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I “Cedimenti” di Francesca Vesco

dicembre 6, 2011 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del libro “Cedimenti”, di Francesca Vesco, edito da Edizioni Ambiente (pag.272 , 15.00 euro).

Martedì 10 novembre, mattina

Nell’ufficio del sindaco Milone, al primo piano di palazzo Scognamiglio, non si respirava più per il fumo. Era presente l’intera giunta, più lo sprovveduto segretario del consiglio comunale Alfio Diamanti e il capo dell’opposizione, geometra Renato Grigoli.

«Ma insomma Pino, si può sapere che ha combinato Giacomo Iraci

I rapporti preferenziali tra l’assessore all’edilizia privata Fardella e il costruttore non erano un segreto per nessuno.

«Ma niente ti dico. Ci ho parlato fino all’altro giorno e mi ha assicurato che tutto è stato fatto in regola.»

«Si, la regola di questa minchia…» fece l’assessore al bilancio, compagno di partito e antico nemico di Fardella.

«E allora che cavolo sta succedendo?»

«Forse le forti piogge di questa notte…» propose l’indifeso Diamanti con la sua vocetta sottile.

«Scimunito…» sibilò sprezzante il primo cittadino.

Non se ne veniva a capo.

La notizia del crollo di Belsorriso aveva investito il paese comeuna cannonata. Già dalle prime ore del mattino i telefoni al comune avevano cominciato a squillare incessantemente, i giornalistisi affollavano al portone.

«Intanto devi nominare subito una commissione d’inchiesta» affermò Grigoli spegnendo l’ennesima sigaretta, «l’amministrazione non può restare a guardare. Se ci sono delle responsabilità siamo noi per primi che le dobbiamo accertare. Che questa giunta abbia le concessioni facili e tenga conto più delle esigenze di qualche personaggio che di quelle sacrosante del territorio è una cosa che noi dell’opposizione andiamo denunciando da tempo».

Ci furono proteste, risate, insulti.

«Piano con i comizi Renato» fece il sindaco. «Qua non siamo in piazza. È interesse di tutti, ripeto di tutti» precisò con un’occhiata circolare, «fare chiarezza. Vuoi la commissione d’inchiesta? Ecco qua, scrivi Alfio: Delibera numero eccetera. Il sindaco istituisce una commissione consiliare d’inchiesta per fare luce sul crollo…».

«Sui crolli» precisò Grigoli.

«Sui crolli delle costruzioni site eccetera. Come presidente mettici il consigliere Di Giovanni. Componenti: consiglieri Urso e D’Amico. Da approvare oggi pomeriggio in consiglio.»

«Che poi è sommamente ridicolo che sia l’opposizione a caldeggiarel a commissione d’inchiesta quando noi ci siamo insediati solo un anno e mezzo fa. Chi l’ha approvato il piano regolatore eh? Che facciamo, il solito teatrino?» Fardella non prendeva lezioni da nessuno in fatto di moralità.

Squillò il telefono sulla scrivania del sindaco.

«Sì signor procuratore.»

Nella stanza calò il silenzio.«Con la prefettura ho già parlato stamattina. I carabinieri sono già sul posto, naturalmente.»

Lunga pausa, poi un conclusivo «A sua disposizione».

Nessuno fiatò.

«Hanno aperto un fascicolo. Il reato ipotizzato per il momento è disastro colposo. Il sostituto procuratore Maria Ciminna…»

«Buona quella…» si sentì dal fondo della stanza.

«… ha dato mandato ai carabinieri di avviare l’attività di indagine. Per ora si limiteranno a raccogliere tutto il materiale che può avere un significato. Cercheranno di stabilire se ci sono irregolarità amministrative ed eventuali colpe dirette o indirette.»Bussarono alla porta, entrò un commesso.

«È arrivato in questo momento» e porse un fax a Milone. Il sindaco diede un scorsa veloce poi, ormai completamente esasperato, agitò il foglio e sbottò: «Ecco qua, è partita la tiritera, come i cani sull’osso sono. Leggi Alfio…».

«“Legambiente denuncia come la politica delle concessioni facili, unita alla totale assenza di una azione di repressione abusiva, abbia portato agli inevitabili disastri di questi ultimi giorni. La cementificazione selvaggia che da anni denunciamo è statadi fatto incoraggiata dalla politica nazionale dei condoni”. Quanon parla di noi, devo continuare?»

«Vedrai che ne parla invece, vai avanti» fece Milone scuro infaccia.

«“Già nei due anni precedenti al primo condono dell’85 furonoregistrate 230.000 costruzioni abusive, poi durante la successiva sanatoria urbanistica furono costruite 83.000 abitazioni fuori legge e nel 2004, in occasione del secondo condono, altre 40.000. Secondo le stime della nostra organizzazione, infatti, la semplice attesa del condono edilizio determina l’impennarsi dell’abusivismo. Anche la nostra benemerita amministrazione comunale non è rimasta con le mani in mano, e del resto proprio per questo era stata eletta: sono state concesse licenze edilizie con inqualificabile leggerezza, autorizzando di fattolo scempio della costa e la rovina definitiva di un territorio già gravemente compromesso. Tutto questo in attesa dell’ennesimo condono, anche se stavolta il governo gli ha cambiato nome, e lo chiama ‘piano casa’.” Devo continuare?»

Nessuno gli rispose.

Fu deciso di stilare un comunicato stampa da consegnare subito alla agenzie e di convocare il consiglio comunale nelle prime ore del pomeriggio.

Dopo il secondo crollo la paura cominciò a serpeggiare tra gli abitanti di Cannaria. Per tutto il giorno si susseguirono senza interruzione le chiamate alla stazione dei vigili del fuoco, a alla fine il totale risultò di centotrentaquattro segnalazioni, seguite da cinquantadue sopralluoghi e un’ordinanza di sgombero, che riguardava un vecchio stabile fatiscente del centro storico, da anni in attesa di ristrutturazione. Le famiglie si rifiutarono di trasferirsi negli alberghi sulla costa e si arrangiarono fra i parentie il centro di accoglienza della parrocchia.

Crepe recenti ma anche datate, che magari erano comparse sullaparete di una cucina o sopra il comò di una camera da letto in occasione dell’ultima scossa di terremoto, assunsero un’aria sinistra e ci fu chi giurò di averle viste allargarsi.

Molte delle chiamate provenivano da stabili costruiti da Iraciche per lo più, a dire il vero, non mostravano alcun segno dicedimento.

Verso le sette di sera, quando la piazza cominciò ad animarsi prima dell’ora di cena, capannelli si formarono sotto il monumento ai caduti e le voci presero a circolare.

Iraci era introvabile, qualcuno disse, a casa sua le luci erano spente e nessuno rispondeva al telefono. Ci fu chi sussurrò che era stato visto quella mattina all’aeroporto con la moglie, in partenzaper gli Stati Uniti, dove godeva di protezioni sicure. Altri assicurarono invece che aveva avuto un malore dopo la notizia di Belsorriso ed era stato ricoverato all’ospedale di Termini nel reparto di cardiologia.

Una donna al braccio del marito dichiarò che Iraci non c’entrava niente, lei abitava in una villa costruita più di trent’anni prima e poteva giurare che erano giorni che sentiva che qualcosanon andava. Chiamò a testimonianza il marito: gliel’aveva detto anche a lui che negli ultimi tempi erano capitate cose strane. Un quadro, in salotto, si era sganciato inspiegabilmente ed era stato ritrovato a terra con il vetro in frantumi. E in giardino la vasca con i pesci aveva cominciato a perdere acqua, tantoche aveva dovuto chiamare l’idraulico.

L’ipotesi di un assestamento per così dire spontaneo del terrenofece subito parecchi seguaci tra gli innocentisti ma aumentòancora di più la preoccupazione, che si estese anche a coloroche mai con Iraci avevano avuto a che fare. Chi affermava e chismentiva, ma su una cosa parevano trovarsi tutti d’accordo, cheIraci o non Iraci troppo si era costruito negli ultimi trent’anni,e senza criterio. Sulla collina, una volta coltivata a viti e ulivi eora ridotta a una colata di cemento, dentro il letto dei torrentiormai asciutti, sulla costa a pochi metri dal mare.

Qualcuno tuonò che chi di dovere non aveva fatto i necessari controlli, dimenticando che la maggior parte dei presenti quei necessari controlli aveva con ogni mezzo cercato di eluderli. E se la prese con quello stesso piano regolatore che qualche anno prima era stato salutato dalla cittadinanza come una liberazione.

Francesca Vesco*

*Francesca Vesco è uno pseudonimo. Le autrici hanno preferito firmare con un nome solo in omaggio a una lunga amicizia e a una spontanea affinità di gusti letterari e di stile di scrittura. Impegnate in aree professionali differenti – medicina e giornalismo –, nel corso di molti anni si sono ritagliate uno spazio comune in cui esercitare il piacere di scrivere. Ne sono scaturiti articoli, racconti e libri di genere, questi ultimi pubblicati con uno pseudonimo straniero. Cedimenti è il loro primo romanzo “italiano”.


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