Italia è attualmente all’ottavo posto tra i Paesi europei che fanno acquisti verdi</strong>, con criteri ambientali integrati nell’ <strong>8%</strong> di bandi e capitolati, ci sono, dice il direttore di CompraVerde, ampi margini di miglioramento: «Quella del GPP è una delle poche politiche economiche che può far bene all’Italia e all’Europa, visto che i paesi dell’UE detengono ancora un vantaggio competitivo, a livello internazionale, nel progettare prodotti e servizi a basso impatto ambientale<strong>». </strong></p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Industria e vocazione locale: il turismo integrato secondo Barbara Tagliolini</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 09:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Turismo Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Può un impianto fotovoltaico diventare l’attrazione di una gita scolastica? La domanda è sicuramente intrigante e si pone  nel momento in cui, anche  nel nostro paese, le fonti rinnovabili stanno crescendo per importanza e diffusione,  insieme alla consapevolezza che “fare sistema” e  “integrare” – competenze, contesti e opportunità – è la migliore ricetta di successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Courtesy-of-wikipedia.org_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21822" title="Courtesy of wikipedia.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Courtesy-of-wikipedia.org_-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Può un impianto fotovoltaico diventare l’attrazione di una gita scolastica?</strong> La domanda è sicuramente intrigante e si pone  nel momento in cui, anche  nel nostro paese, le fonti rinnovabili stanno crescendo per importanza e diffusione,  insieme alla consapevolezza che “fare sistema” e  “integrare” – competenze, contesti e opportunità – è la migliore ricetta di successo per un settore nascente come quello <strong>del turismo sostenibile</strong>, un’industria che  già oggi, in Italia, vale 10 miliardi di euro l’anno.  E poi se le fonti rinnovabili – come sostiene l’Unione  Europea nella strategia 20-20-20 – dovranno essere la chiave del futuro energetico del continente, perché non trasferire <strong>l’educazione ambientale degli studenti</strong> (materia quanto mai necessaria, ma tuttora assente dai programmi ministeriali) “sul campo”,  così che i futuri manager, capi d’azienda e amministratori possano “toccare con mano“ e metabolizzare  l’importanza di un approccio più sostenibile tanto all’imprenditoria quanto alla vita di tutti i giorni?</em></p>
<p><em>Ne abbiamo parlato con<strong> Barbara Tagliolini</strong>, storica dell’Arte ed esperta di turismo sostenibile.</em></p>
<p><strong>D) Dott.ssa Tagliolini, in cosa consiste il suo lavoro?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> Sono consulente di aziende che promuovono <strong>strategie di integrazione degli impianti industriali sul territorio</strong>. In particolare mi dedico a progetti di<strong> valorizzazione degli impianti industriali dal punto di vista turistico</strong>. In questo senso si può fare molto coinvolgendo nel progetto l’azienda che investe, gli istituti scolastici, l’amministrazione e le associazioni locali in un progetto condiviso. In pratica si tratta di creare una rete di consenso su <strong>un progetto integrato industriale e turistico</strong> in cui <strong>l’installazione industriale diventa uno degli elementi di un più ampio percorso ecoturistico</strong>.</p>
<p><strong>D) Una delle sue esperienze?</strong></p>
<p><strong>R) </strong>Senz’altro l’ultima in ordine cronologico. Sono stata contattata tempo fa dall’azienda <a href="http://www.9ren.it/" target="_blank"><strong>9REN</strong></a><strong>,</strong> uno dei principali operatori del<strong> </strong><strong>fotovoltaico in Italia</strong>, per studiare l’integrazione di due progetti fotovoltaici a terra in un percorso ecoturistico nell’area di <strong>Palagianello</strong>, in provincia di <strong>Taranto</strong>, una cittadina con un grande potenziale e già molte attività in piedi che costituivano un punto di partenza interessante su cui poter lavorare. Palagianello conta circa 8.000 abitanti, sorge su un fianco della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gravina_(geologia)">gravina</a> con un centro storico organizzato su strade parallele e una piazza cinquecentesca sovrastata dal castello <strong>Stella-Caracciolo</strong>. La citta è tagliata da un tracciato di un’antica ferrovia ormai in disuso che presto sarà trasformata in <strong>pista ciclabile</strong>, mentre la nuova ferrovia e l’autostrada, che la attraversano, ne segnano in più punti il paesaggio. <strong>Il territorio è organizzato per l’agricoltura, l’economia principale della zona, con la </strong><strong>cultura</strong><strong> dell’ulivo, vite, mandorlo, alberi da frutto e ortaggi in serra,</strong> come testimoniato dalle <strong>18 masserie storiche presenti.</strong></p>
