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Lo scontro tra dei e giganti. Il “fuori salone” di Cancun

dicembre 13, 2010 Impressioni di viaggio, Rubriche

In chiusura del vertice sul clima di Cancun pubblichiamo, per la rubrica Impressioni di Viaggio, il reportage “fuori salone” del nostro inviato in Messico Marco Germinario, presidente dell’Associazione Ragnarock.

Cancun, Courtesy of senderodepaz.comL’Associazione che rappresento deriva il suo nome dalla mitologia nordica, dove indica lo scontro tra gli Dei e i Giganti, simboli di mentalità opposte, che conducono alla morte delle vecchie idee e alla rinascita di un mondo migliore. Per deformazione professionale, sento dunque che la mia missione a Cancun é quella di individuare, anche qui, gli dei e i giganti, e capire se qualcuno riuscirà a rigenerare questo vecchio mondo malato con un nuovo accordo mondiale.

Ritengo che le Nazioni Unite abbiano scelto male la location per la conferenza. Sicuramente si sono consultati con Marc Augé. Metà di Cancun sembra infatti rispecchiare perfettamente la definizione dei suoi non-luoghi: da una parte giganteschi ecomostri (gli hotel) che si sviluppano per decine di chilometri lungo la costa, dall’altra baracche di massimo due piani con i “poveri” messicani. Discoteche, night club, feste, non mi soprende che Cancun sia stata soprannominata la Las Vegas del Messico.

C’é da dire che i locali – intendo la gente, non gli esercizi commerciali - sono molto ospitali. Non appena fai due passi, ti offrono di tutto: viaggi, macchine, moto, cibo, donne, taxi … Non ti mollano fino a quando non compri qualcosa o scappi via. In questi giorni ho parlato con molti di questi messicani, galvanizzati dall’attenzione mediatica mondiale. La maggior parte di loro sa che i cambiamenti climatici potrebbero essere una brutta cosa, e che quel COP16 é, nella maggior parte dei casi, la ragione per cui passano, ogni 5 minuti, camionette in cui sono ammassati decine di poliziotti con le mitragliatrici cariche. Loro non vogliono altro che vivere in pace e Cancun é uno dei (pochi) posti, in Messico, che ti puo’ offrire una relativa tranquillità e stabilità finanziaria, lontana dal problema numero uno, i cartelli della droga, che annichilisce e fa dimenticare tutto il resto.

Questa gente è di una gentilezza squisita. Quando capiscono che ci tengo al problema della sostenibilità, si sforzano di farmi contento, anche se non ne sanno molto. Uno dei tassisti che mi hanno accompagnato nelle trasferte, impietosito dalla mia frustrazione, ha provato a riassumere, a mio beneficio, il concetto di “cambiamento climatico “, asserendo che ha notato anche lui come d’inverno faccia piú freddo. L’altro invece continuava a ripetermi che conosceva dei bei night club che mi avrebbero fatto dimenticare il problema che mi assillava. Un escamotage che, in forma più raffinata ma più subdola, viene spesso cercato anche dai Governi, per far “distogliere lo sguardo”.

Gaston, un altro tassista, dice invece che “la televisione ne parla molto poco”, e lui sa solo che il suo presidente ha partecipato. Mentre mi racconta questo, tutto d’un tratto, grida a un lavavetri (anche lui messicano) che suo zio ha una fattoria e che gli avrebbe trovato lavoro. Gli dice di aspettarlo, che sarebbe tornato a prenderlo dopo pochi minuti. Poi si gira verso di me tutto serio e mi dice che quell’uomo è ancora in salute, e si merita quindi un lavoro dignitoso piuttosto che stare in piedi in mezzo alla strada. Poi, usciti dal gorgo del traffico, lancia il suo taxi sulla strada biancastra, circondato dal mare azzurro, tira giú il finestrino e comincia a gridare: “Marcooooo!! Siamo Liberi!! Lo senti il ventoo sul viso? Siamo liberi!”.

L’ultimo tassista mi accompagna a un incontro con la municipalità di Cancun. Dato che hanno problemi enormi con la pattumiera e l’azienda svedese Envac ha sviluppato un sistema innovativo e sostenibile di gestione dei rifiuti (e mi ha gentilmente offerto il biglietto aereo per il Messico), decido di farmene ambasciatore e di proporgli questa soluzione. Arrivare a destinazione questa volta non è facile: rimaniamo senza carburante, devo anticipare i soldi della corsa al tassista per fare benzina, incappiamo in una protesta no global e alla fine – saggia decisione – decido di proseguire a piedi. Ancora una volta la tentazione è offerta su un piatto d’argento: giú di là – mi indica il tassista - c’é il municipio e nell’altra strada il night culb, a me la scelta.

Io scelgo di andare verso il municipio, un edificio molto malandato, che mi stupisce, visto che questa disgraziata zona hotelliera deve rendere milioni di euro in tasse. Gli ingegneri che mi accolgono sono molto brillanti e ascoltano con entusiasmo le mie proposte. Ma quando parlo dei cambiamenti climatici, quelli che si discutono laggiù, alla conferenza, mi guardano sconsolati e mi ricordano che al momento loro hanno problemi piú gravi e, per di piú, secondo loro i media non ne parlano abbastanza. Sembra però che chi lavora con le istituzioni conosca il problema a fondo, mentre tutti gli altri ne hanno un’idea imprecisa.

