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Rapporto ISPRA: aumenta la differenziata, ma anche i rifiuti urbani

giugno 11, 2012 Eventi, Nazionali, Politiche

Il flusso di rifiuti assomiglia a quello di una sorgente, talora carsica talora di superficie: il lavoro principale sta nel cercare di tracciare quel flusso, di renderlo trasparente e misurarlo. Con quest’immagine, il presidente dell’Ispra, De Bernardinis, ha aperto la presentazione, venerdì scorso a Roma, del rapporto annuale stilato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

A raccontare i risultati, nel dettaglio, Stefano Laporta, direttore generale dell’Istituto. In controtendenza con la media europea,la produzione italiana dei rifiuti urbani nel 2010 è cresciuta dell’1,1 per cento, rispetto all’anno precedente.

Mentre a fare la differenza nell’UE 27 – dove si registra la stessa percentuale ma negativa – sono i nuovi Stati membri, caratterizzati da minori consumi pro capite e da condizioni economiche meno floride, il dato italiano si accompagna al passato aumento del Pil (+1,3 per cento) e a quello delle spese delle famiglie (+1 per cento) registrati nel 2010.

La percentuale di incremento della produzione nazionale, si legge nel Rapporto, racchiude numeri diversi, relativi alle macroaree geografiche: così, tra il 2009 e il 2010, è il Centro Italia a registrare l’aumento maggiore, pari all’1,9 per cento, segue il Nord con l’1,3 per cento e il Sud con lo 0,4 per cento. La media nazionale di rifiuti prodotti pro capite è di 4 chili in più: gli abitanti delle regioni centrali guidano la classifica con ben 9 chili in più; 3 sono stati, invece, i chili in più prodotti dai residenti nelle regioni settentrionali (e 2 da quelli del Meridione). L’Emilia Romagna è in testa con 670 kg a testa, poi la Toscana con 670 e la Val D’Aosta con 623. Il Molise produce sempre meno, con 413 chili pro capite di rifiuti e un calo di ben 13 kg rispetto al 2009. La minor produzione va agli abitanti della Basilicata, che hanno prodotto, nel 2010, 377 kg di rifiuti a testa. Mentre la Campania, teatro da tempo delle maggiori difficoltà nella gestione dei rifiuti, produce sempre di più: ogni cittadino campano ha prodotto 478 chili di rifiuti nel 2010, 11 in più rispetto all’anno prima.

Quanto alla raccolta differenziata, da sempre spina nel fianco della questione del ciclo dei rifiuti in Italia, va detto che nel 2010 il 35% della produzione nazionale dei rifiuti urbani è stato differenziato, per un totale di 11,4 tonnellate (nel 2009, la percentuale si collocava intorno al 33,6 per cento): cifre che confermano un ritardo ormai cronico maturato nel corso degli anni. Con questa percentuale, infatti, il nostro Paese raggiunge – con anno di ritardo – l’obiettivo prefissato per il 2006 (35%) e ancora molto distanti appaiono quelli, ormai sfumati, relativi al 2009 (50%) e 2011 (60%).

Rispetto alla lettura dei dati per macroaree geografiche, la situazione è come al solito diversificata. Al Nord è stato il Veneto la regione più attiva nella raccolta differenziata, con una percentuale del 58,7% (+1,2% rispetto al 2009), seguita da Trentino Alto Adige (57,9% e una posizione stabile) e Piemonte (50,7%). Al Centro è la regione Marche a primeggiare, con un 39,2% e una crescita del valore del 9,5%; a ruota seguono Toscana (36,6%, +1,4% rispetto all’anno precedente), Umbria (32%) e Lazio (16,5%). Al Sud, la raccolta differenziata in Campania si attesta al 32,7%, con picchi superiori al 50% a Salerno (55,2%) e un buon 50% ad Avellino. Il capoluogo di regione, Napoli, nonostante l’emergenza rifiuti, ha raggiunto il 26,1%, a dispetto del 24,4% del 2009.

La media nazionale di raccolta differenziata nel 2010 ammonta a 189 kg per abitante. Sono 262 i kg per abitante riciclati al Nord, 166 al Centro e, per la prima volta, il Sud supera i 100 kg di rifiuti riciclati per abitante, raggiungendo quota 105.