<p><strong>D) Come si coniuga un impianto fotovoltaico in un contesto di gravine, economia agricola e masserie storiche?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> In primo luogo gli impianti devono essere costruiti a regola d’arte. In questo caso <strong>l’azienda ha ricostruito nell’area dell’impianto elementi tipici della tradizione rurale locale,</strong> come un muretto a secco su 500 metri di perimetro dell’impianto sul lato nord e sul lato sud &#8211; realizzato secondo le tecniche tradizionali del posto &#8211; spostati 300 ulivi vecchi (tutti perfettamente attecchiti), 20 piante di arancio e piantati 700 nuovi alberi di ulivo e 3500 nuove piante di rhjnchospermum jasminoides, per rispettare la vocazione prettamente agricola dell’area. <strong>Quindi già all’impatto visivo si tratta di un impianto molto ben integrato nel paesaggio</strong>. Inoltre, la denominazione delle “località” in cui vengono realizzati gli impianti sono spesso legate ai nomi storici del luogo e cioè alle Masserie. Nei pressi dell’impianto fotovoltaico c’è infatti un’antica masseria di cui è prevista la ristrutturazione che si chiama <strong>Masseria Martellotta</strong>, lo stesso nome che ha l’impianto fotovoltaico nel rispetto della memoria storica del  luogo.</p>
<p><strong>D) Quindi il primo passo è realizzare gli impianti industriali considerando l’architettura del paesaggio, la vocazione del territorio e l’impatto visivo. E poi, come si procede per il percorso di integrazione?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> In questo caso abbiamo presentato l’idea all’Amministrazione Comunale con cui abbiamo condiviso poi tutti i passi successivi e i risultati conseguenti. <strong>Abbiamo avviato il progetto con gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto per il </strong><strong>T</strong><strong>urismo G.M. Sforza di Palagianello</strong>, durante le fasi di studio del territorio abbiamo visitato tutti i potenziali luoghi dell’<strong>ecomuseo</strong> e quindi tracciato un ipotetico percorso studiandone tutti gli elementi. La collaborazione da parte delle istituzioni, dei proprietari delle masserie e dei cittadini è stata fantastica così come l’integrazione del progetto nella proposta del <strong>Museo del Territorio</strong> attraverso la collaborazione con l‘<strong>Urban Lab</strong> e la biblioteca comunale per reperire tutti i materiali e le piante  storiche. <strong>Insomma tutta Palagianello è diventata un laboratorio progettuale, e questo grazie a un impianto fotovoltaico…</strong></p>
<p><strong>D) Qual è la chiave di lettura di questo percorso?</strong></p>
<p><strong>R)</strong><strong> </strong><strong>La valorizzazione della tradizione rurale viva grazie all’attività di alcune delle masserie storiche che oggi si integra con la produzione di energia pulita</strong>. Tra le 18 masserie presenti ne abbiamo identificate alcune come itinerario di partenza. Con gli studenti abbiamo tracciato una mappa in cui viene evidenziata <strong>l’offerta di ciascuna masseria e il grado di accoglienza che può offrire al potenziale turista</strong>. È stata insieme <strong>una scoperta del territorio e al contempo una valorizzazione dello stesso attraverso un progetto di proposta turistica</strong> che sicuramente verrà a breve offerta agli italiani amanti della buona tavola, della natura, della storia, della tradizione e dell’energia pulita. <strong>Itinerari turistici differenziati, percorribili a piedi, in bicicletta o a cavallo uniranno tra loro le strutture di produzione agricola menzionate negli antichi catasti e nei documenti della storia locale</strong>. Il primo di questi mette in collegamento tra loro le masserie di <strong>Serrapizzuta, Mangiaricotta, Santa Colombina</strong> (ora Masseria La Gravina), <strong>Santa Colomba </strong>e<strong> Parco di Stalla</strong>, a nord del territorio comunale. Dalla piazza principale attraversa il ponte della vecchia ferrovia e si snoda attraverso frammenti di tratturi e strade interpoderali con scorci suggestivi sulle Gravine, la vista dei campi con i muretti a secco, i pozzi interrati, gli jazzi per il ricovero del bestiame, le serre e i magazzini per la conservazione e lo stoccaggio del prodotto. Un itinerario che riunisce luoghi significativi per la storia locale, in quanto sorti su insediamenti rurali attestati già dal IV-III sec. a. C e teatro di eventi legati sia al brigantaggio che ai moti patriottici.</p>
<p><em>Benedetta Musso</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Smart City: Torino appoggiata da Eni, Enel e Finmeccanica</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 05:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IT]]></category>
		<category><![CDATA[smart city]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Eni, Enel e Finmeccanica saranno partner della Città di Torino nella realizzazione del programma &#8216;Smart City&#8217;, promosso dall&#8217;Unione Europea, per l&#8217;applicazione di tecnologie digitali e innovative nella mobilità, nel risparmio energetico, per l&#8217;ambiente e la qualità della vita urbana.
