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Alce Nero lancia i primi flagship store

settembre 17, 2010 Prodotti, Prodotti, Progetti, Servizi

Il nuovo flagship store di Alce Nero a Cesena, Courtesy of Alce NeroCibo Cucina Caffè Bio. Non è uno scioglilingua, ma il nuovo format che Alce Nero, marchio cult del biologico, inaugura domani con l’apertura, a Cesena, del primo store monomarca: negozio dove comprare i prodotti della cooperativa, ma anche ristorante e caffetteria, secondo il concept del “biologico come scelta quotidiana“, sia negli acquisti, che per un pasto fuori casa, dalla colazione all’aperitivo. Con un’attenzione particolare alla sostenibilità: ai clienti sarà servita rigorosamente acqua comunale (ulteriormente filtrata dai residui) e i carrelli della spesa saranno di plastica riciclata, realizzati da La Sphera, azienda italo-francese già fornitrice di Eataly. Tutti i prodotti, i menù e le principali informazioni a scaffale saranno inoltre disponibili anche in Braille, l’alfabeto per i non vedenti. I due punti vendita – Cesena e Bologna, che aprirà i battenti a fine ottobre – stanno per questo ottenendo la certificazione “Spreco Zero”, il nuovissimo marchio di Last Minute Market, che garantisce l’adesione ai principi del recupero e di un uso intelligente e condiviso delle risorse.

Abbiamo parlato con Nicoletta Maffini, responsabile marketing, del futuro di questa nuova formula e delle strategie del gruppo che, sull’onda dell’espansione del biologico, ha chiuso l’esercizio luglio 2009-giugno 2010 con 36 milioni di euro di fatturato (+20%).

D) Quali sono le ragioni del successo di Alce Nero?

R) Alce Nero e Mielizia sono una società di produttori. Questo è ciò che ci caratterizza: noi produciamo e distribuiamo direttamente i nostri prodotti, in Italia e nel mondo. Per quanto riguarda l’estero il paese in cui siamo più forti è il Giappone, dove Alce Nero è diffuso da circa 15 anni. Abbiamo una linea di prodotti bio tutti italiani e una linea di fair trade, sempre realizzata da produttori soci, ma all’estero: caffè, the, riso basmati, cioccolata ecc. L’80% dei nostri prodotti è realizzato da soci o comunque con materie prime fornite dai soci.

D) Come nasce l’idea di aprire dei punti vendita monomarca?

R) E’legata alla nostra missione, che è quella di valorizzare i territori e i prodotti che, sul territorio, vengono coltivati dai nostri soci. La formula “Cibo Cucina Caffè Bio” esprime bene la nostra offerta: cibo & bio sono i nostri prodotti, cucina & caffè i servizi – tenendo conto che il caffè è uno dei nostri prodotti di punta sull’equo e solidale. La gamma è comunque molto ampia perchè abbiamo oggi circa 250 referenze nostre, tra le filiere più importanti: pasta, riso, olio, miele ecc. Questo nuovo format consente di degustare un caffè o una brioches farcita al momento con la confettura che si prefersice, oppure fermarsi, fare la spesa e mangiare il proprio pasto in un ambiente confortevole, certificato contro gli sprechi, grazie al lavoro svolto insieme al prof. Segrè dell’Università di Bologna. Tutto l’arredo, curato da Costa Group di La Spezia, è inoltre realizzato con materiali naturali. Riproporremo quest’ambientazione nel nostro stand al Biofach di Norimberga, per far toccare con mano cosa Alce Nero sta facendo in Italia, ma anche perchè riteniamo di aver trovato, in questa formula, la giusta dimensione in cui identificarci. 

D) Obiettivi futuri di sviluppo della “catena”?

R) In Italia direi Roma e Milano, nel 2011. La cosa più importante adesso è però concentrarsi su queste due prime aperture (Cesena e Bologna) per capire di cosa c’è bisogno. Anche perchè, come sosteniamo sia noi che le ricerche di mercato, il consumatore italiano è molto diverso da città a città. Già tra Cesena e Bologna, che sono vicine, ci sono delle grandi differenze, che vanno rispettate. Ci sono poi differenze di alimentazione: i nostri locali avranno una proposta vegetariana, ma anche carne e salumi biologici. In Emilia Romagna non poteva mancare una proposta di questo tipo. Ci deve essere, a mio parere, una grande flessibilità, anche nelle piccole cose, come gli orari di apertura, che rispecchiano le abitudini locali. Ci saranno poi un menu Libera Terra - grazie all’adesione dei nostri soci alla cooperativa che gestisce i beni confiscati alla mafia – e un Menu Bambini, con dei giochi per imparare a conoscere la natura e la biodiversità. Su Bologna si sta infine pensando di attivare anche la consegna dei prodotti a casa, con un mezzo ecologico.

Benedetta Musso

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