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WEEE, l’Eurosummit sulla gestione dei rifiuti elettronici

In attesa che l’UE vari definitivamente la nuova direttiva sui rifiuti elettronici, i cosiddetti Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche e d elettroniche), gli esperti e gli stakeholder europei si sono dati appuntamento a Roma, per due giorni  di confronto sull’argomento. Alcuni giorni fa, la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha infatti licenziato la bozza della nuova direttiva, che nei prossimi mesi dovrà ottenere l’approvazione dell’Assemblea, in sessione plenaria, e successivamente l’avvio dei negoziati con il Consiglio Europeo, come prevede l’iter comunitario.

L’Unione chiede obiettivi più ambiziosi e tempi più rapidi per raggiungerli. Gli stati membri, come spesso succede, lottano invece per mantenere autonomia e sottolineano il problema dei “free riders”, cioè coloro che smaltiscono gli e-waste attraverso canali illeciti, di solito esportandoli nei Paesi in Via di Sviluppo. Il WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment) Eurosummit è diventato così un’importante occasione di analisi e confronto, che ha visto i primi tentativi di trovare una mediazione su un problema certo non trascurabile.

Mentre cresce il numero di elettrodomestici, telefonini e apparecchi informatici che riempiono le nostre case, infatti, aumentano anche i Raee, rifiuti ”speciali” che non possono essere trattati come gli altri. Essi infatti contengono spesso sostanze tossiche per l’uomo e l’ambiente, ma anche risorse preziose come metalli e minerali che sarebbe uno spreco non recuperare.

L’Unione Europea ha iniziato a occuparsi del problema del 2000: «Quando abbiamo cominciato – spiega Karl Heinz Florenz, parlamentare europeo e relatore della nuova direttiva sui Raee – non c’era in giro nessun testo, nessuna raccomandazione a livello mondiale su come trattare questi rifiuti. Abbiamo iniziato da zero». L’obiettivo posto dall’Europa è di raccogliere ogni anno almeno 4 chili pro capite di rifiuti elettronici. L’Italia, pur essendosi dotata di un sistema di gestione efficiente, composto da vari consorzi aderenti a un Centro di coordinamento, ha raggiunto l’obiettivo solo nel 2010, mentre la Francia ha raccolto 7 chili, il Regno Unito 7,5, la Germania 8,2, l’Irlanda 9, per non parlare di Paesi molto virtuosi come la Svezia (16) e la Danimarca (25). «La Commissione Europea non ha strumenti per intervenire contro chi ha bassi volumi di raccolta – ha continuato Florenz – ma dico agli stati membri: siate più coraggiosi!».

Quali saranno le principali novità della nuova direttiva? In primo luogo, verranno aumentati i livelli di raccolta. Le ipotesi sono due: l’85% dei Raee prodotti o il 65% della media annua delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Anche le soglie di riciclo saranno innalzate: tra il 50% e l’80% degli e-waste raccolti. Cambieranno poi le modalità di classificazione (cinque o sei categorie, piuttosto che dieci come adesso) e verranno fissati standard qualitativi e ambientali per le fasi di trattamento, già adottati dal sistema italiano. Si cercherà infine di coinvolgere di più i cittadini, rendendo anche più facili le modalità di conferimento dei rifiuti (oggi si possono consegnare ai negozianti quando si acquista un’apparecchiatura nuova, oppure portare negli appositi centri di raccolta).

«Sono tre i punti chiave che abbiamo affrontato e che rimarranno al centro della discussione – spiega il direttore generale per l’Ambiente della Commissione europea Karl Falkenberg –. In primo luogo la tempistica: i Paesi membri hanno chiesto più tempo per raggiungere i nuovi obiettivi, ma si tratta di risorse preziose e dobbiamo fare in fretta. In secondo luogo, la semplificazione normativa: dobbiamo valutare bene gli effetti economici della legge, dopodiché decideremo se ampliarne la portata. Infine, la semplificazione amministrativa: gli stati membri, in materia di rifiuti, vogliono continuare a operare in autonomia, ma anche questa posizione continua a essere dibattuta. Se non si costituisce un unico registro europeo dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sarebbe necessario almeno un allineamento tra i diversi sistemi nazionali».

Altri aspetti su cui il Parlamento Ruropeo dovrà discutere riguardano l’ecodesign (le apparecchiature dovrebbero essere prodotte con materiali sempre più riciclabili), e la lotta ai free riders, gli operatori che, per abbattere i costi, esportano illegalmente i Raee nei Paesi in via di sviluppo. «Greenpeace nel 2008 ha stimato un flusso nascosto di questi rifiuti pari al 75%. A febbraio 2011, la Commissione Europea lo ha quantificato nel 52%, un dato comunque significativo», spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. L’associazione, da tempo impegnata nel denunciare proprio i traffici illegali di questi rifiuti, ha anche elaborato una “Eco-guida ai prodotti elettronici verdi”: «Con quel documento – ricorda Polidori - spingemmo aziende come la Apple a eliminare dai loro prodotti sostanze tossiche e dannose per l’ambiente».

Veronica Ulivieri

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