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Due passi nella Grande Guerra: Orlando al Parco della Rimembranza di Torino

giugno 17, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Dormono sulla collina: 4.787 caduti torinesi della Prima Guerra Mondiale, mentre intorno si cammina, si pedala, si gioca, si legge un libro o si fa all’amore.
E il confine che separa i caduti dai vivi è un parco per tutti - il Parco della Rimembranza – che riesce a un tempo nel servizio di area verde per la collettività e di parco della Memoria della Prima Guerra Mondiale.

Nel mese di Giugno 2014 in tutta Europa inizieranno le commemorazioni di quella Grande Guerra che, a partire da due famigerati colpi di pistola esplosi a Sarajevo il 28 Giugno 1914, arroventò in modo indelebile la Storia.
Oltre il sangue e le macerie, un piccolo pezzetto di storia si placa qui tra le colline torinesi, alla Rimembranza, presso il Colle o Bric della Maddalena, rilievo più alto della città (716 metri).

Quante volte ci sono andato alla Maddalena, per brevi ma intensi allenamenti preparatori alle vacanze in bici o, semplicemente, per “staccare il cervello” a due passi dal mondo frenetico .Oggi invece è diverso. Ci devo andare per commemorare, con i piedi che  battono il tamburo del passato e setacciano la Storia e la chitarra, inseparabile strumento di baratto spirituale. Insomma la mia “solita-insolita” mise di green journalist.

Parto deciso come un soldato di fanteria e seguo il lungo fiume. La chitarra è il mio fucile.
Lungo i Murazzi del Po aleggia un’effervescente atmosfera da fine impero: la serrata dei locali di questa leggendaria zona di movida volge al termine. Per il momento, una battaglia si è conclusa e procedono i lavori per la riapertura, fissata per il mese di Luglio.

Una volta attraversato il Ponte Balbis, la direzione è Sud, lasciando alla destra il Po e i suoi imbarcaderi.
Proseguo dritto su Corso Moncalieri, tra alimentari che vendono a prezzi di gioielleria e riserve indiane per il parcheggio di roulotte e caravan. Qui invece continua una guerra di posizione.

Il punto in cui dare il via all’ascesa alla collina è proprio là dove Torino abbraccia Moncalieri, col battesimo della chiesa del Fioccardo.
Da qui parte il sentiero escursionistico (numero 10) che, attraverso la Val Sappone, conduce al Colle della Maddalena.

Proprio davanti alla chiesa, oltre uno scrigno di cinta e una cancellata, giace spiaggiato nel bosco un meraviglioso cetaceo industriale: la Manifattura Tessile di Moncalieri, progettata nel 1951 dagli architetti Mario Passanti e Paolo Perona – da cui il nomignolo “il cubo di Passanti”.

Da Strada del Fioccardo, ancora poche centinaia di metri di asfalto, e si passa al sentiero che si inoltra nel bosco verso la testata della Val Sappone.
Procedo per un po’ a mezza costa, in mezzo alla vegetazione degradata tipica della collina torinese, tra sambuchi e arbusti, ma (almeno) col favore dell’ombra.
Il bosco che è come un fondale marino: più ci si inoltra e più strati si attraversano. Così, si presentano castagni, querce, carpini, aceri e faggi, fino alla fonte del rio Sappone .

L’ultimo tratto della valle è pesantemente antropizzata e spelacchiata,  tra abitati vari, muretti e recinzioni.
Poi un nuovo tratto di asfalto. E’ la strada della Maddalena. Segno che ci siamo. Sono passate un paio d’ore dall’imbocco del sentiero.

Alcune centinaia di metri e si arriva all’ingresso inferiore del Parco della Rimembranza.
Nessun altro riferimento esplicito a Giacomo Leopardi, anche se l’operazione simbolica che il parco mette in atto pare tutta leopardiana: 5000 alberi di 400 diverse specie botaniche (ricordate quanti furono i caduti torinesi?) a comporre l’esercito dell’Arboretum Taurinense – immaginatevi un faggio Maggiore, un castagno Tenente, un pino Soldato o un leccio Generale. Sì perché ogni albero è accompagnato dalla targa di un caduto: cognome, nome e grado (riguardo il mio bloc notes e vedo appuntato “Vado Natale, Soldato”).
Un esercito fantasma che si toglie la soddisfazione di vincere la morte, mettendo radici.

Sulla sommità del colle della Maddalena, a un passo dai ripetitori radio televisivi, causa di pericoloso inquinamento elettromagnetico (stando a recenti rilievi dell’Arpa), campeggia l’enorme Faro della Vittoria.
Commissionato nel 1928 dal senatore Giovanni Agnelli come dono alla città, fu progettato e costruito dallo scultore torinese Edoardo Rubino, che non badò ad altezza (18,5 metri) e a peso (25 tonnellate).
Dovettero addirittura spianare la cima della Maddalena per farci stare il basamento su cui poggia la statua.
Non si risparmiò neanche in retorica, affidando l’iscrizione alla prosa fluente del vate Gabriele D’Annunzio.
Tutt’altra sensazione rispetto alla contemplazione leopardiana.

Dopo uno timido tentativo di vincere la foschia che copre la vista alle Alpi Cozie e Graie, m’incammino di ritorno verso l’uscita della Rimembranza.
Ogni sentiero del parco porta il nome di un luogo della memoria della Prima Guerra. Tra alberi, targhe e panchine, ci si può perdere in Viale Piave, viale Rombon, salita Monfenera,ecc.
E il naufragar ci è dolce in questo mare.

Orlando Manfredi

 


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