Il neo sindaco Piero Fassino ha avuto ieri a Roma gli incontri con i vertici delle società, il presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Torino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21577" title="Torino, Courtesy of Città di Torino" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Torino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Eni, Enel </strong>e <strong>Finmeccanica </strong>saranno partner della <strong>Città di Torino </strong>nella realizzazione del programma <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/la-candidatura-di-torino-a-smart-city-20110228/">&#8216;Smart City&#8217;</a></strong>, promosso dall&#8217;<strong><a href="http://www.greenews.info/rubriche/smart-cities-parte-il-programma-di-finanziamento-ue-20110620/">Unione Europea</a></strong>, per l&#8217;applicazione di tecnologie digitali e innovative nella mobilità, nel risparmio energetico, per l&#8217;ambiente e la qualità della vita urbana.</p>
<p>Il neo sindaco <strong>Piero Fassino </strong>ha avuto ieri a Roma gli incontri con i vertici delle società, il presidente dell&#8217;Eni <strong>Giuseppe Recchi</strong>, l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Enel <strong>Fulvio Conti </strong>e il Presidente di Finmeccanica <strong>Pierfrancesco Guarguaglini</strong>. Nelle settimane scorse Fassino ha inoltre ottenuto la disponibilità a collaborare nel programma da manager di altre grandi aziende italiane e straniere: l&#8217;ad della Fiat <strong>Sergio Marchionne</strong>, il presidente della Telecom <strong>Fausto Bernabé</strong>, l&#8217;ad della Siemens <strong>Federico Golla.</strong></p>
<p>Il programma europeo di &#8216;Smart City&#8217; pone la condizione, per accedere ai finanziamenti, di sviluppare <strong>partnership plurinazionali</strong>, e la città di Torino ha stretto, a questo propsito, alleanze con le città di <strong>Lione, Monaco di Baviera, Vienna e Budapest</strong>. &#8216;Smart City&#8217;, è stato anche il tema principale dell&#8217;incontro che il sindaco di Torino ha avuto con il neo Ministro alle Politiche Comunitarie <strong><a href="http://www.camera.it/29?shadow_deputato=302841" target="_blank">Annamaria Bernini</a></strong>, la quale ha assicurato l&#8217;assistenza del proprio Ministero al programma.</p>
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		<title>Bologna: l&#8217;agricoltura va in città</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 07:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Promuovere la cultura della ruralità e salvaguardare i suoli agricoli: questo il comune denominatore delle esperienze presentate a Bologna con &#8220;L’ agricoltura va in città. Tra orti, mercati e parchi-campagna&#8220;, una mostra itinerante e due incontri su parchi, agricoltura e fruizione degli spazi.
