Home » Racconti d'Ambiente »Rubriche » Svetlana Aleksievic, premio Nobel 2015. L’attualità della “Preghiera per Chernobyl”:

Svetlana Aleksievic, premio Nobel 2015. L’attualità della “Preghiera per Chernobyl”

ottobre 13, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Preghiera per Cernobyl’” – racconta l’autrice Svetlana Aleksievic, che a dicembre sarà ufficialmente insignita del Premio Nobel 2015 per la Letteratura - “non parla di Cernobyl’ in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. Ad interessarmi non è l’avvenimento in sé, vale a dire cosa sia successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Il mistero Cernobyl’ è un mistero che dobbiamo ancora risolvere… Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra.” Per la nostra rubrica Racconti d’Ambiente pubblichiamo, a 29 anni dal più disastroso incidente nucleare, l’introduzione del libro edito da Edizioni E/O, scritta dall’autrice nel marzo del 2011, quando anche il Giappone dovette confrontarsi con l’incidente della centrale di Fukushima.

In un film del regista giapponese Akira Kurosawa, “Sogni”, tutti i reattori atomici del Giappone saltano in aria. Il monte Fuji è rosso di fuoco e fiamme e la Terra è spazzata da nubi di plutonio 239, stronzio 90 e cesio 137. Ma gli esseri umani continuano a bere il tè, chiacchierano, litigano, si baciano. Non sanno ancora di avere i giorni contati. Invisibile, la morte è già nel loro sangue, nel loro cervello, nelle loro carni. Pochi eletti – qualche scienziato atomico – conoscono la verità. Uno di loro prende i suoi fogli, la sua cartella, sale su una barca e punta verso l’oceano per suicidarsi ed espiare la colpa.

Quando ho saputo del terremoto e dell’infinita sequela di esplosioni nelle centrali nucleari giapponesi ho subito pensato a questo film. I mezzi di comunicazione odierni ci permettono di assistere in presa diretta alla tragedia del Giappone. Che accade sotto i nostri occhi. Che tocca anche noi. La paura atomica ha reso il mondo ancora più piccolo. Il vecchio lessico della politica – “noi-loro”, “lontano-vicino” – non ha più alcun senso. Le nubi radioattive di Chernobyl’ – non possiamo non averci pensato – erano sopra l’Africa e la Cina a quattro giorni dal disastro. In Europa si fa già razzia di dosimetri e di pillole di calcio iodato, che blocca il diffondersi delle radiazioni nell’organismo. Siamo tutti incollati ai televisori. E i telegiornali sembrano bollettini di guerra. La domanda è inevitabile: è una tragedia giapponese o dell’intera umanità? Il disastro atomico ha o non ha incrinato la nostra idea di civiltà? E i nostri valori? La paura è un’ottima insegnante.

La prima lezione è stata Chernobyl’. E di Chernobyl’ parlava già la Bibbia… Colpa del totalitarismo, ci hanno spiegato. Di reattori nucleari sovietici tutt’altro che perfetti, dell’obsolescenza tecnologica d’oltrecortina, dei russi ladri e negligenti. Lo shock passò presto. E il mito atomico resse. Perché le radiazioni diminuiscano ci vuole tempo, ma un tumore a cinque anni di distanza è affar tuo e basta. C’è una statistica di cui nessuno parla. L’ha stilata un gruppo di ecologisti indipendenti russi. Chernobyl’, dicono, è costata la vita a un milione e mezzo di persone. La lezione numero due è di questi giorni… Non uno, ma undici reattori giapponesi sono in panne. Così come a suo tempo con Chernobyl’, il mondo intero oggi sa dov’è Fukushima. Che ha affiancato Hiroshima e Nagasaki. L’atomica in tempo di guerra ha dato il braccio all’atomica in tempo di pace: entrambe uccidono. Il terzo paese economicamente più avanzato del mondo non può nulla contro l’energia atomica pacifica. Contro la natura che alza la testa. In poche ore – ore? minuti! – lo tsunami ha risucchiato intere città nell’oceano. E al progresso sono seguite le macerie del progresso. Il cimitero dei miraggi del progresso.

Di fronte a un terremoto di magnitudo 9 la cosiddetta “corazza perfetta” dei reattori nucleari giapponesi si è rivelata un ridicolo abituccio. Una tutina da neonati. Dunque il regime sociale – comunismo o democrazia – non conta, conta il rapporto fra l’uomo e le tecnologie di cui dispone. Quanto più perfetta è la tecnologia, tanto maggiori, mostruosi saranno i disastri: può sembrare strano, ma è così. Gli abitanti di Haiti, del Cile e della Nuova Zelanda sono stati fortunati: loro non hanno l’“atomo buono”. Qualche anno fa sono stata nella centrale nucleare di Tomari, sull’isola di Hokkaido. Il primo incontro fu di mattina, dalla finestra dell’albergo: uno strano oggetto volante dalle linee perfette pareva essere atterrato sulla riva dell’oceano. E poi era bianca, come le ali dei gabbiani. Gli addetti alla centrale si sentivano demiurghi. Padroni del mondo. Mi chiesero di Chernobyl’. Ascoltarono la risposta e mi sorrisero, partecipi. Da noi non potrà mai accadere, dissero. Neanche se un aeroplano ci si schiantasse contro, neanche con un terremoto di magnitudo 8. Questa volta, però, e per la prima volta nella storia del Giappone, il terremoto è stato di magnitudo 9.

