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“Sete”: il thriller brasiliano di Alberto Riva

giugno 21, 2011 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del nuovo libro “Sete” di Alberto Riva, edito da Mondadori (pag. 468, euro 15.90).

Nelson Braga aveva quarantotto anni. In altri tempi lo si sarebbe detto medico condotto. Ora il suo era un compito che non poteva essere definito con esattezza. Curava i malati, certo. E lo faceva in un raggio di cento chilometri a partire dalla città baiana di Juazeiro. Come due sorelle che si amano ma nello stesso tempo si osservano freddamente, Juazeiro e Petrolina occupano sponde opposte del São Francisco. Il fiume comincia il suo viaggio nella Serra da Canastra, a milleduecento metri d’altezza, e lo conclude nell’oceano Atlantico dopo un viaggio di duemilaottocento chilometri. Il Brasile è uno strano posto: in poche centinaia di chilometri le spiagge tropicali e la natura rigogliosa della costa si trasformano in un deserto semiarido senza pietà. Il fiume lo attraversa in buona parte. Dicono i vecchi di queste regioni, quelli che si rivolgono al fiume chiamandolo affettuosamente “Velho Chico” o addirittura con il suo antico nome indigeno, Opará, che di ognuno dei villaggi e delle città incontrate il fiume racconta fedelmente la storia. Nelson Braga era uno di quelli che meglio conosceva le anse, i margini e la vita dei villaggi e delle città rivierasche.

Nel 1994, dopo dieci anni come chirurgo toracico al pronto soccorso dell’ospedale di Salvador de Bahia aveva deciso che era venuto il momento di cambiare. A dire il vero, la decisione era stata una specie di passo obbligato. La donna con la quale aveva una relazione lo aveva messo davanti a un ultimatum. Sandra Bittencourt aveva studiato come Nelson medicina nella capitale baiana, aveva cominciato una carriera di pediatra in un ospedale infantile e poi era finita a lavorare in una clinica privata. Non era felice. Nel 1993 suo padre era morto all’improvviso per un attacco cardiaco tra i filari di papaie nella sua fazenda di Juazeiro, un impero agricolo che impiegava oltre duemila braccianti, decine di agronomi e un manipolo di fedeli amministratori di terre. Non così fedeli da impedire al vecchio Bittencourt di pretendere dalla figlia, in uno dei suoi sporadici viaggi a Salvador, la promessa che se un giorno lui avesse lasciato questa terra Sandra avrebbe preso il suo posto.

Quel giorno era arrivato. Nelson aveva sempre nutrito il sospetto che, dietro l’indifferenza dimostrata per quella remota eventualità, Sandra nascondesse in realtà il desiderio di tornare a casa, per fare quello che nella sua famiglia si faceva da almeno duecento anni. Così non era rimasto granché stupito quando, poche settimane dopo la morte del vecchio Bittencourt, Sandra gli aveva comunicato la propria decisione. “Lo sapevo già, aspettavo solo il momento in cui me l’avresti detto.” Ne avevano discusso davanti a una cena a base di riso e gamberi in un ristorante di Rio Vermelho, il quartiere affacciato sull’oceano dove Nelson viveva. Sandra l’aveva guardato incuriosita. Si era tolta i capelli biondi dagli occhi chiari. “Verrai con me?” Nelson aveva sorriso, poi aveva chiesto: “Tu cosa pensi?”. “Penso che verrai” aveva detto Sandra, dando fondo al suo bicchiere di vino bianco. Avevano brindato e poche settimane dopo si erano trasferiti in una vecchia casa colonica a pochi chilometri da Juazeiro, non lontana dal fiume. Sandra aveva preso in mano la fazenda scegliendo con attenzione tra gli stretti collaboratori del padre chi sarebbe diventato il suo mentore e confidente.

Nelson si era messo a disposizione dell’ospedale comunale di Juazeiro, ma in breve si era reso conto che assomigliava più a un covo di vecchie vipere che a una casa di salute. Dopo un paio di settimane aveva ricevuto la telefonata di un certo dottor Kosinski, il quale si era presentato come il responsabile di un consultorio pubblico alla periferia della città. Il giorno dopo Nelson si era recato nell’ambulatorio e si era trovato di fronte un anziano magrissimo dentro un camice bianco piuttosto malridotto. Kosinski era un polacco naturalizzato brasiliano dal volto spigoloso, la barba mal rasata e due occhi di un blu intenso. Era andato subito al dunque: “Ho bisogno di un itinerante”. “Prego?” “Di un medico che vada in giro. Lei ha la macchina?” Nelson non si sarebbe mai aspettato una domanda del genere. E in effetti una macchina non l’aveva. Però la casa colonica possedeva, tra le sue eredità, una vecchia Volkswagen Passat color melanzana. Così disse: “Una macchina ci sarebbe…”. “Bene” concluse Kosinski. “Se vuole la posso assumere seduta stante.” Nelson obiettò che non avevano neppure parlato della natura del lavoro. Kosinski sembrò annoiato e disse con stanchezza: “Si tratta di curare gente malata. Mi risulta che lei si sia fatto circa dieci anni nel pronto soccorso del General di Salvador, il che non è certo una barzelletta”. Nelson assentì senza parlare. “È la stessa identica cosa. Tranne che qui non si tratta di aspettare che i clienti entrino dalla porta, ma bisogna andare a casa loro. O sul posto di lavoro.” “Ho capito.” “Allora siamo d’accordo.” Mentre parlava, Kosinski continuava a guardare fuori dalla finestra del suo ambulatorio. Cielo azzurro con nuvole bianche e perfettamente piatte. Nelson disse che era contento di cominciare. “Aspetti di vedere i nostri clienti e poi mi dirà se è ancora contento.” Nelson decise che doveva stare al gioco del polacco. Domandò: “E chi sono solitamente, i nostri clienti?”. Kosinski si accese una sigaretta e ne offrì una a Nelson, che rifiutò. Dopo la prima boccata, rispose in uno sbuffo di fumo: “Braccianti, contadini, peones impiegati nelle aziende agricole. Soprattutto. E una valanga di donne gravide”.

Alberto Riva*

*Nato a Milano, dopo esperienze nei giornali, in radio e nel web, alla fine del 2004 si è trasferito in Brasile, dove ha seguito i principali fatti per agenzie di stampa, radio e giornali italiani, tra cui Apcom, Il Venerdì di Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Riformista e Radio Tre Mondo. È autore della biografia di Enrico Rava, ”Note Necessarie” (2004) e del reportage su Rio de Janeiro, ”Seguire i pappagalli fino alla fine” (2008). ”Sete” è il suo primo romanzo, un thriller dedicato all’acqua, l’oro blu del futuro.

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