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Al di là della destra e della sinistra. Una svolta epocale

aprile 4, 2011 Idee, Nazionali, Politiche

Non lascio quasi mai spazio a lettere di politici in questa rubrica. Faccio un’eccezione perché Bonelli – che ha preso la guida di un partito che era sulla via del dissolvimento – ci spiega perfettamente quale è stata la «malattia» che ha impedito al movimento ecologista italiano di affermarsi e di crescere come è accaduto in altri Paesi europei. Il problema è stato quello di ideologizzare un tema – quello dell’ambiente e della salute – che nel resto del mondo ha declinazioni universali“.

Faccio mie le parole del direttore de La Stampa, Mario Calabresi, che venerdì ha pubblicato, in via eccezionale, l’intervento di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi Italiani, per riflettere, al di là di ogni giudizio politico, su un fenomeno indubbiamente nuovo ed epocale, non solo per il nostro paese, ma per l’Europa intera: la trasformazione dei Verdi (Les Verts, Die Grünen, The Greens) in movimenti di massa post-ideologici e trasversali alla società. Una formula, evidentemente vincente (forse perchè attesa e invocata invano, per anni, da molti cittadini), che la scorsa settimana ha portato all’affermazione storica del partito ecologista tedesco nel Land del Baden-Wuerttemberg, politicamente immobile da 60 anni.

I Verdi in Germania sono diventati una forza politica popolare, in grado di attrarre consensi sia nei bacini conservatori che in quelli di sinistra“, riflette Bonelli nella lucidissima lettera di autocritica.  Di contro, aggiunge, “I Verdi Italiani negli ultimi 15 anni hanno avuto una caratterizzazione fortemente ideologizzata, collocata nel perimetro della sinistra radicale. Questo è stato un grande errore politico perché la proposta ecologista riguarda tutti i cittadini e non solo una parte. La collocazione politica dei Verdi nella sinistra radicale ha impedito la crescita di consenso”.

Come elettore molto pragmatico e non ideologizzato mi sono infatti sempre chiesto perchè le questioni ambientali fossero appannaggio, in Italia, di una sola parte politica. Non respiriamo forse tutti la stessa aria? Ovviamente sì, ma nel momento in cui le legittime rivendicazioni di qualsiasi cittadino ad un ambiente più sano, a una migliore qualità della vita e a una gestione più lungimirante della mobilità e del territorio vengono associate a una lotta “di classe” (invece che a una economy, green ma pur sempre economy), dall’altra parte della barricata qualcuno (gli imprenditori, ad esempio) si sente minacciato e reagisce, per autodifesa, nella direzione opposta.  

Scrive invece Bonelli: “Stiamo costruendo una forza post-ideologica che si occupa e si occuperà del ben vivere, d’innovazione tecnologica, di come avviare una conversione ecologica del sistema industriale, di energia per realizzare, con rinnovabili, risparmio e efficienza energetica, quella svolta che consentirà di avere due milioni di posti di lavoro nei prossimi dieci anni. Il nostro No al nucleare e alla difesa dell’acqua pubblica è legato a questi Sì, alle proposte che legano economia ed ecologia ai diritti dei cittadini“.   

Nel desolante e quntomai rissoso panorama politico attuale, proporre concretamente qualcosa, in maniera costruttiva e con spirito proattivo ci sembra già un buon punto di partenza. Per fare questo gli ex-Verdi Italiani, in attesa di un nuovo nome, hanno lanciato, alcuni mesi fa, la Costitutente Ecologista, un cammino verso la definizione di una nuova identità, che ha visto i principali promotori riuniti, venerdì 1 aprile, a Manduria, in Puglia, in un tavolo di lavoro territoriale, che proseguirà il 9 aprile a Trento, per giungere, il 21 e 22 maggio a Roma, dove si terrà la Costituente Ecologista nazionale.

Quali che siano gli esiti di questo percorso e i giudizi politici che se ne vorranno dare una cosa sembra ormai evidente, in tutta l’Unione Europea, (se non nel mondo intero): la stagione dell’ambientalismo pauperista e fricchettone degli anni ’70 è definitvamente conclusa, sconfitta dalla storia, che sta invece portando in superificie le istanze di una società civile più matura e trasversale, che persegue (pur con enormi difficoltà) una sfida ben più ambiziosa: rivoluzionare dall’interno il sistema produttivo ed economico per aprirlo a modelli di business, tecnologie e innovazioni che possano conciliare una ricchezza e un benessere più diffusi con una reale sostenibilità ambientale.   

Andrea Gandiglio      

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