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Nuova PAC, i pro e i contro secondo gli operatori italiani

Mercoledì 12 ottobre il Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, ha presentato al Parlamento Europeo e ai media la proposta di modifica per la nuova PAC, la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, che dovrà entrare in vigore dal 1 gennaio 2014. La materia è estremamente complessa e riserviamo pertanto i giudizi tecnici agli operatori del settore. Quello che ci limitiamo ad osservare, a margine di questa raccolta di opinioni a caldo, curata dalla nostra corrispondente Francesca Fradelloni, è che lo spirito della nuova PAC a noi piace. E il sospetto è che, come sempre, le voci contrarie che, nel nostro Paese, si sono sollevate in gran coro, siano spesso mosse più da interessi di parte e dalla volontà di mantenere privilegi ormai ingiustificabili, piuttosto che da questioni di merito. L’immobilismo che travolge le nostre società (non solo europee) in questi giorni travagliati sembra, del resto, seguire sempre lo stesso schema: tutti vogliono le riforme, ma mai a partire dal proprio giardino. Tutti vogliono “fare del bene all’ambiente”, ma a costo zero. Tutti vorrebbero fare di più, ”ma c’è la crisi“… Andrea Gandiglio, Direttore Editoriale Greenews.info.

Proposte poco convincenti e fondi tagliati. La bozza della nuova Politica Agricola Comune nel nostro Paese non raccoglie grandi entusiasmi, per una ragione o per l’altra. “Le proposte rappresentano un salutare progresso, destinato a rafforzare la svolta ambientale della PAC, ma non consentono ancora una convergenza rapida tra gli Stati membri: il passo avanti compiuto è infatti troppo timido, insufficiente per garantire quell’equità tra territori e tra imprese agricole più volte invocata dal Comitato delle Regioni”, sono le parole della Presidente del Comitato delle Regioni (CdR) Mercedes Bresso, che ha giudicato complessivamente non incisiva la politica della Commissione Europea, pur accogliendo favorevolmente la condizionalità del versamento degli aiuti alle pratiche agricole rispettose dell’ambiente.

I punti deboli, per gli addetti ai lavori, sono proprio il concetto di “agricoltori attivi” e il “greening. La definizione, molto attesa, di agricoltori attivi, è infatti stata reputata eccessivamente ampia. Anche la Regina d’Inghilterra, scherza qualcuno, è un agricoltore attivo secondo questi parametri. Gli agricoltori favorevoli insistono invece sull’importanza di garantire ulteriormente la degressività dei pagamenti diretti in proporzione al reddito e fissare un massimale degli aiuti (quello proposto è di 300 mila euro). “Le critiche sulla proposta di riforma della PAC presentata dalla Commissione”, ricorda però il Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo
De Castro
, dopo la prima ondata di reazioni nel nostro Paese, “devono andare oltre il mero calcolo dei tagli delle risorse finanziarie” . “Le stesse valutazioni sulle risorse finanziarie – prosegue De Castro – dovrebbero necessariamente tener conto dell’insieme della proposta di riforma composta sia dai massimali nazionali dei pagamenti diretti, sia dal bilancio per le politiche di sviluppo rurale. Gli sforzi di tutti devono adesso esser concentrati su una valutazione qualitativa della proposta per contribuire alla costruzione di una politica agricola del futuro ambiziosa, coerente con lo scenario di riferimento e all’altezza delle nuove sfide globali. E’ giunto il momento di raccogliere le idee e tradurle in proposte concrete in modo che il Parlamento, in virtù del potere della codecisione, possa modificare la proposta legislativa”.

“La proposta così come è – commenta in una nota Coldiretti - non va bene e si prospetta ora una trattativa tutta in salita, ma è certo che
siamo pronti a mettere in campo ogni azione utile per realizzare una riforma della Pac più equa e giusta”. L’associazione sottolinea infatti che “in un momento di forte crisi economica le risorse vanno indirizzate verso una agricoltura che dà risposte in termini di competitività, occupazione, sicurezza alimentare e soprattutto verso chi l’agricoltura la fa sul serio e la vive”. Invece di definire gli agricoltori attivi in base a quello che effettivamente fanno – evidenzia il Direttore della Coldiretti di Parma Marco Allaria Olivieri – il testo li definisce solo in base alla quantità di aiuti che ricevono, premiando così le rendite e le dimensioni e non certo il lavoro e gli investimenti”.

