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Il ritorno alla terra del campione. Intervista a Francesco Moser

febbraio 10, 2012 Rubriche, Very Important Planet

Dopo tante corse, finalmente la pace. Una tranquillità fatta di routine, la sveglia alle 5 del mattino, e poi lo sguardo che si perde tra le vigne e il lavoro al trattore. Ritiratosi dalle corse ormai da oltre vent’anni, Francesco Moser è tornato alla pace delle sue origini: i vitigni, la tradizione, la passione che poi, insieme alla tecnica, sono le caratteristiche di un buon vino. L‘Azienda Agricola Maso Villa Warth, fondata da Diego e Francesco Moser, riesce a riassumere, nella sua produzione, tutti questi elementi. Anche e sopratutto grazie alla sua collocazione geografica, il Trentino. Tra queste mura sono state realizzate la cantina vini, un piccolo agriturismo con servizio di residence – 6 appartamenti, arredati in legno rustico e attrezzati con cucina completa – e una sala banchetti.

D) Moser, come è nata questa passione per l’agricoltura?

R) È stato mio padre a trasmettermela: produceva vino, e quando ho smesso di correre, ho scelto di proseguire l’attività di famiglia, ho realizzato la cantina nuova e, dal 1988, produco anche io vino. Del resto, sono nato in campagna, tra i contadini: il mio è un ritorno alla terra.

D) C’è un vino, tra quelli che produce, che più di ogni altro sottolinea il suo amore per la natura?

R) È il Deamater, che celebra la Dea Madre, una metafora della “grande madre” che dà vita dal suo grembo a tutte le cose. La figura riprodotta su questa etichetta è opera dell’artista trentino Paolo Tait.

D) Con 273 vittorie su strada, lei risulta il ciclista italiano con il maggior numero di successi, quinto assoluto a livello mondiale. Cosa ricorda di quegli anni?

R) Sono stati, ovviamente, periodi bellissimi. Lo sport di allora era diverso da quello di oggi. Ai miei tempi, ad esempio, ricordo che correvamo mangiando le tortine di riso. Le portavamo in tasca, arrotolate in carta stagnola. E, poi, senza neppure scendere dalla bici, ma continuando a pedalare, durante i momenti più faticosi della corsa, le prendevamo per mangiarle e rimetterci in forza.

D) Quanto è importante l’alimentazione per lo sportivo?

R) È fondamentale. Bisogna mangiar bene per avere l’energia sufficiente. E noi, durante le gare, mangiavamo riso e carne. In corsa, invece, portavamo delle torte dolci fatte di riso. Non so di preciso come venissero preparate, ma ricordo che erano molto dolci, e questo perché le gare duravano 6-7 ore, era assolutamente fondamentale reintegrare i carboidrati.

D) Ha un ricordo particolare del suo periodo agonistico?

R) Quando andammo in Messico, dove vinsi il record dell’ora (massima distanza percorsa in un’ora che apparteneva da dodici anni a Eddy Merckx, ndr), portammo in valigia, insieme ai barattoli di sugo, anche i pacchi di riso. Allora, noi corridori della squadra vivevamo tutti insieme, nella stessa casa, e spesso portavamo con noi le nostre mogli, che cucinavano. In valigia, appunto, avevamo il riso, proprio per sentirci italiani anche nel mangiare. Le gare iniziavano presto e, dopo una colazione tradizionale, mangiavamo davvero molto, anche durante la corsa, per avere le forze sempre pronte. La capacità di mangiare bene mentre si pedalava era uno dei segreti che facevano la differenza. Non c’erano ancora gli integratori per far sopportare meglio la fatica.

D) Non c’era nemmeno il doping…

R) Non c’è mai stata una grande attenzione al doping nel ciclismo come in questi ultimi anni. Fortunatamente, nell’ultimo periodo le cose si vanno normalizzando. Chi si dopa, però, mette a rischio tutta la squadra.

D) Ha tre figli che condividono la sua stessa passione per il ciclismo (il figlio Ignazio corre con ottimi risultati, ndr). Cosa pensa dello sport di oggi?

R) Secondo me, quello che sta distruggento lo sport sono le scommesse. Se potessi, le eliminerei tutte, perché a causa delle scommesse le partite sono falsate.

D) Per lei, il ciclismo è stato una vera palestra di vita…

R) Ho cominciato a gareggiare perché correva mio fratello Aldo, e anche gli altri fratelli Enzo e Diego avevano corso come professionisti. Conoscevo già l’ambiente e le qualità tecniche di un corridore. Il ciclismo era parte della mia vita e della mia famiglia.

D) Secondo lei, campioni si nasce o si diventa?

R) Entrambe le cose: per continuare ad ottenere rtisultati devi sottoporti a tanti sacrifici, avere carattere. Potenzialmente, ce ne sarebbero molti di campioni, sportivi cioè che a livello fisico e tecnico potrebbero ‘sfondare’. Eppure, non tutti riescono ad ottenere ottimi risultati, proprio perché non hanno forza di carattere. La mera forza fisica, infatti, non basta.

D) Che consiglio darebbe a un giovane che vuole iniziare il ciclismo?

R) Deve essere consapevole che il ciclismo è uno degli sport più duri che esistono e, se vuole farcela, deve essere pronto ad affrontare molti sacrifici e a dedicarsi completamente a questa passione.

D) Oggi, lei vive tutti i giorni a contatto con la natura: quali sono i problemi dell’ambiente, dal suo punto di vista?

R) Tanti. Ad esempio, l’agricoltura è un lavoro difficile, che non sempre produce i risultati sperati. È difficile far quadrare i conti in campagna! Per questo, molti pensano che sia molto più semplice utilizzare sostanze dannose per l’ambiente, che però permettono spesso di ottenere rese maggiori. Ma in questo modo, aumentano i rischi e i problemi per il mondo in cui viviamo e, quindi, per noi stessi.

Agnese Pellegrini

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