&#8220;L&#8217;inurbamento ha comportato una rottura violenta del rapporto tra città e campagna. Ormai, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-flashgiovani.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20544" title="Courtesy of flashgiovani.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-flashgiovani.it_-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a>Promuovere la cultura della ruralità e salvaguardare i suoli agricoli</strong>: questo il comune denominatore delle esperienze presentate a <strong>Bologna</strong> con &#8220;<strong><a href="http://www.urbancenterbologna.it/" target="_blank">L’ agricoltura va in città. Tra orti, mercati e parchi-campagna</a></strong>&#8220;, una mostra itinerante e due incontri su parchi, agricoltura e fruizione degli spazi.</p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;inurbamento ha comportato una rottura violenta del rapporto tra città e campagna</strong>. Ormai, con le seconde e terze generazioni di cittadini, si è perso il patrimonio di conoscenze e connessioni tra ambiente urbano e ambiente rurale&#8221;. Per <strong>Maria Luisa Bargossi</strong>, del servizio Territorio rurale dell&#8217; <strong>Assessorato Agricoltura della Regione Emilia-Romagna</strong>, recuperare la relazione con la campagna significa &#8220;rileggere il problema del tempo e del rapporto tra spazio costruito e aree coltivate: sottrarre la banalizzazione del paesaggio rurale all&#8217;espansione a macchia d&#8217;olio dell&#8217;urbanizzato, oggi non più così &#8220;urbano&#8221;, accogliente&#8221;. La <strong>figura dell&#8217;agricoltore</strong>, fa notare Bargossi, è oggi destinataria di funzioni nuove: veicolo di nuovi ragionamenti in grado di orientare ai consumi, elemento capace di tramandare valori antichi con la capacità critica moderna.</p>
<p><strong>Fattorie didattiche </strong>per le scuole, iniziative come &#8220;<strong>Cantine aperte</strong>&#8220;, i <strong>mercati contadini </strong>di vendita diretta, <strong>il recupero di fabbricati rurali come agriturismi </strong>sono alcune tra le numerose realtà emiliane che cercano di ripristinare la relazione tra civiltà contadina e urbana, recuperando così anche un quadro di relazioni sociali. &#8220;La nostra esperienza di orto condiviso e periurbano, raggiungibile in autobus, ha creato anche una &#8220;piazza&#8221; per i frequentatori del parco, un luogo dove incontrarsi&#8221; racconta <strong>Silvano Cristiani</strong>, che con la <strong><a href="http://www.bologna.confcooperative.it/C4/ViaggionellaCooperazione/Lists/Cooperazione%20Bolognese/DispForm.aspx?ID=29" target="_blank">Cooperativa Biodiversi</a></strong> gestisce dal 2007, a seguito di un bando del comune di <strong>Casalecchio di Reno</strong>, il <strong>Parco della Chiusa </strong>(ex parco Talon). &#8220;Con il <strong>Progetto OrTalon</strong> abbiamo reintrodotto l&#8217;agricoltura nel parco, scegliendo la biodinamica a basso impatto per l&#8217;ettaro a nostra disposizione. E&#8217; nato come un hobby per una ventina di persone, ma è diventato un&#8217;occasione professionalizzante&#8221; spiega Cristiani, che con la cooperativa ha coinvolto in tre anni centoventi persone, tra corsi di <strong>agricoltura biodinamica</strong> e lavori nei campi. &#8220;La cooperativa ha assicurato continuità, perchè è tutto autogestito, ma siamo aperti all&#8217;apporto di volontari, organizzati in turni settimanali o più frequenti. I nostri agricoltori volontari hanno poi uno sconto sulla spesa al momento della raccolta dei prodotti dell&#8217;orto&#8221;.</p>
