Home » Nazionali »Politiche » Il caso Ilva, in attesa del Riesame:

Il caso Ilva, in attesa del Riesame

agosto 3, 2012 Nazionali, Politiche

Settemila operai in piazza, comizi dei leader sindacali interrotti, tensione, rabbia, fumogeni, incertezza, paura. E soprattutto un grande punto interrogativo: quale sarà il futuro dell’Ilva di Taranto e dei suoi undicimila lavoratori? La risposta, per ora, è ancora in sospeso. E però la soluzione di questa vertenza metterà in gioco non solo il destino dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, ma anche la direzione che il paese prenderà nei rapporti tra industria e ambiente, lavoro e salute, sviluppo economico e tutela del territorio. Perché le decisioni del tribunale di Taranto pongono un punto ineludibile per lo Stato e per le aziende: con il sequestro degli impianti Ilva si sancisce il principio che non si può fare impresa a scapito delle leggi, della salute e del rispetto delle norme in materia di emissioni inquinanti. Si stabilisce cioé che le ragioni dell’economia e del lavoro non possono più prevalere sui diritti alla salute e alla tutela del territorio.

I fatti sono abbastanza noti. Il 26 luglio il gip di Taranto Patrizia Todisco ha ordinato il sequestro “senza facoltà d’uso” dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, in cui lavorano 11.586 addetti, e ha disposto gli arresti domiciliari per otto persone (dirigenti ed ex dirigenti dell’azienda) con le accuse di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose.

Nelle motivazioni, il Gip ha spiegato che «la gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all’ambiente e alla salute delle persone»: nella popolazione residente a Taranto si sono osservati infatti «eccessi significativi di mortalità per tutte le cause e per il complesso delle patologie tumorali, per singoli tumori e per importanti patologie non tumorali, quali le malattie del sistema circolatorio, del sistema respiratorio e dell’apparato digerente, prefigurando quindi un quadro di mortalità molto critico».

Nei sette anni presi in considerazione dalle indagini sono 174 i decessi avvenuti a Taranto – in particolare nei quartieri Tamburi e Borgo – dovuti all’inquinamento. Il tribunale, in particolare, ha disposto una perizia epidemiologica dalla quale sono emersi eccessi di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71), della prostata (+50) e della vescica (+69).

La vicenda dell’Ilva di Taranto, che dopo un periodo di gestione statale è passata, nel 1995, al gruppo Riva, va avanti da tempo. Nel corso degli anni associazioni ambientaliste e comitati cittadini hanno più volte denunciato il livello d’inquinamento causato dalla diossina e dalle polveri. Secondo i dati del registro Ines (Inventario Nazionale Emissioni e loro Sorgenti) dall’Ilva di Taranto nel 2006 fuoriusciva il 92% della diossina prodotta in Italia e ogni abitante della città respirava in media all’anno 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica.

Il sequestro dell’impianto deciso dal tribunale ha però scatenato le contestazioni di lavoratori e sindacati, dato che si perderebbero da un lato gli oltre undicimila posti di lavoro (cinquantamila contando anche l’indotto, secondo Fim, Fiom e Uilm) e dall’altro uno dei poli più importanti della siderurgia europea.

Il Ministero dell’Ambiente ha stilato un  “Protocollo d’intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” stanziando 336 milioni di euro per l’attuazione dei provvedimenti. È necessario infatti realizzare la copertura dell’area dei parchi minerari per limitare la dispersione di polveri, ristrutturare i forni delle cockerie per ridurre la produzione di benzoapirene, nonché rinnovare i filtri di altiforni per controllare l’emissione di diossina.

Mettere in sicurezza l’Ilva vuol quindi dire non solo restituire a un’intera città il diritto di respirare un’aria salubre, non solo fermare lo scandalo delle morti dovute all’inquinamento, ma anche dimostrare, nei fatti, che lavoro e salute, impresa e ambiente, possono andare di pari passo, senza contrapposizioni dannose per i cittadini, per i territorio, per il Paese.

