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Rapporto OIR 2011, nuove proposte sulle rinnovabili

luglio 6, 2011 Eventi, Nazionali, Politiche

Le rinnovabili frutteranno all’Italia benefici pari a quasi 50 miliardi di euro in dieci anni, 60.000 nuovi posti di lavoro. I dati, contenuti nel terzo rapporto dell’osservatorio Oir sull’industria e la finanza delle rinnovabili, arrivano nel giorno della resa dei conti sui tagli del 30% agli incentivi per le energie verdi, che per adesso sembrano scongiurati. Alla sede romana di Unicredit, durante la presentazione del rapporto, l’aria è pesante e non si parla d’altro. «Anche se li toglieranno, l’effetto annuncio è stato devastante», concordano due imprenditori. «Preferirei che fossimo governati da persone più attente alle reali necessità del Paese», chiosa Andrea Gilardoni, presidente della società di consulenza Agici, da cui è nato l’Oir, nel concludere la giornata.

Per far capire quanto valga per il nostro Paese il settore delle rinnovabili, il rapporto 2011 propone un’analisi costi-benefici che rivela numeri importanti: da qui al 2020 le rinnovabili frutteranno al nostro paese benefici per quasi 48 miliardi di euro, di cui 38 per mancato import di combustibili fossili, 8 per le emissioni e il conseguente impatto sul clima evitati e 4 miliardi per la nuova occupazione diretta creata. I posti di lavoro nati nel settore, infatti, saranno, dice l’Oir, 60.000, senza contare tutto l’indotto. Benefici che «stanno rendendo la maggior parte delle tecnologie verdi competitive con le fonti fossili». Le previsioni per il sistema Italia si inseriscono in un quadro positivo a livello globale, visto che «il mercato delle rinnovabili prosegue la sua crescita sostenuta: gli investimenti sono passati da 186 miliardi di dollari Usa nel 2009 a 241 nel 2010».

Come dice il titolo stesso (“Rinnovabili ed efficienza energetica. Proposte per un rilancio nel nuovo contesto globale”), argomento su cui si focalizza l’indagine è l’efficienza energetica, settore in cui l’Italia ha tutte le carte in regola per raggiungere obiettivi ambiziosi: «Il nostro Paese ha un know how meccanico forte. È importante però che il governo sostenga le aziende in questo ambito», sottolinea Gaetano Maccaferri, presidente di Seci Energia. «L’industria italiana è particolarmente adatta a sfruttare l’onda dell’efficienza energetica, ma sembra che si faccia di tutto per penalizzare queste aziende», gli fa eco Nino Tronchetti Provera, ceo della società di gestione del risparmio Ambienta.

L’efficienza, spiega l’Oir, rivestirà un ruolo di primo piano anche nello sviluppo delle città intelligenti, altro punto su cui l’osservatorio consiglia agli amministratori di puntare in futuro: «Per Smart City intendiamo lo sviluppo congiunto di rinnovabili ed efficienza energetica in un’ottica di ottimizzazione del consumo delle risorse dei territori urbani». Un fenomeno che «coinvolge industria, finanza, Ict, passando per la pianificazione urbanistica e i trasporti» e che «richiede prodotti e servizi innovativi». Per i quali si sta aprendo un mercato molto ampio: «L’Oir ha stimato che, per le sole tecnologie di generazione distribuita (dell’energia, ndr), ammonti a 15 miliardi di euro». Il progetto delle città intelligenti è ambizioso: Genova e Bari stanno provando a diventare più smart, investendo su mobilità sostenibile, edilizia verde, eco distretti. In poche parole, «su una cultura diversa, un modo nuovo di vivere la città», che coinvolga da vicino le persone. «Oggi avviene nelle città il 75% dei consumi energetici e il 75% delle emissioni. Una delle cose essenziali per lo sviluppo delle Smart city sarà il monitoraggio in tempo reale dei consumi. Si calcola infatti che, semplicemente cambiando alcuni comportamenti, le famiglie arriverebbero a un risparmio del 10%», spiega Claudio Arcudi di Accenture.

Il rapporto dà anche suggerimenti per le politiche future. Tra questi, c’è per prima cosa la sostituzione del Piano energetico nazionale, «fondamentalmente basato sull’individuazione delle migliori modalità di generazione di energia», con un Programma di sostenibilità energetica, che abbia come primo pilastro «lo sviluppo dell’efficienza energetica in tutte le fasi della produzione, del trasporto, dello stoccaggio e del consumo». Il nuovo Piano dovrebbe poi puntare sulla «fissazione di un mix produttivo ottimale nell’ottica dell’efficienza», su «politiche di sostegno equilibrate», «rafforzamento e coordinamento di R&S e innovazione» e sulla «promozione di comportamenti virtuosi presso i consumatori finali». «Serve una vera rivoluzione industriale», commenta il presidente del Wwf Gaetano Benedetto. Per attuarla, suggerisce l’Osservatorio, si dovranno mettere in cima alla lista delle priorità la razionalizzazione del sostegno alle rinnovabili e la crescita delle industrie italiane del settore in ambito internazionale. E ancora: «Sostenere fortemente lo sviluppo tecnologico, sviluppare meccanismi per favorire il consenso nella realizzazione di infrastrutture e impianti, razionalizzare la connessione alla rete e la gestione delle fonti non programmabili e sostenere le rinnovabili termiche».

Veronica Ulivieri

 

 

 

 

 

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