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Rovereto: la conferma che il futurismo chiama il futuro sostenibile

agosto 13, 2013 Impressioni di viaggio, Rubriche

Ospite di Aboca a Rovereto (TN), per la seconda edizione di “A seminar la buona pianta“, ho l’occasione di assaporare qualche giorno di turismo sostenibile “dietro l’angolo”, lontano da abusate mete esotiche e chiassose località nostrane. Il mio percorso inizia a Mori, dove l’hotel in cui soggiorno mi mette a disposizione, per 1,5 euro/h., una buona bicicletta per percorrere il tratto di ciclabile lungo l’Adige che conduce a Rovereto. Dopo un breve tratto sulla strada provinciale supero la rotonda davanti alla stazione ed entro nella mitica Via Claudia Augusta, l’antica strada romana che dalle pianure del Po e dall’Adriatico portava fino al Danubio.

Il tratto lungo il fiume è piacevole, nonostante i 40 gradi del caldo di agosto e l’odore sgradevole che proviene da un impianto di compostaggio dell’area industriale di Lizzana e disturba la respirazione per alcune centinaia di metri. Uno striscione rivolto verso la pista invita un’ideale “persona appassionata con molto tempo a disposizione” a contattare il proprietario dell’orto per riceverne una porzione in comodato gratuito, purché sia dimostrata la buona volontà. Incrocio gente del posto che si sposta in bicicletta, qualche turista tedesco diretto verso il Lago di Garda (che dista meno di 20 km.) e numerosi ciclisti con ambizioni sportive, lanciati a tutta velocità in tute aderenti e aerodinamiche, omaggio inconsapevole al dinamismo futurista di Depero.

Lo sguardo cade, alla mia destra, sull’architettura neoclassica dell’Ossario di Castel Dante, il sacrario militare che domina la valle e, poco più in là, sulla Campana dei Caduti, la più grande campana al mondo, che ogni sera commemora, con 100 rintocchi dal Colle di Miravalle, i caduti di tutte le guerre. Tutto porta alla memoria della Grande Guerra in questa città che ambisce oggi al titolo di “Città della Pace” (la Fondazione stessa che cura il sito della Campana è candidata, da aprile scorso, al Nobel per la Pace). Alla confluenza del Leno nell’Adige la pista svolta verso il centro della città e – ulteriore tassello di questa vocazione – assume il nome di “Pista Ciclabile Alexander Langer“, in omaggio al pacifista fondatore dei Verdi italiani. Sulla sinistra un lungo muro di cinta separa l’area dell’ex Manifattura Tabacchi, dove oggi sorge la Green Innovation Factory che ospita il Green Building Council Italia, il distretto tecnologico trentino per l’energia e l’ambiente Habitech e numerose altre eccellenze del territorio.

La pista costeggia alcuni vigneti (suppongo siano di Marzemino, il vino portato in Vallagarina dai soldati della Repubblica veneziana, nel 1600) e si arricchisce, avvicinandosi al centro, di cartelli informativi sul passato di “Città della Seta” di Rovereto, quando abbondavano i filatoi e prosperava la coltura del gelso. Nell’area nota come “Ex Bimac” è in corso un imponente progetto di recupero e riqualificazione, in project financing pubblico-privato, da parte della Itea, che, a quanto si legge sui giornali locali, ha suscitato non poche contestazioni da parte dei residenti. Anche qui, come in molte altre città italiane, la diatriba è: meno parcheggi e più ciclabili o parcheggi per tutti? Come se parcheggiare la propria auto fosse un diritto universale che l’amministrazione deve garantire. Qui, ahimé, si è optato per un multipiano a tre livelli, a pochi metri dalla sponda del Leno… Proseguo fino a un ponticello dal quale ho una vista impagabile, “da cartolina”, sul Castello, sede del Museo della Guerra, sulla Casa dei Turchi, recentemente restaurata, e sul Ponte Forbato, dove presto sorgerà il “Parco dell’Acqua“, per celebrare il complesso legame che, da sempre, la città ha con questa risorsa naturale, che alimentava, attraverso le rogge, le fontane cittadine e i filatoi della seta, contribuendo alla prosperità locale.

