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Decreto rinnovabili: la prospettiva delle PMI e degli installatori

marzo 14, 2011 Idee, Nazionali, Politiche

Prosegue il viaggio di Greenews.info tra gli operatori dell’industria fotovoltaica per documentare le reazioni al Decreto Romani. In questo articolo la nostra corrispondente Veronica Caciagli  ha raccolto le testimonianze di alcune piccole e medie imprese e installatori.

Installazione di pannelli solari fotovoltaici, Courtesy of Il Fotovoltaico.itAnche nel mondo del fotovoltaico le PMI costituiscono il tessuto del settore e della realtà italiana. Per tutte, il decreto ha portato incertezza per il futuro, ma per alcune i guai sono addirittura già iniziati.

Infatti, sebbene il decreto riguardi le nuove regole dal 1 giugno, è bene ricordare che dalla pianificazione di un nuovo impianto fino alla sua realizzazione passano, normalmente, almeno 6 mesi. Ma senza regole chiare che riguardino il momento in cui gli impianti saranno allacciati, nessuno firma nuovi contratti.

E’ il caso di Alberto Portesio, installatore e distributore affilliato a Enel Green Power.: “Da adesso fino a maggio hanno ammazzato completamente il mercato. Noi, di conseguenza, non firmeremo contratti con i fornitori: tutta la filiera purtroppo è bloccata.”

L’incertezza e il cambio di regole improvviso hanno spiazzato il settore: “Non si può fare un nuovo Conto Energia che entra in vigore in gennaio e poi arrivare a febbraio e cambiare tutto!” Le conseguenze sull’occupazione sembrano infatti molto serie. Fortunatamente l’azienda di Portesio si occupa anche di altri settori oltre al fotovoltaico, per cui spera di poter riassorbire il personale su altri settori; ma “ci sono delle aziende che da 12 operai sono arrivati ad averne 50 e fanno il 95% di fotovoltaico: loro avranno problemi immediati, se non arrivano più contratti di queste 50 persone che cosa ne fanno?”.

Secondo Portesio, se una famiglia o un’azienda fanno un impianto per risparmiare energia, è giusto che abbiano un incentivo; per i parchi fotovoltaici, il governo avrebbe dovuto prendere dei provvedimenti già uno, due anni fa. “Adesso, sicuramente vorranno abbattere ulteriormente gli incentivi: speriamo che ciò non avvenga a discapito delle aziende e delle famiglie.”

Sergio Auciello è di Sud Montaggi, un’azienda che si occupa, da trent’anni, di strutture d’acciaio per l’industria e l’edilizia. Alcuni anni fa hanno cominciato a dedicarsi alla fornitura e montaggio di strutture di sostegno ai pannelli fotovoltaici: questo gli ha permesso di crescere anche durante la crisi in termini sia di volumi d’affari, che di occupati. “Ora ci troviamo di colpo a non avere più prospettive e non poter programmare. Avevamo investito in un impianto di nostra proprietà e ci siamo dovuti fermare perché le banche hanno bloccato qualsiasi tipo di iter di finanzianziamento del settore”, spiega Auciello. Le banche infatti hanno contribuito allo stop del settore bloccando il credito da subito, dal momento stesso in cui è stata avanzata la proposta di decreto.

“Adesso ci troviamo ad avere investito molto in mezzi, attrezzature e personale: siamo cresciuti di 15 persone, più le persone impiegate tramite agenzie esterne. Non so ancora come affronteremo questa emergenza. Per fortuna ci sono dei cantieri aperti, ma in seguito non abbiamo più contratti. Siamo imprenditori, facciamo di tutto per trovare le strade, ma abbiamo bisogno di certezze”, conclude Auciello.

Ieri la Prestigiacomo ha affermato che c’è la “necessità di moralizzazione il settore”. Auciello è stupito: “Questo dimostra ancora una volta che la politica è molto lontana dalla realtà. Noi siamo una azienda sana, sanissima, abbiamo sempre agito nella legalità.” La politica, da queste parti, non sembra considerare quanto il settore faccia bene allo sviluppo locale: “Non viene considerato l’indotto che viene sviluppato sul territorio: noi ad esempio abbiamo acquistato delle macchine da aziende locali e abbiamo fatto lavorare giovani e cooperative per i montaggi.”

Per Riccardo Zaccaria, presidente di 9System, i problemi devono invece ancora concretizzarsi, ma sono all’orizzonte. Il loro core business è infatti la manutenzione di pannelli fotovoltaici ed è facile capire che gli effetti di una diminuzione di impianti da installare si rifletterà sicuramente sul loro lavoro. “Questo costituisce già un primo danno”. E pensare che l’azienda, caso di buona pratica, è nata da un’iniziativa di 9ren, l’operatore italo-spagnolo che ha fatto, qualche tempo fa, un corso di formazione per giovani disoccupati da cui è poi nata 9System. Zaccaria è adesso preoccupato di veder diminuite le possibilità di crescita dell’azienda e le prospettive per le persone assunte. “Il problema generale di questo decreto è che in questo momento in Italia c’è la forte necessità di creare occupazione”; mentre si va nel senso contrario, ammonisce Zaccaria.

9System avrebbe avuto intenzione, tra l’altro, di diversificare le proprie attività: avrebbero dovuto occuparsi del loro primo tetto. Adesso non sono sicuri di riuscire ad allacciarsi in tempo entro il 31 maggio. “Il nostro primo tetto: potrebbe essere il primo e l’ultimo. La situazione è di incertezza: non posso fare un preventivo, un piano di rientro dell’investimento. Questa linea mette a rischio chi investe e gli operatori, che non possono avere dati numerici reali.”

Per Zaccaria è importante che nel corso del confronto (previsto a partire da domani) si dia voce a tutti, anche alle piccole aziende del settore, che più di chiunque altro contribuiscono allo sviluppo locale. Anche attraverso le associazioni di settore.

L’opinione sul decreto è comunque molto dura e amara: “La mia interpretazione è che si sia voluto andare a indebolire questo settore. Con il decreto si dice basta alle regole precedenti, senza dare nuove regole: si crea una paralisi dalla sera alla mattina, andando inoltre a offrire una pessima immagine all’estero. Ammesso che il decreto venga ritirato, vai a spiegare agli imprenditori esteri che è tutto a posto! Ormai il danno irreversibile principale è che si è creata una sfiducia nei nostri confronti, una sfiducia che non deriva dalla nostra incapacità di lavorare: anzi, noi abbiamo dimostrato di essere capaci, perché abbiamo portato capitali esteri sul territorio nazionale e molto più velocemente di altri Stati europei.”

Il quadro che emerge da queste interviste con gli operatori è dunque quello di un industria sostanzialmente sana, fatta, per la parte predominante, non da speculatori, ma da piccole e medie imprese, messe in ginocchio da una politica incapace di progettare un futuro coerente, che, soprattutto, continua a vedere nella tutela dell’ambiente un nemico anziché un’opportunità di sviluppo.

Veronica Caciagli

 

 

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