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L’insostenibile leggerezza di internet

dicembre 9, 2009 Idee

Pubblichiamo l’intervista a Sergio Barbonetti, Amministratore Delegato di Easynet Italia S.p.A., filiale italiana di Easynet Global Services, fornitore internazionale di soluzioni gestite per reti, hosting, “telepresenza” e videoconferenza del gruppo BSkyB (NewsCorp).

Sergio Barbonetti, Courtesy of EasynetNell’immaginario collettivo internet rappresenta, al massimo grado, la leggerezza dell’immaterialità, la tecnologia intelligente per eccellenza, la soluzione a molti problemi del presente e del futuro – tanto da essere diventato, al tempo stesso, un modello di rete per le smart grid elettriche e il primo “mezzo” candidato al Premio Nobel per la Pace.

La fama di internet è indubbiamente meritata e sui pregi universalmente noti dello strumento credo non sia il caso di soffermarsi. Parlando con Sergio Barbonetti, abbiamo invece avuto occasione di riflettere su alcuni aspetti meno evidenti dell’information technology, sia dal punto di vista delle potenzialità per ridurre l’impatto ambientale, sia riguardo al “lato oscuro” del web, quello che rimane letteralmente celato agli occhi dell’utente nei grandi stanzoni (data center), dove risiedono i server destinati a gestire quantità inimmaginabili di dati.

D) Dott. Barbonetti, quanto impatta sull’ambiente il settore IT?

Consumo IT, Courtesy of Eugenio Capra, Politecnico di MilanoR) L’ICT contribuisce ad oltre il 2% delle emissioni mondiali di CO2 – quanto l’industria aeronautica, per intenderci. Si tratta principalmente del consumo di energia dei data center, le macchine dietro ad ogni nostro “click”. Come ha rilevato il Prof. Capra del Politecnico di Milano, un server produce in un giorno la stessa CO2 di un SUV che percorre 25 km. E’ quindi sicuramente un’attività classificabile come “energivora”. L’utente non se ne rende conto, ma ogniqualvolta interroga un motore di ricerca, come Google, avviando un’operazione informatica, contribuisce indirettamente ad un’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Come operatori di questo settore dobbiamo dunque porci delle domande e trovare delle risposte efficaci.

D) Cosa si può fare, oggi, per ridurre questo impatto?

R) Alcune azioni sono state già intraprese. Sono ad esempio in corso diversi interventi di “efficientamento” che hanno impatto su tutta la filiera IT. Intervenire sull’hardware è il primo passo. Oggi molti produttori propongono delle macchine che consumano meno energia e che dispongono di meccanismi di stand-by più efficaci. L’altro problema che i costruttori stanno affrontando è quello del ciclo di vita dei dispositivi elettronici (molto breve) e del recupero dei materiali nobili che li compongono, per evitare sprechi. Bisogna poi intervenire sulle infrastrutture, i data center, luoghi climatizzati e protetti che consumano quantità notevoli di energia e sono la principale fonte di emissioni. Infine un aspetto importante, e poco conosciuto, è l’ingegnerizzazione del software: può sembrare strano perchè è qualcosa di impalpabile – il bit che si muove non lo vediamo - ma il modo in cui è scritto un codice incide sulle emissioni finali di CO2. Un processo informatico, a seconda di come è programmato, può infatti richiedere più o meno tempo e attivare più o meno risorse – e questo significa risparmio energetico da parte dell’apparato. 

D) Come si concretizza l’impegno di Easynet? 

