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Fiumi di storia: navigando nel tempo lungo il Po Torinese

aprile 17, 2012 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del  libro “Fiumi di storia– Itinerari lungo il Po fra culture e architetture“ di Stefano Camanni e Ippolito Ostellino (Neos edizioni) che verrà presentato giovedì 19 aprile 2012 a Carignano, presso l’Associazione Culturale Trame.

Intorno a metà degli anni 2000 nacque la  proposta del Parco del Po Torinese e dell’Azienda di Promozione del Turismo di Torino di fondare il marchio turistico Po Confluenze Nord Ovest,  per riscoprire un territorio pieno di fascino, ma non più valorizzato, a partire dall’unione fra i beni naturali e del paesaggio ambientale e quelli storici e culturali. Da questa alleanza possono infatti nascere cento modi per riavvicinare un territorio come quello fluviale, ricco di realtà.

Già, la Storia e le Culture che si sono avvicendate lungo il Po, nei suoi comuni da Carignano a Moncalieri, fino a San Mauro, Chivasso, Brusasco e Verrua Savoia: quanti monumenti, città, tracce del passato, abbazie, fortificazioni, cripte, edifici dell’archeologia industriale e contemporanea accompagnano il fiume.

Il territorio del marchio racchiude spazi con molti corsi d’acqua, naturali (Po, Varaita, Maira, Pellice, Chisone, Chisola, Sangone, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Malone, Orco, Dora Baltea) e artificiali, da laghi di cava, colline e la pianura padana, con le Alpi che svettano all’orizzonte. Il cuore del territorio di Po Confluenze Nord Ovest è costituito dal Parco Fluviale del Po Torinese (14.000 ettari), all’interno del quale, nei pressi delle confluenze nel Po dei suoi affluenti, si trovano 12 riserve naturali. Al suo interno sono presenti tre ambiti diversi che il marchio ha riconosciuto come aree omogenee e lungo le quali il racconto della guida si snoda:

IL PO DELLE COLLINE: che parte da Castiglione Torinese e giunge a Verrua Savoia per spingersi sino ai territori iniziali della confluenze della Dora Baltea in Po. Uno spazio nel quale, lasciata alle spalle la città, il paesaggio del Po è segnato dalle colline torinesi, le stesse che più a sud diventano Monferrato, e dal fitto reticolo di corsi d’acqua naturali e artificiali che alimentano l’agricoltura della Pianura Padana occidentale.

IL PO DEI RE: dove è il paesaggio della quarta città più grande d’Italia, con la sua estensione urbanistica, ma anche con un patrimonio artistico e architettonico che ha pochi eguali in termini di quantità e qualità. Un mondo urbano impreziosito dalla presenza costante della Collina di Torino. Da Moncalieri a San Mauro passando per Torino il fiume è parte integrante di un paesaggio urbano, monumentale, con una cultura aristocratica ma anche moderna e trasgressiva e con ambienti naturali inaspettati all’interno di una città.

IL PO DEI LAGHI: la vastissima pianura solcata dal Po e dai suoi affluenti e costellata da piccoli specchi d’acqua, dove il Po riceve le acque del Pellice, del Varaita, del Maira, del Banna e del Chisola. Vasti spazi aperti a perdita d’occhio interrotti dalla cerchia delle Alpi e dalle colline delle Langhe e del Roero. La grande pianura è punteggiata qua e là da borghi rurali, che custodiscono tesori di architettura sabauda. Da Lombriasco a Moncalieri ritroviamo una grande pianura racchiusa a oriente da morbide colline e a occidente dalle montagne, dominate dal Monviso.

