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Le opportunità della green economy. Intervista a Stefano Pogutz

marzo 24, 2010 Idee

Stefano Pogutz, Courtesy of MEMAE BocconiSarà inaugurata ufficialmente domani, presso la Graduate School dell’Università Bocconi a Milano, la IX Edizione del MEMAE, il Master in Economia e Management dell’Ambiente e dell’Energia , che vedrà, contestualmente, la consegna dei diplomi agli allievi dell’Edizione 2009.

Tema dell’evento, che coinvolgerà, come testimoni, rappresentanti del mondo delle imprese e dell’ILO, l’International Labour Organization di Torino, i green jobs che – recita l’invito di partecipazione - ”rappresentano una grande opportunità per accelerare l’uscita dalla crisi economica e una necessità per uno sviluppo sostenibilie, in equilibrio con il pianeta. 

Abbiamo intervistato Stefano Pogutz, Direttore del Master:

D) Come si caratterizza il vostro master rispetto ad altri prodotti formativi analoghi che stanno crescendo in questi ultimi anni?

R) Il MEMAE (nato 9 anni anni fa come MEMA) è un master di primo livello altamente professionalizzante, che affronta temi specifici che, nei normali corsi di management, non vengono trattati, se non in due o tre corsi. Dura un anno – full-time da gennaio a dicembre – e offre 570 ore di didattica, 70 ore di testimonianze aziendali e 320 ore di stage obbligatorio presso le più importanti aziende italiane e straniere del settore.  

D) Quali forme di partnership avete attivato con le aziende? 

R) Abbiamo delle aziende che ci sponsorizzano permettendoci di abbassare la fee di iscrizione al master (di 12.000 euro, N.dR.). Tutti gli anni su circa 36 partecipanti selezionati riusciamo a erogare 16 borse a copertura parziale dei costi, assegnate ai più meritevoli, indipendentemente dal reddito. Negli anni sono stati costanti come sponsor Edison, Italcementi, Conai, Consorzio Venezia Nuova, Enel, ma ogni anno abbiamo nuove aziende che si inseriscono, perchè colgono l’aspetto strategico di formare figure professionali capaci di affrontare le nuove sfide poste dalla green economy. Abbiamo poi accordi di collaborazione per quanto riguarda gli stage e il placement.  Ad esempio con Ikea, che ha offerto ad alcuni stagisti la possibilità di contribuire alla stesura del bilancio di sostenibilità, con KPMG, che ha acquisito nostri diplomati nella divisione Sostenibilità, con Accenture, con EGL Italia e altri. In una situazione di crisi come quella dell’anno scorso siamo riusciti ad offrire 56 opportunità di stage di alto livello a 40 ragazzi. Ogni ragazzo ha potuto fare circa 4 colloqui.      

D) Negli anni precedenti quali sono stati i profili più richiesti dal mercato?  

R) A seguito del riassetto del master di due anni fa abbiamo identificato alcune categorie di sbocchi professionali. Intanto quello nel settore energia tout court, che richiede figure con competenze manageriali o tecniche specifiche (sapere come funziona il mercato del gas, come si formano i prezzi, come si fa il trading ecc.). Il settore delle rinnovabili è una costola di quello energetico, ma con una sua autonomia, ricco di start up di piccole e medie dimensioni che consentono l’ingresso anche di profili più “ecelttici“, con possibilità di carriera più veloce. Un’altra area estremamente interessante a livello internazionale, ma ancora poco sviluppata in Italia, sono i mercati del carbon asset management: non si tratta solo del trading regolamentato, ma si stanno sviluppando pratiche su base volontaria che richiedono figure in grado di realizzare progetti di offset delle emissioni con standerd di certificazione volontaria. Passando poi dall’area “energia” a quella “sostenibilità” servono profili in grado di seguire progetti internazionali di cooperazione allo sviluppo, come quelli di UNEP o GRI, con i quali abbiamo in corso alcune partnership. Per quanto riguarda l’”ambiente“, inteso come mercato, c’è una buona richiesta di professionisti per la gestione dei rifiuti – principalmente nei vari consorzi di recupero – o delle bonifiche ambientali, soprattutto da parte di società di engineering, che richiedono non solo figure tecniche, ma anche manageriali. Ma non dimentichiamo infine le opportunità che si creano dalla gestione della sostenibilità e dei problemi ambientali all’interno delle aziende manifatturiere, o di servizi – anche bancari, che richiedono figure come il Corporate Social Responsibility Manager.

Andrea Gandiglio

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