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Luanella Fontanabella e la mancanza d’acqua

ottobre 4, 2011 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del libro di fiabe “C’era una svolta”, di Martino Ferroedito da Edizioni Ambiente (pag. 160 , 12.00 euro ).

Una volta il Signore e San Pietro giunsero in un paese a tarda sera.

“Finalmente, adesso potrò bagnarmi la gola!”, pensò Pietro, poiché in tutto il giorno non aveva bevuto neanche una goccia, e aveva più sete di Mosè nel deserto. Cercarono una fontana, ma quelle che trovarono erano tutte a secco.

– Va’ a bussare a quella porta – disse il Signore. Pietro andò e gli aprì una donna.

– Mi darebbe un bicchier d’acqua, buona donna?

– Certo, come no! È più di un anno che non piove, e la poca acqua che ho la vado a dare a uno straniero!

E gli chiuse la porta in faccia. Pietro si disperò, ma il Signore gli disse:

– Va’ a chiedere in quel bar – e Pietro andò.

Dieci euro vogliono, per un bicchier d’acqua – disse tornando.

– Presto me li dia, che la gola mi arde come una fornace!

– Pietro, ti sembra giusto pagare dieci euro per un bicchier d’acqua?

– Ma lei possiede tutte le ricchezze di questo mondo, cosa sono per lei dieci euro?

Il Signore non ne volle sapere, e Pietro si disperò ancora di più, tanto che avrebbe voluto piangere per potersi bere le lacrime.

In quel mentre passarono davanti al palazzo del Sindaco.

– Va’ a chiedere al Sindaco, vedrai che ti darà da bere. Pietro andò ma il Sindaco non lo fece neanche entrare, gli disse che era più di un anno che non pioveva e d’andare a cercare acqua da un’altra parte. A quel punto Pietro andò su tutte le furie:

– Ma lo sa lei chi sono io? Sono San Pietro! E quello là è il Signore!

A sentire queste parole, il Sindaco si prodigò in mille scuse e rincrescimenti, e offrì acqua, vino e pietanze d’ogni genere, ma il Signore non ne volle sapere, riprese il suo cammino e ordinò a Pietro di seguirlo. Pietro obbedì, ma subito ricominciò a lamentarsi e a disperarsi peggio di prima.

– Ma come! Quello ci dava da bere, e pure da riempirci lo stomaco! E poi via, a lei basterebbe una sola parola, e tutte le fontane del paese riprenderebbero a buttare acqua!

– E ti pare che un tale paese meriti una tale grazia? – ma Pietro non ascoltava ragione e continuava a disperarsi.

A sentire quei lamenti, dal giardino del Sindaco si affacciò una bellissima ragazza:

– Straniero, cosa ti capita di tanto brutto che sento le grida fin dal giardino?

– È che non bevo da un giorno, e la gola mi arde come una fornace!

La ragazza ne ebbe compassione, si allontanò e subito tornò con una brocca d’acqua fresca. Quando Pietro si fu dissetato, il Signore gli disse:

– Va’, Pietro, e porta alla ragazza questo bastone, come ri compensa del suo buon cuore. Dille che dove pianterà il bastone, lì sorgerà una fonte d’acqua pura.

E così Pietro fece, e poi si rimise in viaggio col Signore.

La ragazza, che faceva di nome Luanella, e lavorava come cameriera nel palazzo del Sindaco, subito corse a portare il bastone al padrone.

– Sindaco, guardi cos’ho qui: un bastone che dove lo si pianta, sorge una fonte d’acqua!

Il Sindaco lì per lì non ci voleva credere, ma Luanella, oltre che bella, era una ragazza seria e onesta, e così il Sindaco decise di fare una prova. Raggiunse la fontana del giardino, ci piantò dentro il bastone, e quella dopo un attimo si mise a zampillare da tutte le parti. Il Sindaco dalla contentezza non stava più nella pelle.

– Presto – disse Luanella. – Portiamola in piazza!

– Certo, prima però fammi godere un pochino di questo spettacolo, che è un anno che la fontana è a secco, e ogni giorno a vederla vuota mi si stringe il cuore!

E così Luanella si allontanò tutta contenta, e nel frattempo il Sindaco mirava e rimirava la fontana e pensava: “Se Luanella porta il bastone in piazza, non ci sarà più acqua per la mia fontana…”.

Detto fatto, chiamò una guardia e gli comandò di fermare Luanella prima che parlasse con qualcuno, di portarla fuori dal paese, di cavarle il cuore e di riportarglielo indietro come prova.

E così fece la guardia, e tornò indietro con il cuore di Luanella in un sacchetto.

– Hai fatto? – chiese il Sindaco.

– Ho fatto, però ne ho avuto una gran pena.

Quando ha visto il pugnale ha capito e ha gridato: “Ah, non avessi mai incontrato quei due stranieri che mi hanno regalato il bastone!”.

A quel punto il Sindaco fece due più due e capì che il bastone glielo avevano dato il Signore e San Pietro. Subito prese a disperarsi:

– Adesso l’anima di Luanella, buona com’era, salirà di certo in Paradiso, e racconterà tutto per filo e per segno. Io sarò dannato, e il bastone smetterà di buttare acqua! Ah, darei l’anima al Diavolo, purché quella di Luanella rimanesse sospesa a mezz’aria, e non arrivasse mai in cielo.

A queste parole, come dal niente spuntò fuori un giovane elegante e di buone maniere:

– Quel che desideri sarà fatto –, disse al Sindaco, – ma ricorda che il corpo di Luanella non dovrà essere mai sepolto, e una candela dovrà sempre rimanere accesa vicino al suo cuore.

L’indomani si celebrarono i funerali di Luanella. Il padre, un pover’uomo che faceva il ciabattino, si consumò gli occhi dal pianto, dato che quella era la sua unica figlia, e la moglie gli era morta di parto. Oltretutto quella figlia era il suo unico sostegno, perché la vista l’aveva quasi abbandonato e di risuolare le scarpe non ne aveva più la forza. Quando il corteo arrivò al cimitero, e i becchini stavano per coprire la bara, il Sindaco gridò:

– Fermi tutti! Luanella si muove!

Il padre della ragazza per un attimo sperò in un miracolo, e quasi s’aspettava di vedere Luanella rialzarsi e gettargli le braccia al collo, ma Luanella non si muoveva.

– Ecco, guardate, ha mosso un dito! Avete visto? – ripeté il Sindaco.

Martino Ferro*

*Martino Ferro ha pubblicato con Einaudi il romanzo Il primo che sorride (Premio Calvino, 2005) e La 21ª donna. È sceneggiatore, autore radiofonico e televisivo (I soliti idioti, Mtv).

 

 

 

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