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Francia, Germania e Gran Bretagna vogliono il 30 (e lode)

il Ministro britannico Chris Huhne, Courtesy of Andrew CrowleyFrancia, Germania e Gran Bretagna chiedono all’Unione Europea di alzare il target di riduzione di C02 entro il 2020 dal 20% al 30%.

L’inaspettata richiesta è giunta attraverso un articolo congiunto dei ministri dell’ambiente francese e tedesco, Jean-Louis Borloo e Norbert Rottgen, e dal sottosegretario inglese al cambiamento climatico Chris Huhne, pubblicato oggi sulle pagine del Financial Times.

“Una riduzione del 30% dai livelli del 1990 entro il 2020 rappresenterebbe un incentivo reale per l’innovazione e l’azione in un contesto internazionale“, scrivono i tre ministri dimostrando una dose non indifferente di coraggio nel fronteggiare gli scettici. “Il target attuale del 20% di riduzione sembra essere ora insufficiente per guidare la transizione verso un’economia a basso contenuto di carbonio“, continuano, ricordando come la recessione economica, da sola, abbia già contribuito ad un calo delle emissioni dell’11% rispetto al periodo pre-crisi.

Il punto, secondo Borloo, Rottgen e Huhne è che “Il prezzo del carbone é troppo basso per stimolare investimenti significativi in posti di lavoro e tecnologie verdi” e se l’Europa resta ferma al 20% “è destinata, molto probabilmente, a perdere la competezione, in un mondo a bassa riduzione di carbonio, con Paesi come Cina, Giappone o Usa, che stanno puntando a creare un ambiente più attraenteper questo tipo di investimenti.

I costi per passare al 30% di riduzione di Co2, è bene ricordarlo, sono per altro stimati in solo 11 milioni di euro in più rispetto a quelli originali dell’obiettivo al 20%. Rinviare l’azione avrebbe costi ben più alti: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, infatti, ogni anno di rinvio degli investimenti in tecnologie a basso tenore di carbonio “costa” da 300 a 400 milioni di euro a livello globale.

La richiesta dei tre ministri è destinata a fare discutere molto a livello europeo: alcuni stati membri – Italia e Polonia in testa, sono infatti divisi sull’opportunità di alzare l’obiettivo di riduzione di C02 in modo unilaterale, senza sforzi comparabili da parte degli altri grandi partner internazionali.

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