<p>Sul connubio tra turismo naturalistico e cultura cinematografica punta invece il<strong><a href="http://www.parcodeltapo.it/er/index.html" target="_blank"> Parco del Delta del Po</a></strong> , area protetta a cavallo di <strong>Emilia</strong> e <strong>Veneto</strong>, in cui la sola parte emiliana si estende per 54mila ettari a ridosso della costa. Gestito da un consorzio di enti locali (le province di <strong>Ravenna</strong> e<strong> Ferrara </strong>e dieci comuni) il parco si dipana tra mare, lagune, canali e due saline, tra cui quella di <strong>Cervia</strong> ancora produttiva. Un&#8217;area che nei secoli è stata fortemente antropizzata, ma che offre <strong>scorci e fauna molto suggestivi</strong>, non sfuggiti all&#8217;industria del cinema.</p>
<p> &#8221;<strong>Il Parco ottiene milioni di finanziamento dai programmi europei, ma sono risorse assorbite dalla conservazione e cura del parco stesso&#8221;, </strong>spiega <strong>Raffaella Tommasi. &#8220;</strong>Invece con il bird watching, la fotografia naturalistica e la ricerca di <strong>location cinematografiche </strong>abbiamo incrementato la conoscenza del parco e la sua fruizione&#8221;. Il<strong> Centro Documentazione Cinematografica di Comacchio</strong>, all&#8217;interno del Parco, si prepara a diventare un originale <strong>attrattore di turismo </strong>e, in prospettiva, luogo di <em>summer school </em>e percorsi di cineturismo: &#8220;<strong>Abbiamo catalogato sceneggiature, abiti di scena, musiche e manifesti dei numerosi film, video e documentari girati nel territorio del parco</strong>&#8221; continua Tommasi. Tra i più noti, spiccano celebri capolavori del cinema italiano del Dopoguerra, da &#8220;<strong>La donna del fiume</strong>&#8221; di <strong>Mario Soldati</strong>, trampolino di lancio di una giovane <strong>Sofia Loren </strong>raccoglitrice di anguille, a &#8220;<strong>Paisà</strong>&#8221; di <strong>Roberto Rossellini</strong>. Girato nell&#8217;area industriale di Ravenna, invece, &#8220;<strong>Il grido</strong>&#8221; di <strong>Michelangelo Antonioni</strong> (1957); in &#8220;<strong>Un ettaro di cielo</strong>&#8221; di <strong>Casadio</strong> recitava nel 1958 <strong>Marcello Mastroianni</strong>.</p>
<p>I paesaggi del Delta del Po, tutelati come <strong>patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;Unesco</strong>, sono una realtà animata anche da <strong>itinerari enogastronomici </strong>che valorizzano le vocazioni del territorio: sagre, vendita diretta dai coltivatori ed eventi stagionali hanno per protagonisti i prodotti del parco, come asparagi, radicchio, zucche, insalate, vigneti e la risorsa ittica tipica della zona, l&#8217;anguilla.</p>
<p>La mostra “<strong>Il territorio come valore. Recuperare l’architettura rurale</strong>” promossa dallla Regione Emilia-Romagna con APT Servizi, è visitabile all&#8217;<strong><a href="http://www.urbancenterbologna.it/index.php?/it/mostre-urban-center-bologna/territorio-come-valore-recuperare-architettura-rurale.html" target="_blank">Urban Center di Salaborsa</a></strong>, a Bologna, <strong>fino al 2 luglio</strong>.</p>
<p><em>Cristina Gentile</em></p>
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		<title>REFERTIL, un progetto per i rifiuti organici europei</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 07:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I rifiuti sono rifiuti e non si può pretendere di trasformarli in tartufo o in Barolo d&#8217;annata”, si è detto durante l&#8217;incontro per la presentazione del progetto REFERTIL. Vero, verissimo anzi, ma iniziare a pensare e capire che dai rifiuti può prendere vita un ciclo virtuoso (e ricchissimo) è già un buon punto di partenza.
Da questa consapevolezza nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-Alfonsa-Sabatino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20332" title="Courtesy of Alfonsa Sabatino" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-Alfonsa-Sabatino-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>“<strong>I rifiuti sono rifiuti e non si può pretendere di trasformarli in tartufo o in Barolo d&#8217;annata</strong>”, si è detto durante l&#8217;incontro per la <strong>presentazione del progetto REFERTIL</strong>. Vero, verissimo anzi, ma iniziare a pensare e capire che <strong>dai rifiuti può prendere vita un ciclo virtuoso (e <a href="http://www.greenews.info/pratiche/imballaggi-in-plastica-un-tesoro-da-3-miliardi-di-euro-20110609/">ricchissimo</a>)</strong> è già un buon punto di partenza.</p>
