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Ipnoa: la Toscana lancia un progetto per ridurre le emissioni dei fertilizzanti

Per raggiungere gli obiettivi europei di riduzione dei gas serra, entro il 2020 la Regione Toscana dovrà ridurre del 20%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di gas climalteranti. Per farlo ha deciso di monitorare e ridurre anche le emissioni generate dall’agricoltura che, in tutta Italia, rappresentano il 7% circa delle emissioni complessive. Grazie ai finanziamenti del programma europeo “Life+”, infatti, ha preso avvio il progetto Ipnoa (Improved flux Prototypes for N2O emission reduction from Agriculture), per migliorare l’efficacia del monitoraggio delle emissioni e promuovere buone pratiche per abbattere i gas serra. Un insieme di interventi che prenderanno avvio nel mese di giugno, coordinati dall’azienda West Systems e con la partecipazione di Regione, Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica Inra e Scuola Superiore di Studi e Perfezionamento Sant’Anna di Pisa.

Il budget totale del progetto Ipnoa è di oltre due milioni di euro, di cui circa il 50% proveniente dal finanziamento dell’Ue, che crede molto nella riduzione dell’inquinamento deil settore agricolo. L’agricoltura infatti è coresponsabile dell’emissione dei tre più importanti gas serra: anidride carbonica, metano, protossido di azoto. In  particolare, in Italia, il 70% delle emissioni di quest’ultimo sono generate dal settore agricolo, soprattutto a causa delle fertilizzazioni azotate, ed è sulla loro riduzione che si concentra Ipnoa.

Il progetto, che si concluderà a maggio 2016, prevede sette fasi. La parte iniziale, consisterà nella costruzione, da parte dell’azienda coordinatrice, didue prototipi per il monitoraggio dei flussi di protossido di azoto dal suolo, con un sistema di camere di accumulo collegate di continuo ad analizzatori, con prove sperimentali appositamente progettate. I prototipi, uno portatile e uno fisso, saranno usati in due distinti luoghi della Toscana (area pisana e area aretina) caratterizzate da condizioni
climatiche diverse e da colture differenti, così da avere un’idea e un bilancio annuale delle emissioni applicabile in maniera sufficientemente affidabile, considerando la grande variabilità spaziale e temporale delle emissioni di N2O.

Dopo la validazione dei risultati del monitoraggio presso l’Inra, in Francia, si procederà all’elaborazione di un inventario delle principali tipologie di coltivazione per meglio identificare l’uso di suolo in Toscana e la distribuzione delle principali coltivazioni con relative pratiche ordinarie di gestione.  Lo scopo principale è l’identificazione delle principali relazioni tra le emissioni di N2O e la gestione delle colture. Dopo altri monitoraggi, si arriverà a realizzare, entro settembre 2015, un manuale delle buone pratiche per la riduzione delle emissioni di protossido di azoto, rivolto a tecnici, imprenditori, agricoltori e decisori politici, utilizzabile per la programmazione regionale in materia di agricoltura. Entro maggio 2016, è prevista anche una verifica del recepimento e delle diffusione delle buone pratiche, per vedere quanto si sono diffuse e sviluppate sul territorio toscano.

Andrea Marchetti

 

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