L’altro punto sotto esame degli agricoltori è, come dicevamo, il “greening”. Il 30% dei sostegni agli agricoltori sarà condizionato: chi non si conformerà alle misure previste per garantire la sostenibilità ecologica della produzione agricola perderà dunque questa parte di finanziamenti. Non solo: potrebbe rischiare sanzioni aggiuntive. Tre le pratiche ambientali obbligatorie, previste dalla Commissione, ci sono la diversificazione delle coltivazioni (un minimo di tre colture); la presenza di pascoli permanenti; il 7% del terreno riservato ad aree non produttive di interesse ecologico, che possano preservare la biodiversità e prevenire il dissesto idrogeologico.

La Pac, è bene ricordare, è già oggi spalmata su “due pilastri”, secondo il linguaggio dell’Unione: il primo è quello degli aiuti diretti, il secondo è
quello dei cosiddetti aiuti allo sviluppo, essenzialmente destinato a remunerare i public goods, attraverso i Piani di Sviluppo Rurale elaborati, in Italia, dalle regioni: sostegno all’agricoltura biologica e ad altre pratiche agricole ritenute in qualche misura ecosostenibili, finanziamenti a fondo perduto alle imprese (ma non solo alle imprese, anche gli enti locali ne possono beneficiare e ne hanno beneficiato a piene mani) per progetti che contengono “una qualche spruzzata di verde”, almeno nelle intenzioni dichiarate. La novità è che oggi tutto questo sembra non essere più sufficiente, ed anche il 30% degli aiuti diretti sarà condizionato all’adozione di pratiche ritenute realmente ecosostenibili: di più, chi dovesse scegliere di fare diversamente rischierà delle sanzioni.

Il risultato di una misura del genere, contestano i contrari alla proposta, sarà una contrazione della produzione in un momento in cui i prezzi delle materie prime indicano che l’offerta di cibo non è adeguata alla domanda. Per questo imporre una rotazione triennale di tre colture differenti significherebbe dimezzare la produttività di quel terreno (“solo nella breve distanza”, risponde prontamente il commissario Ciolos, che invoca una visione di più lungo periodo). A questo va aggiunto il 7 per cento di superficie aziendale da dedicare a fini ecologici, anche slegati dalla produzione.

“Restano alcune gravi criticità, come l’assenza di una regolamentazione dei mercati alimentari e della produzione, e rispetto alla aspettative di riforma la proposta legislativa per la Pac 2014-2020 è poco coraggiosa e sono troppo esili i cambiamenti presenti nel testo legislativo, ma ci sono le condizioni per arrivare ad una Politica Agricola più legittima, con un tetto ai pagamenti diretti sulla singola azienda e criteri di distribuzione diversi in grado di garantire maggiore equità nell’assegnazione delle risorse”, è il commento di Andrea Ferrante, presidente nazionale AIAB. “Per quanto riguarda le misure di greening dell’agricoltura, in linea di principio siamo sulla strada di una Pac più verde. Importante – prosegue Ferranteil ruolo riconosciuto ai piccoli produttori nell’agricoltura europea, un riconoscimento
che determina un cambiamento culturale storico, ma che purtroppo si traduce in misure inutili e insufficienti. Proposte interessanti arrivano anche sui Piani di Sviluppo Rurali, tuttavia le Regioni dovranno dimostrare la loro capacità di utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall’UE. Il bicchiere è mezzo pieno: da una parte la Commissione Europea fa capire che sono possibili aperture, dall’altra il mondo agricolo deve battere le forze controriformatrici, le potenti lobby agricole che vogliono mantenere lo status quo, non rendendosi conto che lo status quo porterebbe alla chiusura dell’agricoltura europea. Tra le misure più urgenti appare irrinunciabile, oggi più che mai, anche riformare le regole del mercato”.

Francesca Fradelloni

 

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