<p>Da questa consapevolezza nasce il progetto europeo REFERTIL,<strong> realizzato</strong> <strong>da <a href="http://www.greenews.info/pratiche/la-ricerca-porta-i-suoi-frutti-il-caso-agroinnova-20100923/">Agroinnova</a> e dal <a href="www.comune.grugliasco.to.it/" target="_blank">Comune di Grugliasco</a></strong>, in partenariato con alcune realtà internazionali di settore: l&#8217;ungherese <strong><a href="www.terrenum.net/" target="_blank">Terra Humana Clean Technology Development, Engineering and Manufacturing Ltd</a></strong> come capofila e università e enti di ricerca di <strong>Olanda, Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Slovenia, Francia e Polonia</strong>.</p>
<p>“<em>Questa partnership &#8211; </em>ha commentato <strong>Angelo Garibaldi</strong>, Presidente di Agroinnova, Centro di Competenza dell&#8217;<strong>Università di Torino </strong>con sede nel complesso universitario di Grugliasco - <em>evidenzia ancora una volta lo sforzo del nostro centro non solo a sviluppare rapporti a livello internazionale ma anche a valorizzare le risorse del territorio. Con il Comune di Grugliasco esiste da anni una solida e fruttuosa collaborazione</em> <em>che ha portato benefici ad entrambe le parti</em>”.</p>
<p>Il progetto, del valore di tre milioni di euro, <strong>finanziato dall&#8217;Unione Europea nell&#8217;ambito del VII Programma Quadro</strong>, avrà una durata complessiva di <strong>quattro anni,</strong> durante i quali verrà sviluppato un <strong>sistema avanzato e completo per il trattamento dei rifiuti organici</strong>.</p>
<p><strong>Attraverso un processo di carbonizzazione </strong>e <strong>una trasformazione energicamente efficiente</strong> con impatto zero a livello di emissioni,<strong> i rifiuti organici urbani, residui agricoli e industriali saranno trasformati in fertilizzanti sicuri, economici e ecologici</strong> e in ammendanti a base di compost combinato a biochar. Oltre alla trasformazione dei rifiuti in nuovo materiale riutilizzabile, il progetto prevede il <strong>recupero di elementi nutritivi quali fosforo e azoto</strong>.</p>
<p>All&#8217;interno del partenariato internazionale, la realtà piemontese si occuperà di <strong>valutare l&#8217;efficacia del compost prodotto e utilizzabile in agricoltura</strong>, la sua resa produttiva a livello qualitativo e nel contenimento dei patogeni delle piante. La ricerca del centro garantirà la qualità dei prodotti ottenuti, che permetteranno di ridurre l&#8217;utilizzo di prodotti fertilizzanti chimici e minerali, e quindi l&#8217;impatto ambientale,<strong> a favore di un&#8217;azione sostenibile ed ecologica dall&#8217;inizio alla fine del ciclo</strong>.</p>
<p>Come sottolineato dal sindaco di Grugliasco, <strong>Marcello Mazzù</strong>, con il progetto REFERTIL, il Comune <strong>si presenta come caso di studio europeo</strong>, prestandosi ad analisi e considerazioni di tipo politico, ambientale ed economico, in base alle quali sarà possibile sviluppare <strong>un nuovo modello di gestione dei rifiuti da riproporre, insieme alle nuove prassi, ad altre città europee</strong>.</p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>Emilia-Romagna, verso la piattaforma del veicolo elettrico</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/emilia-romagna-verso-la-piattaforma-del-veicolo-elettrico-20110613/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 15:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dalla chiusura del Salone dell&#8217;Innovazione Industriale R2B (Bologna, 8-9 giugno), i vertici della Regione Emilia-Romagna fanno il punto, con imprenditori e studiosi, sulle possibili strategie di sviluppo sostenibile.
