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FIAMM, dalle batterie al “sale da cucina” alle Oasi nel deserto

dicembre 21, 2011 Campioni d'Italia, Rubriche

Il percorso dell’azienda sulla strada della green economy è iniziato un ventennio fa, ma si è intensificato negli ultimi anni, con la produzione di tecnologie a supporto delle energie rinnovabili e della mobilità elettrica. Così uno storico gruppo industriale come Fiamm, tra i leader mondiali nel settore degli accumulatori per auto e industriali, ha scelto l’impervia ma remunerativa via della sostenibilità, sempre coniugata con ricerca e innovazione.

Francesca Dolcetta, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne del gruppo di Montecchio Maggiore (in provincia di Vicenza), è la nipote dell’ingegner Giulio Dolcetta, che fondò l’azienda nel 1942: «Nel 1940, mio nonno entrò in società con il commendator Giacomo Pellizzari, che aveva creato la Elettra, una piccola azienda che lavorava per l’esercito, e due anni dopo la rilevò, trasformandola in Fiamm, che sta per Fabbrica Italiana Accumulatori Motocarri Montecchio». Da allora, l’azienda è cresciuta, ha stretto rapporti con le più grandi case automobilistiche (BMW, Fiat-Chrysler, Ford, Mercedes, GM-Opel, PSA, Renault-Nissan, Toyota, Volkswagen) e importanti gruppi industriali (Enel tra tutti), ha aperto stabilimenti negli Stati Uniti, in Brasile, India, Cina, Repubblica Ceca. È presente in 60 paesi con circa 3.000 dipendenti nel mondo, di cui circa 950 in Italia. Ha tre centri di ricerca stabili (in Italia, a Montecchio, in Svizzera e Francia) e collabora con diverse università. Il fatturato previsto per il 2011 si attesta intorno ai 500 milioni di euro.

«Quello della sostenibilità ambientale è un percorso che abbiamo intrapreso già da parecchio tempo, quando, una ventina di anni fa siamo diventati soci attivi del Cobat, il Consorzio per il corretto smaltimento e riciclo delle Batterie esauste. La svolta propriamente green è stata però negli ultimi quattro-cinque anni, con le batterie AGM (per le auto micro ibride, NdR) e al sale, oltre alle soluzioni per lo storage di energia rinnovabile».

Alla base dei prodotti più innovativi di Fiamm, c’è oggi una tecnologia 100% riciclabile, quella appunto delle batterie al sodio cloruro di nickel, a base di nickel e semplice sale da cucina, dette anche “al sale”. «Si tratta di batterie che offrono grandi possibilità di accumulo di energia e un alto grado di sicurezza», spiega Francesca Dolcetta. Caratteristiche che le rendono adatte per due diversi utilizzi: sia come batterie per le auto elettriche, sia per lo stoccaggio di energia rinnovabile, che, per sua natura, è discontinua. Nel 2011, Fiamm ha rilevato la FZ Sonick SA, società svizzera nata da un accordo strategico siglato l’anno scorso dal gruppo vicentino con l’azienda elvetica Mes-Dea, che produce queste speciali batterie, «utilizzate dagli autobus elettrici in diverse capitali europee, metropoli statunitensi e, negli ultimi anni, anche nelle città italiane, di Bologna, Firenze e Roma». Fiamm ha anche collaborato alla creazione della prima flotta europea di veicoli elettrici destinata al servizio postale francese.

Risultati altrettanto significativi sono stati ottenuti sul fronte dello stoccaggio di energia. A giugno, il gruppo ha presentato il progetto sperimentale Isola Energetica e il sistema Oasi. Due tecnologie che permettono di accumulare energia rinnovabile, per rilasciarla quando ce n’è bisogno, eliminando così uno dei difetti intrinseci delle rinnovabili. Nel primo caso, si tratta di «un impianto per la produzione di energia da fotovoltaico, dotato di un sofisticato sistema per lo storage di energia, che consente un notevole aumento dell’efficienza nell’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili e significativi risultati sul fronte della riduzione delle emissioni di CO2. Con le batterie al sale, l’energia può essere immagazzinata in questi grandi accumulatori e ceduta alla rete elettrica quando serve. Applicando ad impianti fotovoltaici o eolici gli accumulatori al sale, si creano isole di energia autonome, efficienti dal punto di vista energetico perché consentono di gestire in modo intelligente l’energia prodotta». La prima Isola Energetica, realizzata nello stabilimento di Almisano (Vicenza), produrrà energia da fotovoltaico per circa 200 mila kWh/anno, equivalente al consumo annuo di 40/50 famiglie, e consentirà un risparmio di emissioni Co2 pari a 106 tonnellate. «Per adesso è un progetto sperimentale, ma siamo intenzionati a riprodurlo in Cina e ci sono trattative in corso con gruppi industriali interessati ad acquistarlo», spiega Dolcetta.

Per i Paesi in via di sviluppo, dove ci sono aree non ancora raggiunte dalla rete elettrica, è stata invece pensata Oasi, un sistema “stand alone” «pre-assemblato, contenuto in un container e dotato di sistema inverter, che è in grado di produrre energia da pannelli fotovoltaici, da una pala eolica telescopica ed eventualmente da una piccola turbina idraulica o generatore a biomasse. Per immagazzinare parte dell’energia prodotta, in modo da poterla utilizzare in assenza o scarsità di sole e vento, il sistema è abbinato a batterie per accumulo».

Ma l’impegno del gruppo nel ridurre il proprio impatto ambientale si ritrova anche in azioni che suscitano meno clamore mediatico, ma che richiedono un’importante assunzione di responsabilità. Nel caso delle batterie al piombo, «potenzialmente pericolose per l’ambiente se non smaltite correttamente – spiega Dolcetta - noi garantiamo l’intera filiera e usiamo piombo riciclato». Fiamm ha poi stretto una partnership con l’azienda francese Astron, che produce illuminazione Oled, una tecnologia che permette di ottenere superfici d’illuminazione sfruttando il principio di conversione diretta dell’energia elettrica in luce, grazie all’utilizzo di molecole organiche. Risparmio energetico garantito e riciclabilità al 100%, ma anche vantaggi di design: «Queste luci occupano pochissimo spazio, e permetterebbero, per esempio, di integrare i fari posteriori dell’auto nel lunotto». Sempre nell’ambito dell’automotive, è in corso infine una collaborazione, con l’agenzia di design sonoro Lorelei, per mettere a punto suoni che rendano, paradossalmente, meno silenziose – e dunque meno pericolose per il pedone o il ciclista – le auto elettriche, pur con l’obiettivo di evitare fastidiosi suoni elettronici e prevenire l’inquinamento acustico.

Veronica Ulivieri

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