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E-cat: scoperta del secolo o nuova illusione? Top Contributors

settembre 19, 2011 Rubriche, Top Contributors

Nel 1979 il mondo dell’energia italiana fu scosso dall’annuncio dell’ingegner Andrea Rossi, ideatore del discusso progetto Petroldragon, che prometteva di ricavare petrolio dalla spazzatura. Se non fosse stata una pia illusione Napoli siederebbe oggi sopra una miniera d’oro!

L’ingegner Rossi è tornato agli onori della cronaca lo scorso marzo, quando ha presentato al mondo l’E-Cat, un dispositivo che produce energia sfruttando reazioni nucleari a bassa energia, quelle stesse che occorrerebbero nella fusione fredda. Le stesse che nel 1989 provocarono un notevole clamore per gli esperimenti condotti nei laboratori dell’Università di Salt Lake City, nello stato dello Utah, da Martin Fleischmann e Stanley Pons. Si tratta, infatti, di un fenomeno nucleare ancora non del tutto compreso, simile a quello che avviene nelle stelle, che si sviluppa però a pressioni e temperature minori (300-400 °C nel caso dell’E-Cat), a bassi costi e, apparentemente, senza il residuo di radiazioni nucleari pericolose. E’ un processo che coinvolge un metallo (il nickel nel caso dell’E-Cat) e che  avverrebbe in condizioni molto diverse da quanto accade in natura, nelle stelle per l’appunto, o anche sulla Terra nei reattori a fusione sperimentali come l’Iter e il Nif, dove i processi di fusione avvengono a milioni di gradi e pressioni straordinarie.

La teoria capace di spiegare il fenomeno è la cosiddetta QED Coerente - teoria coerente sulla fusione fredda - sviluppata dal fisico italiano Giuliano Preparata negli Anni ’90, ma molti scienziati sono scettici perché la QED Coerente non è accettata nell’ambito del cosiddetto modello standard, quello che identifica i costituenti fondamentali della materia e le forze fondamentali attraverso le quali interagiscono. In altre parole il modello teorico – allo stato dell’arte più suffragato – per interpretare e spiegare  il nostro mondo (sempre che gli esperimenti in corso al CERN di Ginevra, diano le prove fondamentali che i fisici aspettano per convalidare il modello).

Il dispositivo di Rossi, riprendendo le ricerche di Sergio Focardi, professore emerito di fisica a Bologna, esperto di metallurgia e da più di 15 anni coinvolto nel settore del nucleare a basse energie, sfrutterebbe il processo per ottenere energia termica (calore) in quantità centinaia di volte superiore all’energia necessaria a mettere in funzione il “motore“.

Questa forma di “collaborazione trasversale” non è di per sé sorprendente. Una delle caratteristiche distintive della scienza contemporanea è la sempre maggior sovrapposizione tra scienza e sviluppo tecnologico. Nella scienza moderna i ricercatori lavorano sempre più in campi applicativi e gli ingegneri fanno ricerca. Basti pensare che, dagli anni ‘50, i college americani reclutano i loro professori di fisica dello stato solido nella Silicon Valley. Del resto la possibilità di fare ricerca, in settori fondamentali come la fisica delle particelle, è sempre più dipendente dalla formazione di tecnici. Ecco perché al CERN di Ginevra ogni 30 ricercatori ci sono 70 figure di personale tecnico.

Come abbia fatto però l’ingegner Rossi, in solitaria, a sviluppare tale dispositivo, resta tuttavia un mistero, un segreto industriale per il quale è già stato ottenuto il brevetto italiano, in attesa del più ambito brevetto europeo. Vista l’eccezionalità della scoperta la prassi avrebbe richiesto, prima, una pubblicazione scientifica su una rivista prestigiosa e, poi, il brevetto del meccanismo che rende utilizzabile lo strumento per scopi commerciali. Così non è stato e, oggi, qualunque sia il segreto, il misterioso catalizzatore, l’additivo ignoto con cui viene presentato il progetto, il brevetto impedisce di poter compiere misure sperimentali indipendenti sull’entità delle energie in gioco e, ovviamente, di riprodurre il processo in altri laboratori. Un fattore cruciale, specie in misurazioni molto delicate come quelle calorimetriche, che in pochi sanno gestire correttamente.

La riproducibilità delle evidenze sperimentali è la base fondante della fisica moderna, come ogni buon studente apprende  sin dalla scuola media.  L’annuncio a priori di mirabolanti conquiste scientifiche e prodigi della tecnica, senza possibilità di misurazioni da parte di terzi, nascondendosi dietro al segreto industriale, non può che far sorgere qualche legittimo sospetto.

Se è vero che il settore LENR (Low Energy Nuclear Reactions) è uno dei più interessanti rompicapo che la scienza moderna ci pone, la sua comprensione e il conseguente utilizzo saranno nientemeno che uno dei più importanti avanzamenti del 21esimo secolo! E’ questo il punto: ogni ricercatore sa che per risolvere il rompicapo bisogna conoscere al meglio il meccanismo, per poi poterlo controllare e utilizzare in un dispositivo. Certo non possiamo escludere di essere di fronte a un’intuizione geniale. Il Nobel per la fisica del 1978 fu assegnato ad Arno Allan Penzias e Robert Wilson, che mentre lavoravano ad una nuova antenna per i laboratori della Bell, non riuscivano ad eliminare un fastidioso disturbo. Scoprirono così la radiazione cosmica di fondo, l’eco del Big Bang, una delle più convincenti prove dell’attuale teoria sull’origine dell’universo. Ma, per dirla con le parole di Edmund Storms – nel 1989 a capo dei progetti nel laboratorio di Los Alamos e uno dei maggiori scienziati coinvolti negli studi sulla fusione freddala semplice osservazione di qualcosa di anomalo non è sufficiente. Il fenomeno deve avere un qualche significato, l’osservazione e le spiegazioni (il meccanismo) una loro coerenza interna, e altri devono poterne testimoniare gli effetti. Anche dopo che queste condizioni siano raggiunte, uno scienziato esperto è spesso combattuto tra l’accettare conclusioni “impossibili” e il rigettare l’intera idea».

Non ci sorprende quindi il recentissimo divorzio, o meglio la rottura del finanziamento, tra l’inventore dell’E-Cat e la Defkalion, l’azienda greca che, in società con Rossi, avrebbe dovuto produrre l’apparecchio. Rossi con buona visibilità sui media, aveva annunciato un impianto dimostrativo da 1 MW e la possibile commercializzazione dello strumento entro pochi mesi. Ora entrambi sono alla ricerca di nuovi partner, e soldi.

Antonio Sileo* e Alessandro Grimaldi

*Ricercatore IEFE Bocconi

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