Marco Bobbio

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live


PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Matteo Viviani, una iena in verde a caccia di greenwashing

ottobre 29, 2021

Matteo Viviani, una iena in verde a caccia di greenwashing

L’ambiente e il clima sono ormai diventati temi “mainstream”. Anche se pochissimi fanno, tutti ne parlano! Soprattutto le aziende, che hanno intercettato da tempo la crescente attenzione di consumatori sempre più critici e sensibili all’ecosostenibilità di prodotti e servizi.  Vi viene in mente un’azienda che oggi non si dica in qualche modo “green” o “ecofriendly”? [...]

“L’Adieu des glaciers”: al Forte di Bard le trasformazioni dei ghiacciai alpini

giugno 18, 2021

“L’Adieu des glaciers”: al Forte di Bard le trasformazioni dei ghiacciai alpini

“L’Adieu des glaciers: ricerca fotografica e scientifica” è un progetto prodotto dal Forte di Bard, che intende proporre un viaggio iconografico e scientifico progressivo tra i ghiacciai dei principali Quattromila della Valle d’Aosta per raccontare, anno dopo anno, la storia delle loro trasformazioni. L’iniziativa, che ha un orizzonte temporale di quattro anni, ha iniziato la sua [...]

Quando le rinnovabili conquistano le basi militari: il caso francese di BayWa r.e.

aprile 19, 2021

Quando le rinnovabili conquistano le basi militari: il caso francese di BayWa r.e.

Ormai è noto che la cavalcata delle rinnovabili è inarrestabile, ma questa è una vera e propria “conquista militare”: BayWa r.e., player globale nel settore delle energie rinnovabili, ha annunciato di aver trasformato due basi aeree inutilizzate e dismesse in Francia in parchi solari e terreni agricoli per l’allevamento di pecore. La società del Gruppo [...]

Tree-ticket: il concerto si paga in alberi

aprile 15, 2021

Tree-ticket: il concerto si paga in alberi

Un concerto in presenza, immersi in una foresta, per riavvicinare l’uomo alla natura attraverso la musica del violoncellista Mario Brunello e di Stefano Mancuso, con una differenza rispetto a qualsiasi altro concerto al mondo: l’accesso si paga in alberi, con il TreeTicket. L’esperimento si terrà a Malga Costa in Val di Sella, in Trentino, nella cornice della [...]

Ricerca Mastercard: la spesa post-Covid vira verso modelli più sostenibili

aprile 13, 2021

Ricerca Mastercard: la spesa post-Covid vira verso modelli più sostenibili

Secondo quanto emerge da una nuova ricerca di Mastercard incentrata sulla sostenibilità, a seguito della pandemia da Covid-19 sarebbe cresciuto in modo significativo il desiderio da parte di italiani ed europei di salvaguardare l’ambiente e miliardi di consumatori nel mondo sarebbero disposti ad adottare comportamenti “più responsabili“. Oltre la metà dei nostri connazionali (64% contro il [...]

Mascherine irregolari: da un’azienda veneta il vademecum per riconoscerle

aprile 1, 2021

Mascherine irregolari: da un’azienda veneta il vademecum per riconoscerle

Sono decine di milioni le mascherine fasulle che girano per l’Italia. Molti sono infatti i truffatori che hanno approfittato della situazione di emergenza e del fatto che molte aziende hanno deciso di avviare procedure di importazione. Le norme, troppo spesso, non vengono rispettate e nelle ultime settimane le cronache hanno evidenziato casi di vere e [...]

Frane sulle Alpi? Uno studio evidenzia le connessioni con i cambiamenti climatici

marzo 15, 2021

Frane sulle Alpi? Uno studio evidenzia le connessioni con i cambiamenti climatici

Gli studiosi del gruppo di ricerca “River Basin Group” della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Bolzano, in collaborazione con l’Istituto di Geoscienze dell’Università di Potsdam in Germania, hanno osservato come il riscaldamento delle temperature e lo scioglimento del permafrost a causa dei cambiamenti climatici stiano determinando un aumento dell’instabilità dei pendii e della [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende