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Ecovillaggio Solare: bioarchitettura e rinnovabili nella Libera Repubblica di Alcatraz

marzo 20, 2013 Campioni d'Italia, Rubriche

Nello statuto, l’Ecovillaggio Solare di Alcatraz è definito come un “insediamento abitativo capace di autogovernarsi e autosostenersi nel rispetto della natura e dell’ambiente”. Nella valle del torrente Resina, in Umbria, al confine con la “Libera Repubblica di Alcatraz” (un luogo di libertà, che non ha nulla a che vedere con l’omonima prigione californiana). dove ha sede l’università fondata da Jacopo Fo, i lavori per il primo nucleo dell’Ecovillaggio sono quasi finiti. Quest’estate è previsto il trasferimento delle prime famiglie.

Un progetto che sta pian piano prendendo forma, dopo anni di riflessioni, discussioni, progetti. “Vogliamo andare incontro alle famiglie che hanno il sogno di andare a vivere in campagna, ma non possono permetterselo. Abbiamo iniziato 18 anni fa comprando i terreni e avviando  gli iter burocratici. L’idea, già allora, era di creare una città verde”, racconta il figlio del premio Nobel Dario Fo e di Franca Rame. L’arrivo di Banca Etica, che ha il ruolo di supervisore dell’intero progetto, e degli architetti Sergio Los e Natasha Pulitzer, con quarant’anni di esperienza nella bioarchitettura, ha fatto il resto.

Il risultato saranno piccoli gruppi di case, distanti tra loro qualche centinaio di metri, in certi casi un chilometro, intorno a una piazza con bazar e ristorante. Le abitazioni saranno realizzate ex novo o ristrutturate secondo diversi sistemi costruttivi, seguendo i criteri dell’efficienza energetica, e alimentate a energie rinnovabili. “E’ possibile scegliere una casa antica di pietra, ad alta efficienza energetica, o una casa avveniristica in lamellare di legno coibentato in classe A”, continua Fo. In questi giorni si stanno chiudendo i lavori della Casa Solare, edificio con struttura in legno e tamponamenti esterni in pietra, un prototipo per tutte le altre costruzioni che comporranno l’Ecovillaggio: ha un isolamento interno ed esterno, tripli vetri, una serra solare che cattura il calore del sole e riscaldamento radiante a pavimento, che permette di mantenere l’acqua a 35 gradi, contro i 60-70 richiesti dai tradizionali impianti con i caloriferi. Le abitazioni saranno alimentate con l’energia prodotta da pannelli solari fotovoltaici. La combinazione tra efficienza energetica ed energie pulite permetterà un risparmio consistente: “Le case avranno una bolletta zero o comunque molto bassa per riscaldamento e elettricità e bassi costi idrici, anche grazie al riutilizzo dell’acqua di scarto delle abitazioni, tramite una fitodepurazione, per esempio per irrigare gli orti, e il recupero dell’acqua piovana.

E un risparmio considerevole sarà dato anche dalle tante opportunità offerte da una vita vicino agli altri, con modalità diverse da quelle tipiche dei condomini delle città: “Proponiamo per esempio Gruppi di Acquisto Solidale anche per assicurazioni, banche, servizi telefonici, in modo da poter ridurre molto i costi per gli abitanti. Stiamo inoltre trattando con Volkswagen per realizzare un servizio di car sharing elettrico”. L’idea, spiega il sito del progetto, “è di creare un sistema abitativo che minimizzi i costi energetici e le spese condominiali e che possa fornire una serie ulteriore di risparmi. Ad esempio, posso coltivare il mio orto e il mio frutteto, il bosco e i campi mi forniscono legna, insalate selvatiche, erbe officinali, funghi e non compro la lavatrice perché uso quella collettiva”. Acquistando un appartamento, si compra anche una quota delle strutture collettive, come piscina calda e coperta, sala feste, irrigazione degli orti, impianto solare fotovoltaico, impianto idrico, tartufaia, lavanderia. Il costo va dai 2.100 ai 2.900 euro al metro quadro, e nel prezzo è compreso anche il proprio pezzo degli spazi in condivisione. I 230mila metri quadrati di parco con boschi e oliveti, parte della proprietà comune, permetteranno così di coprire i costi condominiali grazie anche, per esempio, alla vendita dell’olio e dei tartufi, o all’affitto di alcuni terreni. In media, una famiglia potrà risparmiare dai 2.000 ai 3.000 euro all’anno, a cui potranno aggiungersi altri tagli ai costi grazie “alla socializzazione di alcune incombenze, come quella di portare i figli alla fermata dell’autobus per la scuola o alle lezioni pomeridiane. Ma sarà anche positivo lo scambio di servizi e il baratto, che verrà gestito attraverso un sistema di banca del tempo e baratto circolare, permettendo a tutti di attingere a un catalogo di beni e servizi disponibili. Questo permetterà a ognuno di valorizzare la molteplicità delle proprie competenze creando un’integrazione indiretta del reddito”.

Dal 22 al 24 marzo è in programma ad Alcatraz una serie di incontri informativi sul progetto. La stessa Libera Università ha molto da insegnare, grazie alle esperienze di autosufficienza e autoproduzione: “Facciamo agricoltura biologica dal 1982, e una parte delle materie prime per il nostro ristorante è autoprodotta. Anche il primo impianto fotovoltaico di Alcatraz risale all’82, ma quello, al contrario, fu un disastro: allora non c’erano le competenze per montare i pannelli solari, li facemmo installare, ma non funzionavano. L’autosufficienza energetica, basata sulle fonti rinnovabili, l’abbiamo raggiunta nel 2009”. Sembra un sogno perfetto: una valle sostenibile, alimentata da energia pulita, abitata da persone provenienti da tutto il mondo, immersa nella campagna umbra. Ma le persone sono veramente disposte a lasciare tutto per trasferirsi in piena campagna, a 45 chilometri da Perugia, per ricominciare una vita diversa? Da Alcatraz la risposta è positiva: “Assolutamente sì. C’è una grande crisi della città. Centinaia di migliaia di persone vogliono spostarsi in campagna, grazie anche a Internet, che ormai facilita il lavoro in remoto*”.

Veronica Ulivieri

* Ti interessano le esperienze che coniugano telelavoro, ristrutturazione di edifici in bioedilizia, utilizzo di fonti rinnovabili e vita a più stretto contatto con la natura fuori dai grandi centri urbani? Segui su Greenews.info, a partire dal 4 aprile, la nuova rubrica “Progetto Guarene“, dove per un anno intero racconteremo l’avventura umana e professionale del trasferimento della nostra nuova sede.

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