L’uomo di oggi non vuole ammettere di non essere onnipotente. «Le nostre centrali sono affidabilissime»: me l’hanno detto in Francia e me l’hanno ripetuto in America. E anche in Svizzera. E l’accademico russo Aleksandrov, il padre dell’atomica sovietica, ha scritto che i reattori sovietici sono sicuri quanto un samovar. Che li si può costruire anche sulla piazza Rossa. Accanto al Cremlino. Ripenso ai miei primi viaggi a Chernobyl’ e dintorni: decine di elicotteri in cielo e mezzi militari – carri armati compresi – lungo le strade. Soldati col mitra imbracciato. Perché? A chi dovevano sparare? Alla scienza? Alla fisica? E accanto al reattore in ebollizione gli scienziati che armeggiavano in abiti civili. Senza maschere. A Chernobyl’ non si pensava ancora come Chernobyl’ avrebbe voluto. A Chernobyl’ ci si comportava come in guerra. E la trasformazione dell’uomo da prechernobyliano a chernobyliano avvenne sotto i miei occhi. Cambiò il mondo. Cambiò il nemico. La morte ebbe facce nuove che non conoscevamo ancora. Non si vedeva, la morte, non si toccava, non aveva odore. Mancavano persino le parole, per raccontare della gente che aveva paura dell’acqua, della terra, dei fiori, degli alberi. Perché niente di simile era mai accaduto, prima. Le cose erano le stesse – i fiori avevano la solita forma, il solito odore – eppure potevano uccidere. Il mondo era il solito e non era più lo stesso. Lo strato superiore di chilometri di terra infetta venne divelto e sotterrato in sarcofagi di cemento. La terra venne sepolta nella terra. Vennero sepolte le case, le macchine… Si lavarono le strade, la legna… Intanto, alle riunioni del mattino fra chi doveva rimediare alla catastrofe si facevano – prosaicamente – i conti: «Questo ci costerà dieci vite umane…», «Quest’altro venti…». Ma i volontari non mancarono.

Dopo quanto accaduto, qualcuno osa ancora sostenere che l’energia atomica è la meno costosa? In questo preciso istante il mondo ha 440 reattori atomici in funzione in una trentina di paesi. 103 in America, 59 in Francia, 55 in Giappone, 31 in Russia. Un numero sufficiente a sentenziarne la fine. Il venti percento del totale delle centrali sorge in zone a forte rischio sismico. In Bielorussia, paese che più di ogni altro ha patito le conseguenze del disastro di Chernobyl’, si sta costruendo una nuova centrale in una zona che, cent’anni fa, fu devastata da un terremoto di magnitudo 7. Un terremoto di cui parlano le enormi crepe che ancora si aprono nel terreno. La nuova centrale atomica logora i nervi di un paese che non è stato interpellato in merito. La costruiranno i russi. Sottoscrivendo l’accordo, Putin ha dichiarato che sarà più sicura delle centrali giapponesi. La Russia galleggia nei petrodollari e sta progettando decine di “piccole Chernobyl’” galleggianti, decine di piattaforme atomiche da liberare nell’Oceano-Mondo, da vendere all’Indonesia, al Vietnam. E allora come si fa a non citare Chlebnikov, poeta russo col sogno di un governo universale? C’è qualcosa di mistico nel fatto che, il giorno del disastro giapponese, in America sia stata messa in vendita la nuova versione dell’iPad, che ha mandato in visibilio i fan della Apple. Oggi all’alta tecnologia si chiedono solamente comodità e agio. E il mercato concentra gli investimenti soltanto su ciò che è sinonimo di ritorno sicuro. Il nostro “fabbisogno” cresce all’infinito: è questo che chiamiamo progresso. E progresso è anche il perfezionamento delle armi di distruzione di massa. Chiedete alla gente di Chernobyl’ che muore per le conseguenze delle radiazioni, chiedete ai giapponesi che si sono salvati per miracolo da quest’ultimo disastro e ai parenti di chi, invece, non ce l’ha fatta che “fabbisogno” hanno, o che cos’è per loro il progresso. Se preferiscono un nuovo modello di cellulare o di auto, oppure la vita. Dopo Hiroshima e Nagasaki, dopo Chernobyl’, pareva ovvio che la società civile scegliesse un’altra via di sviluppo. Lontana dall’atomica. L’era atomica doveva essere chiusa. Andavano cercate altre vie. E invece continuiamo a vivere con la paura di Chernobyl’: terre e case deserte, campi che tornano a essere foreste, animali che vivono là dove viveva l’uomo. Centinaia di chilometri di cavi elettrici morti e di strade che non portano da nessuna parte. Pensavo di avere scritto del passato. Invece era il futuro.