Fiumi di Storia è un progetto nato con una prima guida alcuni anni fa, dedicata al Po delle Colline e che ora diviene strumento completo per conoscere l’intero territorio della marca nel quale si raccolgono testimonianze artistiche e architettoniche, lasciate dall’uomo in tutti i periodi storici: dall’età del ferro, all’epoca romana, della quale le vestigia delle città di Augusta Taurinorum (la Torino ai tempi dei Romani) e di Industria, a Monteu Da Po. Molteplici sono le testimonianze medievali, romaniche, gotiche, specialmente fra le chiese, le abbazie, i ricetti e i castelli sia nei paesini, sia nelle cittadine. Il periodo di cui si incontrano le tracce più numerose e spettacolari, è certo quello sei-settecentesco, quando quasi ovunque i vecchi castelli medioevali furono trasformati in sontuose residenze nobiliari o in fortezze quasi inespugnabili, mentre le semplici chiesette romaniche furono sostituite da sinuose strutture barocche. Risalgono all’Ottocento, invece, le monumentali opere di presa e canalizzazione idraulica a scopi irrigui, che hanno trasformato e caratterizzato tutto il territorio del chivassese.

Molto interessanti sono i musei locali dedicati alle tradizioni e alle attività della cultura contadina del passato. Vere perle del territorio sono poi le Residenze Reali Sabaude, iscritte dall’Unesco nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità: i castelli di Moncalieri, Racconigi e del Valentino, i Palazzi Reale, Madama e Carignano e la Villa della Regina a Torino e la Palazzina di Caccia di Stupinigi a Nichelino. Nel Po delle Colline le testimonianze dell’arte, della laboriosità e dell’intraprendenza umana partono dagli scavi della città romana di Industria alle abbazie e alle chiesette romaniche nascoste fra le colline o nei paesini, ai castelli e ai ricetti, si arriva alle grandiose opere frutto di precisa e sapiente progettazione architettonica e tecnica, come il complesso della Mandria di Chivasso o le opere di presa e canalizzazione idraulica. Beni faro di questo territorio sono certamente la presa del Canale Cavour a Chivasso dove inizia il più importante canale d’Italia e che rappresenta in realtà un vero sistema a cui fanno riferimento altri manufatti come il Ponte-Canale Cavour a Saluggia, la Presa del Canale Farini a Saluggia, l’Elevatore Idraulico a Villareggia o la presa del Canale Depretis a Villareggia.

Oltre all’insediamento romano di Industria nel Comune di Monteu da Po, dove si trova il sito della città romana sorta tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., c’è la Fortezza di Verrua Savoia, sperone strategico a dominio della pianura e le cui prime notizie risalgono all’anno 999. E poi tanti altri come l’Abbazia di Fruttuaria e ricetto a San Benigno Canavese, l’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo, la Regia Mandria di Chivasso, il Castello della Villa a San Sebastiano Da Po, il Castello di Mazzè e altre decine di beni che attendono di essere visitati e anche rivalorizzati.

La zona del Po dei Re, densamente urbanizzata, è caratterizzata da un ricco tessuto di architetture barocche eleganti e solenni, che testimoniano il periodo in cui Torino, che aveva per modelli Vienna e Parigi, era una delle capitali più belle d’Europa. Qui abitavano i Re e si tessevano i destini dello Stato, ma Torino è stata ed è tuttora anche crocevia di pellegrini e di mercanti, di militari e di artisti, di studiosi e di imprenditori, ciascuno dei quali ha apportato e continua ad apportare il proprio contributo, arricchendo il vivace tessuto culturale, architettonico e artistico della città e dei dintorni. Dal Castello del Valentino a Torino, con origini tardomedievali e che conosce la parte più illustre della sua storia nel 1564, quando Emanuele Filiberto di Savoia acquistò la struttura e la fece ingrandire e abbellire, al Castello Reale a Moncalieri, anch’esso di origini medievali, databili intorno agli inizi del Duecento, collocato sulla cima di un colle. Così come è il Monte dei Cappuccini a Torino con la chiesa di Santa Maria del Monte e l’annesso convento dei Cappuccini a costituire oggi uno dei luoghi e delle immagini-simbolo di Torino. E poi una recente importante scoperta: fondata in epoca franca, l’Abbazia di San Mauro di Pulcherada (antico nome romano dell’attuale San Mauro Torinese che significa “bella spiaggia o rada”) sorse probabilmente durante gli anni della dominazione franca (773 – 875) e recentemente è stata sede di straordinarie scoperte pittoriche con un grande sistema di raffigurazioni di valore europeo per l’arte medioevale. L’insieme dei tanti valori presenti è davvero ricco e va dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi a Nichelino al Mausoleo della Bela Rosin a Torino, dal Borgo Medievale del Valentino a Torino alla Chiesa della Gran Madre a Torino. La guida ci permette di scoprirne tanti altri.