Ma torniamo alla location: Cancun è una delle “città” piu brutte che abbia mai visto. Non solo per l’estetica, ma anche quanto a sostenibilità nel modo di vivere e servizi offerti. Mi chiedo di nuovo: com’é possibile che l’ONU abbia scelto questo luogo per una conferenza su problemi ambientali?

Per altro hanno deciso di organizzare i tre eventi principali in tre location separate, due delle quali ad almeno 50 km dalla città, con grande frustrazione di tutti i partecipanti. Ho scoperto poi che le centinaia di bus che andavano e venivano lasciavano sempre il motore acceso durante l’attesa. Cerco allora di capire cosa si è fatto per compensare le tonnellate di co2 prodotte dagli aerei delle migliaia di partecipanti venuti da tutto il mondo, ma anche questo non é chiaro.

Le spiegazioni dei diretti interessati sono deludenti. Un funzionario UN mi invita nella sua camera al Moon Palace, sede delle delegazioni governative e della stampa. Assisto basito e silenzioso al suo monologo (di quasi un’ora) sulle sue imprese, peripezie e successi – in una camera doppia riservata solo a lui, prenotata per due settimane, in un 5 stelle, con prezzi altrettanto stellari.

Rientro al mio hotel e passo, per l’ennesima volta, a fianco del solito palo eolico e dei soliti cartelloni pubblicitari del COP16, che partono dall’aeroporto ma lasciano i poveri messicani completamente indifferenti.

Ivette, traduttrice di professione, vive sulle spiagge di Playa del Carmen (65 km. a Sud) e mi dice che la raccolta differenziata c’é: l’amministrazione sta implementando diversi programmi legati a una gestione più sostenibile della città. Il problema è però sempre lo stesso: non esiste comunicazione dall’alto al basso, dalle istituzioni al singolo cittadino. I giornali, anche durante la Conferenza, informano sulle proteste e solo  un paio di articoli sui contenuti in discussione. Ci sono numerosi programmi e fondazioni, anche in Messico, che promuovono la sostenibilità, ma non lo sa quasi nessuno!

Oggi l’assistente personale di un europarlamentare mi ha detto che, secondo lei, la gente é “stupida” (sic), perché pensa solo al proprio bene, vuole le cose per sè, ed è credulona. Per questo le correnti populiste acquistano sempre piú voti. Quella che mi stava parlando era l’assistente di un’europarlamentare, nel mezzo di un evento in cui si sono riuniti piú di 5.000 rappresentanti di NGO da tutto il mondo, gente che si é messa insieme spontaneamente per affrontare il problema, dopo il disastro (anche organizzativo) di COP15. Nella disperazione generale, la gente si é organizzata da sola e ha portato le cose avanti lo stesso.

Fino a quando i responsabili dell’informazione saranno dirigenti pieni di sé che prendono migliaia di euro al mese e si preoccupano unicamente di fare bella figura con i loro capi, temo che non si andrà molto lontano.

Quando si tratta di turismo di massa qui a Cancun, c’é gente per strada che ti blocca per venderti di tutto. Perché allora non mandare persone per la strada, negli autobus, nella metro che ti fermino e ti spieghino il problema dei cambiamenti climatici? Perché non fare eventi “di massa”, in cui coinvolgiamo a fondo la popolazione? Perché non pressare giornalisti e media a parlarne di piú? Non ci sono soldi? Forse le Nazioni Unite evitando di mandare i propri rappresentanti in hotel 5 stelle con idromassaggio avebbero già risparmiato parecchio.

Forse una risposta concreta potrebbe venire dal capace e caparbio direttore esecutivo di Greenpeace Kumi Naidoo, il primo africano ad essere eletto capo di questa organizzazione. Naidoo ha fatto notare come già a COP15 avevano partecipato praticamente tutti i paesi del mondo, capi di stato compresi, pronti ad un accordo. Il motivo del fallimento non poteva essere dovuto unicamente alla disorganizzazione dell’Unfccc. In realtà, nell’ombra, si stava già combattendo una vera e propria guerra condotta dalle lobby del carbone e del petrolio, che grazie a centinaia di milioni di euro si possono permettere di finanziare campagne di disinformazione su scala mondiale.

Uno dei consoli generali messicani che incontro durante un ricevimento, mi dice che questi colossi cercano di convincerci che cambiare stile di vita verso una società meno consumista é impossibile e dannoso. Per evitare di andare incontro a una autodistruzione – mi dice – ormai è assolutamente necessario. Il punto é: siamo disposti a farlo veramente?

Ecco, alla fine del nostro viaggio, il parallelo con la mitologia scandinava. Abbiamo trovato 3 giganti, tre problemi fondamentali: una comunicazione inadeguata da parte delle istituzioni, le solite lobby di potere, la necessità di cambiare uno stile di vita fortemente radicato e impattante.

Ma chi sono gli dei che possono contrastare i giganti? Le NGO, i diplomatici e i politici veri, il tassita che si ferma e che dà lavoro ai senzatetto. Quando i tre giganti e tutti gli altri dei si scontreranno ci sarà sicuramente un gran trambusto e il prezzo da pagare sarà altissimo: un cambiamento del nostro modo di vivere, la distruzione del mondo che conosciamo e una rinascita con nuovi valori, piú sostenibili. Sempre piú persone stanno cominciando a pensare che, però, questa é l’unica via d’uscita contro l’autodistruzione.

Marco Germinario

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