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Rapporto Althesys: i conti in tasca alle rinnovabili

aprile 4, 2012 Eventi, Nazionali, Politiche

Sui costi che aggravano la bolletta elettrica penso a un tavolo tecnico con il collega Passera, l’Authority e la società civile”. Lo ha scritto ieri, 3 aprile, su Twitter il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in merito all’allarme rinnovabili degli ultimi giorni.

“Bisogna fare bene i conti”, ha ribadito Clini, dopo che l’Autorità per l’energia ha comunicato che la bolletta elettrica italiana sale perché abbiamo esagerato con gli incentivi alle rinnovabili. E i conti sono stati fatti, con una certa cura, durante la presentazione del nuovo rapporto di Althesys,L’Italia delle rinnovabili negli scenari globali: investimenti, competitività e prospettive” (l’unico che incrocia dati industriali e finanziari delle energie green), presentato martedì alla Camera di Commercio di Milano.

Oggi c’è la necessità di abbassare i prezzi per le famiglie, certo, ma soprattutto per le imprese. Per garantire un sistema energetico sostenibile è opportuno pensare a delle alternative. Le fonti rinnovabili sono una buona strada. Ci vuole una visione integrata tra le politiche energetiche, fiscali e industriali. Il supporto alla green economy deve arrivare anche dalla politica, con scelte lungimiranti. Green Economy Network è la nostra proposta”, ha detto, dando il via ai lavori, Roberto Testore di Assolombarda. “L’efficienza energetica è uno dei pilastri fondanti per noi di Confindustria, ma si è ancora lontani dall’obiettivo del 20% del risparmio. Per rendere le rinnovabili convenienti e produttive è necessario investire nella tecnologia e innovazione”, ha concluso Testore.

Le rinnovabili, è bene ricordarlo, sono un settore che ha continuato a crescere anche nel 2011, grazie a 223 operazioni di taglia industriale per complessivi 7,8 miliardi di euro di investimenti (pari allo 0,5% del Pil nazionale) e 4.338 MW di potenza, con una crescente convergenza verso l’efficienza energetica. Il che significa, in realtà (ecco i veri conti), tagli alla bolletta degli italiani per 400 milioni di euro e benefici per il sistema paese fino a 38 miliardi di euro al 2030. “La ricetta è: convergenza tra rinnovabili ed efficenza energetica, green economy come motore di sviluppo e antidoto alla crisi.”, ha spiegato Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys e capo del team di ricerca.

Dall’analisi delle operazioni 2011 emerge infatti la fotografia di un settore che continua a crescere, certo, ma in misura minore rispetto al 2010. La crescita interna, per la maggior parte nel fotovoltaico, rimane stabile. Nella finanza straordinaria, invece, continua l’aumento delle acquisizioni, per 1,6 miliardi di euro contro 1,3 del 2010, chiaro indicatore della tendenza al consolidamento del settore. Nell’insieme, le pure renewables, pur restando i player più attivi, pesano meno sul totale del comparto. Il settore, inoltre, è tornato ad attirare i capitali del private equity internazionale. “Ora parliamo degli economics. L’Italia e l’ Europa. Abbiamo esaminato dieci paesi europei, e alcuni extra UE come Brasile, Cina, India e altri ancora. Sono tre le biglie che girano in questo elemento economics: finanza, incentivi e tecnologia. Costo della tecnologia che scende e quindi scendono anche gli incentivi. A fronte di tecnologie e incentivi che calano dal punto di vista finanziario abbiamo di fronte una crescita: il costo del capitale sale. Quindi il costo complessivo delle rinnovabili è sceso, ma non troppo”, spiega Marangoni.

Secondo una stima prudente, le rinnovabili genereranno benefici netti al sistema-paese tra 22 e 38 miliardi di euro al 2030. Il calcolo – aggiornamento di una rigorosa analisi scientifica che Althesys realizza da quattro anni – si fonda su un approccio differenziale che compara due scenari. I dati storici di generazione da FER dal 2008 e l’evoluzione al 2030 si confrontano con una situazione ipotetica in cui la produzione elettrica è solo con fonti fossili. Le voci di costo considerate sono gli incentivi e i costi delle carenze infrastrutturali. Voci di beneficio sono invece gli effetti sull’occupazione, la riduzione delle emissioni di CO2 (fino a 83 milioni di tonnellate al 2030), altre emissioni evitate, l’indotto, gli effetti sul Pil e la riduzione del fuel risk.

L’indotto e l’occupazione sono le principali voci positive del bilancio. La crescita delle rinnovabili ha anche effetti sul mercato elettrico, calmierando i prezzi nelle ore di picco. Si stima che nel 2011 l’effetto di peak shaving attribuibile al solo fotovoltaico in Italia sia stato prossimo ai 400 milioni di euro. In prospettiva questo valore è destinato a crescere e il bilancio costi-benefici delle rinnovabili a migliorare. Il fotovoltaico continua ad essere la tecnologia prevalente, con il 53% delle operazioni. Ma rispetto al passato si è ridotta la taglia media degli impianti, inferiore ai 6 MW nell’87% dei casi. Trend simile nell’eolico (più 23% di operazioni ma meno 24% di MW), dove quella delle aziende italiane è una vera fuga fuori dai confini: i progetti esteri superano per la prima volta i nazionali, segnando una potenza di 717 MW, circa il 56% del totale. Numeri e nuove problematiche. E davanti una nuova era. “I 28 paesi dellOcse non aumentano, ma gli altri?”, si domanda Roberto Vigotti, senior Advisor Energy Pwc. “Gli altri vedono solo petrolio e immaginate cosa vuol dire dal punto di visto della competizione. Ma il Time scrive: è finita l’epoca del petrolio”.

Francesca Fradelloni

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