Qui termina la pista vera e propria, ma il ciclista può proseguire per le strette e affascinanti vie del centro. Io scelgo – nomen omen – la Via della Terra, che porta, dopo pochi metri, alla Casa d’Arte Futurista fondata da Fortunato Depero. All’ingresso, l’artista roveretano appare, in una simpatica fotografia, arrampicato su un albero in mezzo ai campi, segno del suo legame con la terra e il territorio. Oltre alla collezione permanente – assolutamente da visitare – al terzo piano la casa-museo ospita, fino al 13 ottobre 2013, una piccola mostra (a cura di Nicoletta Boschiero del MART), dedicata al fotografo milanese “Paolo Ventura, mago futurista“. Scatti nitidi e surreali, densi di poesia, che ricostruiscono due storielle semplici ma toccanti, quella del “mago” che faceva scomparire il monello e quella del pittore-soldato che va al fronte e torna mutilato, per finire la sua vita da invalido e mendicante. Mi colpisce, nell’ultima bacheca, la meticolosa ricostruzione con la “bandiera futurista” dal motto “Marciare, non marcire” scritto su una campitura rossa sovradimensionata rispetto alla bandiera nazionale. Pazzesco! Inconsapevoli della sua esistenza, nel 2011, lanciammo, in redazione, la “bandiera di Greenews“, che è l’esatto contrario: una grande campitura verde che spinge via gli altri colori al grido ecologista di “Diamo più spazio al verde!“. Qui, oggi, per puro volere del fato, ho trovato la giustificazione storica finale della nostra ultima fatica, il progetto “Dal futurismo al futuro sostenibile“!

Sembra che anche Rovereto intenda percorrere questa parabola. La città che ospitò, per quasi tutta la vita, l’autore del manifesto per la “Ricostruzione futurista dell’Universo” e in cui ha sede il MART, il museo con la più grande collezione futurista nazionale, oggi si definisce, sulla copertina del magazine dei commercianti locali “La città che pensa green“.

E, in effetti, altri piccoli indizi (non irrilevanti) confermano questa ambizione. Percorrendo la via mi imbatto – a fianco dell’abitazione in cui Wolfgang Amadeus Mozart tenne il suo primo concerto italiano – nell’antica Drogheria Micheli, vero paradiso per gli appassionati di spezie, di aromi per la cucina, di essenze profumate, erboristeria e cosmesi naturale. Con eccezionale intuito commerciale gli attuali proprietari, consapevoli degli effetti di disidratazione del devastante caldo agostano, espongono, sulla vetrina, un cartello scritto a mano: “Bevande BIO fredde!“. Un vero richiamo della sirena per il sottoscritto, che ne acquista quattro in un colpo: cola, ginger, mandarino e cedrata – tutti certificati biologici – della serie Fru.it della Galvanina di Rimini. Aaahhhh, che sollievo! Il vetro gelato della bottiglia rinfresca i calli che le manopole della bici mi hanno lasciato sulle mani, mentre la mia gola è solleticata dall’anidride carbonica naturale proveniente dal suolo toscano. Mi accorgo di essere in ritardo e riparto in sella lungo Corso Bettini, fino a Palazzo Alberti Poja, dove ho appuntamento con Luca, di Aboca, l’azienda di Sansepolcro (AR), che ha scelto queste valli per far conoscere al pubblico e agli appassionati di erbe le piante con cui realizza, da trent’anni, i medicinali naturali che l’hanno resa uno dei leader mondiali del settore. Nelle fresche sale settecentesche del palazzo un gruppo di venti signore e due uomini segue le indicazioni della pittrice Carla Pucci da Filicaja, nel corso di acquarello botanico. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo presto nella rubrica “Campioni d’Italia“. Buone vacanze!

Andrea Gandiglio




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