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Efficienza a costo zero. Il modello ESCO secondo Ladurner Energy

Come possono, le città italiane, riqualificarsi e investire nel risparmio futuro in tempi di tagli di bilancio e vincoli del patto di stabilità? Un modello di business esiste e si chiama ESCO – Energy Service Company, normato attraverso il Decreto legislativo 115/2008, in cui la ESCO è definita come “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario”. Un margine di rischio dato dal fatto che è la ESCO – e non il cliente (il Comune, in questo caso) – a investire, realizzare gli interventi e gestirne la manutenzione, a fronte di un canone annuale, per il periodo di concessione, che solitamente si ripaga grazie al risparmio conseguito.

Un modello, dunque win-win, che sembra salvare capra e cavoli e risolvere non pochi problemi agli amministratori locali, non sempre affiancati da adeguate competenze tecniche e risorse economiche per poter gestire in autonomia questi progetti. Ne abbiamo parlato, nella Città Sostenibile di Ecomondo, con Lorenzo Bagnacani, amministratore delegato di Ladurner Energy, la società dedicata ai servizi per le smart cities del Gruppo Greenvision Ambiente.

D) Dott. Bagnacani, ci può illustrare meglio la vostra interpretazione del modello ESCO e i vantaggi per i Comuni?

R) Noi ci proponiamo alle pubbliche amministrazioni e studiamo, a seguito di un audit e di competenze tecniche, ingegneristiche ed economiche, quella che può essere una soluzione di efficienza energetica. Ci facciamo quindi carico dell’investimento e della gestione del servizio e ci facciamo remunerare per un certo numero di anni, definito contrattualmente. Fuori dal modello ESCO le pubbliche amministrazioni devono cercare dei fornitori, che avanzano un progetto e che, per questo, vengono remunerati. Alle amministrazioni resta così l’onere di gestione e manutenzione degli impianti. Il nostro core business è invece innovare, creando elevate efficienze in ambito energetico e il guadagno sta nella nostra capacità di produrre dei risparmi. Veniamo pagati infatti con dei canoni che vanno a mantenere o addirittura ridurre queste voci di costo nella spesa corrente e che vengono determinati in base a due fattori: il contenuto di innovazione e di investimento e gli anni di concessione che si possono ottenere, tramite bando pubblico. Il Comune si trova così, nel caso ad esempio dell’illuminazione, una rete innovata e di alto livello qualitativo, che genera maggiore efficienza, sicurezza e minor impatto ambientale, che allo scadere del contratto rimarrà pienamente di proprietà.

D) Quali sono i vostri clienti ideali?

R) Abbiamo fatto una scelta di campo, puntando sui comuni medi e piccoli, quelli magari meno appetibili dai grandi player del mercato, ma che hanno bisogno di un supporto e di competenze specifiche per risolvere dei problemi. Ladurner Energy ha concentrato gli sforzi su questi progetti solamente nell’ultimo anno, beneficiando però delle competenze in termini elettrici, impiantistici, di progettualità e manutenzione sviluppate all’interno del Gruppo Greenvision, che si occupa, in senso lato, di ingegneria ambientale, di fonti rinnovabili e gestione dei rifiuti.

D) Quali servizi proponete a questi comuni?

D) L’illuminazione pubblica, innanzitutto, che può diventare il veicolo per implementare quella piattaforma che va sotto il nome di smart city, perché è un’infrastruttura attraverso la quale è possibile veicolare dei dati. Ad esempio installando sistemi wi-fi e di controllo degli accessi, oppure centraline meteo per il monitoraggio della qualità dell’aria. Tutti elementi che, attraverso periferiche tecnologiche, trasmettono un’informazione utile al cittadino e alla pubblica amministrazione.  Questa la consideriamo la versione “base”, ma il concetto di smart city va anche a implementare un ragionamento più complesso sulle municipalità. Prendiamo, ad esempio, quei vecchi quartieri anni ’50-70, che hanno una qualità dell’abitato molto bassa, bisognosa di innovazione. Potremmo, in questo caso, intervenire nella bonifica di tetti in amianto e nell’installazione di impianti fotovoltaici, che siano da supporto anche a colonnine di ricarica elettriche e aiutino la diffusione di una mobilità più sostenibile. Magari anche con accumulatori per lo storage dell’energia, come i sistemi che stiamo valutando ultimamente, che sono oggetto di ricerca a livello internazionale e grazie ai quali il fotovoltaico può diventare una fonte stabile di energia, in grado di rispondere non solo durante le ore diurne, ma anche alle necessità notturne. C’è poi il discorso della gestione dei rifiuti, che consente di andare a sviluppare modelli coerenti con le esigenze di raccolta differenziata del Comune. Tutto ciò va a cambiare il volto di un luogo, creando un modello diverso con maggiore qualità della vita e minor impatto ambientale.

D) Quanto pensa che possa crescere, anche a fronte dei prossimi bandi europei, il peso dei servizi green & smart nel fatturato del vostro gruppo?

R) E’ difficile fare previsioni, ma immaginiamo sicuramente che possa avere un peso sempre più importante. La nostra strategia è ritagliata per calzare su misura le diverse realtà dei medi e piccoli comuni italiani, mondi estremamente differenti uno dall’altro, anche a distanza di pochi chilometri. Il nostro Gruppo opera su tutto il territorio nazionale quindi siamo nelle condizioni di operare ovunque. Anche se in alcune regioni, come Trentino Alto Adige, Veneto, Emilio Romagna, Liguria, Lazio, siamo già oggi più ramificati e forti. La direzione che ci impone l’Europa, comunque, è tracciata e noi abbiamo anche coniato un logo, “City 20 20“, per le città in cui interverremo, per condividere questa sfida. Questo logo rappresenta la nostra idea di business e di innovazione.

Andrea Gandiglio

 

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