Venerdì scorso, alla presentazione del libro “Wikibook Green Economy&#8220;, Gian Carlo Muzzarelli, Assessore Regionale alle Attività Produttive ed Economia Verde, ha insistito sulla necessità di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/CNH.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20134" title="Una protesta contro i tagli alla CNH di Imola, Courtesy of Telesanterno" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/CNH-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>A pochi giorni dalla chiusura del <strong><a href="http://www.rdueb.it/rdueb11/" target="_blank">Salone dell&#8217;Innovazione Industriale R2B</a> </strong>(Bologna, 8-9 giugno), i vertici della<strong> Regione Emilia-Romagna</strong> fanno il punto, con imprenditori e studiosi, sulle possibili <strong>strategie di sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p>Venerdì scorso, alla presentazione del libro “<strong><a href="http://www.greenews.info/recensioni/wikibook-tra-green-production-e-green-business-20110613/" target="_blank">Wikibook Green Economy</a>&#8220;</strong>,<strong> Gian Carlo Muzzarelli</strong>, Assessore Regionale alle Attività Produttive ed Economia Verde, ha insistito sulla necessità di un processo culturale come base per lo sviluppo economico e sociale: “<strong>Il nostro Paese fatica a competere a livello internazionale se non cambia approccio</strong>. Bisogna orientare la produzione verso  modalità e beni diversi, nel rispetto del valore del Made in Italy. Per questo, in tutti i nostri bandi, diamo priorità alle aziende che producono con criteri <em>green</em>. Per esempio, <strong>dal prossimo anno in Emilia-Romagna si costruiranno edifici solo di classe A e B</strong>”. I<strong><a href=" http://emiliaromagna.si-impresa.it/ " target="_blank"> bandi </a></strong>più recenti di Viale Aldo Moro, del resto, già concedono finanziamenti per l&#8217;internazionalizzazione delle imprese (12 milioni di euro), per per l&#8217;avvio di nuove imprese (5 milioni di euro) e la creazione di reti (11 milioni di euro) tra le 490 mila realtà produttive emiliane &#8211; che sono al 90% piccole aziende.</p>
<p>Complessivamente,<strong> la Regione dichiara investimenti per favorire l&#8217;economia verde pari a 240 milioni di euro in tre anni </strong>(oltre 95 milioni di euro solo lo scorso anno). I finanziamenti sono stati destinati alla creazione della rete dei <strong><a href="http://htn.aster.it" target="_blank">dieci tecnopoli</a></strong>, e di <strong><a href="http://emiliaromagna.si-impresa.it/Single.aspx?Id=2014 " target="_blank">sei piattaforme</a></strong> come sostegno logistico e di ricerca per le imprese agricole, meccaniche, edili, di IT , design e sanità.“<strong>Puntiamo a incrementare l&#8217;attrattività della regione incentivando gli imprenditori a venire qui per la qualità dei territori, dei servizi, del welfare</strong>. Il progetto all&#8217;ordine del giorno – prosegue Muzzarelli &#8211; è la trasformazione della piattaforma della<strong> Cnh di Imola</strong>, del gruppo Fiat, che vede oggi quasi cinquecento dipendenti in cassa integrazione, nella <strong>piattaforma del veicolo elettrico</strong>”.</p>
<p>Gli fa eco <strong>Massimiliano Di Gioia</strong>, presidente di <strong><a href="http://www.micro-vett.it" target="_blank">Micro-Vett</a></strong>: “<strong>Investire sulle auto a trazione elettrica è investire sulla mobilità del futuro</strong>. Vanno in tale direzione i Paesi forti, come fanno capire gli accordi tra Usa e Cina e tra Usa e Germania. <strong>In Italia, invece, il settore auto praticamente non si occupa di questo comparto</strong>”.</p>
<p>Proprio dagli Stati Uniti arrivano “<strong>gli standard sui materiali ecompatibili </strong>– come ricorda <strong>Enrico Cancila</strong> di <strong><a href="http://www.ervet.it/" target="_blank">Ervet </a></strong>- che stanno trainando la domanda. Una dinamica che si può osservare su diverse filiere. Ma l&#8217;incremento dei consumi <em>verdi</em> si è affermato grazie a <strong>investimenti in politiche culturali e di educazione presso i consumatori</strong>”. Anche in termini di <strong><a href="http://www.workshop-image.it" target="_blank">formazione di professionalità green </a></strong>sono stati fatti passi avanti: il sistema universitario ha fornito alle aziende, ad esempio, profili di <strong>giovani <em>auditors</em> molto richiesti per le certificazioni ambientali</strong>.</p>
<p>Politici e imprenditori lamentano tuttavia <strong>l&#8217;assenza di un piano industriale di prospettiva nazionale che funga da orizzonte alle strategie economiche locali.</strong> “Il nostro Piano Energetico sarà un primo riferimento per le imprese, l&#8217;edilizia e la mobilità in regione – prosegue l&#8217;assessore – Obiettivo è arrivare entro il 2020 a soddisfare il venti per cento del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili”. Il piano attuativo per l’energia 2011-2013 sarà al vaglio dell&#8217;Assemblea regionale a fine mese, ed entrerà in vigore prevedibilmente entro luglio.</p>