Il Po dei Laghi: se si vuole trovare l’anima profonda e più antica della cultura piemontese questo è il luogo giusto. Nella pianura ai piedi dei monti (il termine Pedemontium fu inventato proprio per designare la zona tra Carmagnola, Pinerolo e Saluzzo) sono ancora vive forti tradizioni agricole e gastronomiche tipicamente piemontesi, così come è proprio in questa zona che le architetture, siano esse regali o rurali, riflettono al meglio l’incontro con il mondo contadino. In questo territorio incontriamo beni di grande importanza e significato come la Villa Cavour a Santena, o il Duomo dei S.S. Giovanni Battista e Remigio a Carignano, che rovescia gli schemi architettonici fino ad allora seguiti, fino ai complessi rurali come il Borgo Cornalese a Villastellone, fondato nel 1000 da Ungari e Bulgari, antico abitato rurale ubicato ad ovest di Villastellone, o le pievi come quella di S. Giovanni ai Campi a Piobesi Torinese collocata all’interno del cimitero, solitario e isolato nella vasta campagna circostante, quale uno dei più importanti esempi di architettura romanica della provincia di Torino; e poi tanto altro ancora dal vicino Castello Reale di Racconigi, al Castello Della Rovere a Vinovo, a quello di Piobesi, o al Santuario del Valinotto a Carignano. Si tratta di un catalogo di luoghi e paesaggi importante che vi invitiamo a scoprire consultando questa guida e anche tenendovi aggiornati iscrivendovi alla newsletter del sito collinapo.it, che oggi racchiude gli aggiornamenti e i tanti momenti per scoprire questi territori del fiume, ai piedi e a scavalco delle colline torinesi.

Stefano Camanni e Ippolito Ostellino*

*Ippolito Ostellino, naturalista, è Direttore del Parco Fluviale del Po Torinese, un parco naturale lungo il Po un nastro di acqua fra prati, città, colline e castelli. Il Sistema delle Aree Protette della Fascia Fluviale del Po tratto torinese nasce nel 1990 a tutela dell’intero tratto piemontese del fiume, creando un’unica fascia di rispetto sulle sponde. È suddiviso in tre settori, di cui quello torinese costituisce la parte centrale, ciascuno dei quali in carico a un diverso Ente di gestione. La sua istituzione ad area protetta nasce dalla volontà di migliorare un ambiente afflitto dall’urbanizzazione selvaggia, dalla cementificazione delle sponde, dall’inquinamento idrico, dai dissesti legati alle attività estrattive.

*Stefano Camanni, laureato in Scienze naturali nel 1989, ha svolto attività di ricerca nel campo del comportamento animale e ha fatto esperienze di didattica e divulgazione scientifica. Nel 1995 ha dato alle stampe con Enrico Camanni un volume sulla storia geologica delle Alpi (Priuli & Verlucca). Successivamente ha pubblicato con Luisa Bozzi una guida alle località di interesse scientifico in Italia (Franco Muzzio Editore, 1996) e con Matteo Massara due guide di itinerari escursionistici (Guide di Alp, Vivalda, 1998 e 1999). Dal 1996 è presidente della cooperativa Arnica progettazione ambientale, di Torino

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