L’analisi dei dati ISPRA, relativi al 2010, evidenzia tuttavia che lo smaltimento in discarica è, purtroppo, ancora la forma di gestione più diffusa interessando il 46% dei rifiuti urbani prodotti; nell’insieme le altre tipologie di recupero, trattamento e smaltimento riguardano oltre la metà dei rifiuti prodotti (54%). In particolare, il 19% è sottoposto a operazioni di recupero di materia (escluso il compostaggio), il 16% è incenerito con recupero di energia, il 12% è avviato a processi di trattamento biologico di tipo aerobico o anaerobico (il 10% a compostaggio, il 2% a digestione anaerobica); l’1% viene recuperato per produrre energia in impianti produttivi, come i cementifici, e la stessa quota viene, dopo il pretrattamento, utilizzata per la ricopertura delle discariche. Nelle altre forme di gestione sono incluse le perdite di processo, nonché le esportazioni di rifiuti, pari a circa 134 mila tonnellate (0,4 % del totale di rifiuti prodotti). Va rilevato, poi, che circa 9 mila tonnellate di rifiuti pretrattate (pari allo 0,03% del totale dei rifiuti prodotti a livello nazionale) sono stoccate sotto forma di “ecoballe” in Campania.

Nel 2010 gli impianti di compostaggio hanno trattato circa 4,2 milioni di tonnellate, facendo registrare un incremento dell’11,3%, rispetto al 2009. Nel 2010, nel Nord, gli impianti di compostaggio hanno operato, mediamente, al 77,7% della capacità autorizzata (3,5 milioni di tonnellate). Nel Centro, il quantitativo totale dei rifiuti avviati a compostaggio è stato pari al 48,3%  (1,5 milioni di tonnellate), mentre in tutte le regioni si evidenziano incrementi tra il 15% ed il 23,5% delle quantità totali trattate; analogamente per la frazione organica gli incrementi variano tra il 15,7% e il 31%. Nel Sud, gli impianti hanno invece operato, in media, al 38% della capacità autorizzata.

L’analisi dei dati evidenzia come il tema del recupero di materia sia cruciale e la dotazione impiantistica nazionale tale da incoraggiare una complessiva accelerata al settore, attraverso la crescita della raccolta differenziata. “Occorre ripartire dagli strumenti e non dagli obiettivi, ha commentato Tullio Fanelli, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, “se non mettiamo in campo strumenti efficaci, potremo porre tutti gli obbiettivi che vogliamo, ma non potremo mai raggiungerli”.

E visto che negli anni, questi strumenti non sono stati sufficienti, il Sottosegretario indica una possibile strada per correggere il tiro: “Il volontarismo non può bastare: ci saranno sempre Comuni più armati di buona volontà di altri”. “Per questa ragione”, dice, “occorre dare priorità agli strumenti economici”: questo vuol dire avere a disposizione nuove norme che coinvolgano i cittadini anche con il loro portafoglio. “Se fai la raccolta differenziata, paghi meno; se non la fai, paghi di più”: una regola che, secondo il Sottosegretario Fanelli, farebbe uscire l’Italia dal ghetto culturale che fa percepire i rifiuti come un costo e non come un settore di sviluppo. E che, fino ad ora, ha permesso di “mantenere il Paese a livelli di raccolta differenziata imbarazzanti”.

Quello di pensare ai rifiuti, ancora, come “un problema da cui allontanarsi”, è un approccio molto più comune, secondo il rappresentante del governo, di quello che pensiamo: “La reazione negativa della gente a un progetto di discarica vicino casa, non è molto diversa da quella che hanno i politici nell’approccio alla questione dei rifiuti”. Tuttavia, l’Italia non può pensare a uno sviluppo se non fondato sul riutilizzo “perfetto” delle materie che utilizza, conclude il rappresentante del Governo: “Sottolineo ‘perfetto’: noi non siamo un Paese che può ancora permettersi di non essere efficiente in quello che fa, perché la concorrenza mondiale è schiacciante e uno dei parametri è esattamente questo”.

Ilaria Donatio

 

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