<p><em>Cristina Gentile</em></p>
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		<title>Protocollo d’intesa per la ristorazione tra FederBio e Città del Bio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 05:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e Città del Bio, l’associazione dei comuni e degli enti locali che promuove la qualità dei territori e delle produzioni, entro un progetto di “economia della natura”, hanno firmato un protocollo d’intesa per lavorare congiuntamente ad una cabina di regia nazionale che favorisca lo sviluppo del biologico nella ristorazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.federbio.it" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-19973" title="Courtesy of greenplanet.net" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/06/Courtesy-of-greenplanet.net_-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" />FederBio</a></strong>, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e <strong><a href="http://www.cittadelbio.it/hom_page.php" target="_blank">Città del Bio</a></strong>, l’associazione dei comuni e degli enti locali che promuove la qualità dei territori e delle produzioni, entro un progetto di “economia della natura”, hanno firmato un protocollo d’intesa per lavorare congiuntamente ad una cabina di regia nazionale che favorisca lo <strong>sviluppo del biologico nella ristorazione collettiva, sia pubblica che privata</strong>.</p>
<p>La collaborazione tra le due realtà trova il suo punto di partenza nella grande opportunità che la <strong>ristorazione collettiva, scolastica e ospedaliera</strong>, rappresenta per le produzioni biologiche italiane e, parallelamente, nell’importante opportunità che il biologico garantisce a scuole, ospedali e ristoranti aziendali in termini di <strong>promozione della salute, della convivialità e dell’educazione alimentare</strong>.</p>
<p>“La diffusione del bio nella ristorazione collettiva ha subito un rallentamento negli ultimi anni complici la crisi economica che colpisce famiglie ed imprese e la crisi delle finanze degli enti locali. – commenta <strong>Paolo Carnemolla, </strong>Presidente di <strong>FederBio</strong> – Per agevolare lo sviluppo del biologico soprattutto nella ristorazione collettiva pubblica dobbiamo evitare ogni forma di spreco e di inefficienza sia nell’organizzazione delle forniture che in quella del servizio mensa per contenere i prezzi, dimostrando che <strong>l’introduzione del bio non comporta necessariamente un aumento dei costi e può avere una ricaduta positiva sull’economia del territorio</strong>. Per fare questo è necessario lavorare a fianco delle amministrazioni pubbliche e con tutti gli operatori della ristorazione, <strong>diffondendo le buone pratiche esistenti</strong>. E’ per questo che nasce l’alleanza di FederBio con l’Associazione Città del Bio, impegnata da anni su questi temi.”</p>
<p>“Abbiamo notato nel nostro percorso che per favorire la ristorazione collettiva pubblica <strong>sono necessari strumenti nazionali e regionali a supporto delle amministrazioni da una parte e dei produttori dall’altra</strong>, affinché si possano avviare processi virtuosi nell’introduzione di prodotti bio. – aggiunge <strong>Ignazio Carau, </strong>Presidente di <strong>Città del Bio</strong> – Con il protocollo d’intesa che abbiamo sottoscritto con FederBio vogliamo dare un’ulteriore e concreta opportunità alla ristorazione collettiva per avvicinarsi al biologico”.</p>
<p>FederBio e Città del Bio definiranno dunque un piano di lavoro per favorire lo sviluppo del biologico nelle mense di scuole e di ospedali e più in generale nella ristorazione collettiva attraverso: <strong>la costituzione di un gruppo di coordinamento nazionale</strong> che discuta delle problematiche della ristorazione; la costituzione di momenti di riferimento, regionali e nazionali, sul modello <strong>Sportello Mense Bio</strong>, per interagire con le amministrazioni comunali e intervenire qualora si manifestino situazioni di criticità per l’introduzione del bio nelle mense scolastiche; <strong>il monitoraggio  dell’evoluzione dei prezzi di mercato</strong> delle referenze bio per la ristorazione collettiva; l’individuazione di strategie per il <strong>miglioramento dei servizi di ristorazione</strong>; la <strong>raccolta di esempi di buone pratiche </strong>in Italia e in Europa per creare un modello da standardizzare e da proporre; <strong>la raccolta di dati statistici </strong>sull’introduzione del bio nelle mense; la valorizzazione del ruolo delle derrate biologiche nei processi di implementazione degli <strong>Acquisti Verdi</strong>.</p>
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