R) Come fornitori di servizi (e non costruttori, nè sviluppatori di software) noi abbiamo iniziato a porci il problema dell’impatto ambientale e del risparmio energetico tre anni fa, all’inizio del 2006. All’interno dell’azienda, a livello internazionale, è partito un percorso – che non è ancora completato - per ottenere maggiore efficienza dalle caratteristiche costruttive dei nuovi data center e migliorare quelli già esistenti attraverso l’adeguamento a nuove tecnologie. Poi siamo intervenuti sugli approvvigionamenti energetici. In Italia, pur pagando il kilowatt una cifra più alta rispetto alle fonti tradizionali, abbiamo scelto un fornitore, Sorgenia, che ci ha garantito il 100% dell’energia da fonti rinnovabili. Ma è stato importante anche intervenire sui comportamenti all’interno dell’azienda, a partire dalla sensibilizzazione sulla produzione e differenziazione dei rifiuti. Sembrerà banale ma abbiamo tolto dalle scrivanie tutti i cestini a cui si è solitamente abituati: doversi tenere tutto sulla scrivania o alzarsi a buttare negli appositi contenitori crea una maggiore consapevolezza e, a lungo andare, diventa un’abitudine culturale. Per quanto riguarda le tecnologie divenute obsolete (per le nostre esigenze), abbiamo inoltre individuato alcune Onlus e aziende che si preoccupano di distribuirle a chi invece ne può ancora fare uso, perchè abbiano una nuova vita.

D) Questo per quanto riguarda le vostre best practices interne. Cosa offre invece Easynet alle aziende per ridurre il loro impatto?

Utilizzo del tempo di tasferta, Courtesy of EasynetR) Innanzitutto già l’outsourcing di un servizio del cliente presso di noi permette di concentrare ed ottimizzare l’efficienza e i consumi del servizio stesso. L’altro passo importante è la cosiddetta videoconferenza gestita (Managed Virtual Meeting). Siamo partiti da un dato: il 90% dei sistemi di videocomunicazione installati dalle aziende è sottoutilizzato perchè c’è un “gradino di accesso” alla tecnologia che non consente di sfruttarli al pieno. Abbiamo quindi sviluppato un sistema dove il cliente non si deve preoccupare di nulla, se non prenotare una finestra oraria (su un calendario tipo Outlook) per l’appuntamento virtuale ed invitare i partecipanti. Questo consente di realizzare un “live meeting” come sarebbe vissuto all’interno di una qualsiasi sala riunioni, abbattendo i costi (economici e ambientali) di trasferta e migliorando la qualità della vita delle persone. Ma anche la digitalizzazione documentale e il cloud computing sono fondamentali. Oggi è tutto cartaceo, se voglio replicare un luogo di lavoro remoto devo mettere a disposizione un ambiente virtuale che sia agevole quanto quello reale. Questi strumenti permettono di realizzare il telelavoro, l’home working - cioè l’eccezionale possibilità di ridurre tutti quei trasferimenti che costituiscono unicamente costi, impatto ambientale e perdita di tempo. Il cloud computing è poi come il car sharing. I server di un’azienda vengono infatti occupati per una percentuale molto bassa, inferiore al 30%. La filosofia è dunque quella di accedere alle risorse di un’unica realtà, che ha investito su determinate tecnologie, a basso consumo e localizzate in quei punti del globo dove ad esempio si possa utilizzare la temperatura fredda dell’esterno per raffreddare le macchine – o produrre agevolmente energia da fonti rinnovabili…

D) Ad esempio?   

R) Ci sono molti luoghi della Terra che potrebbero avere queste caratteristiche per ospitare data center, ma si parla parecchio dell’Islanda, che ha un’ottima capacità geotermica nel sottosuolo e una temperatura esterna media molto bassa. Chiudendo gli occhi e immaginando il futuro da qui a 10/15 anni, immaginando un’azienda sempre più virtualizzata, il telelavoro reso possibile dalla capacità di replicare un luogo idoneo di lavoro praticamente ovunque, immaginando che la capacità di elaborazione di un’azienda non dipenda più da asset propri, fisicamente acquistati, ma dipenda dalla capacità di elaborazione della “nuvola” del cloud computing – immaginando tutto questo si può facilmente capire quali siano gli orizzonti di riduzione dell’impatto ambientale che l’ICT può garantire.  

Andrea Gandiglio

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