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Davide e Golia: una joint venture possibile

ottobre 20, 2010 Aziende, Pratiche, Progetti

Il CEO Andrea Sasso, Courtesy of EDF ENRPerchè partire dalle contrapposizioni (grande azienda/PMI, B2B/B2C) e non invece dalle sinergie? E’quello che ha fatto il colosso francese dell’energia Edf, Electricité de France, unendosi in joint venture con E++, operatore piemontese delle rinnovabili di giovane fondazione, ma con una storia umana e professionale che risale agli anni ’20 del Novecento. La nuova creatura, EDF ENR Solare, presentata ieri all’Environment Park di Torino, è la prova che è possibile – almeno nel campo delle rinnovabili – scrivere una storia imprenditoriale diversa, un modello di sviluppo alternativo: invece di schiacciare le PMI, già provate dalla crisi, “Golia” ha imparato intelligentemente a metterne a frutto le capacità peculiari, a partire da quella sensibilità e velocità di adattamento al mercato, che è indubbiamente più radicata nei titolari di piccole e medie imprese piuttosto che nei manager delle grandi aziende, spesso simili a un ministero.

EDF ENR Solare, controllata al 65% da EDF ENR - Energies Nouvelles Réparties, l’azienda del Gruppo EDF dedicata alle rinnovabili e al modello di generazione diffusa, e per il 35% da E++, intende conquistare il mercato italiano con un’offerta molto versatile di impianti fotovoltaici su tetto da 1 kWp a 5 MWp, rivolta sia alla clientela residenziale che business.

Il piano è ambizioso: un centinaio di dipendenti nella nuova sede di Rivoli, alle porte di Torino, entro il 2011, un piano di crescita occupazionale su base triennale e oltre 100 milioni di euro di fatturato in tre anni, per ripetere il successo della consorella francese EDF ENR Solaire, capace di affermarsi, in pochi anni, come uno dei principali operatori fotovoltaici del mercato transalpino. Effetto di un nome di “famiglia” altisonante nella Francia nazionalista? No. Come ci tiene a sottolineare Olivier Paquier, amministratore delegato di EDF ENR, l’autorità per la concorrenza non ha fatto sconti e la capogruppo non ha potuto “regalare” nemmeno un cliente. Il risultato è stato conquistato sul campo, grazie a un’offerta che punta sull’efficienza (una capacità di installazione di 500 impianti al mese), e sul modello “chiavi in mano“. Il mercato italiano, ben incentivato dal Conto Energia e favorito da un irraggiamento solare migliore della Francia, potrà, secondo Paquier, dare risultati ancora più brillanti.

Ne abbiamo parlato con Andrea Sasso, terzo fratello della famiglia che controlla E++ e amministratore delegato del nuovo player italiano.

D) Come è nata questa joint venture? Avete avuto il sostegno degli enti locali e dell’Unione Europea?

R) Diciamo che in Italia il piccolo imprenditore deve sempre farsi strada da solo. Il nostro caso penso possa servire da esempio di quelle che sono oggi le opportunità per le PMI italiane.La nostra è una società che arriva da esperienze non solo di business, ma di persone. L’amicizia ventennale con Roland Barthez, uno dei pionieri del fotovoltaico e oggi presidente di EDF ENR Solaire, ha avuto dunque un ruolo fondamentale. Abbiamo iniziato a parlare di questo progetto nel 2007 e, grazie a un business plan ampiamente approfondito sui numeri e sugli aspetti tecnici, siamo riusciti a convincere il comitato d’investimento del Gruppo Edf, un grande traguardo per un piccolo operatore come noi. Devo dire che sono stato sorpreso dall’eccezionale disponibilità delle persone che abbiamo incontrato in Francia. Alcuni manager hanno avuto un’attenzione all’imprenditorialità quasi commovente. Olivier Paquier, giusto ieri sera a cena, mi ha confermato quanto in EDF, pur essendo un grande gruppo, siano interessati al punto di vista dell’imprenditore locale. In particolare in un mercato come quello fotovoltaico, che richiede scelte veloci e immediate, che forse solo un piccolo imprenditore riesce ad attuare.

D) Una buona pratica piuttosto inedita di collaborazione tra grande e piccola impresa, due realtà solitamente considerate come contrpposte…

R) Direi di sì, anche se non bisogna dimenticare come le PMI abbiano già, spesso, una dimensione internazionale nel loro DNA. Mio nonno negli anni ’30 esportava macchinari in tutto il mondo. Negli anni ’80 abbiamo poi seguito progetti europei e progetti pilota in paesi in via di sviluppo, che ci hanno consentito di acquisire un know how importante. Noi oggi siamo alla terza generazione e stiamo “iniziando” mio nipote, ma negli ultimi vent’anni gli sforzi e gli investimenti per reinventarsi e adeguarsi ai tempi sono stati molti e hanno assorbito grandi energie. Oggi si può dire però che vengano ripagati.

D) Vuole lanciare un messaggio ad altri imprenditori italiani?

R) Tenete duro! Perchè è difficile lavorare in Italia. Il contesto che ci circonda non agevola affatto il piccolo imprenditore. Devo dire che, personalmente, ho imparato molto dall’estero e da come, in altri paesi, vengano create le condizioni per lo sviluppo dell’imprenditoria.

D) Questo risulato è dunque tutta farina del vostro sacco o avete avuto appoggi istituzionali?

R) Zero, anzi meno di zero! E’ tutto frutto di un lavoro quotidiano e di tanti anni di esperienza che ci portiamo dietro. Il Piemonte è molto attento a questi sviluppi, ma deve darsi un’accelerazione e fare squadra. Abbiamo bisogno di politici che sappiano guardare oltre i 3/5 anni del mandato elettorale.

Andrea Gandiglio

   

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