Svetlana Aleksievic*

*Giornalista bielorussa Premio Nobel per la Letteratura nel 2015. Per molti anni ha raccontato ai suoi connazionali gli eventi più importanti dell’Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo. Su ognuno di questi eventi ha pubblicato anche libri, e le sue opere sono state tradotte in molte lingue, valendole fama internazionale. Esiliata dal suo paese su comando del Presidente Lukasenko, vive a Parigi.

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Bologna a tutto “green”: dal G7 Ambiente all’Expo 2019 del florovivaismo e orticoltura

gennaio 25, 2017

Bologna a tutto “green”: dal G7 Ambiente all’Expo 2019 del florovivaismo e orticoltura

Lunedì 23 gennaio, nel giorno stesso in cui, in Prefettura, il sindaco Virginio Merola incontrava il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti per la prima riunione preparatoria del G7 Ambiente (che la città ospiterà l’11 e 12 giugno prossimi), da Bologna arriva la notizia di un’altra importante aggiudicazione: il comitato organizzatore dell’International Horticultural Exposition, l’Expo tematico dedicato [...]

Maledetto telefonino! L’invadenza degli smartphone nella vita quotidiana secondo il report di Deloitte

gennaio 24, 2017

Maledetto telefonino! L’invadenza degli smartphone nella vita quotidiana secondo il report di Deloitte

La società di consulting e advisory Deloitte ha presentato la Global Mobile Consumers Survey 2016, una ricerca che coinvolge 31 Paesi tra i principali al mondo e delinea le tendenze relative alle abitudini e ai comportamenti degli utenti connessi tramite Smartphone e Tablet. Dai dati della survey emerge che, almeno una volta al mese, quasi [...]

Bardonecchia promuove l’Ecoskipass: treno + sci costa meno!

gennaio 23, 2017

Bardonecchia promuove l’Ecoskipass: treno + sci costa meno!

Dal lunedì al venerdì (escluso il periodo di Pasqua dal 24 al 29 marzo) tutti coloro che si recheranno a sciare nella stazione piemontese di Bardonecchia, utilizzando i treni in partenza da Torino potranno ritirare l’”ecoskipass” al prezzo speciale di 26€, anziché 36€. Sarà sufficiente presentare il biglietto del treno all’ufficio skipass di Piazza Europa (proprio di fronte [...]

Air-gun, gli spari che danneggiano fauna marina, pesca e turismo. Consegnata la petizione per ricorso al TAR

gennaio 20, 2017

Air-gun, gli spari che danneggiano fauna marina, pesca e turismo. Consegnata la petizione per ricorso al TAR

Ieri a Roma, presso la sede di rappresentanza della Regione Puglia, la Presidente di Marevivo Rosalba Giugni e il Presidente della Fondazione Univerde Alfonso Pecoraro Scanio, hanno consegnato ufficialmente, al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il testo della petizione lanciata a dicembre da Marevivo e che ha già raccolto, sulla piattaforma Change.org, 45 mila firme nel [...]

P&G annuncia il primo flacone di shampoo con plastica riciclata raccolta sulle spiagge

gennaio 20, 2017

P&G annuncia il primo flacone di shampoo con plastica riciclata raccolta sulle spiagge

La multinazionale Procter & Gamble ha annunciato ieri che Head & Shoulders, il proprio brand n. 1 al mondo per lo shampoo, produrrà il primo flacone riciclabile al mondo, nel settore hair care, realizzato con una percentuale fino al 25& di plastica proveniente dalla raccolta sulle spiagge. In partnership con gli esperti di TerraCycle – [...]

A Rimini tornano i “Giardini d’Autore”

gennaio 17, 2017

A Rimini tornano i “Giardini d’Autore”

“Giardini d’Autore“, la mostra di giardinaggio che accoglie i migliori vivaisti italiani rinnova l’appuntamento a Rimini, presso il Parco Federico Fellini, location dal fascino intramontabile, per l’edizione di primavera 2017, in programma dal 17 al 19 marzo. La manifestazione giunge al suo ottavo anno aprendo la stagione delle mostre di giardinaggio in Italia. Un appuntamento [...]

Italia Nostra su Parco Alpi Apuane: “Bisogna tutelare un ecosistema unico al mondo”

gennaio 17, 2017

Italia Nostra su Parco Alpi Apuane: “Bisogna tutelare un ecosistema unico al mondo”

Il Parco Regionale delle Alpi Apuane, in Toscana, è nato nel 1985 in seguito a una proposta di legge di iniziativa popolare per tutelare dagli scempi estrattivi una catena montuosa unica al mondo, impervia e affacciata sul mare, con una biodiversità eccezionale (vede la presenza del 50% delle specie vegetali riconosciute in Italia, 28 habitat [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende