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Toghe Verdi: storia di battaglie e sentenze in difesa del Belpaese

novembre 14, 2011 Recensioni

Un ritmo incalzante, che scandisce la voglia di sapere, di provocare, di scoprire e raccontare, accompagna la voce di Stefania Divertito, napoletana, giornalista d’inchiesta specializzata in tematiche ambientali, responsabile della cronaca nazionale del quotidiano Metro e autrice di Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili (pag. 176, 14.00 euro, Edizioni Ambiente).

Un viaggio compiuto in tanti e lunghissimi weekend di lavoro, a dispensare domande inopportune e poco gradite, tempo libero impegnato a fare ricerca per costruire pagine di appassionante (e passionale) giornalismo di inchiesta, che al di là del mestiere lascia trasparire un filo di coinvolgimento. E tanta rabbia. Nel libro si trovano infatti le inchieste sui disastri di mezza Italia; anzi, dell’Italia intera.

Storie di giornalisti e magistrati che raccontano di bicchieri d’acqua sporca e malata, cercando di svelare chi quell’acqua l’ha inquinata – talvolta per sempre. “Sempre. È una parola difficile da comprendere davvero. Sempre, vuol dire che quella terra sarà sterile per i miei figli, i figli dei miei figli e tutti gli altri che verranno ancora”, sottolinea l’autrice nel lungo prologo iniziale, che cerca di trasmettere e spiegare il dolore e il rancore di una professionista, ma soprattutto di una cittadina, donna e mamma.

I bicchieri d’acqua in questione sono quelli di San Giovanni a Teduccio, nella periferia inquinata e mortale della sua bella Napoli; è l’acqua di “Sarroch, Cagliari, dove il petrolchimico Saras lascia una scia di scarichi e di malati”; poi c’è l’acqua di Vaglia, nel Mugello, che con la TAV si è fatta veleno. E ancora la discarica di Malagrotta a Roma o gli scarichi industriali di Porto Tolle a Rovigo e le Acciaierie Valsugane.

Dalla Calabria al torinese risuona la stessa provocazione “Ne beva pure, è acqua di…”: acqua di morte, di tumori, di processi, di ingiustizia e di sentenze ancora pendenti. Di paura e di silenzi.

Il libro di Stefania Divertito è un viaggio che racconta e che cerca cause, motivi e fonti; che raccoglie voci e che, soprattutto, chiede ed esige risposte. Un’inchiesta di inchieste, con tanto di dati e bibliografia dei documenti ufficiali consultati.

Ad aprire e chiudere il libro due voci impegnate, in diverso modo, sulle questioni ambientali. È il conterraneo Erri De Luca a introdurre Toghe verdi, terminando con un monito che è una domanda senza risposta e, in questi giorni (ancora freschi delle disgrazie di Genova, della Cinque Terre e anche di Napoli), suona tristemente attuale: “Stefania Divertito fruga nella discarica della memoria pubblica e l’aggiorna. Fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo. Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?

Chiude il libro la postfazione con le domande al procuratore Raffaele Guariniello, che ha dato lettura di una delle sentenze più forti della storia ambientale d’Italia - quella contro i magnati della Eternit, “che hanno seminato morte a Casale Monferrato e nel resto del Paese” – e che ha seguito la tragica inchiesta sulla morte dei sette operai della ThyssenKrupp, arrivando a condannare i dirigenti e l’amministratore delegato dell’azienda per omicidio volontario.

Storie di vite incrociate, lungo le strade dei crimini ambientali, ma anche di eroismo civile di chi, quotidianamente, cerca di prevenire – prima ancora che curare – queste tragedie.   

Alfonsa Sabatino

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